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lunedì 29 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

Avvocato Filastò: Perché possibilissimo? Possibilissimo, perché c'è questa ansia che sta dietro 'a questo interrogatorio, come vedremo meglio, affrontando alla fine i signori: Lotti e Pucci di cui vi ha già parlato - con riferimento alle loro dichiarazioni dibattimentali, con riferimento all'incidente probatorio — a lungo e molto bene il collega: avvocato Mazzeo. E siccome, con l’avvocato Mazzeo ci siamo divisi i compiti per non tediare. questa Corte, che ha già avuto tantissima pazienza ad ascoltarmi per tutti questi giorni; io di quello che ha detto l'avvocato Mazzeo, non ripeto nemmeno una sigla, perché non sarebbe il caso, lo ha già detto lui ed è registrato. A me interessa, a questo punto, alcuni dati che qualificano quell'indagine che il Pubblico Ministero l'ha definita ampia, puntigliosa, attenta e via aggettivando. E questa indagine, da questo punto di vista - con riferimento agli esami di Lotti, in particolare, che da un certo momento diventa un imputato, ma prima è un testimone — io quest'indagine puntigliosa, attenta, eccetera ve la qualifico e ve la raccomando con riferimento ad un punto solo, prima di tutto: che è il verbale di interrogatorio del 12 giugno del 1996 , alle ore 16.30; in cui si legge .- ..alla., metà di questo verbale — questo. A domanda risponde -Lotti, già imputato a questo punto: "Dell'omicidio di Scandicci, del 1981, vicino alla discoteca Anastasia, ne ho sentito parlare solo in televisione; né Pacciani né Vanni me ne hanno parlato. La stessa cosa devo dire anche per gli omicidi precedenti di cui ho sentito parlare solo in televisione." ... Voi pensate, che oltre questa domanda e questa risposta, il processo, con riferimento alla posizione di Lotti, contenga qualche altra cosa? Qualche altra domanda? Qualche altra richiesta di precisazione su questo punto? Sul fatto che abbiamo a che fare con un unico caso criminale che percorre un arco di quasi trentanni, ve ne ho già parlato, ve l'ho già detto e non sto a ripetermi. Inquirenti approfondiscono questo aspetto così e basta; si contentano di questo che dice questo signore, in quest'occasione. E finisce il discorso. E non se ne riparla più, ecco. E allora, voi mettete insieme: non c'è solo la mancata perquisizione alla casa del Ponte Rotto; non ci sono solamente i quindici testimoni di Baccaiano che nessuno pensa di ascoltare; ma persino quando abbiamo l'imputato confesso e chiamante in correità che è lì, che ci può spiegare tutto su questo punto con riferimento agli altri omicidi, ed in particolare quello di Scandicci — che è avvenuto quattro mesi prima, con le stesse identiche, modalità — fa questa domanda, si accontenta della risposta. Come dice Dante: “State contenti, umana gente, al quia che si è possuto aveste saper tutto, mestier non era partorir Maria.” E fine del discorso. No, no, io non ci sto. E penso non ci starete nemmeno voi. Allora, che altro c'è da dire? C'è da dire questo: che il collega vi ha indicato, individuandole, una serie di gravi contraddizioni, gravi contrasti, verosimiglianze, falsità plateali in cui è incorso Lotti; e però, ho sentito dire che tutto questo potrebbe essere, in qualche modo, spiegato con una sorta di progressione attraverso la quale Lotti da cauto e centellinatore delle sue informazioni non parla, non dice, eccetera. Ma non è così. Perché su alcuni punti di notevole importanza, il signor Lotti, non si comporta in questo modo. Per esempio. Siamo al primo interrogatorio — uno dei primi interrogatori – dell’11 febbraio del ‘96, esame, perché allora, a questo punto, lui ancora risponde soltanto come testimone e il Lotti dice: "Quello che aveva la pistola, mi- pare, era più alto.” Beh, scusate, ma più alto o più basso dal punto dì vista della sua volontà di difendersi, non credo che conti molto. Non ha nessuna rilevanza, no? Dal punto di vista di quello che lui vorrebbe fare... tenersi delle informazioni, dire che uno che ha la pistola, e quello con il coltello; uno è più alto e l'altro è più basso; non è che ci sia poi, voglio dire... Allora, perché sbaglia così platealmente rispetto a quello che dirà dopo? Tanto è vero, l'11 febbraio del '96, alle ore 19.15 — dopo che gli sono state lette su contestazione, le dichiarazioni di Pucci e che i due gli è stato detto erano Vanni e Pacciani — dice di aver visto il giovane, uscire dalla tenda e il Pacciani sparargli contro; e il Pacciani dei due, è il più basso. Quindi, si è ribaltata completamente l'altezza di queste due persone. Ma sempre, con riferimento a questo interrogatorio dell'11 febbraio del '96 - che io vi raccomando con particolare attenzione - qui si chiarisce. Perché, qui stiamo esaminando non tanto la confessione che già è stata esaminata, approfondita dal collega, quanto l'aspetto e la chiamata di correo del signor Mario Vanni. Beh, su questo punto... qui, c'è qualcosa che proprio non va. E cos'è che non va? Non va proprio come esce il nome di Vanni. Perché... 
Mario Vanni: Io non so nulla di tutta questa storia. 
Avvocato Filastò: Lo so che non ne sa nulla. È inutile che continua a borbottare. ... Chiarisce un identikit; l'ha fatto Pucci. C'è un esame di Pucci del 2 gennaio del '96 che non avviene, purtroppo, in un ufficio del Pubblico Ministero, avviene in un ufficio di Polizia, beh... E qui Vanni è il leit motiv, eh? Vanni ha prostitute, Vanni falli di gomma, Vanni si accompagna a Pacciani... Fino a contenere questo esame del Pucci — sto parlando di Pucci - una fandonia plateale che riguarda il racconto al bar. Perché, in questa sede, il Pucci dice che al bar avrebbero, parlato di aver visto queste persone che li hanno minacciati; e che, da questo vero, loro avevano avuto paura ed erano scappati. E questo è risultato non assolutamente non vero che le persone interpellate al bar, salvo l'orefice, dice: 'ma, mi pare di aver sentito parlare che qualcuno c'era passato'; nessuno si ricorda una circostanza di questo genere e viceversa per come viene raccontata qui, da Pucci, doveva esservi importante. Poi Lotti, si sta parlando del verbale dell'11 febbraio del '96, a pagina 5, mentre viene interrogato "chiede” tra virgolette - 11 febbraio ’96, verbale, Lotti — chiede all'ufficio che nomi abbia fatto Pucci; ma l'Ufficio non palesa al Lotti tali nomi”. È giusto, eh. Ci mancherebbe altro! Se qui siamo alla ricerca di una chiamata di correo, che sia valida e che non sia, in qualche modo, suggerita o suggestionata da qualcuno, da qualche cosa... guai, vero, a dirgli chi sono queste persone che chiama in correità, il signor Pucci, e che Pucci colloca in una certa situazione. E che cosa avviene? Qui siamo circa alle ore 13.00, perché l'interrogatorio comincia alle ore 11.00, 11.45 visto perché, probabilmente, il signor Lotti si alza tardi la mattina... Comunque alle 13.00, passano cinque o sei ore e si va, immediatamente dopo, alle 18 e qualche cosa, a far che? A fare un confronto con il Pucci. E nell'interno di questo confronto, durante questo confronto il Pucci dice che furono minacciati di essere fatti fuori e gli toccò di andare via. E aggiunge che uno era Pacciani e che quello con il coltello gli sembrava Mario Vanni. E così bell'è fatto col signor Lotti, vero? Ma, da questo momento sa che non fa.. . 
Avvocato Mazzeo: Oh, meno male gliel'hanno detto. 
Avvocato Filastò: ... non c'è verso. Prima, capito? Si è detto: "No, no, sta cosa noi non gliela palesiamo a lei.” Poi si chiama Pucci, gli si fa fare il confronto e dopo, nell'interrogatorio — immediatamente dopo che comincia alle 19.45 — ecco, vah, il Lotti che tira fuori il nome di Vanni. È questo come vien fuori questo nome di sta persona; salvo che, poi al dibattimento — ho parlato l'altro giorno e non ne parlo più - dibattimento : "Vanni?" "Vanni no." Vanni no per tre volte, su tre circostanze diverse che riguardano: la gita dalla Ghiribelli — e questo lo sapevamo di già - se il Vanni andava mai dalla Gabriella; se quella sera erano andati loro, Pucci e Lotti, dalla Gabriella. "Non fu quella sera lì, andammo al cinema." Però in questa occasione, lei, non l'ha riconosciuto lì, agli Scopeti?" "No. In quell'occasione lì, no." "Chi riconobbe dei due, lei?” "A me mi sembra il Pacciani, un lo so." "Quindi anche lei riconobbe solo il Pacciani; è così?" "Sì." "Il Vanni no?" "No, il Vanni no. Il Vanni no." E basta è fine, è così. Allora, qui a questo punto, che altro si può dire? Andare a cercare qualche cosa che non può essere inserito nella cosiddetta "progressione", nella progressività di cui ha parlato il Pubblico Ministero, ma che rappresenta, invece, gualche cosa di diverso. Ma, prima di questo, c'è un'altra cosa imbarazzante, anche questa, da dire. Che cos'è? Confrontate le primissime dichiarazioni di Lotti e di Pucci; e vi accorgerete che tutti e due, entrambi, l'uno e l'altro dicono - a proposito del motivo per cui si sono fermati lì, in quella, piazzola — la stessa falsità.: "Per fare un bisogno." 0 "per pisciare dice un altro. "un po' d'acqua." E ora noi sappiamo che dal loro racconto successivo, dovrebbe essere questa una falsità. Allora, chi è che l'ha messi d'accordo questi due? Come mai si trovano d'accordo a riferire una panzana? Che specie di relazione c'è stata preventivata a questi due? Allora poteva dire: "Ci siam fermati per vedere il panorama." Un altro poteva dire: "Ci siam fermati..." No, tutti e due 'per far l'acqua'. E tutti e due dicono che gli scappava a quell'altro. È un indagine, questa qui, che va avanti così, si struttura in questo modo, procede in questa maniera. E procede in questa maniera, quando? Perché poi, tutte le cose, hanno la loro - spiegazione. E anche questa ce l'ha, spiegazione, ma quando? Voi, a questo punto, l'elemento, il dato sul quale potete affidare una serena valutazione, è quella: "Il catalogo delle donne che amò il padron mio". "Madamina, il catalogo è questo e le donne che amò il padron mio". 
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono) 
Avvocato Filastò: Vale a dire la lista degli atti del Pubblico Ministero. E guardate le date e vedete quanti mai atti vengono fatti nel mese di febbraio del 1996. E guardate l'intensità, il lavoro di questi inquirenti in quel momento, quando sta per scattare la sentenza di assoluzione di Pacciani. E come vedete, molti di questi atti, culminano col mandato, con la misura cautelare in carcere, per il signor Vanni. Che viene immediatamente spedita al dottor Tony, che sta reggendo l'accusa nel processo di Pacciani davanti alla Corte di Assise di Appello. E voi capite, allora. Voi capite il clima, capite la concitazione, capite anche queste cose che avvengono; persone che si trovano d'accordo a parlare di una cosa, che poi dopo si trovano d'accordo a modificare certe dichiarazioni, perché questo anche avviene. E, insomma, questo accani... questa, come dire, ansia indagatoria che prende un po' tutti, perché c'è una tesi accusatoria che deve essere salvata. C'è un processo che deve essere salvato. E qui, a un certo punto, dentro a - questo brutto intreccio, c'è rimasto incastrato questo poveruomo. 
Segue...

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