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lunedì 18 febbraio 2013

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 21 maggio 1997 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Basta, basta fotografi, sennò allora non vi si tiene più in aula, eh. Allora, Pubblico Ministero.
P.M.: Sì, Presidente.
Presidente: L'avvocato Pepi, Filastò, dove sono?
P.M.: Non hanno retto le questioni poste da altre parti.
Presidente: Va bene. Signor Vanni, dov’è andato il suo difensore? 
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Presidente: Il suo difensore dov'è? Vediamo se di là... Uno dei due. Quegli altri ci sono tutti. C'è l'avvocato... manca anche Lena e Bagattini.
P.M.: Anche l'avvocato Bertini manca, se non mi sbaglio.
Presidente: Bertini. Mancano tutti.
P.M.: Si vede che mi hanno preso troppo in parola quando ho detto dieci minuti... 
Presidente: Eccoci.
Avvocato: (voce fuori microfono)
P.M.: Manca Bertini, però.
Presidente: Bertini dov'è, Bertini? 
Voce fuori microfono: Anche Lena, Presidente.
Presidente: Lena, Bagattini mancano. Va be ', li possiamo far sostituire dall'avvocato Filastò.
P.M.: Per Bertini c'è incompatibilità, Presidente.
Presidente: C'è incompatibilità, dice?
P.M.: Per Bertini.
Presidente: No, per Lena.
P.M.: Ah, no, per loro no, assolutamente.
Presidente: No per Lena, per Faggi.
P.M.: No, no, assolutamente.
Presidente: Signor Lotti, l'avvocato Bertini dov' è? 
Giacarlo Lotti: (voce fuori microfono)
Presidente: Si è allontanato un attimo?
P.M.: È al bar.
Presidente: È al bar.
Avvocato: Presidente, io li ho visti un attimo allontanarsi per un caffè.
P.M.: Facciamo altri cinque minuti, Presidente, sennò stiamo qua… Tanto non possiamo…
Presidente: Va be', allora aspettiamo. Quando rientrano mi avvertite. Va bene?
P.M.: (voce fuori microfono) 
Presidente: Bene. Allora, vedo l'avvocato Bertini, tutti ci siamo. Allora Pubblico Ministero, a lei la parola.
P.M.: Presidente, grazie. Anticipavo che la questione, come avrete capito, in punto di diritto e di fatto un po' complessa. Io proverò a essere sintetico in quelle che sono le argomentazioni del P.M. La prima che vi propongo è questa: è una questione, innanzitutto, di procedura. Il difensore invoca, a mio avviso non correttamente, l'articolo 129 del Codice di procedura. A mio avviso la norma è, in realtà, il 469. Provo a spiegarmi, perché è bene che ci capiamo tutti. Siamo, ovviamente, in una fase predibattimentale e quindi c'è una norma apposita. Leggiamola, perché è indispensabile ai fini di capire se voi avete la possibilità oggi di accogliere o meno l'istanza. La norma dice, salvo quando previsto dal 129: “Se l'azione penale non doveva essere iniziata, o deve essere proseguita, ovvero se il reato è estinto” - e qua è la cosa che ci interessa - "e se per accertarlo non è necessario procedere al dibattimento, il giudice" - eccetera – “pronuncia la sentenza”. Io ritengo, e cercherò di dimostrarvelo, che eventualmente aveste la possibilità - e non l'avete perché è infondata anche in fatto - di risolvere la questione, è necessario procedere al dibattimento, perché non avete in questa fase gli elementi per decidere sulla questione. Quindi, il primo punto, sul quale io credo non è possibile avere elementi diversi è questo: voi, in questa fase, signori giudici, non avete le carte, o comunque le testimonianze, o comunque una visione dei fatti che vi consenta di risolvere la questione proposta. Quindi, in questa fase non è possibile assolutamente procedere in questo senso. E vi dimostro perché non avete questa possibilità, e perché è mal iniziata, questa istanza. Perché, per conoscere i fatti così come esposti dall’avvocato Zanobini, occorrono la mezzora o l'ora che lui ha messo per illustrarvi i fatti, ma occorre la conoscenza - e qui è il punto fondamentale - quantomeno di una decina di testimonianze e di dichiarazioni. Perché il punto sostanziale è questo: l'avvocato Zanobini, nel porre la questione, sia pure sotto il 129 e non tenendo presente il 469, ha fatto un'esposizione dei fatti, a mio avviso, fortemente lacunosa, Perché ha prospettato una realtà che, invece, il P.M. si propone, nel dibattimento, di dimostrare essere assolutamente diversa. Allora capite, se io già ora ho necessità di fornirvi una decina di verbali, al solo fine di dirimere questa questione; capite che entro in una fase in cui è sicuramente necessario il dibattimento per capire se la questione è fondata. Allora vediamo di quali fatti dovreste voi essere a conoscenza oltre quelli parziali, lacunosi – me lo consenta l'avvocato Zanobini - per poterla decidere. Voi dovete conoscere come stanno le indagini e la realtà processuale, che ben conosceva il GIP che ha respinto quella istanza; dovete conoscere una serie di circostanze di fatto che solo una volta conosciute vi consentiranno di dire 'la questione è infondata'. Perché l'avvocato Zanobini, il quale risponde oggi di favoreggiamento davanti a voi...
Avvocato: (voce fuori microfono)
P.M.: Si chiedo scusa, per carità!
Avvocato: Voce fuori microfono.
P.M.: Erano avvocati, mi è venuto… Chiedo scusa, capirà. L’avvocato Corsi, che risponde di questo reato, era, nel momento in cui andava avanti l'indagine, persona che era a conoscenza di fatti, e quindi giustamente veniva sentita come persona a conoscenza. Poi solo da un certo punto in poi, dopo quell'interrogatorio del Lotti del 12 giugno la situazione è cambiata. Provo, anche qui, a darvi una sintesi degli elementi di fatto che vi possono consentire di vedere come oggi avete necessità del dibattimento. Quali sono questi fatti? Sono due, essenzialmente; non uno, come l'avvocato Zanobini - questa volta dico bene — vi ha prospettato. Fatti sui quali l'avvocato Corsi viene sentito, e le circostanze, sono due; non è uno: non è la lettera minaccia, ma è un'altra circostanza. Vediamo. Per questo vi dovrò produrre i verbali dell'avvocato Corsi, quelli antecedenti a quella contestazione. Le questioni che emergono nel corso del dibattimento sono queste: qualcuno aveva riferito al bar di San Casciano che, subito dopo il fatto, c'erano delle persone che erano passate dalla piazzola degli Scopeti. Nel bar qualcuno lo dice, qualcuno dice 'l'ha detto lo stesso Lotti', 'l'ha detto il Pucci'. Qualcuno ha riferito questa circostanza. Nel bar si sapeva, poi il dibattimento dimostrerà che questo è vero, eh. Però nell'indagine succede questo: nel bar si sapeva che qualcuno, la notte dei fatti, era passato di lì. Poi saprete, l'ha ammesso Lotti, tutte quelle cose lì. Però, già nel bar Sport di San Casciano, nel bar di San Casciano, si conosceva questa circostanza. Il P.M., venendo dalle parti della Polizia Giudiziaria, a sapere da qualche testimone - sia pure molto prudente nel fare queste dichiarazioni che le cose erano così, comincia a sentire tutte le persone che frequentano il bar di San Casciano. Effettivamente questa circostanza è vera. Tant'è che ho indicato dei testi che la riferiscono, di averla sentita così come ve la racconto io oggi. Cosa fa il P.M.? Dice alla Polizia Giudiziaria: identifichiamo... Ah, chiedo scusa, altro punto. Fra le persone che frequentano il bar, che possono aver sentito questa circostanza c’è l'avvocato Corsi. Bene, il P.M. primo punto, chiama l'avvocato Corsi, glielo chiede; c'è un lunghissimo verbale che è quello antecedente, poi, a quello che succede dopo in cui le cose che gli si chiedono nel verbale del 16 gennaio sono solo ed esclusivamente queste. Quindi viene sentito, è vero, antecendentemente a quella contestazione su un fatto: questo. Quindi, noi abbiamo...  e voi avete necessità di vedere, di sentire tutte queste testimonianze per vedere su cosa veniva interrogato l'avvocato Corsi come persona informata sui fatti; non vedo su cosa si doveva interrogare. Altro elemento, questo prima del bar. L'altro elemento: la lettera di minacce. Attenzione, prima che il Lotti, nell'interrogatorio del 12/06, parlasse del contenuto di questa lettera - perché si decide, dice: 'voglio aggiungere qualcosa' - di questa lettera, nel corso delle indagini, si sapeva tanto e poco; però il contenuto no. Perché aveva cominciato Nesi Lorenzo, nel precedente procedimento ha detto: 'c'era una lettera di minaccia, era arrivata dal carcere; aveva destinatario Vanni; veniva dal carcere da Pacciani; c'erano minacce: cose brutte, cose di sangue'. Non c'era altro. Vanni aveva paura. È una lettera generica di cui noi non sappiano granché. Ci sono una serie di testimonianze, oltre quella del Nesi, che io ho indicato puntualmente nella mia lista, che sono tutte dello stesso identico tenore; cioè di questa lettera tutti sanno è grave, minacce, fatti di sangue; dopo quella lettera il Vanni andò a casa della moglie di Pacciani, successero determinate cose - ma nessuno aveva spiegato meglio qual era il contenuto, tranne questo fatto: minaccia, pericolo. Viene chiamato l'avvocato Corsi; siccome il Vanni, in un primo interrogatorio, e Lotti dicono che qualcosa di questa lettera sapeva anche l'avvocato Corsi: 'non ne so niente'. Basta, finito. Questi sono i due interrogatori antecedenti alla contestazione dì favoreggiamento fatta all'avvocato Corsi. Quindi vedete come per capire cosa si sapeva in quel momento storico, in cui secondo l'accusa si è consumato il reato di favoreggiamento, occorre sapere tutti questi fatti, che oggi voi potete sapere o dal mio racconto o dai verbali. Il dibattimento lo dobbiamo ancora fare. A questo punto noi abbiamo questi due elementi di fatto. Nel procedere del Lotti, che racconta le verità man mano che si libera da quella paura che ha sempre raccontato di avere - e che emerge bene anche nell'incidente probatorio - un giorno, il 12 di giugno del '96, il Lotti racconta meglio; si decide a raccontare il contenuto di quella lettera. Vi faccio solo due flash su questo racconto, perché è una lettera che a questo punto, ha un contenuto oggettivo ben diverso da quello che noi conoscevamo. Contenuto oggettivo di questo tipo: nella lettera veniva chiesto da Pacciani a Vanni di commettere un omicidio per scagionarlo. Primo punto: verbale del 12, pagina 5 - pagina 4, chiedo scusa - ultima parte: allora capite che la lettera aveva un contenuto, secondo il racconto del Lotti, ben più grave di quello che si sapeva qui. No, gli si chiedeva di fare un certo omicidio. Vero o no, questo è il contenuto. Bene. Aggiunge Lotti, di questa lettera che esisteva; "Ho visto in mia presenza che ne parlavamo l'avvocato Corsi insieme al Vanni; io ero presente" dice Lotti - solo il 12/06/1996. "Io ero presente e voglio aggiungere ancora che un giorno mentre il Corsi ed il Vanni erano in piazza a San Casciano a parlare tra loro, il Corsi mi chiamò, mi chiamò - me, Lotti - e disse davanti a me che non c'era da preoccuparsi delle minacce di Pacciani dal carcere". Le minacce sono quelle che ho prima raccontato, le dice Lotti. Capite che, a questo punto, è completamente diverso l'elemento oggettivo che noi conosciamo sui fatti per il quale abbiamo necessità di riscontro delle dichiarazioni di Lotti. A chi dobbiamo chiederle se ci sono Vanni, Lotti, Corsi? Li chiediamo a tutti e tre nel tempo. La prima persona a cui chiediamo riscontro delle dichiarazioni di Lotti, chi può essere? La persona libera che ha già testimoniato in genere sui fatti, e è l'avvocato Corsi. All'avvocato Corsi tre giorni dopo, la Polizia Giudiziaria su delega del P.M., che evidentemente in quei giorni sta facendo altre cose, gli viene chiesto prendiamolo questo verbale delle dichiarazioni fatte dai Corsi, gli vengono chieste due pagine di cose assolutamente diverse. Controllatelo, questo, dico, occorre in dibattimento. Non è vero che è già indiziato, per carità! Lo leggerete dagli atti, non sto ora io a spendere parole. Qui, evidentemente, il suo difensore, avvocato Zanobini, vi racconta cose che è bene che voi verifichiate prima direttamente. Gli viene chiesto cosa faceva, se lo conosceva: "Sono civilista, non ho mai trattato alcuna pratica legale per conto di Vanni", una pagina intera. Seconda pagina dì questo verbale, che si dice doveva essere subito interrotto, è un verbale che è assolutamente inutilizzabile - quella è un'altra questione. Ancora: "Mi viene chiesto di riferire se è capitato talvolta di essere andato a cena con Vanni", una pagina intera. Ancora: "Se vi erano persone di diversa estrazione sociale che venivano a quelle cene", mezza pagina ancora. Alla fine, l'ufficiale di P.G. che deve riscontrare le dichiarazioni di Lotti e non è tenuto a dirgli la fonte, gli dice: 'guardi signor avvocato Corsi, per caso siccome a noi risulta una certa circostanza, lei ne sa nulla di questa circostanza?' E sono tre parole. A questo punto, l'ufficio rappresenta l'avvocato Corsi dal contesto delle indagini, in corso sono emersi elementi dai quali risulta che Vanni gli avrebbe riferito di aver ricevuto minacce. Da Pacciani in particolare. Quindi non gli si contesta nulla, gli si chiede: ma, di questa lettera e di queste minacce, ne sai nulla? L'avvocato Corsi: 'nulla'. Verbale chiuso. Bene. Quindi, dov'è che a quel punto noi avevamo indizi per pensare che avesse fatto qualche reato? Concorso in omicidio, che ne so. Noi non avevamo nessun indizio. Abbiamo la necessità di riscontrare se Lotti su quel punto che è gravissimo che voi avete capito, cioè il contenuto della lettera, abbiamo necessità di vedere cosa dice il Corsi. Il Corsi dice: non ne so niente. Fermo. L'ufficiale di Polizia Giudiziaria si ferma, non gli dice né chi è la fonte, non gli contesta nulla. La Procura della Repubblica a quel punto dice: un' attimo, qua è successo qualcosa. Evidentemente Corsi o Lotti non dicono la verità. Siccome abbiamo elementi per dire che la lettera sussiste, perché il Lotti a quel punto è credibile, in quel momento, in quella fase storica; diciamo: signor avvocato Corsi, ora, sì, lei è indiziato. Di che cosa? Di favoreggiamento. Tre giorni dopo, gli facciamo comunicazione giudiziaria con invito a comparire; lo chiamiamo, gli diciamo: 'Corsi, guardi le cose stanno così, così.' Io vi produco il verbale, vedrete che nel verbale di contestazione dell'interrogatorio dell'avvocato Corsi, fatto dal P.M., il quale a quel punto sa che è stato - quantomeno ipotesi - commesso reato di favoreggiamento, gli diciamo: 'le cose stanno così, vuole rispondere?' Si dà atto che gli si spiegano quali sono gli elementi, 'non voglio rispondere'. Questo è la cronistoria dei fatti che voi dovete sapere. Cioè, dovete conoscere che ci sono una serie di elementi di fatto lunghissimi di testimonianze che prima portano a ricostruire la faccenda lettera in un modo, successivamente in un altro. Ma, signori, non è qua finita la cosa. La cosa è ancora più articolata. Perché? Quando noi prendiamo atto che l'avvocato Corsi non vuole rispondere, è un suo diritto, allora ci rimane l'ultima verifica da fare. Erano Lotti, erano Corsi, erano Vanni, andiamo a chiedere a Vanni. Andiamo a chiedere a Vanni, il quale dice: - e qui attenzione: è il punto fondamentale - 'è vero che l'avvocato Corsi lesse la lettera, io la stavo leggendo lì in paese'. Questo è Vanni che parla, dà un riscontro totale successivo del fatto che il Corsi ne era a conoscenza. 'Io la stavo leggendo lì in paese o al bar Italia o in piazza, capitò il Corsi che visto che avevo ricevuto una lettera, mi chiese di leggerla' - questo lo dice Vanni - la lesse e poi mi consigliò di strapparla e io dopo la strappai e la buttai via'. Quindi, c'è un riscontro successivo inequivocabile che Vanni e Lotti hanno detto una versione identica, e quella di Vanni direi particolarmente significativa. Ma c'erano a monte tutte quelle dichiarazioni di cui vi ho parlato. A quel punto è chiaro che non è più indiziato di favoreggiamento, per il P.M. vi è una richiesta al GIP di rinvio a giudizio e eccoci qua. Ma, allora tutti quei discorsi che vi vengono fatti circa questo interrogatorio che la Polizia Giudiziaria doveva interrompere, capite che sono discorsi che non hanno alcuna corrispondenza con la realtà dei fatti. I fatti sono assolutamente diversi. Cioè, in quel momento noi, la Polizia Giudiziaria sostenne che era il P.M., chiedeva riscontro a Corsi sulle dichiarazioni di Lotti. E dov'era che il P.M. o la Polizia Giudiziaria aveva elementi precedenti di che cosa? Di un concorso di reato? Per carità! Solo in quel momento si è detto: beh, qua l'avvocato Corsi dà una versione che non corrisponde ai fatti; siccome qui effettivamente c'è elementi per pensare che favorisca qualcuno, diciamogli se è indagato. E cosi è successo. 

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