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martedì 17 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Ottava parte

Segue dalla settima parte

Avvocato Filastò: Anche l'americana Sharon è serissima. Quel che vede, lo dice. E se è incerta nel localizzare una certa posizione di un'auto, lo dice che è incerta. Poi era incerta, -il Pubblico Ministero... Come deve far un testimone corretto, eh. Perché quando io sono incerto su un dato, dico: guardate, sì, potrebbe essere... 'mi par di ricordare' - lei dice — 'che era prima della piazzola del ristorante la Baracchina', però potrebbe anche esser dopo. Mi ricordo che la strada era un po' in diagonale, un pochino... non perpendicolare.... Allora mi ha portato. . . Ah, si, questa... Sono tutte e due, tutte e due. Ci sono stato, ci sono tornato. Siamo passati con l'avvocato Mazzeo, facendo quel giro che abbiamo fatto. Sono tutte e due in diagonale. C'è un viottolo. Anche per andare al ristorante la strada non è perpendicolare, è obliqua. Serissima anche la teste Sharon, per quello che può valere, cioè a dire nulla. Perché la teste Sharon non vale assolutamente niente. Che razza di indizio è la teste Sharon, di che cosa? Di una macchina che si trovava lì, che ha fatto manovra. E che vuol dire? Sappiamo che quel giorno, quella notte, c'era la festa degli Hare Krishna a poca distanza, quindi macchine ce n'erano eccome, che passavano. E sono serissimi i testi dell'equipe De Fazio, è serissimo don Polidori, è serissimo don Poli, è serissimo il medico di Vanni, è seria Alessandra Bartalesi, povera ragazza. Nonostante quelle amplificazioni, quei sentimenti che le sono stati, come dire, estratti al di fuori di qualsiasi regola perché il testimone riferisce fatti, non deve riferire impressioni, cose, eccetera. É serio Paolo Vanni, è seria la sorella di Mario Vanni. Ma sono seri tutti, sono, per carità di Dio! Chi ha detto che non... Io ho discusso, ho discusso sull'analisi dei testimoni, questi testimoni, questi, quelli che sono stati portati qui al dibattimento dal Pubblico Ministero, che ho esaminato, che ho detto: questa è persona che, da questo punto di vista, o non servono o vanno in direzione contraria come Chiarappa e De Faveri va in direzione contraria alla tesi dell'accusa. Non c'è niente da fare. Si può stiracchiare in tutti i modi, come si vuole, ma non c'è nulla da fare. O quella non è la macchina del Lotti, o Lotti non la racconta giusta. Non c'è niente da... non c'è nulla da dire, non ci sono alternative, vero. Non ci sono alterative, io non ne vedo. E certamente ho espresso delle perplessità nei confronti di una testimone come la Frigo. Come si fa a non esprimere perplessità nei confronti di una testimone che si ricorda le cose ad otto anni di distanza, quando a un certo punto, vede la foto su un giornale di uno, dice: 'l'ho visto', e non aveva mai parlato prima con nessuno. Vedano Signori, qui fra l'altro, è una osservazione che è già stata fatta nella sentenza di II Grado, ma insomma, e che io la esprimo in un altro modo. Questo caso ha avuto una risonanza nazionale, di una... sì, è stato, direi... qualcuno l'ha definito il "processo del secolo" forse esagerando, ma insomma, ha avuto un impatto massmediatico fortissimo. E questo impatto massmediatico ha contagiato tantissime persone, ma proprio tantissime. E fra queste ci sono le persone caute e quelle meno, non c'è niente da fare. Io, da non so quanti mesi, ricevo una lettera anonima tutti i giorni di uno che mi dice come devo fare, quello che devo fare, come devo comportarmi in questo processo, cosa devo dire... Ne azzeccasse mai una, fra parentesi. Uno, a un certo punto, dovrebbe dire grazie... Invece poi... io l'ho soprannominato "l'anonimo cretino" e lo metto in un cassetto, tutta questa roba. Forse un giorno mi servirà per qualche sfizio, non lo so. Ma di questa gente, ma lo sanno benissimo gli inquirenti, lo sanno perfettamente. Ma ce n'è stata a centinaia, gente che scriveva lettere anonime, gente che si presentava, dice: 'il "mostro", lo so benissimo chi è, è quello lì, ... quello che sta accanto a me, quel signore lì'. E quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il marito della mi' sorella'; quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il 'mi' cognato, l'ho sempre detto. Basta guardarlo', e così via. É tutto pieno. Una mia amica, Laura Grimaldi, scrittrice di notevole livello, ci ha scritto un libro, molto bello, si chiama "Il sospetto"; proprio ambientato a Firenze, sulla vicende del "mostro di Firenze" e tutto il resto. Quindi, alcune di queste perso..- La Frigo è una di queste persone, è una di queste persone di quelle che dicono: 'ah, si, ora glielo fo vedere io come stanno le cose'. E siccome un incontro lo ha fatto, quella sera, a un certo punto dice: 'ah, ora lo incastro io Pacciani. Perché' - dice - 'Pacciani, gliela do io la prova su Pacciani'. E si presenta, parla, parla, straparla, racconta della minigonna della sua figliola, del crepuscolo inoltrato, del colpo, della botta della… un TIR che diventan gli spari... Insomma, tutte queste cose impossibili che racconta, questa signora e che sono quelle che sono. E come si fa a non dire che questa è una teste assolutamente inaffidabile? Come si fa a non dire che è assolutamente inaffidabile un testimone come Lorenzo Nesi, il quale fra parentesi, prima di tutto quando viene interrogato tanto, tanto a suo agio non deve essere, vero. Perché, lui, voglio dire, ad essere inserito nel novero degli "amici di merende" c'è un cappellino, eh? Perché a prostitute ci veniva anche lui, no? Non so se pigliava, usava il vibratore, ma insomma, ci veniva anche lui. E quindi... E allora, lì, è dell'ambiente anche lui. Ora, questo signore, ve l'ho già detto, lui va, fa una deposizione al dibattimento del processo Pacciani e se ne va. Durante il dibattimento, il solito Pacciani, vero — parlandone da vivo, perché sopportare Pacciani — lo apostrofa... cioè, non lo apostrofa... No, no, fa finta di non conoscerlo, pure... (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Fa finta dì non riconoscerlo... Ma insomma, cose di questo genere qui. E lui torna a casa e dice: 'ah, hai visto? Allora era lui quello. Eh, perché ha fatto finta di non riconoscermi. Con questo, lui, ha voluto nascondere il fato che ci siamo incontrati. Allora io che avevo la percezione al 70 per cento che fosse lui, ora ce l'ho al 90, per cento, ora vado là e glielo racconto'. Torna la dibattimento e racconta questa cosa. Ma che potete fidarvi di una persona così? Beh naturalmente... Certo, non è attendibile e serio il teste De Pace no, per quello che è, insomma, per quello delle sorbe. Sarà meglio non parlarne più nemmeno sennò si riattacca tutta la filippica delle sorbe. E non se ne può più! Certo, tutto sommato, a me desta perplessità il testimone dottor Giuttari. Il quale, va be', sarà anche il regista delle indagini, tutto quello che si vuole, ma insomma, lui è venuto qua, si è messo a sedere davanti a voi - ci è stato un paio di giorni, mi pare - e giù, una lunga prerequisitoria in cui, invece di raccontare quegli scarni fatti che aveva raccolto - poi sono quattro cosette, eh — giù tutto un discorso sull'intuito le cose... Ma, insomma, un pochino più di umiltà, eh! Con tutto il rispetto per il lavoro, per la passione, per carità di Dio, ma chi lo vuole mettere in dubbio. Ma, insomma, quando poi ci viene a fare il testimone. Io rammento che ho letto la testimonianza di Perugini, al processo Pacciani. Perugini si mise là a sedere, gli fecero delle domande e lui rispose alle domande. Rispose a delle domande. Ora, ditemi voi se il dottor Giuttari ha risposto a delle domande in questo dibattimento. Ogni tanto, ad un certo punto, giustamente, il Presidente è intervenuto ed ha detto: 'senta, si dia una calmata, perché sennò qua il processo lo fa lei e basta, eh.' . Ho parlato dell'indagine "iussu iudicis" o non è vero? Non è vero che il Presidente di quella. Corte insieme al P.M. indicarono anche i sospetti? È vero, risulta dal verbale del dibattimento. E allora, poi, non lo dico mica io. Non l'ho detto io, l'ha, detto Giuttari, l'ha detto il Pubblico Ministero che questa indagine nasce per impulso del Giudice; ho detto "iussu iudicis" siamo lì, no, eh, non è che poi ci sia una gran differenza. Sull'incidente probatorio e sul Gip, io, qui in questa sede, ho parlato pochissimo, mi sono limitato a riportarmi a quel che avevo già detto. E già che ci sono, io rinnovo l'eccezione di nullità di quell'atto, per quelle ragioni che ho detto un po' , comunque l'ho già rinnovata, comunque la rifaccio mia in questa sede. Il Pubblico Ministero nega anche la tensione investigativa. Ma guardate l'indice dei suoi atti, osservate le date, guardate tutto quel che avviene nel mese di febbraio 1996, che poi tutta l'indagine è lì, si concentra in quel mese. Perché poi, dopo, sono sì, delle cose di contorno, appunto, dei controlli, delle intercettazioni; ma le cose fondamentali avvengono tutte in quei giorni lì. Guardate, osservate che la data dell'ingresso nel carcere di Sollicciano di questo poveruomo, coincide con la sentenza di assoluzione Pacciani di II grado. Dobbiamo dire che non c'è stata concitazione, tensione? Ma come no? Risulta. È, come dire, palpabile. Allora, dice anche il Pubblico Ministero, a proposito del confronto - vedranno i Giudici che mi sto proprio attenendo a tutti gli argomenti portati dal Pubblico Ministero nella replica, credo di non dimenticarmene nessuno e di proporli tutti, dice: il confronto Pucci-Lotti. Dice: Va be', io mi sono lamentato del fatto che, ad un certo punto, prima si fa un interrogatorio a Lotti, durante il quale Lotti - che evidentemente non sa che pesci pigliare, -sennò la domanda non la faceva - chiede all'ufficio che nomi abbia fatto il Pucci. E l'ufficio correttamente, dice: 'no, io i nomi non te li dico, lì devi dir te spontaneamente dalla tua parte, così non abbiamo la possibilità di confrontarti con il signor Pucci'. Qui, chiaro, no? Non ce l'ha detto chi. Dice il P.M.: "Il confronto si poteva fare, perché lo dice il Codice." Ma certo che si poteva fare il confronto, ma si può anche — sembra a me, se l'ufficio ha capito l'importanza di non palesare questi nomi al signor Lotti, eh, insomma - si può fare a meno di fare in modo che durante il confronto il signor Lotti li palesi, lui, il signor Pucci li palesi lui, non Lotti, Pucci. Si possono introdurre, far presente delle circostanze difformi fra l'una e l'altra persona, che poi francamente di difformità ce n'è poche, eh. Perché voi rileverete da quel confronto e dalle dichiarazioni di Pucci e di Lotti che, viceversa, c'è una straordinaria coincidenza sul punto che erano andati li, tutte e due, per un bisogno fisiologico. Ma se è falsa questa cosa, come poi è risultata falsa, com'è che tutte e due dicono la stessa cosa?
Avvocato Mazzeo: È un po' strano.
Avvocato Filastò: È molto strano. C'è stato un accordo fra questi due? Per quali canali? Beh, insomma, voi capite che all’inizio proprio, all'inizio, nel momento in cui si apprende la prova, si mettono a contatto questi due soggetti è tutto un rovinio. È tutto ragione di sospetto, abbiate pazienza. E che, non si devono dire queste cose? Io non ho bocciato la dottoressa Della Monica, che ha tutta la mia stima — a proposito, ci si era promessi di sentirla, poi l'istanza è caduta come, è caduta del resto nel nulla, la mia richiesta di sentire il povero signor Toscano — la dottoressa Della Monica, ha avuto un'idea brillante che, se fosse stata sfruttata, avrebbe davvero fatto fare un passo avanti alle indagini. 

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