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martedì 20 marzo 2012

La verità sul mostro di Firenze - Ebook

Autore: Antonio Segnini
Prima edizione: Unilibris - 2012 - 288pp
Dal comunicato stampa: "La verità sul Mostro di Firenze - Un nuovo ebook
Finalmente un libro che farà chiarezza su una vicenda incredibile, dove tante vite sono state sacrificate alla follia di un feroce serial killer e molte altre sono state perseguitate da una giustizia inefficiente e impietosa.
15/03/12 - Il 21 maggio 2008, nell'aula bunker di Santa Verdiana a Firenze, il giudice Silvio De Luca ha assolto Francesco Calamandrei dall’accusa di essere uno dei mandanti dei delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, con la formula: “perché il fatto non sussiste”.
Il 21 aprile 2010, nell’udienza preliminare davanti a Paolo Micheli, gup di Perugia, sono stati prosciolti tutti gli imputati, una ventina, per le presunte irregolarità compiute in occasione del ritrovamento del cadavere di Francesco Narducci, ripescato dal lago Trasimeno nel 1985. Era convinzione della pubblica accusa che Narducci fosse stato uno dei mandanti dei delitti del Mostro, e che si fossero ostacolati gli accertamenti sulla sua morte, forse un omicidio commesso dai complici che temevano di essere denunciati.
Le due sentenze hanno sancito il definitivo fallimento delle indagini che si proponevano di trovare gli acquirenti delle parti mutilate dal Mostro alle vittime femminili, quattro velli pubici e due mammelle. Gli investigatori avevano ipotizzato uno scenario nel quale il contadino Pietro Pacciani e il portalettere Mario Vanni, già individuati come esecutori materiali, avrebbero agito per danaro, su ordine di committenti che ambivano ad impadronirsi dei cosiddetti “feticci” per impiegarli in cerimonie esoteriche. Oggi finalmente possiamo sentirci completamente liberi da una teoria così folle, sulla base della quale sono state perseguitate tante persone innocenti.
Non possiamo dimenticare però che esiste una sentenza di condanna per i cosiddetti “Compagni di merende”, che sull’esistenza dei mandanti fondava la sua validità. Come sottrarsi al dubbio che si sia trattato di un clamoroso errore giudiziario, e che i feroci delitti siano rimasti impuniti?
Esce oggi un nuovo libro digitale che ripercorre tutta la vicenda esaminando in modo critico l’enorme documentazione pubblica disponibile, con risultati sorprendenti. Il serial killer, uno soltanto, era davanti a tutti, ma pare che nessuno sia riuscito a vederlo. Il libro ne ripercorre la criminale epopea, raccontando come nacque da un evento del tutto fortuito, come decise di diventare un personaggio di sciagurato successo mediatico, e come riuscì a camuffarsi di fronte alla legge."

3 commenti:

ulisse ha detto...

cCè una possibilità che calzerebbe ancora meglio con tutte le cose strane avvenute durante e dopo la serie dei duplici omicidi. Immaginiamo che il nostro uomo abbia assistito al primo delitto, come descritto nel libro, ma che non abbia raccolto la pistola! Ne ha già una tutta sua. Non credo che il clan sardo si potesse separare da quell'arma, se è vero che proveniva da Villacidro come si immagina, ha fatto alcuni passaggi di mano e un'arma che ha ucciso non si getta in un fosso o prato che sia, o la si nasconde o la si distrugge e questo è quello che credo sia avvenuto. Ma allora l'arma che sembra essere la stessa?
Il futuro mostro, che forse veramente assistette all'omicidio che generò gli atri, poteva accedere dove era necessario per allegare i bossoli che lui aveva esploso dalla sua pistola ? e lo ha fatto proprio perché come molti serial killer lo fanno? vuol far sapere che i delitti sono suoi anche se così facendo si attribuisce anche il primo che non ha compiuto e questo per confondere in maniera micidiale ed efficacissima tutta l'indagine a seguire? Vuol far sapere che è lui che uccide ma non è certo un fesso e non vuole farsi certamente prendere?
E chi è quest'uomoche potrebbe aver attuato tutto questo?... Filastò docet?
Ma tornando all'ipotesi Lotti, un personaggio come lui avrebbe avuto la raffinata freddezza di intimidire lo Spalletti e la sua famiglia? e come fece a sapere del ruolo dello stesso uno come Lotti che a malapena sapeva leggere?
Lotti si sarebbe mantenuto freddo oppure considerando il personaggio sarebbe entrato in un circuito mentale di ansia e paura una volta saputo che qualcuno aveva visto il delitto e forse lo avrebbe potuto riconoscere? Per non parlare di quello che accadde all'autista di ambulanze che soccorse il povero Mainardi morente. Lotti sarebbe stato in grado di mettere in atto le minacce telefoniche anche a distanza di parecchio tempo nei suoi confronti? Poteva il Lotti sapere che Allegranti era l'autista di ambulanze che aveva raccolto le ultime parole dell'uomo in fin di vita? Ricordo che la Procura fece sapere che il Mainardi era stato trovato ancora vivo, ma non disse mai in quale circostanza lo stesso avrebbe potuto dare utili indizi per identificare il mostro. E come poteva Lotti aver individuato Allegranti? Da qui nasce un'altra domanda; Chi poteva sapere il nome di chi aveva trasportato Mainardi? Solamente chi aveva identificato a scopo meramente di verbalizzazione i componenti dell'ambulanza che giunse sul posto, non vi pare? E le telefonate non furono fatte ad Allegranti da una persona senza alcun accento? Lotti era in grado di parlare senza accento toscano? E infine, Lotti era un uomo in grado di procurarsi i proiettili per l'arma che avrebbe raccolto dopo aver assistito al delitto Lo Bianco-Locci? Io credo che seppure l'ipotesi di Lotti mostro di Firenze sia plausibile è anche la più semplice e comoda secondo la logica del rasoio di Occam.
Ma una breve digressione sull'episodio che vede Lotti e il suo amico stazionare per un giorno intero nei pressi della piazzola degli Scopeti con la sua vistosissima auto. Ci si dimentica che lo stesso Lotti era un guardone e perciò come si fa ad escludere che durante una delle sue escursioni notturne vide i corpi senza vita dei due turisti francesi, dopo che il mostro aveva compiuto il suo bestiale delitto? E che voleva condividere con il suo scettico e incredulo amico il suo segreto e che per questo lo portò lì proprio per dimostrargli che lui sapeva ciò che era successo? E non perchè era lui l'autore ma perchè aveva scoperto il delitto mentre era alla ricerca di coppie da spiare.
Ma devo dare atto all'autore che la sua analisi segue una dinamica notevole sotto il profilo della disamina delle circostanze, dei tempi e dei luoghi.

Scusa la lunghezza del messaggio e complimenti per il tuo impegno.

Francesco72 ha detto...

Sembra evidente anche a me che l'assassino sia uno solo, dal momento che delitti di questo tipo commessi da una setta o da un gruppo di persone non si sono mai visti, e avrebbero anche ben poco senso. Infatti, se una sola persona può avere un'infinità di motivazioni interiori che possono portarlo a compiere un gesto così estremo, risulterebbe ben più difficile trovare un movente di gruppo. Stendiamo un velo pietoso sul lavoro della magistratura...

atmonauta ha detto...

Voglio fare i complimenti a tutti coloro che si impegnano nel tenere vivi i dialoghi sui vari blog che riguardano la triste storia del mostro di Firenze e anche a tutti coloro che ancora oggi studiano, scrivono e cercano di capire come mai dopo quasi mezzo secolo si ha l'impressione che tutte le indagini, i processi, le teorie, le perizie non abbiano portato a nessun risultato concreto. Anche le condanne dei compagni di merende non convincono e molto probabilmente il mostro di Firenze non è mai stato individuato. Chi scrive questo commento è un semplice autodidatta appassionato di criminologia ma è anche uno che per professione si è occupato di indagini di ogni genere e anche di molti omicidi. Sono circa vent’anni che studio il caso del mostro di Firenze, ho letto tutta La bibliografia esistente, ho fatto ricerche, mi sono confrontato con figure eccellenti e ancora oggi mi soffermo sulle stesse riflessioni e mi pongo la solite domande. Se analizziamo i delitti del mostro di Firenze utilizzando gli studi e le conoscenze oggi avvalorate dalla criminologia seriale, i risultati sono sorprendenti. Com’è stato possibile giungere a risultati investigativi e giudiziari tanto assurdi? Non credo ai complotti, ai depistaggi, alle coperture e non credo nemmeno alle incapacità delle forze dell’ordine e della magistratura. Credo invece ai limiti della giustizia umana, legata talvolta (purtroppo) all’ “innamoramento delle tesi investigative” e alla smania di protagonismo, alla voglia di apparire, alla spettacolarizzazione dei fatti di cronaca da parte dei media, all’esistenza di certi poteri fuori controllo in virtù del principio di un’autonomia totale e incondizionata. Come dimenticare il caso “Tortora” che sembra non abbia insegnato nulla sul male e i danni che si possono arrecare con un’applicazione della giustizia senza i presupposti che pure sono previsti dalla legge penale. Congetture scambiate forzatamente per indizi, indizi privi di riscontri interpretati come fonti di prova, fonti di prova insussistenti scambiate per prove fino ai vari gradi di giudizio. È per questo, e non solo, che definisco triste la vicenda dei delitti del Mostro di Firenze ed è per questo che non deve essere dimenticata!

 
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