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sabato 5 giugno 2010

Udienza del 20 maggio 1999 - 21

Quella che segue è una sintesi dell'udienza del 20 maggio 1999 relativa al Processo d'appello per i delitti del "mostro di Firenze" davanti alla prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Segue dalla parte 20.
Avvocato Curandai: Poi lo vedremo un momentino al momento opportuno. Quindi ecco perché anche il Lotti ricorda bene, di domenica, lo ricorda bene perché già glielo aveva contestato un anno prima del dibattimento il Pucci e a un certo momento ecco che inizia questa progressiva rarefazione di tutti gli elementi mendaci di Lotti, cioè una progressiva maturazione della perfezione della confessione. All’inizio quando egli è sentito come testimone non indagato racconta delle balle che non stanno né in cielo né in terra ma quello non è il vero Lotti e non si possono contestare questi interrogatori qui perché sono stati poi superati progressivamente fino all’estate/autunno del ‘96 quando Lotti confesserà imputato e confesserà pienamente. Il vero Lotti del dibattimento è il Lotti degli ultimi interrogatori perché durante i primi interrogatori non confessa, si difende e mente. E questo ha un’importanza fondamentale perché, si dirà “ma quante contraddizioni nel Lotti fra il dibattimento e gli interrogatori resi durante le indagini preliminari” ma certamente che ci sono, perché durante i primi interrogatori Lotti non ha confessato, la confessione di Lotti è progressiva, quindi il raffronto tra dibattimento e interrogatori precedenti di Lotti va fatto fra il dibattimento e gli ultimi interrogatori di Lotti perché il vero Lotti è quello. Poi parleremo anche delle imprecisioni di Lotti durante il dibattimento però non si possono contestare minuziosamente tutte le contraddizioni di Lotti fin dai primi interrogatori. No, perché lì ha una veste del tutto particolare in cui in un certo senso illegittima il suo primordiale istinto difensivo e la confessione di Lotti, si badi bene, prima di raggiungere una certa pienezza su tutti i fatti e sul nocciolo duro di ogni singolo fatto, questa confessione, avrà una progressione, una maturazione nel tempo, raggiungerà il massimo nell’estate/autunno del ’96. E Lotti anche quando confesserà pienamente, anche quando verrà al dibattimento, non sarà mai un imputato collaborante mentirà su alcuni punti, nasconderà alcuni punti, ecco perché la corte di assise non lo ha trattato sotto il profilo penale, come un collaborante e gli ha inflitto 30 anni di conclusione, quindi la Corte di Asssise di primo grado ha detto - tu hai confessato, bene , ti do le attenuanti generiche però non sei un collaborante perché ci hai raccontato anche delle balle, ti sei contraddetto, nascondi molte cose - e allora Lotti va trattato e valutato come un semplice imputato non come un imputato collaborante. Questo è un altro passaggio importantissimo. Queste sono le mie osservazioni che rimetto modestamente, umilmente alla corte per quanto riguarda la genesi di questo processo. Io ho sempre sostenuto fra l’altro che anche in sede dibattimentale là dove ci sono state incoerenze , imprecisioni di Lotti in certi casi anche di un certo peso, tuttavia queste contraddizioni hanno sempre per oggetto il contorno del fatto, i dettagli del fatto ma sul nucleo centrale, tranne qualche occasione per la quale vi è stata rettifica, ed è naturale a distanza di tanti anni, ma sul fatto il Lotti ha posto dei punti fermi, sul quale non si è mai contraddetto e vediamoli brevemente. Io inizio da Baccaiano, cronologicamente, ecco, qui per esempio c’è una circostanza che mi ha particolarmente impressionato. Io la rimetto alla valutazione della corte per quel che significa e alla quale io ho attribuito sempre un certo rilievo, per esempio, io chiedo espressamente al Lotti in sede dibattimentale: “Lei prima di arrivare a Baccaiano ha passato un bar”, “No, - risponde con sicurezza – no, il bar l’è dopo” e infatti per chi proviene da San Pancrazio come lui stesso ha dichiarato, il bar è dopo, cioè è a Baccaiano, si dirà- è un elemento di contorno, d’accordo - però è già un paletto, un punto fermo sulla descrizione dei luoghi, poi è stato chiaro, sempre chiaro, non si è mai contraddetto sulla posizione della vettura, aveva la parte posteriore verso il manto stradale, ha parlato di questa retromarcia, di questa macchina che sconfina nel… ...questo disperato tentativo di salvezza da parte del povero Paolo e quindi poi l’insabbiamento all’interno di questo fossetto, di questa cunetta, che esiste ancora fra l’altro, il manto stradale è molto ristretto, è una strada molto esigua come larghezza e infatti i bossoli sono stati ritrovati proprio lungo questo percorso in retromarcia, cioè tre bossoli dentro la piazzola, due bossoli all’inizio del manto stradale e poi tre bossoli in cima alla macchina e un bossolo dentro la macchina, nove bossoli in tutto. Questo è il percorso evidentemente e l’inseguimento della persona che ha poi finito questo povero figliolo. L’avvocato Filastò qui ha innestato tutta una sua teoria dicendo che lì a guidare è stato il mostro, il mostro è andato via con la macchina, noi abbiamo contestato tante altre cose, fra l’altro abbiamo detto che questo personaggio così lucido sarebbe partito con il freno a mano e poi avrebbe lasciato la marcia ingranata, fra l’altro, ma poi qui c’è e si risolve subito Baccaiano, questo povero figliolo ha perso molto sangue, come dicono i periti medico-legali, Prof Maurri, tutte le macchie di sangue sono proprio sulla parte del sedile anteriore sinistro, cioè non c’è una sola goccia di sangue sulla parte posteriore del sedile, se fosse stato trascinato da dietro, dai barellieri avrebbe sporcato di sangue la parte posteriore del sedile, assolutamente pulita quella parte lì, questa è una prova tranchant sotto certi aspetti e invece tutto il sedile di guida, tutto imbrattato di sangue abbondantissimamente, niente dietro e poi come ha giustamente testimoniato lo stesso signor Ulivelli, quando andò a riprendere la macchina ,c’era proprio tutta la colatura di sangue senza soluzione di continuità lungo lo sportello fino al tappetino, senza soluzione di continuità e senza schiacciamento del sangue eccetera, eccetera, quindi io la tesi dell’avvocato Filastò non la voglio neppure affrontare, in primo grado se n’è parlato tanto, ci siamo scannati su questa tesi, non ne voglio più parlare perché la sentenza è convincente su questo punto e quindi per Baccaiano io direi di andare oltre.
Segue...

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