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mercoledì 12 gennaio 2011

Ruggero Perugini - Deposizione del 23 maggio 1994 - Terza parte

Segue dalla seconda parte.

Presidente: Piuttosto vorrei sapere come poi arrivate a Pacciani?
R.P.: Benissimo. Ora, fino al giugno dell’89 noi cerchiamo di capire se fra le persone che sono state fermate, identificate, che comunque, perquisite o ai quali ci siamo avvicinati ci possa essere qualche personaggio interessante perché l’ipotesi era quella che l’autore dei duplici omicidi si fosse sentito braccato dalla Polizia, recuperammo quindi dal nostro computer un certo numero di nominativi sui quali incominciammo ad indagare, parliamo di 82 fascicoli, fra questi 82 fascicoli figurava il nome di Pacciani insieme a tutti gli altri
P.M.: Che fascicoli erano? Che caratteristiche avevano, scusi? Spieghiamolo per bene.
R.P.: Erano nomi di persone che nel passato, immediatamente dopo il duplice omicidio di Scopeti fino al momento in cui iniziamo, cioè concludiamo con l’accertamento, erano state avvicinate dalla Polizia o comunque avevano, erano in grado di sospettare che la Polizia si fosse interessata a loro per la serie omicidiaria, quindi persone che potevano essere state messe in allarme dal fatto di essere perquisite lungo la strada, oppure perquisite in casa, oppure fermate e controllate ai caselli, va precisato che nel terminale SAM, fra i 30.000…
P.M.: Il terminale, mi scusi? Forse la corte non è proprio nei dettagli al corrente…
R.P.: Nel computer noi abbiamo incominciato ad immagazzinare una serie di dati da una certa epoca in poi, all’86 erano circa 30.000 documenti, quando parlo di documenti non intendo nominativi, un documento era costituito per esempio soltanto da coloro che in tutta Italia avevano precedenti per reati contro la morale, la buoncostume e così via…
P.M.: Ecco, ecco allora vediamo questi dati assemblati.
R.P.: Inoltre in questo computer immettevamo anche i dati delle persone oggetto di segnalazioni, di denunce firmate, anonime, insomma tutto ciò che poteva essere interessante per l’analisi investigativa e in coloro che erano stati da noi nel corso degli anni perquisite o fermate nel corso di posti di blocco dell’attività di prevenzione che disponevamo nella provincia di Firenze, quindi tutte persone, fra queste persone quelle che risultavano aver potuto capire di essere sospettati come autori dei duplici omicidi erano 82.
P.M.: Secondo la vostra valutazione ovviamente.
R.P.: Secondo una nostra valutazione. Naturalmente quegli 82 nominativi li segnalammo all’autorità giudiziaria e cominciammo gli accertamenti su ogni persona, fra queste 82 persone c’era anche il nome dell’attuale imputato.
P.M.: Come mai? Che caratteristiche aveva? Come mai era tra questi?
R.P.: Perché era stato nel 1985, subito dopo l’omicidio, oggetto di una lettera anonima, lettera anonima che raccontava il suo passato in modo errato perché diceva che aveva ucciso la fidanzata ma insomma… E lettera anonima dalla quale poi scaturì anche una perquisizione nei giorni successivi da parte della stazione Carabinieri di San Casciano. Oltre a questo accertamento la Procura di iniziativa ne sponsorizzò un altro, praticamente ci si chiedeva: fra i detenuti nati o residenti in Toscana, a qualsiasi titolo, di un’età compresa fra i trenta e i 60 anni, arrestati immediatamente dopo l’omicidio di Scopeti, settembre ’85…
P.M.: Quindi che dopo quella data erano detenuti.
R.P.: E ancora detenuti, quanti fossero e chi fossero, da questa analisi, l’analisi fu fatta dal computer di Grazia e Giustizia, ufficio elaborazione dati e uscirono fuori 60 nominativi, vado troppo veloce?
Presidente: No, no va bene.
R.P.: Uscirono fuori 60 nominativi, la richiesta fu meglio puntualizzata e si disse: di questi 60 nominativi quali erano nella materiale capacità, possibilità di commettere, di muoversi, ecco disponevano la libertà personale nelle epoche dei duplici omicidi? Prendemmo come punto di riferimento una settimana prima e una settimana dopo la commissione di ogni duplice omicidio…
P.M.: Dati oggettivi quindi.
R.P.: Esatto i dati oggettivi, di quei 60 se ne salvarono 28, mi pare, o 26. 28 ma uno era un mutilato e l’altro una donna.
P.M.: Va be’…
R.P.: Bene, su questi 26 figurava ancora il nome di Pacciani.
P.M.: Quindi veniva da due diversi filoni di impostazione di indagine.
R.P.: Ecco, non c’era nessuno, fra questi 26, non c’era nessuno degli 82 nominativi che noi avevamo selezionato in precedenza. Naturalmente non è che gli accertamenti si esaurirono soltanto su quei 26 però quei 26 servirono per creare delle priorità
P.M.: D’indagine
R.P.: Investigative. Certo. E quindi cominciammo ad accertare ogni storia
P.M.: Su ciascuno?
R.P.: Su ciascuno, ogni storia personale approfonditamente, in questo modo recuperammo quindi quelli che erano i loro precedenti, ora c’è da dire che fra questi detenuti che erano stati estratti dal..
P.M.: Da questo tipo di comparazione
R.P.: C’era di tutto, ci stava l’appartenente alla criminalità organizzata, lo spacciatore di eroina, c’era quello che aveva ammazzato la moglie, insomma, c’erano dei personaggi che, alcuni più, altri meno interessanti ma noi non abbiamo mai cercato di fare delle valutazioni in questi termini, noi dovevamo tenere molto largo
P.M.: Il più oggettivo possibile
R.P.: Il più oggettivo possibile.
P.M.: Andando avanti in questa indagine cosa…
R.P.: Recuperammo, naturalmente dagli atti precedenti, recuperammo tutto ciò che riguardava ognuno di essi e fra cui anche tutto ciò che riguardava il signor Pacciani e venimmo a conoscenza, fra le altre cose, anche di questa sentenza di questo omicidio del ’51, che proprio per le sue caratteristiche, che ho prima descritto, ci sembrava interessante.
P.M.: Meritevole di approfondimento.
R.P.: Naturalmente… Naturalmente, ecco e qua subentra un modo di leggere l’indagine. Io so molto bene che quando ci si fa influenzare dagli aspetti suggestivi di un’investigazione
P.M.: Ecco, sfrondiamoli tutti e rimaniamo sull’oggettivo.
R.P.: Esatto, si può arrivare a cercare di far quadrare il cerchio.
P.M.: Cosa faceste in proposito?
R.P.: Cercammo un criterio di esclusione, oltre tutto è anche un criterio pratico perché è più facile escludere un sospetto che coinvolgerlo assolutamente
P.M.: Con questo metodo che cosa otteneste per quello che riguarda Pacciani? Gli altri e Pacciani in particolare.
R.P.: Beh, gli altri furono, furono esclusi abbastanza…
P.M.: Man mano
R.P.: Abbastanza agevolmente e il Pacciani aveva indubbiamente delle caratteristiche come persona, io parlo, leggevamo gli atti, quindi solo sugli atti ci basavamo, che ci sembravano escludenti, facilmente escludenti, nel ’78 aveva avuto un infarto… Inoltre…
P.M.: Ohoo, ecco, quindi questo dato fu per voi importante ai fini dell’esclusione
R.P.: E’, fu importante. Inoltre aveva 65 anni, insomma una persona anziana, una persona…
P.M.: Quindi questi dati li esaminaste a fondo?
R.P.: E si.
P.M.: Ecco, cosa…
R.P.: Una persona anziana, un uomo sposato, un uomo sposato, ora, sposato con figli, ora, la presenza di una famiglia, i familiari sono dei potenziali testimoni, sono comunque un impedimento per uno che vuole uccidere in libertà, insomma tutti elementi che quando fu fatta la prima segnalazione sull’esito dei primi accertamenti sul conto di Pacciani diedero un giudizio di improbabilità, oltretutto nell’85 il mostro aveva dimostrato di essere particolarmente reattivo, forte, molto forte, in buona forma fisica, insomma il mostro nell’85 solleva il corpo, lotta con il francese, il francese era ferito, lo sopraffa facilmente poi ne solleva il corpo, insomma lo scaraventa… cioè tutte cose che sembravano poco compatibili con un anziano signore che all’epoca aveva 65 anni, aveva subito un infarto, insomma, ecco… Però non ci potevamo accontentare di una valutazione personale…
P.M.: Quindi in un primo momento questi dati vi portarono a mettere anche Pacciani tra quelli da escludere?
R.P.: Ci portarono a diffidare dall’attendibilità di questa come possibile pista.
P.M.: E allora come mai invece poi avete continuato?
R.P.: E’ perché là cominciammo con l’attività convenzionale di Polizia.
P.M.: Ohoo, ecco!
R.P.: L’attività convenzionale di Polizia mira a ricostruire il passato di una persona attraverso i testimoni coloro che li hanno conosciuti, non soltanto i familiari, la sua vita lavorativa, la sua vita pregressa, anche quella non lavorativa, i suoi amici, i suoi conoscenti, insomma tutto quello che il mondo di un uomo, per quanto può essere ricostruito dall’esterno, che può essere accertato, verificato e ci siamo spinti molto lontano nel tempo per fare questo. Il quadro che ne è uscito fuori in sintesi era che il…
P.M.: Scusi prima se vuole chiarire il meccanismo di Polizia che avete usato, lei ha detto innanzitutto testimoni e ricostruzioni di altri.
R.P.: Esatto. Testimoni e ricostruzioni di atti, certo.
P.M.: Quindi vi siete mossi in questa direzione perché i dati che avevate portavano a…
R.P.: A dubitare.
P.M.: A dubitare.
R.P.: A dubitare. Però noi dovevamo accertare tanto per esempio, naturalmente non è che chiedemmo perizia, però insomma ci consultammo sul tipo di infarto fosse totalmente inabilitante
P.M.: Acquisiste atti di questo tipo?
R.P.: Si acquisimmo naturalmente la cartella clinica. La storia clinica dell’imputato dalla quale emergevano anche altri aspetti interessanti però, insomma, naturalmente lì…
P.M.: Ce li dica quali erano questi… Cioè voi avete acquisito degli atti per vedere di questo infarto, ecco che altri documenti avete visto?
R.P.: L’infarto era del ’78 nel ’76… Ho detto interessanti non è che fossero proprio cose dell’altro mondo insomma, trovammo che il signor Pacciani si era fatto estrarre dall’ampolla rettale un corpo estraneo.
P.M.: Questo è negli atti dell’ospedale, scusi?
R.P.: Si nel ’76. Va be’, voglio dire, noi avevamo avuto anni di indagini su tutti i possibili ambienti con criteri sessuali e la cosa ci lasciava perfettamente feddi.
P.M.: Era un fatto.
R.P.: Era un fatto, poi oltretutto il signor Pacciani era stato in carcere per aver abusato delle figlie.
P.M.: Ecco questo era l’altro dato che voi documentalmente vi trovaste davanti.
R.P.: E beh certo. Era un dato interessante. Era un dato interessante per molti motivi.
P.M.: Cioè nel momento in cui voi fate queste indagini cercate di capire dov’è Pacciani, perché vi può servire, e cosa scoprite?
R.P.: Esatto. Scopriamo innanzitutto che non è che dopo l’infarto si sia riguardato, non è un infartato di quelli che si mette sotto vetro…
P.M.: Almeno questo vi raccontarono i testimoni che sentivate?
R.P.: I testimoni, anzi la cosa ci colpì molto perché i testimoni, fra le altre cose cogliemmo con un certo stupore anche l’esistenza di una vera e propria paura nei confronti del…
P.M.: Cioè?
R.P.: Beh ne avevano paura perché lo conoscevano come un uomo…
Avvocato Bevacqua: Io mi oppongo a queste domande e a queste risposte. I testimoni parleranno al momento opportuno.
P.M.: Stiamo cercando… La domanda era come il dottor Perugini ha ricostruito la personalità, non sono persone fisiche.
Presidente: Avvocato, andiamo avanti.
P.M.: E’ un mezzo di indagine
Presidente: Voi capite che tanto questo non sposta di un millimetro l’asse del processo.
P.M.: Perfetto.
Presidente: Prosegua.
R.P.: Cioè uscì fuori che molte persone ne avevano timore perché pareva che fosse un uomo dalle ire imprevedibili, piuttosto violento, un uomo che non amava essere contraddetto e che essendo estremamente forte, di una forza veramente eccezionale, avevano tutti i motivi di temerne le possibili reazioni. Che so, raccontare episodi che però…
P.M.: No, no lasci… Le facciamo raccontare ai testimoni.
R.P.: Ma credo che non ci sia bisogno, ci sono testimoni e testimonianze.
Presidente: No, no dottore no.
P.M.: Li sentiremo.
R.P.: Ecco, il succo era questo: la condizione fisica del sospetto era rispondente, cioè era sufficiente…
P.M.: Continuare le indagini aldilà di quell’infarto.
R.P.: A continuare le indagini aldilà dell’infarto.
P.M.: Stavo chiedendo prima e poi ci siamo interrotti.

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