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martedì 12 gennaio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 10 marzo 1998 - Prima parte

Presidente: Allora, ci siamo? Avvocato Filastò mi sostituisce anche il Faggi e, come si chiama... Corsi. C'è incompatibilità, sì? No, no, forse sì. 
(voce fuori microfono)
Presidente: Per Corsi, chi ci mettiamo? 
(voce fuori microfono)
Presidente: Antonio, facciamo chiamare il difensore di Corsi: Zanobini. Zanobini, va bene? Prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Grazie. L'analisi che sto svolgendo, Signori Giudici, è mirata verso un certo punto di vista. E il punto di vista è quello di trovare delle concordanze, oppure delle dissonanze con le dichiarazioni di Giancarlo Lotti. E tutto quel che abbiamo visto insieme ieri, con particolare riferimento a quei materiali scientifici che vi ho illustrato, indicano una globale, fondamentale, gravissima dissonanza con questa pretesa confessione e con questa correlativa chiamata di correo. Ora si tratta di esaminare alcuni elementi tratti dai fatti, dalle dichiarazioni di alcuni testimoni, relativamente ai fatti omicidi di cui ci occupiamo, sempre nella stessa angolazione. E sempre tenendo presente la stessa prospettiva di valutare e misurare la posizione di Giancarlo Lotti alla luce, questa volta, non più di osservazioni di tipo scientifico, psichiatrico, medico-legale, ma con riferimento a quello che in linguaggio tecnico - e lo dico per i Giudici popolari - noi definiamo la "generica". Vale a dire la prova del fatto. Seguendo questa strada che ha sempre e comunque come punto di riferimento la attendibilità di Giancarlo Lotti, il quale, in questa sede, con riferimento a questo aspetto del processo che vi illustrerò stamani, è solo, vale a dire esiste agli atti la sua voce soltanto, nel senso che non c'è anche quella del Pucci, per quanto possa valere quella del Pucci - poi vedremo anche questo, la validità delle dichiarazioni di Pucci -in questa, dicevo, analisi e con riferimento alla voce di Lotti, isolata, sola, perché è sola in questo caso, i dati che vi propongo riguardano, appunto, l'omicidio del giugno del 1982 avvenuto nella località di Baccaiano vicino a Montespertoli. Qui, una disanima serena, oboiettiva, porta a concludere che Giancarlo Lotti è falso. Ma non solo è falso, ma la sua falsità è un genere di falsità che stranamente va a concordare con quello che è stato un errore di prospettiva ed uno sbaglio nella valutazione delle cose in cui sono incorsi gli inquirenti di allora. Errore che si è poi trascinato fino ad oggi, fino a quella udienza, a quelle udienze anzi, in cui questa Corte, finalmente, secondo me, questo errore lo ha corretto. Il dibattimento lo ha corretto. Allora, voi sapete cosa dichiara Lotti. La ricostruzione attendibile di quel fatto è totalmente diversa. Ed è diversa per quel motivo che voi già immaginate e che ora io mi accingo ad illustrare e che riguarda il fatto che la macchina non si sposta da un capo all’altro di quella strada che si chiama Del Virginio Nuova -Provinciale, strada Provinciale; non proprio... abbastanza secondaria, ma molto intensa di traffico - bensì è l'uccisore, il quale si mette sul sedile della guida, mentre i due giovani si trovano sul sedile posteriore, e si muove attraversando questa strada. E siccome è disturbato nella guida, anche perché attendibilmente si volta e spara un colpo contro gli occupanti il sedile posteriore, questa belva va a finire con le ruote nella cunetta e là resta la macchina, perché non è più in grado di muoversi. Allora lui scende, chiude uno sportello della macchina. Poi, siccome una volta disceso si accorge che qualcuno di quei due giovani è ancora vivente, spara contro i due fari della macchina, e li spenge in questo modo perché lo disturbano nel prendere la mira, e poi spara l'ultimo colpo contro il parabrezza. Che chissà se colpisce il bersaglio - io penso di sì, ma insomma, questa è una cosa che vedremo dopo - dopodiché getta via le chiavi e se ne va. Questa è la ricostruzione che attendibilmente si può fare di questo fatto; non se ne può fare altre e vedremo perché. Ma non è solamente questo il punto attraverso il quale Lotti riceve una netta smentita delle sue dichiarazioni; ce n'è un altro, che è emerso per la prima volta, anche questo secondo fatto, durante questo dibattimento. Di che si tratta? La belva si avvicina alla macchina dei fidanzati di Baccaiano arrivandoci a piedi, senza macchina. Una macchina che lui deve aver lasciato abbastanza lontano, fuori vista, non certamente su quella strada. Io poi ipotizzo che il motivo per cui ha tenuto questa macchina distante e nascosta dagli occhi di chi passa, è perché qualcuno questa macchina l'aveva vista prima avviarsi in quella direzione. E penso al Calonaci. Ma questa è una ipotesi. Fatto sta che sul posto, nel momento in cui esplodono questi colpi, c'è solo la macchina dei fidanzati. E vediamo se è vero. Passiamo dall'affermazione alla prova. Guardino, che questa è una disamina noiosa e complessa. Io l'ho fatta, ci ho perso un sacco di ore; la farete anche voi. Intanto facciamola. La dovete fare anche voi, intanto facciamola insieme. Per cominciare sistemiamo i luoghi. Mi sono portato qui una carta delle strade che poi vi affiderò. Avevo pensato di proiettarla là, ma insomma, vedo che la cosa è un po' complicata. Io vi indico una zona. Questa zona comprende, rispetto a questa carta: Ginestra Fiorentina... Chi ha una esperienza dei luoghi sarà in grado di capirmi meglio. Poi ve l'affido questa carta. Non so se voi l'avete. Ma insomma, vi serve, eh. Non è una carta molto particolareggiata, ma, insomma, è indispensabile. Ginestra Fiorentina. Perché Ginestra Fiorentina? Perché ci sono due testimoni che dicono di essere usciti dalla superstrada, che è questa grande... come si fa a vedere qua, non lo so... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Se si potesse trovare il proiettore. Ma...
P.M.: È troppo grande.
Avvocato Filastò: È un po' grande. Però voglio dire: il proiettore poi, non ho la carta in mano io.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Va be', ma si conosce... la si conosce la pianta.
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: La si conosce la pianta. Se n'è parlato, sì, sì.
Avvocato Filastò: Ginestra Fiorentina. Poi, da Ginestra Fiorentina, si prende questa strada che si chiama la Volterrana Vecchia e si arriva a Baccaiano. Passato appena Baccaiano, provenendo da Firenze, la strada si biforca. Anzi, diventa quasi, sì, diventa un trivio, qui dove c'è il podere del Ponte. Da una parte si va verso Poppiano; da un'altra parte, poco sotto alla strada che va verso Poppiano, si imbocca questa strada Virginio Nuovo, che è quella che ci riguarda, che costeggia il corso del torrente Virginio e arriva a Fornacette, altro punto importante e significativo per la nostra esposizione: Fornacette. A 800 metri circa, dice un testimone - vedremo chi è - da Baccaiano, andando verso Fornacette, c'è su questa strada, che come vedete è quasi tutta rettilinea, c'è il luogo del delitto. Che cosa ci servono poi ancora come punti di riferimento? Ci serve ovviamente il Mulino del Ponte Rotto, il posto dove abitava il Lotti e dove Lotti dice che sono passati a prenderlo. Da questo Mulino del Ponte Rotto, si prende questa strada, che è un'altra Provinciale, che va a finire per l'appunto proprio a Fornacette. Dove poi c'è il bivio che ci si immette in questa strada Virginio Nuovo che porta verso il luogo del delitto. Immaginatevi, quindi, una specie di ideale triangolo, in cui c'è un vertice: Ginestra Fiorentina; un altro vertice: San Casciano Val di Pesa; un po' più sotto: Molin del Ponte Rotto, ecco l'altro angolo di questo triangolo. Il vertice è Fornacette. E poi l'altro lato di questo triangolo isoscele, quasi isoscele, è questa strada che poi continua idealmente da Baccaiano in su fino ad arrivare a Ginestra Fiorentina. Più o meno queste sono le strade che a noi ci interessano e ci riguardano. Sistemati in questo modo i luoghi - poi ci ritorneremo via via - sistemiamo le persone. Sapete quante sono? Sono 11. Non una o due, eh. Qui non c'è la signora Frigo che sta da tutt'altra parte... insomma, abbastanza vicino, ma, insomma, in un posto che poi vedremo. E sono persone, queste 11 persone, che non parlano a contatto con gli inquirenti otto anni dopo, come nel caso della Frigo, ma il giorno, lo stesso giorno, alcuni di loro. Nel senso che il delitto viene collocato, a torto, il giorno 20 giugno, in realtà avviene il 19, perché avviene prima della mezzanotte del 20, quindi la data del delitto è il giorno 19 giugno. E alcuni di loro vengono interrogati il 20 e altri il 21, altri il 22. Nei due-tre giorni immediatamente successivi. E sono 11. E sono 11. E si chiamano, come si legge in un rapporto di trasmissione di atti inviato al dottor Canessa, sapete quando? In data 15 dicembre 1997.
P.M.: È la copia, quella lì?
Avvocato Filastò: Sì.
P.M.: Ho chiesto io la copia.
Avvocato Filastò: Sì.
P.M.: In atti c'è l'originale.
Avvocato Filastò: Sì. Allora, visto che lei mi interrompe, allora, come si dice in Toscana, si leva il vino dai fiaschi subito.
P.M.: No...
Avvocato Filastò: Lei e il dottor Giuttari cercavate le macchine, no? Il signor Pubblico Ministero è il regista di questa indagine, il dottor Giuttari, cercavano le macchine degli "amici di merende". Sì, o no? È questo che cercavate, no? È per questo che si va a interrogare - come dice il dottor Giuttari qui, nella sua prerequisitoria: "Sono andato a rifrugarmi le carte, a ritrovare i testimoni che non erano stati sentiti, o che erano stati sentiti male" - per rivedere i movimenti di automobili, per individuare la macchina eventuale del Lotti, questa famosa 128 rosso sbiadita. E qui avevate, Signori, qui avevate, Signori, 11 testimoni - 11! - che quella sera, quella notte, a distanza di cinque minuti dal fatto, come vedremo, erano transitati in quella zona, in quel posto! E andate a vedere l'indice degli atti del Pubblico Ministero, vedete se ce n'è uno, uno, uno solo. Nessuno. Sono stati introdotti in questo processo perché li ho introdotti io attraverso la deposizione del teste Allegranti. Da lì, poi, abbiamo sentito qualcuna di queste persone. E ditemi che questa non era un'indagine di tendenza. Almeno questo. Ditemi che questo processo non si fonda esclusivamente su una ipotesi che deve essere a tutti i costi confermata. E in replica avremo qualche altra cosa da dire, dopo, noi. 11. Dica, Presidente. Mi dica, mi dica.
Presidente: No, non ho capito l'ultima parola che ha detto.
P.M.: In replica.
Avvocato Filastò: In replica, ho detto.
Presidente: Ah, ecco. Non avevo capito questa parola. 

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