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giovedì 14 gennaio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte

Avvocato Filastò: Beh, seguiamo ora il percorso e il tragitto del Poggiarelli Adriano, il quale Poggiarelli Adriano guida la macchina riconosciuta dal Carletti, di cui abbiamo parlato ora. Carletti sta andando nella direzione di Fornacette, all'andata, prima di fare l'inversione di marcia e tornare indietro, e ci ha detto che nel momento in cui si è fermato, poco prima... no, anzi, ci ha detto che poco prima del bivio di Poppiano gli è venuta incontro una macchina, si è incrociato con una macchina e lui l'ha riconosciuta la macchina: era la macchina del signor Stefano Calamandrei. Non guidata da lui, però. La macchina dello Stefano Calamandrei, di proprietà di Stefano Calamandrei, con Stefano Calamandrei a bordo, è guidata dal signor Poggiarelli Adriano, che anche lui trovate qui, eh, interrogato anche lui, questa volta solo dalla dottoressa Della Monica, il 21 giugno del 1982. Il Poggiarelli Adriano racconta: "Mi trovato a bordo dell'autovettura del mio amico Stefano Calamandrei e conducevo io la macchina. Noi venivamo da Fornacette" - va bene? Fornacette. Ecco - "e sulla destra abbiamo" - lui qui corre, eh, in questo momento del suo verbale, lui anticipa dei tempi, che poi vedremo, importanti, intermedi - "sulla destra abbiamo notato una auto 127, un po' obliqua, sulla Provinciale, con le ruote posteriori nel fosso circostante la zona." Allora, pensateci, eh, perché è l'incrocio; è l'incastro fra le dichiarazioni di questi ragazzi che conta. Siccome questa macchina di Stefano Calamandrei è incrociata dalla macchina del Carletti e il Carletti è passato in un momento in cui la macchina è ancora perpendicolare alla strada, dalla parte opposta, nel momento in cui si incrociano queste due macchine, non c'è niente da fare, è il momento in cui la macchina passa da una parte all'altra della strada, siamo lì, siamo in quegli attimi, un po' dopo, rispetto a quest'incrocio. Il tempo della sosta fatta dai due signori - dal Carletti e dalle sue amiche - per scambiarsi, per parlare, per scambiarsi il posto alla guida; avviene in quegli attimi lì questo passaggio e quindi anche gli spari. Anche il transito, l'attraversamento della macchina con i giovani da una parte, avviene in questi momenti, eh, mica otto anni dopo, eh. Ora, ora, ora, ora, in questi attimi. Tant'è vero che, dopo aver incrociato questa macchina, questa macchina che ha incrociato l'altra, siamo lì, mentre proseguendo vede già la macchina dall'altra parte. La trova già nella posizione finale. Carletti l'ha vista nella posizione di partenza, quando ancora era di là dalla strada, infilata nella piazzola; Poggiarelli, che incrocia la macchina di Carletti, vede la macchina invece nella posizione in cui è venuta a trovarsi dopo aver attraversato la strada. E le luci sono spente quando la vede il signor Poggiarelli, mi riferisco a quelli della 127. "Abbiamo avuto quasi la sensazione che si trattasse di un incidente avvenuto da tempo e che la macchina si trovasse sulla posizione perché non ancora rimossa. Ora, proseguendo verso l'incrocio con..." E quindi proseguono. Lo Stefano Calamandrei e il Poggiarelli - il Poggiarelli che guida - proseguono; vedono questa macchina in questa strana posizione e dice: 'mah, sarà stato un incidente, questa macchina ancora non è stata rimossa', e vanno avanti. "Proseguendo verso l'incrocio con Montespertoli, e quindi verso Baccaiano, ci è venuta però la preoccupazione che a bordo ci fossero dei feriti. E per questo abbiamo invertito la marcia e ci siamo andati a fermare in prossimità della 127, contemporaneamente all'arrivo dell'autovettura del Marini e della Bartalesi." Va be', poi qui parla del Mainardi, poi lo vedremo meglio dopo, quando parleremo della posizione del Mainardi. Ma cosa mi interessa in questo momento, perché la circostanza della assenza delle macchine dei "compagni di merende" o degli "amici di merende", cosa mi interessa? Questo che dice lui: "Mentre andavamo verso Montespertoli, anzi Baccaiano, e ciò prima...” Prima, prima, capite? Sono due momenti, no, si passa una prima volta, si supera il posto dove si vede la macchina che forse è incidentata, si va avanti e poi si torna indietro. Lui sta parlando di Questo primo passaggio, prima: "...prima di esserci fermati a prestare soccorso e anzi, ancor prima di intravedere la 127" - ancora prima di vedere la macchina in quella posizione -"abbiamo incrociato una autovettura che aveva i fari alti, che ha abbassato nel momento in cui ci siamo incrociati." Una. E chi era? La macchina, eh eh, la macchina del Carletti. Del Carletti, Presidente, che infatti la incrociano e lo riconosce; Carletti lo riconosce, riconosce la macchina del Calamandrei. Ma che momento è questo? E ce lo dice, il momento, Marini Graziano. Già da quelle considerazioni che ho fatto a proposito dello spostamento da un lato all'altro della macchina, con un testimone che vede la macchina nella posizione di prima e un altro che la vede nella posizione di dopo - sto parlando del testimone Carletti e Poqgiarelli - avevamo già la percezione che questo era il momento topico del delitto. Lo toccavamo già con mano, attraverso questa comparazione di queste due testimonianze. Ma a fugare ogni dubbio arriva il signor Marini Graziano. Il quale che dice? Lui ha una fidanzata che si chiama Bartalesi Concetta e che poi felicemente sposerà e auguri a tutti e due, perché sono proprio due bravi ragazzi e puntuali come testimoni e anche coriacei a smontarsi, come vedremo. E sono andati a Empoli quella sera, a far che ce lo dice la Bartalesi: a prendere il gelato, erano andati a Empoli. È già caldo, è già epoca da gelati. "Rientrando, facemmo la superstrada uscendo alla Ginestra." Va bene? Siamo, Signori, proprio al vertice superiore di questo triangolo, Ginestra, quassù. Oltrepassano Baccaiano. Ovvio, vengono in giù dalla via cosiddetta Vecchia Volterrana, oltrepassano Baccaiano. Appena oltrepassato Baccaiano, appena oltrepassato Baccaiano, si fermano - questi due ragazzi - si fermano accostandosi sulla destra, più o meno all'altezza di quella stradina sterrata che porta al greto del fiume Virginio. E c'è infatti qua, una stradina, sembra di intravedere, perché questa carta non è molto particolareggiata, ma sembra di intravedere una stradina che porta al greto del fiume Virginio. A far che si fermano? Beh, insomma, ci vuol poco a immaginarlo, vero, anche loro sono due fidanzati e a loro gli è andata bene, perché la belva è lì, che si aggira lì, in quel momento lì, la belva è lì che cova. Proprio lì intorno. "Io non spensi il motore e mantenni accese le luci di posizione e quelle anabbaglianti." Il ragazzo sa come si fa, in questi casi, come del resto anche la coppia Mainardi-Migliorini, che tengono le luci accese interne delle macchina. E si sono messi in questo posto - come vi si è detto, come vi ha già detto il collega Mazzeo -più che visibile, sulla strada, perché la psicosi del "mostro" c'è di già e si teme quel che può avvenire. "Credo che fosse all'’incirca le ore 23.45." Torna l'orario? Siamo proprio nel momento in cui avviene tutto? Sì, eh. "Mentre ci trovavamo fermi in quel punto, transitarono nella stessa nostra direzione di marcia due o tre autovetture." Quelle autovetture che sono state viste anche da quegli altri testimoni, e che vengono da direzioni completamente diverse rispetto a quella che dovrebbe essere quella che viene dal Ponte Rotto; opposta. Ma che queste due o tre autovetture che vengono dalla direzione opposta rispetto a quella che direbbe il signor Lotti, non abbiano niente a che vedere con il delitto di cui ci stiamo occupando, lo dice immediatamente dopo questo testimone, il quale dice: "Prima di transitare dette autovetture..." Prima che loro venissero, mentre sostano a margine di questa strada, vicino a questa sterrata, prima che provenissero dalla loro stessa direzione, quindi dalla direzione perfettamente opposta a quella che ci dice Lotti, queste due autovetture, comunque, prima, mentre loro sono lì che sostano. "Prima di transitare dette autovetture, io percepii due o tre rumori di cui non riuscii a capire l'origine." E dice: "Escludo che durante il tempo in cui rimanemmo fermi" - "escludo" - "siano passate vetture da direzione contraria, salvo una, dopo che io avevo percepito quei rumori di cui ho detto." Una sì, che va in direzione esattamente opposta, e dopo i rumori- E che rumori sono questi? Quando verrà interrogato al dibattimento il Marini, se non ricordo male, parlerà di "scoppiettii". A domanda: "scoppiettii"; a pagina 38 del verbale del 19 dicembre del 1997: "scoppiettii". La calibro 22, il rumore della calibro 22 è questo: (N.d.t. Batte le mani tre volte) non molto di più, un po' più intenso ma più o meno (N.d.t. Batte le mani tre volte). Il Pubblico Ministero qui, visto che ci siamo, gli chiede: "Sentite rumore e non vedete nessuno? Macchine?" E lui risponde: "No, in quel momento lì non si incrociò né macchine in giù e né dalla parte opposta." "Ma i rumori che sentivate li addebitavate come provenienza dalla zona dove era la macchina?" "E la macchina, evidentemente, la macchina...", chiede sempre il Pubblico Ministero, eh: "E la macchina, evidentemente, è quella dei fidanzati." "Sì, diciamo, in avanti, dalla parte nostra, sì, in effetti, verso... quella. Come degli scoppiettii." Il Pubblico Ministero insiste: “Avete visto qualcuno o qualche macchina. E non vi siete poi riusciti a spiegare, se non c'era nessuno, come potevano essere rumori di sparo? O avete visto qualcuno o qualche macchina?" "No, questo non si vide nessuno, né macchine né niente in quel momento." E due. "Che poi fra l'altro noi, ho detto, come ripeto, si ritornò indietro 4-500 metri, diciamo." E qui il Pubblico Ministero si produce in una delle sue tante spiritosaggini, che secondo me si potrebbe risparmiare, perché dice: "Però, capisce, se c'era quella macchina e basta e non c'era nessuno, questi spari o si sono sparati da sé." Perché non si può pensare che questo signore abbia lasciato la macchina defilata e ci sia avviato a piedi addosso a questi due poveretti? E insiste il Pubblico Ministero, dice: "Oppure gli spari che ha sentito lei non erano relativi a quella vicenda?" Punto interrogativo. E sentite la risposta del testimone, eh, com'è puntuale e precisa e come lo mette apposto, scusi eh, dottor Canessa, ma è stato messo apposto lei qui da questo testimone, non è il solo, fra l'altro. "Infatti, quando noi uscimmo per soccorrerli e si vide quei fori dei proiettili, ricapitolando quel discorso dei rumori, probabilmente nell'aria, noi la prima cosa che si disse, fra io e la mia moglie, a quel tempo - a quel tempo la mi' fidanzata - dissi: qui si sono sparati." "Qui si sono sparati", Presidente. "Qui si sono sparati." Il testimone ha fatto una constatazione uditiva, ne fa un'altra visiva, colpo di proiettile; associa immediatamente e dice: qui si sono sparati, qui e ora. E macchine non ce n'è altre, né degli "amici di merende" né di nessun altro. E questo butta il signor Lotti in una fogna! E se non c'era l'Allegranti, se non c'era, e se non c'era questo difensore che lo portava al dibattimento a farsi tormentare, come è stato tormentato per diverso tempo, più di un'ora almeno, tutto questo non sarebbe mai venuto fuori in questo processo. Capite? A voi, davanti a voi, per la vostra ricerca, della vostra verità, tutto questo non sarebbe mai venuto fuori. "Qui si sono sparati. Ecco perché andammo via subito." Va bene come romanzo, Curandai? Si va benino come romanzo? Si procede bene come romanzetto? 
Segue...

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