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venerdì 16 novembre 2012

De Fazio, Galliani, Pierini, Beduschi, Luberto - Deposizione del 15 luglio 1994 - Quarta parte

Segue dalla terza parte.

Presidente: In maniera, raccomando, possibilmente succinta, anche perché qui è una materia molto astratta, come avete visto.  
A.P.: Avvocato Pellegrini. Vorrei domandare a lorsignori, rifacendomi alla considerazione testé svolta circa l'ansietà che si denota, che si avverte nel vibrare le coltellate che "in limine litis" o "post mortem" rispetto alla freddezza che invece si avverte nell'operare le scissioni anatomiche del pube e del seno, se questo potrebbe portare ad apprezzare la possibilità che gli autori dell'un fatto e dell'altro, siano persona diversa. Oppure se loro ritengono che l'autore degli atti delittuosi, degli atti di morte, sparare e uccidere, o comunque completare l'evento morte attraverso le coltellate, rispetto all'operazione escissoria, hanno un filo conduttore unico. Anche fra loro sono legati da una mano unica, se ho... Sono stato chiaro, sennò ripeto pure la domanda...  
F.D.F.: No, no, è stato chiaro.  
A.P.: Grazie.  
F.D.F.: Ed io con altrettanta, spero, chiarezza, le rispondo che le distinzioni che sono state esposte dal professor Luberto circa la dinamica dell'azione nello sparare, e la dinamica dell'azione nell'escindere, non sono assolutamente tali da poter autorizzare l'ipotesi di due persone diverse. La sua domanda è pertinente, giusto, ma la risposta è no. Perché si tratta di una deduzione che riguarda, primo, le possibilità e le modalità e le capacità dell'uso dell'arma da fuoco e alternativamente dell'arma da taglio, di cui è stato detto, da parte della stessa persona che può avere una diversa consuetudine di rapporti con l'una o con l'altra arma; secondo, perché si ricollega questo alla dinamica psicologica. Sparare, in questo caso, significava innescare un'azione che era preliminare rispetto al fine dell'azione tutta. Il fine dell'azione tutta era un fine di equivalente sadico di un atto sessuale, ha detto prima Galliani. Quindi uccidere significava i preliminari del fine di quell'azione e quindi i preliminari del fine di quell'azione erano preliminari che necessariamente passavano attraverso un minimo di vaglio critico, la paura, quello lì scappa, mi vede qualcuno, e via di seguito; mentre l'azione di escissione riguardava la realizzazione dell'idea fantasticata: la realizzazione cioè dell'equivalente sadico dell'atto sessuale. Allora la sua domanda ha una sua logica, ma spero che la mia risposta abbia altrettanto logica. Non è tale, questa differenziazione di proiezioni, da consentire di far presumere due mani diverse. Ma sono due tempi diversi motivate in modo diverso dalla stessa mano.  
A.P.: La ringrazio.  
Presidente: Avvocato Santoni.  
A.S.F.: Una domanda prima per quanto riguarda le ricostruzioni del delitto dei francesi. Furono usati due coltelli secondo voi, o no? Dalla vostra perizia risulta questo, o meno?  
F.D.F.: Dalla nostra perizia risulta testualmente... perché questo è un punto...  
A.S.F.: Pigliamo le pagine.  
F.D.F.: Pagina? Che pagina?  
A.S.F.: Pagina 27. Per noi è un punto molto importante.  
F.D.F.: L'avvocato Santoni è stato anche nostro allievo, quindi c'incastra pure. Vediamo un pochino “Prima il seno, con eccitata difficoltà di affilatura del mezzo tagliente, quindi il pube. Due tagli di difficoltà di taglio non appaiono documentabili, il che rende possibile l'ipotesi che disponesse di un secondo coltello”. Esatto.  
A.S.F.: Cioè, lo confermate questo?  
F.D.F.: Eh si, ma... cioè, non è che abbiamo fatto... non è che abbiamo la prova del secondo coltello. Diciamo che questo tipo di lesione che abbiamo trovato nello stato… rende possibile l'azione…  
G.B.: Aggiungo solo un fatto, che a pagina 27 della perizia, c'è scritto: "Prima il seno con le difficoltà citate di affilatura del mezzo tagliente; quindi il pube dove tali difficoltà di taglio non appaiono documentabili, perché l'analisi elettronica fa vedere un margine più netto, e non ci sono quelle striature che appaiono sopra il seno sinistro. Il che rende...  
A.S.F.: Perché avete usato lo scansore elettronico, in questo caso.  
G.B.: Sì, sì, sempre. “Il che rende possibile l'ipotesi che disponesse di un secondo coltello (o di uno strumento affilalame)”. Cioè, non è stata mai fatta, perché non è possibile farlo, una discussione sul fatto che possedesse uno o più coltelli. 
F.D.F.: Ipotesi che però non si è prospettata negli altri delitti. 
G.B.: Esatto. Perché negli altri delitti, sul materiale documentario che avevamo a disposizione, è stato fatto un esame accurato delle ferite, come caratteri del continuo. E quindi si diceva, pagina 111 della prima perizia: "Lo strumento tagliente impiegato è probabilmente ad un solo filo di taglio".D'accordo?  
A.S.F.: Certo.  
G.B.: Perché? Perché le ferite che abbiamo esaminato erano di quel genere. Nel secondo caso, la pagina 27 della seconda perizia, quello che soprattutto porta l'attenzione ad una maggior caratterizzazione dello strumento tagliente, è la ferita da punta a stampo, sul radio del maschio. D'accordo?  
A.S.F.: Certamente. Bene.  
Presidente: Altra domanda?  
A.S.F.: Sì. Sì, Presidente. Avete parlato della differenza macroscopica tra il delitto del 1968: non vi è rituale. Dopo sei anni, di un altro delitto completamente diverso, il 1974, delitto d'impeto, quasi. E fra l'altro, ecco la prima domanda, dice “probabilmente conosceva la vittima”. Ecco, io vorrei sapere perché voi arrivate a questa affermazione, nel '74. Poi passiamo alla domanda conclusiva. Questa è una domanda interlocutoria, parziale.  
I.G.: Sì.  
A.S.F.: È importante, perché sarebbe un'ipotesi di lavoro certamente interessante. 
I.G.: Abbiamo già detto che l'omicidio del '74 si differenzia dagli altri dal punto di vista dell'esecuzione materiale e anche dal punto di vista della motivazione sottesa, almeno quella che si poteva leggere all'epoca, esaminando i dati della scena del delitto. È un delitto che viene compiuto con molta più immediatezza, molta più emotività degli ultimi delitti. Quindi è un delitto che non è mirato da intenzionalità sadiche, prefigurate e premeditate, come invece gli altri. È la espressione scomposta di un bisogno di infierire sadicamente sulla vittima. E rappresenta anche, ci sono degli elementi che rappresentano anche, da un lato, il tentativo di esprimere una sessualità sulla scena del delitto. Come per esempio il ramo di tralcio di vite che è stato trovato infisso in vagina: è un atto evidentemente di carattere sadico che esprime in qualche modo una fantasia di tipo predatorio, no? Che non troviamo più negli altri delitti. Da un lato può prefigurare, tuttavia, già una fantasia legata al pube, o ai peli del pube, come feticcio corporeo. Ed esistono casi, è inutile che mi dilunghi, di feticismo di parte del corpo che sono ampiamente descritti dalla letteratura semiologica che non, e questo è un caso, e quindi si può legare in questo modo agli altri. Il primo delitto, quello del '68, abbiamo detto che, per quanto riguardava la nostra osservazione, per noi non aveva nessuna caratteristica in comune con gli altri delitti perché non lo potevamo trattare come un delitto a motivazione sessuale. Quindi tolto il fatto che si trattasse di una coppia in atteggiamento amoroso e che, come ci dicevano, l'arma era la stessa, non potevamo trovare nessun elemento di ricongiungimento con gli altri. Però, volendo ipotizzare, partendo dal particolare dell'arma da fuoco, arma da fuoco e poi abbiamo saputo successivamente anche proiettili, probabilmente, utilizzati sempre nella stessa partita, allora non lo sapevamo, allora abbiamo ipotizzato che, dal momento che anche negli ultimi delitti si evidenziava che l'arma da fuoco era un oggetto molto importante e l'utilizzazione dell'arma da fuoco era un oggetto, da un punto di vista del feticismo sadico, era molto importante, l'omicida fosse venuto in qualche modo in possesso di questa arma e l'avesse integrata nelle sue fantasie sadiche.  
A.S.F.: Certo.
I.G.: Integrata nel rituale sadico e utilizzata poi successivamente come parte integrante della sua gratificazione sadica. Per guanto riguarda la seconda domanda, noi ci siamo rifatti, nel tentativo di fornire degli elementi di indagine, anche se generici, abbiamo attinto sia alla letteratura germanica, che a quella statunitense. Quella statunitense costituiva soprattutto, com'è ampiamente illustrato in perizia, dal metodo di stampo criminalistico comparativo utilizzato dalla FBI, che asseriando vari casi di lust murder con autori noti, è arrivato a determinare per via puramente statistica, delle caratteristiche che si possono statisticamente mettere in relazione. Comparando alcuni aspetti della scena del delitto e altri aspetti che la...  
A.S.F.: Prima ho chiesto se la ragazza… perché doveva... ecco.
I.G.: ... caratteristiche degli autori. Infatti. Allora, in questi casi, l'FBI dà delle indicazioni che sono però molto generiche. Tipo, va be', concretezze di questo tipo, l'autore è di colore oppure bianco. Più spesso bianco, più spesso di colore, ecco. Una di queste indicazioni che dà è che, se c'è un rapporto personalizzato con la vittima, se si può desumere un rapporto personalizzato con la vittima, allora si tratta di un autore di reato che molto spesso abita vicino al luogo della vittima.  
A.S.F.: Oh...
I.G.: Nel senso che allora quel reato vuol dire che non è stato tanto premeditato da suggerire la cautela di farlo eseguire lontano dal luogo di residenza e di abitazione, su vittima sconosciuta. Noi come siamo arrivati a questa ipotesi? Che è solo un'ipotesi. Da alcune lesioni che sono state inferte nel viso. È l'unico caso in cui sono inferte delle lesioni nel viso, oltre al fatto che è l'unico caso in cui c'è una emotività così prorompente nell'omicidio della partner di sesso femminile della coppia e al fatto che è l'unico caso in cui è documentata la ricerca di effetti personali all'interno dell'auto, nella borsetta, eccetera. E anche l'asportazione degli effetti personali. Quindi abbiamo pensato, potrebbe essere un rapporto personalizzato con la vittima. Può essere un rapporto personalizzato con la vittima che si è determinato in quel momento per una particolare emotività scatenata dalla reazione della vittima per il fatto che la vittima non era morta; ma può essere anche un rapporto personalizzato da una conoscenza precedente. Conoscenza che potrebbe essere anche unilaterale. Cioè l'omicida che conosceva la vittima e non viceversa. Però, sulla base di questa ipotesi - è possibile che conoscesse la vittima - l'abbiamo detto, in questo caso non è detto che abbia utilizzato cautela di andare lontano dal suo luogo di residenza. E quindi è possibile che abitasse, in quell'epoca, vicino al luogo del delitto.
A.S.F.: Ecco, '68, quindi ha detto, sei anni, '74, due omicidi completamente diversi. Altri sei anni: 1981, omicidio ancora diverso. Quindi noi abbiamo altri sei omicidi. Poi l'autore o gli autori interrompono la propria opera. Si può parlare, abbiamo delle statistiche, o casi di serial killer che si interrompono in questo modo? Cioè, è un fatto anomalo, si può definire questa persona un serial killer, o no? Visto la cadenza di questi omicidi, così diversa e cosi anomala. Perché sicuramente, io ve lo chiedo a voi, ma mi sembra di ricordare che non vi sono cadenze tali in nessun serial killer. Se si parla da Milwalkee o ai delitti recentemente avvenuti in Russia, noi vediamo una sequenzialità ben precisa, una cadenza precisa. In questo caso questa cadenza non c'è. Mi sembra di aver capito che avete detto: 'ma vi può essere un'evoluzione psicotica', partendo proprio dal '68. Allora io vi domando: ma è vero questo? Può... queste cadenze così... questi intervalli così anomali e che lo rendono così unico, possono far pensare a un serial killer, o no? E soprattutto, nel 1968, pagina 17 della vostra perizia, voi dite che questo sviluppo - io a volte dico psicotico, sbaglierò, sarò un pessimo allievo; voi dite che vi può essere un altro modo di evoluzione - avviene comunque partendo da due direttrici: o avere assistito al fatto del '68, o aver avuto l'arma del '68 che lo ricollega al fatto. Escludete quindi "tertium non datur", però. Allora io vorrei sapere queste due cose: se confermate, visto che non c'è stata una conferma della iposessualità affermata nella perizia, circa l'autore di questi fatti: "Abbiamo già sottolineato gli aspetti relativi alle dinamiche omicidiarie che fanno propendere il giudizio sull'omicida più nel senso di una iposessualità, che non di una ipersessualità". Certamente. Ecco, io vorrei sapere come si può spiegare, partendo da queste affermazioni, avere assistito nel '68 all'omicidio, o avere avuto l'arma, va bene? D'accordo? Pagina 17, con queste cadenze particolarissime, molto caratteristiche. E che quindi, alla fine, se si può definirlo comunque un serial killer o meno, e perché. In sintesi.  
F.D.F.: Io spero di ricordarmi le 12 domande comprese nella domanda dell'avvocato Santoni. La prima è... richiede una premessa. Che serial killer si diventa, come avvocato, come un'altra cosa. Cioè, non è che uno è un serial killer... serial killer si diventa. Se mi è consentito fare un riferimento italiano esperienziale e personale, il caso di Torino che alcuni di noi qui presenti hanno dovuto periziare, - il caso del camionista che ha ucciso nove prostitute - non è che, poveretto, era un serial killer. Lui è diventato serial killer. Ci ha preso...   
A.S.F.: La mano.  
F.D.F.: ... la mano, o fra virgolette, gusto... Cioè, è diventato...  
Presidente: ha fatto un po’ di allenamento… ha visto che gli riusciva bene...  
F.D.F.: È diventato serial killer. Non è... ora, ognuno ci diventa secondo le cadenze e le sfortune di ogni carriera. Anche la carriera criminale è una carriera. Ora, il problema è che - cominciamo con la prima domanda che sottende poi anche l'ultima con quelle di mezzo - è che la distanza di tempo fra un delitto e un altro, è certamente inusuale e improponibile per un individuo che ha un'impostazione psicotica, che è un malato di mente e che non controlla la propria impulsività. È esattamente l'opposto che noi abbiamo detto. Che qui non è proponibile la chiave di lettura psichiatrica. Abbiamo detto anche quando, al di fuori delle aule giudiziarie ma in sede giornalistiche, determinati colleghi psichiatri di chiarissima fama, dicevano: sei un malato, vieni che ti curiamo. Ma che malato! Cioè, ad un certo punto l'individuo che riesce a gestire le problematiche dell'esecuzione, di reazione all'esecuzione dei delitti e poi, nell'intervallo, fra un delitto e l'altro, per anni, non può essere un malato di mente. Non... sarebbe da firmare, adesso...  
F.D.F.: Non clinicamente. Non che non abbia connotazioni ultrapsicopatologiche di personalità. Ma venendo al dunque. E poi la domanda dell'Avvocato presuppone anche un fatto, che il secondo delitto non abbia nulla... Mentre per il primo veramente manca ogni connotazione di delitto in senso sadico-sessuale, e quindi non è ricollegabile criminologicamente agli altri, però bisogna dire, per onestà di risposta, che, non essendo ricollegabile, non esiste nessuna risposta fruibile in termine peritale. Una non fruibile in termine peritale perché non si può escludere e non può essere utilizzato in una sede giudiziaria, non si può escludere che un primo delitto non avente caratteri sadico-sessuali, non possa costituire un elemento spurio in rapporto al fatto che c'era il figlio della Locci e via di seguito. Però il primo delitto noi non possiamo ricollegarlo. Il secondo delitto no. In un certo senso, anche avendo caratteristiche diverse, anche essendo un omicidio di impulso, in cui ha dato 96 o 98 coltellate alla vittima che erano decisamente ossessive...
A.S.F.: 96, sì.  
F.D.F.: 96. Con tutto questo però, abbiamo anche detto prima, è che in qualche misura una prefigurazione dei successivi. In un soggetto che ha praticamente cominciato a fochettare col coltello le proprie fantasie intorno a un seno, e poi è andato avanti dopo. Quindi abbiamo... non abbiamo escluso, mentre escludiamo qui il primo per noi la possibilità di ricollegarlo, il secondo delitto lo abbiamo poi ricollegato in una visione ricostruttiva. E non mi ricordo le altre domande.  
A.S.F.: Ecco, Professore, allora una precisazione su questo: secondo voi, visto questa cadenza di tempi, va bene? quindi un'evoluzione, ovviamente, un'evoluzione c'è stata perché dal '74 all'81, da un atteggiamento sadico, improvvisato, istintivo, si passa a qualche cosa di premeditato, se nella vita comune, cioè di tutti i giorni, vi possono essere, vi possono essere significativi cambiamenti nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni. Cioè, questa persona che cambia il suo approccio al delitto, dall'esecuzione all'atto primordiale, istintivo, violento, 96 coltellate, una fatica fra l'altro enorme; poi, altri sei anni, a una concezione più premeditata, diversa, più feticistica; se nella vita di tutti i giorni lui può essere cambiato. Cioè, visivamente, nei suoi comportamenti, nei suoi rapporti col prossimo, vi può essere una modificazione, oppure questo suo cambiamento criminale rimane soltanto all'interno o si esterna in quel campo e basta. Ecco, la domanda mi sembra chiara. Se vi è casistica, casi che possono far capire se vi è un cambiamento all'esterno, o soltanto, come si diceva una volta, nella faces interna dell'uomo, e non in quella esterna vi è il cambiamento, che poi si esterna nel delitto.  
F.D.F.: Mah, io salvo a dare poi la parola ai colleghi, dico che, se stiamo parlando di perversioni sessuali - e di questo stiamo parlando - le perversioni sessuali non possono essere correlate direttamente ad un comportamento agito nei rispetti del prossimo. Cioè c'è l'impiegato che va in ufficio con un comportamento normale, c'è chi fa il... determinati mestieri insospettabili, ed ha delle perversioni sessuali. Ora, il comportamento che dovrebbe cambiare nei rapporti con gli altri, non è quel comport... praticamente è un comportamento che, in qualche misura, che ha dei collegamenti anche con la personalità e con la perversione, ma che non si traduce in espressioni comportamentali. Non riesco a spiegarlo meglio. Spero che gli altri...
A.S.F.: No, chiarissimo. Non si produce cambiamenti nel... cioè non vi è una differenziazione nelle azioni nel prossimo.  
I.G.: Colui che ha perversioni sessuali non è che ha un comportamento tale che si modifica modificandosi o progredendo la perversione sessuale, perché siamo in un comportamento che riguarda una sfera ben distinta che viene dissimulato tranquillamente, o può essere dissimulato nelle altre attività. Perché non ha deficit di critica, perché non ha dei disturbi della mentalizzazione e di altro, e di altri settori nel modo di essere psichico tali da... Cioè, non è che uno ci ha la perversione e ci ha le allucinazioni, ci ha le illusioni, ci ha i deliri... No, no, no.  
A.S.F.: Avete notato atteggiamenti...
I.G.: Anzi, anzi, sovente mette in atto dei comportamenti perfettamente dissimulatori. Può emettere in atto comportamenti perfettamente dissimulatori.  
Presidente: Bene.  
A.S.F.: Perfetto.  
Presidente: Stringiamo però, eh.  
A.S.F.: Certo. Avete notato dei comportamenti, al di là dell'escissione del pube, feticistici? Per esempio alla Locci fu strappata la catenina, lo stesso alla Rontini, alla Di Nuccio... Fu ritrovata, non si sa se volontariamente, in bocca questa catenina.... Questi possono essere comportamenti criminologicamente interessanti, o no? Rilevanti, o no?
F.D.F.: Oggi mi sembra che abbiamo detto che non riusciamo a capire come la Locci avesse la... cos'era? La parte dell'orologio... Non ricordo.  
A.S.F.: Non vi ricordate questi...  
I.G.: No. Abbiamo parlato di aspetti feticistici...  
A.S.F.: Sì, appunto.
I.G.: Abbiamo cercato aspetti feticistici.  
A.S.F.: Sì, appunto. Al di là della escissione e dell'asportazione del pube.  
I.G.: Sì, infatti nelle... nei verbali, abbiamo cercato per vedere se c'erano o meno. In realtà abbiamo trovato che un interesse di tipo feticistico, come c'è spesso in questi casi in cui l'autore del delitto, poi, prende qualcosa di personale della vittima, un oggetto personale per lo più, che gli ricordi direttamente la vittima, o la situazione delittuosa, per poi riproporre in fantasia stessa, in questo caso non abbiamo trovato un interesse feticistico, se non quello per quella parte del corpo che si è perfezionato soltanto nell'81. Nel '74 invece c'era, c'è stato questo tipo di interesse. Quindi l'abbiamo interpretato nel senso di un interesse feticistico già presente, ma non ancora focalizzato sull'oggetto ben preciso. E che poi tra il '74 e l'81 si è perfezionato con questo feticismo di parti del corpo che era già presente nel '74, come dimostrano le ferite, l'interesse per il pube, ma non era ancora presente l'ideazione della tecnica per escinderlo.  
A.S.F.: Non ho altre domande.  
Presidente: Bene.  
A.S.F.: Vi ringrazio.  
Presidente: Signori, a quest'ora sospenderei, però, va bene? Se siete d'accordo..  
A.B.: Sì, grazie, Presidente.  
Presidente: Quindi alle 15.30, ci vediamo. Ci vediamo alle 15.30 anche con voi signori professori. Ci dispiace ma… 

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