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martedì 26 gennaio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 marzo 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte.

Avvocato Filastò: Va be'. Torniamo a bomba, non lasciamoci inforbiare da altre cose. Allora, la circostanza è questa: sul posto, nella immediatezza degli spari, nel momento topico del delitto, immediatamente prima immediatamente dopo, non ci sono macchine su quella strada, salvo una: quella delle vittime. Lo potete dare come un elemento accertato. Sulla macchina, per allontanarsi dal posto, andare in un luogo più favorevole e compiere le escissioni, non ci si mette il povero Mainardi: ci si mette la belva, e finisce nel fossato. Confronto con la cosiddetta "generica" i dati obiettivi. Si esaminano qui - e vado tutto a memoria, con l'impegno di ritornarci sopra, domani, se è il caso, e se dico qualche cosa che è inesatta, per piacere, Pubblico Ministero me lo faccia presente - i dati obiettivi sono i bossoli. Primo: che indicano una certa collocazione dello sparatore, in un certo momento. Bossoli, cinque o sbaglio? Cinque, tutti intorno alla macchina, a dove si trovava inizialmente, presumibilmente, la macchina; in un arco, massimo, di un paio di metri. Ci sono due bossoli che sono sulla strada. E per forzai Perché siamo lì, sulla strada, attenzione, sull'asfalto, sul primo tratto del manto asfaltato; perché siamo lì, perché siamo in un fazzoletto e questi colpi vanno a colpire quasi mortalmente Mainardi, ma attenzione, perché questo è quello che, secondo me, emerge dalla perizia; non è stato detto in questo modo. Colpiscono alla testa sì, perché lui dall'81 di giugno in poi, lui mira alla testa; abbiamo visto che c'è questo perfezionamento. È andata male con la Pettini nel '74, con la povera Pettini, Stefania Pettini; a partire dall'81 si mira alla testa. E però il bersaglio della ragazza non l'ha presa come voleva lui; è scivolato via il proiettile, ha colpito al naso. Lesione traumatica molto, sanguinolenta molto, però non mortale; e la ragazza si muove e reagisce e forse urla. Perché dico questo? Me lo invento? No. Voi avete una conferma di questa ricostruzione che vi sto facendo; data da che cosa? Da un reperto di carattere obiettivo che voi trovate su uno stinco della povera Antonella Mainardi. C'è una ecchimosi evidente, provocata da che cosa? Guardino, è un'ecchimosi, è una lesione vitale; cioè non è una ipostasi, non è un travaso sanguigno che avviene dopo la morte, in conseguenza del fatto che il corpo non pompa più sangue e il sangue va a collocarsi in certe zone declivi del corpo. No. E' una ecchimosi, cioè a dire è un liquido che emerge immediatamente in seguito ad un colpo, ad una botta. E che colpo può essere questo? Quello della ragazza, poverina, che agitandosi è andata a sbatacchiare contro il sedile anteriore con questo stinco. Non c'è altra spiegazione. Ed è allora che questo feroce individuo ha questo momento di incertezza, perché questa ragazza si muove e allora esplode un colpo; e si trova il bossolo dentro la macchina. Esplode un colpo che, forse, è quello che prende in fronte, questa volta, la ragazza e forse no. Questo non lo so, come fa a dirlo? Nessuno lo può dire, certo che un colpo c'è in questo senso, dall'interno della macchina. Però tutto questo, tutto questo l'ha pagato in termini di perdita di controllo. Il tratto di strada da attraversare è quanto di qui a lì, eh. Dalla coda della macchina al fossatello c'è quanto da dove sono io a all'inizio dei gradini; mica di più. Andateci a vedere se è così. E immediatamente c'è il fossatello. In questo momento, ha perso... Questa persona si è mossa, lui ha sparato, ha perso il controllo ed è finito dentro il fossato. E questo, eh, la questione è grave; e questo per lui è grave. Qui ne va di esser presi, finalmente. Ma, allora lui, a questo punto - ecco, guardate la freddezza, la cattiveria di questa persona - è convinto di aver ucciso la ragazza, perché la ragazza probabilmente lui l'ha presa con questo colpo sparato dal di dietro; e allora scende, scende. Chiude lo sportello, forse lancia le chiavi in questo momento, via, lontano. Si sta per allontanare, con la coda dell'occhio: il movimento del povero Mainardi, che anche lui è rimasto vivo. La ragazza è morta dopo che lui gli ha sparato quel colpo dall'interno della macchina, ma allora eccolo... pim pim i due fari, perché danno fastidio, e non c'è tempo di tornare alla macchina, aprirla e finirlo da vicino, perché il tempo stringe, bisogna andar via, siam sulla strada... pam, pam! via i due fari. Pam! il terzo colpo sul parabrezza, che buca il parabrezza. Colpirà il Mainardi, non lo colpirà? Non lo so. E i bossoli eccoli lì, tutti e tre. Uno, due e tre, davanti alla macchina. E poi se ne va a piedi. A piedi. Bossoli, lesioni, questa lesione allo stinco della raqazza collimano; ci siamo. È l'unica ipotesi possibile; non è un'ipotesi, è una ricostruzione: l'unica attendibile, l'unica veramente seria. E a questo punto, anche da questo secondo punto di vista - non solo per l'assenza delle automobili ma anche per la ricostruzione attendibile, l'unica -e va bene, voi, a questo punto, Lotti lo avete già inquadrato. Ma dice: come mai gli inquirenti a questa impostazione, a questa ricostruzione che ha tutto il crisma - questo sì che ha il sapore e l'odore della verità - come mai gli inquirenti, invece... E' perché, tante volte, capita in una indagine, che qualcuno si innamora di una certa tesi. E qui, siccome ad un certo punto, noi, gli elementi più stridenti in tutto il fatto, in tutte le cose era per l'appunto questo aspetto, che questi ragazzi non era mai nessuno riuscito a tentare nemmeno una reazione, il che era straordinario, a questo punto, dice: 'Ah, questo il Mainardi c'è riuscito. Ha messo in moto e se n'è andato e questo gli ha sparato, gli è corso dietro'. Ha detto un difensore di parte civile: "Gli è corso dietro", corso, ma che corso. Ma dove si corre lì? Ma che c'è da correre? Sì, Colao, vacci Colao, vai a vedere se è possibile correre da quelle parti dietro all'automobile. È uno spazietto quanto da qui all'auto, lo vuoi capire? Allora, insomma, allora ci si innamora di questa tesi; e quando ad un certo punto... i Magistrati, quando si appassionano, purtroppo, su una determinata ricostruzione o tesi che sia, sono peggio degli avvocati. Perché gli avvocati possono, ad un certo punto, anche sballare... Sono molto peggio, non c'è niente da fare. Gli avvocati possono anche sballarle grosse, inventarsi le storie, e magari sposar le cause, ritenere fatti di un certo tipo che non son veri, tipo il trincetto dell'avvocato Colao. Avete mai visto nessuno che s'è incaponito più di lui su questa storia del trincetto? Il trincetto per l'avvocato Colao era diventato una specie di ossessione. Però dopo gli avvocati, poveracci, che posson fare più che sgolarsi, su questo siamo d'accordo, no? Più che sgolarsi noi che si può fare? 
Avvocato Colao: Non sono d'accordo.
Avvocato Filastò: Sul fatto che più che sgolarsi... 
Avvocato Colao: ...stai parlando te.
Avvocato Filastò: ... più che sgolarsi non si può fare. No, voglio dire... 
Avvocato Colao: No, stai parlando te.
Avvocato Filastò: No, voglio dire, ma sei d'accordo che più che sgolarsi non si può fare? 
Avvocato Colao: Ma io non posso dirti nulla.
Presidente: No, no, avvocato Colao, per cortesia, per cortesia. A
Avvocato Colao: Che ti devo dire, che son d'accordo?
Avvocato Filastò: No... 
Avvocato Colao: Non lo sono.
Avvocato Filastò: Ma su questo... per solidarietà nei confronti della categoria, abbi pazienza, tu potresti anche fare un benché minimo accenno di approvazione. In fondo, noi, non ci si può far altro che... vedi, almeno l'avvocato Curandai annuisce, invece. Perché effettivamente noi non possiamo fare altro questo, di sgolare. Noi sulla prova che si può fare? 
Avvocato Colao: Se una ricostruzione è sbagliata...
Avvocato Filastò: Sì, poi me lo dirai perché è sbagliata, eh. 
Avvocato Colao: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Sì, sì, tu lo dirai, tu lo dirai. Ma invece, purtroppo, i Pubblici Ministeri, gli inquirenti, i Carabinieri, la prova la stanno proprio... poi in queste contingenze, in questa immediatezza ce l'hanno sotto mano. Allora, quando urge, insomma, quando la cosa è così immediata, può scappare anche l'impegno tendente a deformare le cose. Insomma, è quello che è avvenuto, eh. E questa non è un'insinuazione; io qui non sto insinuando nulla, questa non è un'insinuazione, questa è una cosa documentata da un testimone: Martini. Questo è avvenuto. E proprio con riferimento a quella circostanza lì: l'amore per una certa ricostruzione, il fascino che dava... Ad un certo punto, qualcuno gli ha fatto un po' dimenticare che quando si interrogano i testimoni, non si tengono qui tre ore e mezzo e portarli poi al caffè, a dirgli: 'ma lei..' Tutto quello che ha raccontato Martini. No. Dice: 'lei dice così? Scrivo icché dice lei e fine del discorso'. Ecco. Quindi, una situazione, quella che ho descritto, e a questo punto possiamo cominciare veramente, con riferimento a questo aspetto, a ritenere che il signor Giancarlo Lotti è un solenne mentitore; un mentitore direi non spontaneo. Per carità, i canali per cui uno mente non spontaneamente possono essere tanti: si può andare dagli accompagnatori, mentre si va in un posto o in un altro, visto che siamo sottoposti -sottoposti per modo di dire - visto che siamo privilegiati con questo programma di protezione, mentre si va al ristorante... Oppure, c'è anche dei giornalisti, tante volte, che si interessano di questi rapporti con le persone e che non li dovrebbero avere, questi rapporti. Io vi ho già detto una volta, lo ridico adesso qui: insomma, lì c'è una trasmissione televisiva, che fra l'altro è stata riportata proprio recentemente agli onori dello schermo, in cui la mattina il povero Presidente Ferri e il povero Giudice a latere dottor Carvisiglia si arrabattavano a cercare di capire che cosa c'era dietro gli Alfa, Beta, Gamma e Delta, e intanto c'era un giornalista con la sua bella barbona grigia che intervistava il signor Lotti. E lo si vede, eh. Un'altra volta: 'Giovanni, tienti lontano dalla macchina da presa'. E tanto perché non ci siano equivoci: Spinoso, di cognome. E quindi ci possono essere tante di quelle cose, per cui a un certo punto la persona, la fonte di prova, decide di dire una certa cosa e va, guarda caso, a collimare con un errore, con uno sbaglio. Passiamo ad altro. 

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