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mercoledì 10 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte.
Avvocato Filastò: E insommia, a guardare i consulenti, a vedere questo atteggiamento, a vedere queste indicazioni sulla perversione di Lotti, sulla sua impotenza, beh, insomma, un granello di probabilità di questa ipotesi ci sarebbe. L'altro chi sarebbe, Pacciani? Mah, ne dubito molto. Potrebbe anche essere; ma comunque un terzo con cui Lotti ha un rapporto omosessuale, magari davvero, che lo domina, di cui ha paura, che lo accuserebbe di essere un esecutore più attento se venisse scoperto. Servizievole e collaborativo più di quanto lui non voglia intendere di essere. E quindi ecco la riserva notata dai consulenti; ecco quel suo mantenersi nella manica una certa carta. Siamo sul terreno di una ipotesi a cui io non credo, ma che bisogna che per forza, per dovere professionale, vi affidi. io so solo che all'interno di queste ipotesi che vi ho detto, tutte, eh, compresa quella che io considero vera, cioè a dire, quella che l'avvocato Mazzeo vi definiva a suo tempo... Come dicevi? La sindrome del prigioniero, no? 
Avvocato Mazzeo: Il dilemma del prigioniero. 
Avvocato Filastò: Il dilemma del prigioniero. E quello che noi riteniamo. Come le altre ipotesi che vi ho fatto, io vi posso dire, a questo punto, che da questo punto di vista, per lui la scelta di Vanni su cui scaricare non potrebbe essere più adatta. Voi avete presente il gioco dello schiaffo del soldato? Il gioco dello schiaffo del soldato, chi è che sta sempre sotto, poveraccio? Quello che è il più tonto, il più bloccato, il più rintronato. Quello che non riesce mai a capire chi glielo ha tirato lo schiaffo. E sta sempre sotto lui. Quello che sta lì perché continua a pigliarsi gli schiaffi, perché, insomma, non capisce da che parte viene la botta. Poteva toccare al Nesi, forse. Ma Nesi no; Nesi è uno che si sa difendere; Nesi è uno che... vallo a toccare il Nesi! Poteva toccare al Butini. Poteva toccare al tedesco, amico di Giancarlo, l'Amundsen, che è qui in questo processo anche lui citato. Il tedesco Amundsen. Nome storico, importante. É quello che ha fatto delle scoperte nel Polo Nord, dove? Il Polo Sud. Un grande esploratore. Poteva toccare a Simonetti. E quale, benché morto però il Simonetti bisogna stare attenti, perché comunque è stato un maresciallo dell'Arma, vero. E l'Arma non è che scherzi, quando qualcuno va a toccarla. Poteva toccare a qualcun altro. É toccato al Vanni, perché è più indifeso; perché è 1'ipodotato intellettualmente, perché non si sa esprimere, non si sa difendere, perché è un povero postino, in qualche modo offuscato dall'alcool, dalle arterie indurite, dall'encefalopatia. Ma accidenti, mi riuscisse mai una volta di dirlo per bene! É toccato a "Torsolo". "Torsolo", "Torsolo". Lo chiamavano così: "Torsolo", "Torsolo". E poi, per l'appunto, proprio in quei giorni, noi sappiamo che, nei confronti di Vanni c'è anche un certo risentimento. Perché lui ha bussato a soldi e non glieli hanno voluti dare, né la Bartalesi, né Vanni. 'Ora ci penso io', ci ha detto Bartalesi. 'E ora ci penso io'. Non li voleva da lei; ha cercato di averli dal Vanni, non gli è riuscito: 'ora ci penso io'. Vediamo se questa ipotesi ha dei riscontri. La consulenza dei professori Lagazzi e Fornari, certamente obiettivi non ce ne sono, non c'è nessun riscontro obiettivo, non i due coltelli. Testimoniali? Eh, testimoniali li potreste anche ritenere possibile. Sulla base di quello che ho detto ieri a proposito dei testimoni Chiarappa e De Faveri. E anche sulla base di quel che, ammesso che voi la riteniate attendibile - cosa molto difficile come vedremo fra breve - sulla base della testimonianza della Frigo, che vede una persona sola. Vanni non c'è, non c'è niente da fare; vede due macchine. Diciamo che sono le macchine dei due, va be', ma insomma, non c'è versi, eh, Vanni non ci sta, non c'è. Ed anche sulla base di quel che dice, alla fine, il signor Pucci, testimone oculare, cosiddetto, vero. Il quale, secondo il Pubblico Ministero, alla fine sarebbe stato stanco. Vi ricordate? Vi ha detto così? Dice: "Eh, Pucci alla fine è stanco." Ma che stanco, ma che stanco! Il testimone non dice una cosa perché è stanco? Ma vogliamo scherzare! Il Pucci, a pagina... Io volevo, fra l'altro, farvelo vedere questo. Signor Tinnirello, che potrebbe mettere quella cassetta? 
Presidente: Che cassetta? 
Avvocato Filastò: La cassetta di questo dibattimento, Presidente. 
P.M.: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: No, no. Ma siccome io... Siccome lo posso fare, me lo consente il Codice di procedura, il quale consente alle parti di usare strumenti tecnici, siccome gli strumenti tecnici qui ci sono... 
P.M.: Il dibattimento lo abbiamo... 
Avvocato Filastò: Sì. Ma siccome è passato un po' di tempo, come lei sa benissimo. Perché questa era l'udienza del 6 ottobre del 1997, se non le dispiace, questo pezzettino... 
P.M.: Io mi oppongo.  Presidente. C'è il verbale. 
Avvocato Filastò: Eh, si oppone... E va be', decida la Corte. Se poi... 
Presidente: Cosa vuol fare lei, avvocato? 
Avvocato Filastò: Semplicemente, guardi Presidente, c'è un momento in cui io gli chiedo al signor Pucci: "Però lei, in questa occasione, non l'ha riconosciuto lì, agli Scopeti, ci ha detto." "No, in quella occasione, no." Ha detto il Pucci. E poi dopo gli ho richiesto, in un momento successivo: "E chi riconobbe dei due, lei?" Siamo a pagina 8. E lui ha risposto: "A me mi sembrava il Pacciani. Un lo so. " Attenuando moltissimo quello che aveva detto prima. Quindi, dice: "Anche lei riconobbe solo il Pacciani. è così?" E lui risponde: "Sì." "Il Vanni, no?" E lui risponde: "No, il Vanni no." Pagina 8 del verbale del 6 ottobre del '97. "Vanni non lo ha riconosciuto?" Insisto io. E il Pucci risponde: "No, no." Questo, dopo aver detto, questo, dopo aver detto: "Noi. un s'andò da questa donna, quella domenica lì." - Pagina 18 - "Si andò al cinematografo e si tornò tardi e ci si fermò agli Scopeti, capito?" "Non s'eramo andati da quella donna. No, un fu quella sera lì." "Ah, quella sera non andaste?" Questa è domanda del Presidente. E lui risponde: "No, no." E qui poi il Pubblico Ministero, sempre a Pucci, chiede : "Senta un po', sa se da quella Gabriella veniva anche il Vanni?" E il Pucci che risponde: "No, no, luì non c'è mai stato." Va be', se ne può fare a meno. Tanto io l'ho letto. Vi volevo... capite? 
Presidente: Sì, sì. 
Avvocato Filastò: Poi, se volete, potete vedervelo da voi, vedere come... Perché tante volte, sapete, uno nella concitazione del dibattimento, magari si esprime, la domanda la fa in modo un po' aggressivo, no, tanto che la persona in gualche modo può sentirsi come coartata a dare una certa risposta. O guardate come gliel'ho chiesto, questo momento in cui... Gli ho detto: "Ma insomma, agli Scopeti, chi riconobbe dei due, lei?" La voce era così, da parte mia: "Chi riconobbe dei due, lei?" E lui risponde: "A me mi sembrava il Pacciani. Un lo so." Poi gli chiedo: "Quindi anche lei riconobbe solo Il Pacciani. È così?" E lui risponde: "Sì." "Il Vanni, no?" E lui risponde: "No, Vanni no." E io gli dico: "Vanni non lo ha riconosciuto?" E lui risponde: "No, no." E la cosa si è svolta così, pianamente. Io non è che l'abbia... Prima, nella parte precedente del mio controesame, non è che lo abbia, come dire, aggredito. Stavo a sedere, così come sto a sedere ora, facevo le mie domande tranquillamente, in fiorentino più stretto possibile per metterlo a suo agio. Lo potrete rilevare. Usando proprio il più possibile il gergo per tranquillizzarlo. Ecco. Però voi mettete insieme tutte queste cose: la macchina che sta lì cinque ore e mezzo, se è quella del Lotti; la coppia che vi racconta questo, la coppia Chiarappa-De Faveri; la Frigo che vede il guidatore solamente, sia su una macchina che su quell'altra. E poi allora tirate le somme, insomma. Voglio dire, a questo punto io perché sto tanto a affannarmi per Vanni? Avrei potuto dirvi questo e basta, no? E va bene, seguiamo ancora questa falsariga dei cosiddetti "riscontri obiettivi". E vediamo le macchie di sangue sulle pietre del fiume Sieve. Ma sono di sangue? Questo è un elemento, proprio, che non ha nessun valore assolutamente di nessun riscontro alle dichiarazioni del signor Lotti, per il semplice motivo: per la mancanza di materia prima, cioè a dire per la mancanza del sangue. Mi pare che in dibattimento abbian messo bene in luce queste macchie, ammesso che ci siano, che ci saranno certamente state, insomma, macchie che possono essere di tante cose: di sangue non ce n'è. I pedinamenti fatti alla ragazza uccisa, vale a dire la Pia Pettini (N.d.t. Routini) sono pedinamenti che portano, non sono riscontro di nulla, per il semplice motivo che portano a direzione completamente diversa. E la direzione diversa vi è stata indicata dal teste Bardazzi. Vedete, questi pedinamenti che sono convinto anch'io che ci siano stati, come sempre ci sono stati nei confronti delle varie vittime di questi orrendi delitti, beh, il Bardazzi vi riferisce una circostanza in cui, Bardazzi insieme a Zanetti - forse insieme a qualcun altro - una di quelle persone che ha visto "il mostro di Firenze". Questa persona è certamente "il mostro di Firenze" che sta seguendo questa coppia. Ed è solo. E questo è autentico ed è vero, è attendibile il teste Bardazzi, perché? Perché questa persona non ferma l'auto davanti alla sua tavola calda, ma la sistema in posizione defilata, in modo che non si veda. Perché questa persona non entra all'interno della tavola calda, ma si siede all'esterno, con quel sole di luglio - siamo alle tre o alle quattro del pomeriggio e passa, per l'orario, lì, non è che possiamo essere, volere spaccare il capello in quattro con Bardazzi, sull'orario. poi, fra l'altro, coincide abbastanza - si siede fuori. E però il suo sguardo è fisso su questa coppia. E quando questa coppia... E lui, la birra che ha ordinato, non la beve, perché è talmente assorto nel guardare questa coppia, e guardare in particolare la ragazza perché lui odia le donne, che lascia la birra lì a scaldarsi. E solo quando vede che i due si sono alzati e stanno andando alla cassa per pagare il conto, è allora che trangugia la birra, si alza anche lui, va pagare e li segue. E anche a Bardazzi glielo abbiamo fatto vedere il signor Vanni, vero? Vanni non era, eh. Gli abbiamo fatto vedere anche le fotografie del signor Vanni, com'era il signor Vanni all'epoca. E ha detto, il Bardazzi: non c'entra niente con questa persona, che è una persona distinta, che ha un'aria inquisitoria, fra l'altro. C'ha un certo atteggiamento. Ora qui non ricordo se lui lo ha detto, ma a suo tempo lo ha detto. Che lo abbia detto al tempo di Pacciani: addirittura ebbe l'impressione che fosse una persona della Polizia, o uno che avesse un mandato di questo genere. E siccome questa cosa io l'ho detta anche troppe volte, bisogna che, a questo punto, l'avvocato Filastò vi faccia la sua ipotesi. Bisogna che ve la faccia, perché non sarebbe onesto che restasse questa voce detta ad alta voce, ieri: 'è un poliziotto e basta'. Perché è una mia radicata convinzione, in questo senso. E mi preme spiegarvela, cominciando da perché io mi occupo dal 1981, mese di ottobre, del caso del "mostro di Firenze", non essendo, fino ad un certo momento... per pochissimo tempo, un paio di settimane mi occupai di un sospettato che stette in carcere tre giorni, fra l'altro, venne scarcerato subito dal dottor Tricomi. Ma non è questa la ragione fondamentale per cui mi occupo di questo caso. E vi devo spiegare, questa ragione mi tocca a spiegarcela, anche perché ho sentito il Pubblico Ministero, ho letto il Pubblico Ministero - perché quel giorno non c'ero, ma l'ho letto nella sua... - quando lui ha parlato in replica, rispetto alle prove che avevo richieste. Ma insomma, la replica, che poi, fra l'altro, da un punto di vista processuale mi lascia piuttosto incerto sulla possibilità di far repliche in quella sede. Comunque, la fece. Dice: 'ma questo avocato Filastò viene un giorno sì e un giorno no, tutti i giorni ' - non mi ricordo - in Procura a portarci un "mostro".' Non è vero nulla. 

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