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mercoledì 17 febbraio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 11 marzo 1998 - Dodicesima parte

Segue dall'undicesima parte.

Avvocato Filastò: Nel corso dell'indagine i nostri indagatori starebbero indagando per trovare i mandanti, il misterioso dottore e/o il misterioso mago, oppure il mago dottore, il mattore, il mattone e che altro volete che sia'. Rapporti, quindi, fra Vinci, Indovino, Pacciani. Allora, Vinci è il proprietario dell'arma all'origine, che uccide Barbara Locci e Antonio Lo Bianco con quell'arma. Indovino è il mago praticante la magia nera, no -per questo ci sono i rapporti fra loro, no - che è portatore di quell'intenzione che ho detto, di procurarsi quell'arma come feticcio, si rende acquirente a son di milioni, Indovino, munifico, pagando Francesco Vinci, lautamente; tant'è vero che Calamosca dice: "Aveva un sacco di soldi." Acquirente dell'arma e Pacciani è l'esecutore materiale insieme agli altri "amici di merende", il quale usa l'arma che gli hanno procurato, Vinci e Indovino, con questa sua pregnanza magica che costituisce e che integra, in qualche modo, il rituale. Vinci finisce in carcere accusato di essere il "mostro di Firenze"; si teme che possa parlare e accusare colui o coloro ai quali ha consegnato l'arma; il gruppo si attiva per commettere il delitto mentre lui è in carcere: i tedeschi. Ed ecco perché il dottor Giuttari si attiva per scoprire i rapporti fra Vinci, il mago Indovino e Pacciani. Ecco perché vi produce i riscontri del bar di Prato; ed ecco anche, in che senso e con quale significato, sotto il profilo della prova, Lotti che non capisce nulla di tutto questo, vero - perché fargliela capire a Lotti una cosa di questo genere non è possibile - Lotti dice: "Il delitto dei tedeschi fu commesso per far uscire Vinci di galera." Ed è un'affermazione che, se ha un senso, si inquadra in questo percorso logico indagatorio che ho detto, il quale in questo modo dovrebbe riuscire a risolvere questo - che ho definito -mistero dei misteri, del passaggio e del perché del passaggio dell'arma. E invece questa parte ombratile e magica di questo processo, che puzza proprio di inquisizione, eh, puzza di inquisizione, sotto il profilo proprio dell'oggetto dell'indagine, capite? Qui siamo dentro la più bieca superstizione, perché bisogna proprio essere, come dire... Io ho detto, qualche tempo fa, che è un processo che per certe cose mi ricordava il processo di Salem, ma no, ma no, qui siamo dentro all'horror di serie C. Proprio di quelli dei film americani più brutti, quelli fatti peggio; quelli che da un punto di vista narrativo, Stephen King, direbbe: "Contravvengono la regola aura del narratore che è quella della sospensione della incredulità del lettore." Ed è intorno a questa ipotesi, magica, esoterica che dovrebbe svolgersi quell'indagine che si farà, che si dovrebbe fare, sui mandanti, sui misteriosi mandanti, doviziosi mandanti; e che è un'indagine che come ho detto e come ripeto - confermando la scommessa - non si farà mai, perché manca la materia prima, perché mancano i mandanti, perché mancano i maghi, perché manca proprio da un punto di vista di serietà; ma poi manca il buonsenso nell * affermare un'ipotesi di questo genere. Tutta questa storia è un tale pasticcio in forma irrazionale, fino alla raffazzonata, incolta congettura iniziale - perché è una congettura incolta è raffazzonata quella iniziale - che è in qualche modo, forse, raccolta dalla sentina del carcere, dalla peggiore sentina del carcere, che le pretese fonti di prova sono state vergognosamente squalificate e squalificanti, sto parlando dello Sgangarella, del Calamosca. Il quale al momento in cui uno cerca di approfondire un discorso dice: "No, no, io mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Arrivederli e grazie a loro dell’attenzione." E se ne va. Fino al punto, che come dicevo prima, correttamente il Pubblico Ministero vi passa sopra ed è costretto a fare su quest'episodio processuale, insomma, in modo così di... ma non parliamone. Non parliamone che è meglio. E la difesa, però, purtroppo, questo non lo può fare, perché è costretta ad analizzare, perché esiste questa dichiarazione di Lotti che invece di essere riscontrata obiettivamente prova, al contrario, l'esistenza di pesanti interventi, purtroppo. E qui si tocca con mano l'intervento esterno. Pista magica, messe nere, acquisto di pistola dal Vinci, Vinci ricattatore quindi ucciso, Vinci pieno di soldi, Vinci che viene visto a San Casciano con Pacciani e Vanni. Da chi? Dal Lotti, naturalmente. 
Mario Vanni: Chi lo conosce? 
Avvocato Filastò: Chi lo conosce? Bravo, Vanni. Ed è fra l'altro, l'approfondimento di tutto questo, eh, beh, è passato anche all'attenzione di questa Corte, perché il Presidente giustamente, vista una certa lacuna nelle istanze istruttorie del Pubblico Ministero, ha detto: ma qui manca il Calamosca, scusi. Cos'è, una svista? No, non era una svista. Si è visto che non era una svista -scusate il bisticcio - quando è venuto il Calamosca. Era un abbandonare una certa linea che effettivamente, basta... basta, capite, basta metterla insieme, capite, basta metterla insieme, pensarci un momentino; invece di tenerla lì come una specie di sottinteso, basta esplicitarla come ho fatto io, per dire: ma che scherziamo, ma siamo alle porte del 2000 e si sta a parlare di queste cose ancora in questo Paese, triste, da questo punto di vista. In cui rigalleggiano, sembra che davvero sì, come in un film dell'orrore di serie B, certi fantasmi rigalleggino qui dentro e ci riportino a situazioni inquisitorie di secoli fa. Eppure c'è chi ci crede, eh. Eppure c'è chi ci crede. C'è il controesame della parte civile, avvocato Colao, a Calamosca... non mi ricordo a chi, che vuol sapere dove venivano espletati questi riti di interrogazione del cartellone. In cucina, avvocato Colao, venivan fatti questi; dove lo fanno tutti. Perché questi riti di interrogazione del cartellone probabilmente li avrà fatti anche lei, non lo so, io sì, vi ho già raccontato, ma ci son centinaia di persone, migliaia di persone, milioni di persone in questo Paese che fanno queste cosette, perché a volte possono anche essere divertenti, a volte meno. Qui, fra l'altro, ricordo che ci fu un intervento dell'avvocato Pepi, il quale disse: ma tutte queste cose non fanno parte del processo, sono irrilevanti. E qui intervenne il Presidente che respinse l'opposizione - pagina 48-49 dell'udienza del 27/06/97 — e dice: "Noi non conosciamo il movente di questo delitto, tanto per essere chiari, di questi delitti... di questi delitti." Bravo, signor Presidente. Bravo signor Presidente. Fece proprio bene a respingere questa opposizione, perché questa cosa andava invece approfondita, poi invece abbiamo fatto qui... è giusto richiamare il Calamosca, certamente, andava fatto, l'abbiamo fatto. Bene, ottimo. E l'abbiamo fatto. Gli è stato chiesto al dottor Giuttari - e risponde a pagina 40 - sul passaggio dei soldi a Vinci, da questo gruppo al Vinci; perché il gruppo che acquista, il Vinci è quello che vende: "Avete fatto delle indagini sul passaggio dei soldi?" Dice: "No, questo non è stato fatto." Dice il dottor Giuttari. Che volete fare, che si deve fare? E sul punto il dottor Giuttari, se la cava in questo modo : "No, le dichiarazioni di Calamosca sole no." Perché lo capisce che il Calamosca non è decente, vero, come personaggio. "Perché dall'altro lato abbiamo anche una consistenza patrimoniale non giustificata del Pacciani." E qui si inserisce questa cosa dei soldi di Pacciani, che siccome ha messo da parte un po' di soldi, quindi anche là, dice il dottor Giuttari: "Abbiamo una situazione che parte dall'81, quando iniziano i delitti, e che può essere una situazione analoga a quella del Vinci Francesco." Come, come, come? Un momentino, scusate, fermi tutti, eh. Qui siamo alla ricerca dei soldi che sarebbero passati dal gruppo dei maghi facoltosi di Faltignano, maghi facoltosi che dormono in una casa in cui ci piove, accidenti, dentro e che si curano un cancro facendosi fare delle iniezioni dalla briaca Ghiribelli, che non mi sarei fatto fare io da lei neppure, che devo dire, un manicure, sbronza come era; si sta cercando di afferrare questo passaggio di danaro per l'acquisto di questa arma-feticcio e si dice: ma il Pacciani c'ha i soldi. Come? E che vuol dire? Ma il Pacciani dovrebbe essere fra quelli che li spende per comprare l'arma, no? "E quindi potrebbe esserci qualche cosa di analogo rispetto a Francesco Vinci." Come? Analogo? Che c'entra? Ora qui dovrei sprecare un sacco di tempo - ma ve ne ho già parlato - e dire perché Pacciani c'ha i soldi, e perché poi possono essere tanti motivi, alcuni... Ma poi il motivo è lì, è la persona che non vive, è la persona che monetizza ogni cosa, monetizza le figlie, monetizza le girate quando va in campagna, perché piglia gli asparagi selvatici, monetizza i cani che gli affidano, monetizza ogni cosa, insomma, una persona così, negli anni e con gli interessi, perché questi soldi lui li mette a fruttare, vero. Si può arrivare eccome a questi soldi. E tutto questo di fronte ad una persona come Francesco Vinci, che muore in quel modo, riguardo al quale non si sa assolutamente... non si sa quasi nulla, salvo che è morto e che è stato ammazzato, lui è il servo pastore, e l'unica cosa che so io, ve l'ho detta, quella dell'incontro alle Cascine del Riccio, visto da lui, fra una certa persona e la Barbara Locci. L'uccisione di Vinci è collegata ai delitti del "mostro"? Beh, sì, può darsi benissimo. E lo possiamo, però, per questo ritenere il venditore, per quelle ragioni esoteriche assurde che ho detto, di quella arma che a suo tempo ha sparato alla Barbara Locci, a questi terzi maghi o esoterici che hanno in mente i riti? E dobbiamo, da questo, dire che questo processo ha portato un benché minimo contributo probatorio all'idea che questo signore poi ricatta in seguito questi terzi, lucrando ingenti quantità di danaro, oltretutto senza aver fatto accertamenti sulle sue disponibilità all'epoca, che non se ne fanno? No, non si può fare, no. É tutto un fuor d'opera. No, è tutta una cosa da respingere in blocco. Ed è poi da respingere in blocco perché, vedete, il Vinci... va bene, il Vinci trova un signore che un bel giorno Vinci è là che gira per chissà dove con la sua calibro 22, con la guale ha ucciso la Barbara Locci e Antonio Lo Bianco, trova un facoltoso signore il quale vuole per l'appunto quell'arma per quella ragione che si è visto - esoterico-magica, da magia nera, da riti e tutto quello che vogliamo - e trova guesto qui che dice: 'senti, vendimi quest'arma te la pago benissimo, quanto vuoi?' 'Cinquanta milioni'. Tale gli dà cinquanta milioni. Benissimo. E lui ha venduto un'arma Vinci, no. Poi Vinci, va bene, sente dire che una calibro 22, che ce n'è tante, ammazza delle persone in giro, no. Questo lo sanno tutti. Ma che sia quella che ha venduto lui come fa a saperlo? Perché lui si è tenuto i reperti delle pallottole? Ma capite? Voglio dire, ma siamo a ragionare in questo modo. Vinci sa che a un certo punto deve aver capito che i delitti avvenuti nella provincia di Firenze erano stati fatti con quell'arma lì. Come fa? Lui un giorno ha trovato un signore e gli ha detto: 'vendimi quell'arma'. Lui gliel'ha venduta, questo gliel'ha pagata benissimo. Basta. I collegamenti li fanno i periti e li fanno da un certo momento in poi, no. É vero? E lui come fa a farli? Non ha strumenti per farlo. 
Segue...

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