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martedì 9 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte.

« DOPO LA SOSPENSIONE » 

Presidente: Prego, avvocato Filastò. 
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente. Presidente, io avrei una preghiera da rivolgere, che è questa: un due o tre anni fa, un ragazzotto mi è saltato addosso con un motorino, di schiena, mentre camminavo sul marciapiede. Mi ha sbattuto in terra e mi ha provocato una lesione ai legamenti della gamba destra.  
Presidente: Vuole stare a sedere? 
Avvocato Filastò: Se me lo consentisse, Presidente... 
Presidente: Oh, può stare... 
Avvocato Filastò: ...io le sarei gratissimo. Non è... 
Presidente: Non c'è problema. 
Avvocato Filastò: Grazie infinite. 
Presidente: Prego. Che vuole che sia! 
Avvocato Filastò: Perché proprio cominciavo... 
Presidente: Poteva dirlo prima. 
Avvocato Filastò: Perché a stare in piedi cosi, a lungo andare, mi fa piuttosto male. 
Presidente: Poteva dirlo prima. 
Avvocato Filastò: Dicevo, Presidente, Signori della Corte, che, insomma, questa scelta fatta dall'ufficio della Procura della Repubblica di trattare in questo modo il signor Lotti e anche di questa commissione che ha esteso a lui - secondo me contravvenendo alle norme che vi sono già state illustrate - che riguardano questo istituto del Regime di Protezione, beh, ha creato una ipoteca grave su questa indagine. Ha creato una ipoteca grave tanto più evidente, proprio, sulla base di queste considerazioni che vengono fatte dai periti e che riguardano questi aspetti, questi mascheramenti che sono evidenti nella posizione del signor Lotti. E dicevo, appunto, se Lotti non ha empatia nei confronti delle vittime, figurarsi se ce l'ha nei confronti di Vanni. Figuriamoci se un personaggio come lui può avvertire il disagio morale di mandare in galera un innocente. Ma questa mancanza di empatia con le altrui persone, il Lotti la dimostra nei confronti di Vanni, ma la dimostra anche, per esempio, nei confronti di Butini. Il quale Butini, lui considera, afferma, essere il "buco", quando noi abbiamo accertato, attraverso una udienza approfondita, che questo proprio non lo è affatto. Perché, va be', oltretutto aveva moglie, si è separato, figli e tutto il resto. Nei confronti di Alessandra Bartalesi. Guardate, Signori, che l'atteggiamento di Lotti riguardo a questa povera ragazza è proprio da prendersi con le molle, eh. Insomma, questa ragazza che ha questa disponibilità, questa generosità, che gli nasce da una esperienza dolorosissima per lei, perché è stata a un passo dalla morte, è stata aiutata molto bene da certi medici, da certo personale sanitario. Lei, in quelle poesie che voi... poesie, insomma, con quegli scritti, che hanno formato oggetto di questo suo libro, la maggior parte finiscono con un "grazie". Grazie alla mamma, grazie al medico, grazie a quello, grazie a quell'altro. Questa ragazza è indifesa, è proprio come fosse, dopo questa morte mancata, è come se fosse una neonata. E, dentro, questa generosità, lei la trasferisce, questa generosità questa volontà di ripagare il mondo, in qualche modo, che l'ha riportata in vita, occupandosi... Vi ricordate quello che ha detto la sua mamma? Che se c'era un vecchietto, lei era lì dal vecchietto ad aiutarlo. E così fa con lo zio, e così fa anche con quest'altra foglia al vento che è il Lotti. E lui cosa fa, questo Lotti? Ci inzuppa il pane in maniera volgare; cerca il contatto sessuale, anche se non gli riesce subito. Non solo, ma alla fine gli chiede i soldi, gli chiede. Gli chiede i soldi. E siccome lei non glieli dà, poi si rivolge a Vanni; e siccome Vanni non glieli dà, lui dice: 'ah, allora Vanni lo sistemo io'. Lo ha sistemato, eccome, eh. Nei confronti della Filippa Nicoletti, anche. Che è una prostituta, ma che lui usa in modo grave. Nel senso che, a un certo punto, quando la Filippa Nicoletti, il suo convivente prosseneta Salvatore Indovino finisce in galera, eh, cosa fa il Lotti? Il Lotti cerca di inserirsi lui nello stesso luogo. E non c'è niente da fare, è così. Risulta dalla posizione della Nicoletti. Va a vivere con lei nella casa di Faltignano. Poi, addirittura, la ospita lui nella sua casa. Salvo poi, siccome è un vigliacco anche, quando Salvatore Indovino esce, immediatamente buttan fuori la Nicoletti. Nei confronti anche della Gabriella Ghiribelli, da cui va a mangiare molto spesso, a cui procura clienti. É un piccolo, come minimo, favoreggiatore della prostituzione, eh, in questa sua dimensione, il signor Lotti. Nei confronti di Pacciani. Perché anche con Pacciani, insomma, lui ha questo atteggiamento, anche se lo conosce poco. Poi, d'altra parte con Pacciani, per quanto riguarda Pacciani, prendersela con Pacciani nel clima che si è creato intorno a questo personaggio è come sparare sulla Croce Rossa. Da questo punto di vista, quindi, non c'è solo questo aspetto della mancanza di empatia; c'è l'aspetto di quello che i consulenti rilevano - a pagina 6 9 del verbale del 30 settembre del '98 - rilevano una strategia. Abbiamo parlato di gioco, abbiamo parlato di mascheramento. A questo punto si parla anche di una strategia di Lotti: "Strategia di nascondersi persino" - dicono - "in sede di test." Guardate, pagina 70. Il protocollo che deriva dai test del Rorcharc che lui ha fatto, dice il professor Lagazzi a pagina 70: "Il protocollo è non deficitario, ma orientato nel senso di una limitata collaborazione." Questo signore ha avuto la percezione che, rispondendo a determinate domande su quelle figure che gli venivano mostrate, poteva in qualche modo scoprirsi. E allora, persino di fronte alle immagini più abusate, quelle più ovvie, si è nascosto mostrando addirittura questo, un aspetto ultradeficitario da un punto di vista intellettivo. Lui, certamente, è deficitario da questo punto di vista; perché, come appunto capita a questi oligofrenici, hanno anche questa... La mancanza di intelligenza, di intelletto, si risolve anche in una mancanza di senso morale. Ma lui si nasconde anche lì, nasconde se stesso, i propri vissuti, come abbiamo visto. Quindi è intrinsecamente inattendibile. Certificato come tale, da quella perizia. La sua intrinseca inattendibilità deriva dalla lettura attenta di quella relazione e di quelle osservazioni fatte dai consulenti del Pubblico Ministero. E tutto questo, all'interno di una strategia - non perché sia un mitomane - di un gioco di scacchi in cui dall'altro lato del tavolo ci sono gli inquirenti e la prospettiva di Sollicciano. Perché la posta è la galera, lo ha detto lui, in un modo o in un altro: "Galera, se non dicevo qualcosa." E qui, fin qui l'avvocato Filastò, il quale vi dice: Signori, qui, vista la persona, sulla base anche della giurisprudenza che riguarda il valore probatorio della confessione, il valore probatorio della chiamata di correo, qui siamo su un terreno che più minato di così, non si può. E richiamandomi a quelle osservazioni fatte dal collega che vi ha citato quella sentenza Sezioni Unite che riguarda il caso Sofri. Ma, insomma, lì la prima valutazione sulla intrinseca attendibilità di questa fonte di informazione, la prognosi è assolutamente sfavorevole, la diagnosi è ultranegativa, certificata come tale da questi consulenti. E quindi... Beh, insonnia, qui non siamo di fronte al Marino, il quale, tutto sommato, una sua attendibilità di persona ce l'aveva, insomma. Voglio dire, non era proprio uno che vendeva le salsicce. Ma, insomma, era una persona con un minimo di dignità: morale... É una persona, credo, insomma, per lo meno da giudicare quelli che sono... Qui siamo proprio di fronte ad una persona che voi potete tranquillamente - finalmente lo uso anch'io questo termine della tranquillità tranquillamente definito inattendibile intrinsecamente. Quindi: galera se non dice qualcosa, dice l'avvocato Filastò. Il terzo difensore vi avrebbe detto, forse, non lo so esattamente - ma insomma, comunque è una possibilità che io devo affrontare, sennò non farei il mio dovere - il terzo difensore vi dice che finge, che si maschera, elude le domande. Perché, io dico... io dico: avvocato Filastò, un difensore di Vanni, per non trovarsi a far la fine di Pacciani o di Vanni, che lui l'ha visto con gli occhi, sospettati fin dall'origine; Vanni è sospettato fin dal momento in cui viene interrogato dal Presidente del processo Pacciani. E dice quello che dice, perché ha capito che dare qualcosa è l'unico modo per non finire dentro. Collaborare, aderire a quello che voglio da lui gli inquirenti - e quello che vogliono lo sappiamo, perché Vanni è già sospettato all'origine - niente di più e niente di meno. E con questo, oltre che a scansare la galera, questo signore modifica questa sua condizione, da cane sciolto, da paria, diventa coccolato, seguito; da persona ai margini del paese a cui il comune non dà la casa, che è costretto a vivere nella Casa Famiglia di don Poli; Casa Famiglia all'interno della quale lui non paga nemmeno quel poco che deve pagare: della luce, dei servizi tanto è, come dire, emarginato, tanto è miserabile. Ha scarrozzato in automobile, di qua e di là, fino a scegliersi i ristoranti. E questo lo dico io. Ma il terzo difensore vi può dire, vi può dare un'altra ragione. Eh, una ragione a questo mascheramento, a questo nascondersi, si deve pur dare. Non tanto una ragione, uno scopo. Le famose quattro "W" del decalogo degli inglesi: "Why" - perché? - l'ultima è. Perché Lotti ha un diverso ruolo. In realtà, la realtà effettiva, quella che lui maschera, è un ruolo diverso all'interno di questi delitti. Quale? Mah. Uno, prima ipotesi: ha agito da solo, lui e il serial-killer della provincia di Firenze. Una volta scoperto si è visto nella necessità di minimizzare questo suo ruolo. Ed è allora che aderisce ad una tesi che è quella dei "compagni di merende". E sostiene la complicità di Pacciani, inserisce Vanni, perché così si adegua alle ipotesi degli inquirenti, captando così la loro benevolenza. E perché contemporaneamente, in questo modo, riesce a sminuire il suo ruolo reale, stemperandolo all'interno del gruppo. E qui potrei citare la giurisprudenza che vi ha citato il collega avvocato Mazzeo sul fatto che questo caso, come minimo la chiamata di correo, diventa il massimo degli elementi di prova infidi. Proprio perché questa chiamata di correo corrisponde ad un preciso interesse; perché questa chiamata di correo corrisponde ad un preciso interesse di chi la fa a sminuire il proprio ruolo, la propria collocazione all'interno dei delitti. La seconda ipotesi potrebbe essere quella che fossero in due, la coppia, tipo Lucas e Toll, questi due feroci assassini di cui abbiamo parlato. Perché fra l'altro abbiam dovuto andare a cercare e ricercare per trovarli nella casistica di fatti analoghi. Almeno con questa ipotesi della coppia, in cui magari l'alter ego potrebbe anche essere Pacciani - non ci credo affatto, come vi ho detto, ma sta parlando il terzo difensore - almeno in questa ipotesi si elimina l'orrendo pasticcio dei "compagni di merende", che è veramente orrendo, è veramente indigeribile, insopportabile. Ne abbiamo parlato. 

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