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sabato 22 ottobre 2016

- 22 ottobre 1981 -

22 ottobre 1981 - 22 ottobre 2016
Susanna Cambi e Stefano Baldi 
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giovedì 15 settembre 2016

- 15 settembre 1974 -

15 settembre 1974 - 15 settembre 2016
Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore 
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venerdì 9 settembre 2016

- 9 settembre 1983 -

9 settembre 1983 - 9 settembre 2016
Wilhelm Friedrich Horst Meyer e Jens Uwe Rüsch 
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mercoledì 7 settembre 2016

- 7 settembre 1985 -

7 settembre 1985 - 7 settembre 2016
Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili 
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lunedì 22 agosto 2016

- 22 agosto 1968 -

22 agosto 1968 - 22 agosto 2016
Barbara Locci e Antonio Lo Bianco 
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venerdì 29 luglio 2016

- 29 luglio 1984 -

29 luglio 1984 - 29 luglio 2016
Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci
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domenica 19 giugno 2016

- 19 giugno 1982 -

19 giugno 1982 - 19 giugno 2016
Antonella Migliorini e Paolo Mainardi
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venerdì 17 giugno 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Tredicesima parte

Segue dalla dodicesima parte

Avvocato Filastò: E poi voglio dire, ma capite, mi pare d'averlo già detto comunque ve lo ripeto, ammettendo che quello fosse lo stimolo, ma Pacciani in quel modo, la prima cosa, il primo a far la figura del "finocchio", per dirlo in termini volgarissimi, era Pacciani. Quindi, di che doveva avere paura il Lotti, anche ammesso che fosse esistito quel rapporto che racconta in quel modo assurdo che dice lui, eccetera. L'ultima cosa di cui mi devo occupare è questa acquisizione che vi abbiamo prodotto e che riguarda il fatto che quel giorno il Lotti non aveva più la 128. Ritengo che sia stato ampiamente provato, non solo il fatto da un punto di vista documentale, ma è provato anche il tentativo della contaminazione della prova da parte del Lotti. Cosa che è molto grave, che voi valuterete, considererete, per tanti versi, anche sotto il profilo dell'attendibilità di questo signore. Perché quella è una falsificazione vera e propria. Proprio falso. Benissimo. Allora, però, vedano, il Pubblico Ministero se n'è reso conto. Il Pubblico Ministero, che è abilissimo, se ne è reso conto, che star lì a sostenere che alla data del 3 di luglio il Lotti non aveva la 124, non ci stava proprio, perché insomma, come si fa. Allora che cosa vi ha detto il Pubblico Ministero? Vi ha detto: 'ce l'aveva tutte e due e poteva usare l'una o l'altra'. Allora, questo significa passare sopra disinvoltamente a quelle che sono state le acquisizioni del dibattimento attraverso l'ascolto di almeno due testimoni: i signori Scherma, padre e figlio. Vi hanno detto che questa è la situazione, questa è la situazione chiara, questa è la situazione questa è la situazione provata dal dibattimento. Vi hanno detto: 'il Lotti a un certo punto rompe la macchina 128, che non gli va più. La ricovera davanti casa' — Luigi Scherma - 'la lascia lì per almeno un mese e mezzo, ferma. E siccome lui non può stare nemmeno un giorno senza automobile, va subito e se ne compra un'altra', 124; la compra il 3 di luglio, quando la compra dal Bellini in quel verbale che voi avete e che rispetto al quale potete certamente utilizzarlo, dice che normalmente, sempre, lui ha fatto dei contratti per cui la macchina veniva consegnata con anticipo, casomai, di due o tre giorni, rispetto alla dichiarazione di acquisto di vendita fatta dal venditore. Tutto il discorso della assicurazione che mancava ve ne ha già parlato il collega, non c'è niente da fare, basta vedere questi documenti per accorgersi che l'assicurazione c'era, era stata - attraverso una cosiddetta polizza integrativa o appendice di polizza — trasferita dalla 128 alla 124. Come è ovvio e come è naturale perché un personaggio come il Lotti, come vi si è detto, non perde due mesi di assicurazione perché così è signore, ma ha trasferito l'assicurazione da una macchina all'altra, come risulta anche da tutto quello che si è visto qua, compreso il pagamento del premio anticipato rispetto alla macchina nuova 124, al 20 agosto dell'85, addirittura. E poi perché, vedano, c 'è anche un altro fatto. Se voi guardate i numeri della polizza, voi trovate che sono... c ' è un numero che è quello della polizza originaria, c'è un numero — 128 — c'è un numero che è quello di un'altra polizza che è quella del pagamento effettuato non in data 2/09/85, lì è quando gli hanno rilasciato la ricevuta, in data precedente, come risulta da questa annotazione in basso; e questo numeretto... e poi c'è un terzo numero che è il numero della polizza che poi lui fa sulla 124 definitivamente e che è quella che è pervenuta, perché è l'unica che i è pervenuta in copia regolare e complessiva e che è datata 1986. Che significa? Significa che il numeretto intermedio è l'appendice di polizza, non c'è niente da fare, è l'appendice di polizza che lui ha fatto per modificare. A questa ha dato un numero diverso, stesse scadenze, stesse situazioni, ma sta così la cosa. Ne abbiamo parlato io e l'avvocato Mazzeo per giorni, con assicuratori di tutti i generi, ci hanno detto tutti la stessa cosa. Le cose... Se poi ha ragione l'avvocato Mazzeo — siccome il dato è molto importante, se avete qualche dubbio: fate la perizia. Ma torniamo a bomba. Ah, sì? Allora questi testimoni che hanno visto questa macchina ferma lì ferma, davanti casa, che era rotta perché dicono che era rotta, che non funzionava, non camminava, Scherma Luigi dice addirittura che negli ultimi giorni non aveva nemmeno le ruote. Eh,però si possono sbagliare perché zitto zitto, la notte, Lotti lascia la 124, che funziona, che ha comprato da poco, sale sulla 128 scassata, in qualche maniera riesce a metterla in moto, ci rimette le gomme, eccetera, e poi quatto quatto va ad ammazzare la gente agli Scopeti, o a fare lo spione, poi a partecipare all’omicidio, perché lo sa che va a partecipare all'omicidio, su questo non c'è dubbio. Tutto questo su una macchina mezzo scassata, che ti può lasciare a mezzo per la strada, e senza assicurazione. E questo qui, Chiarappa-De Faveri, lo farebbe lasciando questa macchina senza assicurazione, scassata ih questa maniera, per cinque ore e mezzo ferma davanti agli Scopeti. Fategli un'altra perizia psichiatrica. Ma non è così, non sta così, non sta così, questo processo non sta in piedi da nessuna parte. Queste acquisizioni finali hanno dato, secondo questo difensore, il colpo finale, hanno in qualche modo chiarito che non si può, non si può arrivare alla condanna di Mario Vanni. Ieri sera, sul tardi, mentre stavo radunando un po' questi appunti io ho pensato alla vostra sentenza. Anche se al collega dico di non pensare mai al risultato perché... faccio un pochino... tante volte faccio un po'... perché forse un po' più di esperienza ce l'ho, mi permetto così, bonariamente, dico: 'non pensare mai al risultato, fai il tuo lavoro, non ti preoccupare, vai avanti così'. Però come si fa? Sapete, noi siamo così, noi avvocati da questa parte di questa aula, dietro questo banco, a un certo punto ci si trasforma un po', come dire, ci si sente un po' superstiziosi, si cerca di individuare dai vostri sguardi, dai vostri atteggiamenti come la pensiate, che cosa ci sia dentro di voi, e poi si parla: 'questo è segno buono, quest'altro è segno cattivo', tutte cose, d'altra parte, così per... Io, per dire la verità, quando sono arrivato qui la prima volta ho avuto, così, una brutta impressione ed è anche una delle ragioni per cui me ne sono andato, poi sono tornato. Però, ecco, nonostante tutto questo andare e venire di sentimenti, di immagini, di impressioni, di previsioni, ieri sera a un certo punto pensai proprio alla motivazione della vostra sentenza, la sentenza e alla motivazione. Mi sono sentito tranquillo. La tensione mi è caduta di dosso, di colpo, e tranquillo, vedano, per questa persona, che come ho detto mi è divenuta cara, perché è una persona che ha sofferto e che merita che questo peso, questo macigno che gli è piombato addosso gli sia tolto dalla schiena. Sereno mi sono sentito, disteso, senza preoccupazioni per la sua sorte in questo processo. E vi dico anche perché, insomma. Riterrete voi, nonostante tutto, nonostante tutto quello che abbiamo detto, io e il collega Mazzeo e altri colleghi, la confessione di Lotti attendibile? Riscontrata? Non poi così confliggente - come vi abbiamo indicato noi – con numerosi acquisizioni del processo, con alcune regole del buonsenso, con quel sano sentimento delle cose normali e razionali, del consueto in opposizione allo straordinario e all'astruso, che sempre deve guidare il buon Giudice? - Ritiene, questo Giudice, che questa cosiddetta confessione sia stata acquisita al processo con buone regole, senza forzature, senza concitazione, applicando le norme del Codice, in particolare l'articolo 274 del Codice di procedura penale che regola e impone la custodia cautelare in carcere, quando esistano, come esistevano, rischi di inquinamento della prova? Ritenete che questa prova sia stata acquisita in modo tale da garantire la genuinità, da garantire, da metterla al coperto da possibili inquinamenti, fugare ogni sospetto di vantaggi promessi e concessi? Va be', accomodatevi, se così vi pare. Tal sia di lui. Tal sia del signor Lotti. Spazio per ravvedersi e per dire la verità qui voi glielo avete dato. Da cittadino, una tale soluzione non mi esalterebbe, come non mi esalta quel detto toscano, un pò cinico che recita - e l'ho messo -, per questo motivo in testa alla memoria, “agli zoppi, grucciate”. E che Lotti sia un po' zoppo, soprattutto moralmente zoppo, non mi sembra dubbio. Sicché, almeno, un po', se la sarebbe voluta, pioverebbe sul bagnato. Ma che Lotti, nella sua caduta, più processuale che reale — cioè più caduta provocata da un comportamento perverso nel processo, in questo processo, e non, a mio parere, provocata da delitti che a me sembra irreale che egli abbia commesso oppure abbia aiutato altri a commettere - che in questa caduta Lotti, la persona di Lotti, quell'uomo che voi avete visto e avete saggiato, considerato, ascoltato, esaminato, analizzato in tutte le pieghe di questo processo, come voi farete poi in Camera di Consiglio, come lo abbiamo fatto noi con tutto l'impegno possibile, con tutto lo studio, tutta la fatica possibile e immaginabile, che in questa caduta Lotti trascini il chiamato in correità signor Mario Vanni non mi sembra possibile, non è possibile, non è possibile. Perché? Perché? Per una ragione, voi avete qui in questo caso la prova provata, palpabile, dei vantaggi immediati della confessione per Lotti. Vantaggi che gli hanno assicurato un tetto, lo stipendio, la considerazione, nel senso dell'attenzione, quella che gli è sempre mancata nella sua vita di emarginato, di paria, di abbandonato. Ma con la chiamata di correo si aggiungerebbe — uso il condizionale perché sto parlando da un punto di vista dell'accusa - un altro vantaggio, cioè, la parziale impunità, l'offuscamento, la diminuzione del suo ruolo nell'ambito di quei delitti. Ma pensate, pensate, pensate, basta pensare a questo. A Giogoli, 1983, avrebbe sparato anche lui. Avrebbe materialmente ucciso anche lui. E. dovreste credergli quando lui dice che Pacciani gli ha messo l'arma in mano quasi costringendolo meccanicamente a premere il "cosino", come lo chiama lui, cioè il grilletto della famosa calibro 22? Per effetto di quale costrizione, per effetto di quale sudditanza, a Giogoli, avrebbe fatto questo? Beh, possiamo affacciare un'ipotesi. A Giogoli, guardino, pensate, eh, sarebbe sua la macchina rossa vista dalla signora Bruzzichini il giorno prima. Prima, nei pressi del furgone dei tedeschi quindi. L'estemporaneità, il trascinamento all'ultimo... non vero. E questo trascinamento, se esistesse, facendo l'ipotesi, se esistesse una sudditanza sessuale verso il diabolico Pacciani, all'interno di un rapporto omosessuale, di tale intensità da essere, da sentirsi il canino che segue il padrone fino al punto di seguirlo nei delitti e da costringerlo ai delitti, questo non solo non scalfirebbe di un millimetro il peso della responsabilità del signor Giancarlo Lotti, anzi lo graverebbe di quei motivi futili e abietti che tuttavia il Pubblico Ministero ha ritenuto di non contestare a nessuno. Ma pensate... A sentir lui, a sentire Lotti, la coppia nella Panda celeste nella piazzola di Vicchio sarebbe stato lui a scoprirla, la prima volta, a vederla, a localizzarla, a sceglierla come obiettivo. Ma pensate, sto parlando sempre dal punto di vista dell'accusa, eh. Anche i giovani francesi degli Scopeti sarebbero stati lui e da Pucci spiati il pomeriggio precedente. Cioè, le avrebbe compiute lui quelle attività preliminari di preparazione al delitto che poi avviene nella notte. E guardate ora, in un quadro siffatto che vi ho delineato in pochi minuti, in poche, battute, guardate ora il premio della chiamata di correo contro il signor Mario Vanni e il signor Giovanni Faggi; eccolo: niente galera nell'immediato, minimo della pena edittale per gli omicidi di quella atrocità, nessun aggravamento quanto meno per la continuazione, attenuanti generiche dichiarate prevalenti: 21 anni, minimo della pena. Se si segue, e si può seguire, la strada della consulenza di Fornari e Lagazzi, il gioco gli sarebbe riuscito in pieno. Ma che collaboratore: giocatore e fortunato, per giunta! Sarebbe uno di quei casi, per tutte le cose che ho detto, in cui l'articolo 192 del Codice di procedura penale, con quell'orientamento giurisprudenziale del quale vi ha parlato a lungo il collega, dovrebbe essere applicato con il massimo rigore, massimo. Ma poi, in questo caso, non ci sarebbe nemmeno bisogno di questo rigore massimo, basterebbe l'applicazione semplice, immediata, della legge, della norma. Non si può, non si può, non si può, considerare chiamata di correo una prova nei confronti di Mario Vanni, quando di riscontri per Mario Vanni non. ce n'è nemmeno uno. Mario Vanni si è già difeso da sé sinteticamente, in un modo splendido. A un certo punto, durante il dibattimento si è alzato e ha detto: 'signor Presidente, a me questi testimoni un mi rammenta nessuno, io voglio andare a casa, per gentilezza, mi faccia andare a casa'. Nessun indizio autonomo, nessun riscontro a carico di Mario Vanni. Chi lo ha visto sul luogo del delitto? Chi l'ha mai visto? Si parla di una macchina, ma la macchina è di Lotti. Si parla di una macchina, dovrebbe essere la macchina di Lotti, con un autista a bordo. E poi si va a arzigogolare la perversione, la moglie buttata dalle scale... Tutte queste cose voi capite che sono esagerazioni, amplificazioni da respingere. Persino, insomma, sgradevoli da constatare. Hanno questo significato : riempire, riempire, riempire a tutti i costi una prova che manca, un riscontro che non esiste. Nessun indizio sui luoghi del delitto, non ha la macchina, sbaglia il Mugello con un paesino, non lo ha visto mai nessuno, nemmeno Lorenzo Nesi, nemmeno la Frigo, la coppia Caini-Martelli. La macchina per cinque ore agli Scopeti, che se è quella del Lotti, eh, è tutto un altro discorso. Aggiungiamo i 15 testi di Baccaiano che valgono almeno per escludere, almeno per escludere le due macchine e le due persone sul posto. Che volete dire, che è un indizio di riscontro il preteso riconoscimento di Renzo Rontini e signora a 10 anni di distanza sull'onda della suggestione di una fase dibattimentale nel processo Pacciani in cui Vanni è già sospettato? Fase dibattimentale alla quale loro partecipano, che vedono? Da parte di testi la cui ansia di raggiungere un colpevole traspare da tutte le interviste? Perché poi, a questo punto bisogna dirlo, insomma, vero. A proposito del signor Rontini, il dolore e tutto il resto. Però è sempre nel mezzo, eh. Interviste da tutte le parti, apparizioni in TV, interruzioni all'avvocato che fa il suo dovere... Insomma, ma lasciamo perdere, via. Ma poi di che? Sarebbe riscontro indiziante di che? Il fatto che quest'uomo può essere capitato a Vicchio? Non ci è mai stato e continua a dirlo, perché lui fra l'altro non si muove da quel giro lì. Certo.
Mario Vanni: Eh. 
Avvocato Filastò: Quando noi sappiamo che un pedinamento, nei confronti di Pia Rontini, c'è stato. E sappiamo che la persona che pedinava Pia Rontini non ha niente a che vedere con il signor Mario Vanni.
Mario Vanni: No.
Avvocato Filastò: Abbiamo interrogato un testimone, si chiama Bardazzi, gli abbiamo fatto vedere il Vanni, gi abbiamo fato vedere le fotografie di Vanni a quell'epoca: ha escluso che Vanni fosse la persona che stava seguendo, quel giorno, Pia Rontini. E certamente seguiva lei, lo sguardo, quello che ha raccontato e tutto il resto, la coincidenza del giorno dopo il delitto. Il Bardazzi è un teste che va tenuto presente, è molto importante. C'è il vuoto, anzi, no. Ci sono acquisizioni nettamente negative. Il no di Zanetti, il no di Bardazzi, il no di Allegranti, rispetto alla voce, e, alla fine, il "Vanni no", di Pucci. "Vanni no, Vanni no." Il Pubblico Ministero dice che era stanco. Sì, era stanco Pucci, era stanco di mentire. Era stanco di vedere questo poveruomo inchiodato ad una responsabilità che non gli appartiene, inchiodato da un processo perverso nei suoi confronti. Ecco perché sono tranquillo, sarete anche voi assolvendo Mario Vanni; lo sarete anche voi assolvendo. Lo sarò io, perché potrò tirare il fiato e smettere, di lavorare su questo caso. Perché l'ho già detto, una condanna, mi costringerebbe a rimboccarmi le maniche subito, due giorni dopo il verdetto. No, non l'ho già detto, lo ridico... Non mi andrebbe giù, non mi andrebbe giù. Ebbene, basta. Come ha detto il collega.
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ah, cosa?
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Va be', ne ho bell'e parlato, no? É falso, non c'è niente da fare.
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Falso, tendenzioso, non c'è dubbio. Come hai detto, Antonio? San Francesco, cosa ha detto?
Avvocato Mazzeo: No, lui disse quel 3 di ottobre del 1226 ma rivolto ai frati: "Io ho fatto la mia parte, che Dio vi aiuti a fare la vostra."
Avvocato Filastò: "Che Dio vi aiuti a fare la vostra." Non solo.. . E io dico: non solo Dio, anche la vostra intelligenza, il vostro studio, il vostro senso di umanità, il vostro senso di giustizia. Siate giudici, Signori Giudici: assolvete Mario
Mario Vanni: Grazie.
Avvocato Mazzeo: Dobbiamo produrre, Presidente, la memoria... Per comodità della Corte, c'è un originale più sette copie. Una copia andrebbe al Pubblico Ministero. 
Presidente: Ce l'ha il Pubblico Ministero...
P.M.: (voce fuori microfono) 
Presidente: Allora, queste sono le copie... Vanni, lei voleva fare una dichiarazione, mi disse giorni fa. Va bene?
Mario Vanni: Senta, signor Presidente...
Avvocato Filastò: Aspetti, Vanni...
Presidente: Aspetti, Vanni...
Mario Vanni: Senta, signor Presidente, il Lotti è un bugiardo e un falso su quello che ha dichiarato contro di me. Tanto più io ho subito un anno e otto mesi di carcere, per via di lui. Riguardo a il mostro di Firenze io non c'ho nulla a che vedere. Sono innocente. Lei mi creda, signor Presidente, questa è la verità.
Presidente: Ecco. Allora, chiuso il dibattimento, la Corte si ritira per deliberare. Questi sono i membri effettivi, i membri supplenti, sono liberi. Faremo sapere poi, con sufficiente anticipo, quando usciremo per la lettura della sentenza. 
(voce fuori microfono)
Presidente: Come? 
(voce fuori microfono) 
Presidente: Si, sì. Si capisce, qualche ora, qualche ora, certamente. Bene. Buonasera. L'udienza è tolta. Allora, per la lettura della sentenza: quando la Corte esce per leggere la sentenza, vuole essere presente qui? Alla lettura della sentenza, quando la Corte esce per leggere la sentenza, vuole essere presente qui? (voce fuori microfono)
Presidente: Bene.
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Presidente: Allora, nuova traduzione del Vanni per l'ora che diremo poi.

mercoledì 15 giugno 2016

Al di là di ogni ragionevole dubbio

Autore: Paolo Cochi, Francesco Cappelletti, Michele Bruno
Prima edizione: Enigma edizioni, brossurato, 2016, 326pp

Descrizione: "Il mostro di Firenze rappresenta il caso criminale più lungo e controverso della cronaca nera italiana. Le indagini hanno portato all’arresto dei cosiddetti Compagni di Merende, condannati poi in via definitiva – ma solo per gli ultimi quattro duplici delitti – quali autori materiali. I mandanti sono rimasti sconosciuti e sono a tutt’oggi ancora oggetto di indagine. Le nuove ricerche invece portano a tutt’altra conclusione. Cosa dicono gli entomologi forensi ed i medici legali? Esiste una verita’ storica che non corrisponde al quadro processualmente accertato attualmente? La vicenda in questione ha fatto discutere molto e continuerà a farlo: decenni d’indagine, una scia di sangue di almeno 16 morti, tante morti considerate da alcuni “collaterali”, due discusse condanne definitive ai presunti complici di Pacciani il “contadino dal cervello fino” che però è morto da innocente, i sardi finiti in carcere negli anni ’80 liberati dal “mostro” stesso che tornava a colpire, le infruttuose ipotesi su un possibile secondo livello che hanno portato solo ad assoluzioni. Il compito di questo libro sarà quello di raccontare tutti i dettagli dell’infinita vicenda, basandosi proprio sugli atti processuali , evidenziando elementi mai portati in ribalta dai media. Esiste un’altra verita’, dunque, che non corrisponde al quadro processualmente accertato attualmente. Valutazioni scientifiche inequivocabili ma anche e soprattutto testimonianze dell’epoca probabilmente non valutate a pieno che mandano in aria le dichiarazioni del testimone reo confesso Giancarlo Lotti, questa volta senza possibilità alcuna di appello."

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venerdì 10 giugno 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Dodicesima parte

Segue dall'undicesima parte

Avvocato Filastò: Allora... e poi sì dice che io ho lamentato e ci si lamenta del fatto che io abbia lamentato che non sono state portate al processo testimonianze importantissime. E certamente, io l'ho detto. Tutto quel gruppo di Baccaiano è fondamentale. Vedete, basta guardare la carta, no? Io me la sono rifatta così, disegnandola. Guardare questi punti. Ho detto: Ginestra, Baccaiano, Fornacette, Poppiano. Localizzate il luogo del delitto e vedete come tutte queste macchine confluiscono lì, in quel punto, provenendo dalle direzioni opposte. E il Pubblico Ministero qui vi dice: 'beh, non avevano visto nulla. E quindi noi non ci siamo interessati di questi testimoni'. Ma è proprio perché non hanno visto nulla che è importante, no? Prima di tutto, se non hanno visto nulla, possono ricordare bene e ci possiamo ritornar sopra e richiederglielo. Ma, a parte questo, il fatto che non hanno visto nulla bisogna che voi cambiate completamente, prendiate Lotti e gli diciate: 'guarda, Lotti, te su questa cosa non ci hai detto la verità, perché non ci siete andati con le automobili, lì, voi. Dicci come sono andate le cose. Ci sei andato da solo, a piedi, ci sei andato in compagnia di qualcun altro, sei andato in bicicletta, ci sei andato in motorino, ci sei andato con la SITA, ti sei fatto paracadutare da un elicottero? Quello che cavolo vuoi, ma con le macchine no, perché ci sono nove persone che non le hanno viste. Dice, niente ci dicono né sull'assassino, né sulle auto dell'assassino. Come sarebbe? Io vi ho detto che ci dicono, quanto meno, che l'assassino sul luogo, addosso a quella macchina, ci è andato a piedi. Poi il Pubblico Ministero dice: 'ma ci sono qualcuna delle due macchine...', no, no. Le macchine che vede, che sorpassano quei due testimoni, vengono dalla direzione esattamente... Intanto sono in un momento successivo agli spari, successivo al delitto. E poi vengono da una direzione che è esattamente opposta a quella dalla quale dovrebbero arrivare le macchine degli "amici di merende", che vengono, come abbiamo visto, dal Ponte Rotto, secondo la deposizione di Lotti e vengono dalla direzione esattamente opposta. Poi si dice che, in questo caso, a Baccaiano, il serial-killer si sarebbe mosso in modo goffo ; che anche lui va nel fossetto, e certo che ci va, perché la ragazza era viva, perché la ragazza, si è mossa, perchè la ragazza, muovendosi, ha sbattuto uno stinco sul sedile anteriore provocandosi una ecchimosi, lesione non mortale, chiaramente è avvenuta in vita. E poi dice che si è mosso piuttosto disorganicamente col freno a mano tirato; si è dimenticato di togliere il freno a mano. A meno che non lo abbia rimesso poi, quando la macchina è finita nel fossetto per impedire che la macchina si muovesse, o si spostasse, o creasse una situazione, come dire, più appariscente, rispetto a quella che era. Ma in ogni caso può anche darsi che si sia mosso col freno a mano tirato. Perché aveva questo disturbo all'esterno. Tanto che ha tirato questo colpo di pistola dall'interno, perché ci si trova il bossolo dentro la macchina, in una posizione che collima con questo sparo. Ma qui il Pubblico Ministero dice: 'ah, allora non era un freddo sparatore'. No, non lo era, Pubblico Ministero. É proprio così, non era un freddo sparatore. Su questo ci sono i consulenti tecnici, ci sono i periti, c'è il gruppo dell'equipe De Fazio che vi dice che il momento maggiore dell'eccitazione di questa persona, che, in qualche modo, lo rende meno freddo, è il momento degli spari. Poi, sparato e ucciso, lui riacquista in tutto la sua gelida padronanza di sé. Ma fino agli spari c'è una certa concitazione. Lo hanno sempre detto, lo hanno descritto in questo, modo. E questa è la conferma. L'omicidio... va be'. Dice ancora il Pubblico Ministero che questi ragazzi non erano lì, non c'erano quando è stato fatto l'omicidio. Beh, va be', insomma, certo non erano lì, ma erano a due passi, erano a brevissima, distanza. Alcuni hanno sentito gli spari, si sono mossi immediatamente. Non si servivano a nulla, non hanno visto nulla. Eh, no non hanno visto nulla; non hanno visto le macchine, non hanno visto le macchine ferme, non hanno visto le macchine che partivano da quel luogo. Vi risparmio la lettura di queste carte, perché le ho già lette prima, ve le ho indicate, le ho commentate abbastanza a lungo. Non ho bisogno di ripetermi. "Ci superarono” - dice la Bartalesi - "due vetture", che, come vi ho detto, sono in movimento, non sono ferme sul luogo, vengono dalle loro spalle, vengono dalla direzione esattamente opposta dalla quale avrebbero dovuto venire i "compagni di merende”, a parte che gli "amici di merende” poi dovrebbero fermarsi, restare lì, poi ripartire, tutto questo non è visto da nessuno, son due macchine che stanno camminando per la strada, nella stessa direzione, proseguono e vanno via e proseguono per i loro venti e vanno altrove. Chiarappa e De Faveri, ne ho parlato, le cinque ore. ‘Ghiribelli dice il falso. Quindi, allora, Ghiribelli dice il falso'. No, non lo dice per niente il falso, povera Ghiribelli, non va calunniata la Ghiribelli. Ghiribelli, se la leggete bene, non dice quel giorno lì sono andati da lei queste persone, dice, e lo ripete fino alla nausea, quattro o cinque volte lo dice, dice: 'loro, tutti i sabati e le domeniche eran da me' . 'Sì, va be'... Allora il Pubblico. Ministero dice: 'Sì, va be', scusi, ma quella domenica?' 'Guardi, loro, chi li voleva il sabato e la domenica eran da me'. 'Beh, sì, ma cerchi di fare un po' mente locale a quel giorno'. 'No, senta, l'è inutile, perché tanto lo so, tutte le domeniche e tutti ì sabati l'eran da me'. E tre, quattro volte. E che deve dire, poveretta, come fa a ricordarsi lei di una domenica, con tutta la gente che vede, poveraccia, vero, con tutta la gente che accoglie, vero. Insomma, il sabato, domenica, lunedì, martedì, il giovedì, insomma, voglio dire, anche se tra l'altro, ho visto la fotografia, non sembra eccelsa in bellezza, ma insomma, come belle de jour lascia un po' a desiderare, ma lasciamo perdere rutto questo, fatto sta che, insomma, quanta gente vede, no. E questi, questi campagnoli, come fanno i campagnoli, 'vengono sempre il sabato e la domenica e quindi quel sabato e quella domenica di sicuro c'erano'. Certo, c'erano di sicuro, per carità di Dio e chi lo nega. Non è falsa, non è falsa. Lei non racconta, non espone un dato processuale certo, espone un dato di sua comune esperienza, tratto dalla sua ordinaria professionalità, nient'altro che questo; bisogna prendere e dare il valore a questo che ha, soltanto. E poi, Vanni: 'Il Vanni, però il Vanni c'è stato dalla Ghiribelli quella domenica?' Il Vanni dice... sa un accidente se è stato con, la Ghiribelli. No, è la Ghiribelli che lo esclude, perché la Ghiribelli dice che il Vanni con lei non c'è mai stato, perché lei non è meschina. L'ha detto chiaro e tondo, quindi, tutta la storia della presenza dì Vanni dalla Ghiribelli quella domenica, eccetera, è una cosa che è finita come tante altre cose. Va bene, di Chiarappa e De Faveri ve ne ho già parlato. Della Stepmann Sharon ve ne ho già parlato. All'altezza del ristorante...
Avvocato Mazzeo: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh?
Avvocato Mazzeo: No, no, va bene, vai.
Avvocato Filastò: Caini e Martelli ve ne ho già parlato. Anzi, Caini e Martelli, la strada de La Rena, è una strada chiusa, non c'è niente da fare. Insomma, all'epoca ci si passava, sì ma come ha detto uno dei due: 'con un fuoristrada', poi c'è il passaggio a livello e quindi siamo un po' agli sgoccioli. Dice: 'ma andare a perquisire' - è stato detto — 'al Ponte Rotto sarebbe stato, dopo sette anni, è come perquisire la piazza dell'Orologio'. No, no, come perquisire l'orto di Pacciani, uguale identico.Che anche Pacciani nell'orto, ci mancava da diverso tempo, per il semplice motivo che era stato in galera e per diverso tempo. Non impronte sulla Panda. Beh, questa è una cosa che per dir la verità lascio incerta anch'io. A me risultava, per dir la verità, per aver visto un programma, che poi può darsi sia anche un programma sbagliato, ma insomma, c'è una catena televisiva che si chiama Discovery Channel, non so se l'ha vista nessuno, che è una catena televisiva di informazioni, di documentari, eccetera, e c'è una rubrica sull'indagine. Può darsi che la cosa funzioni in America, perché questa è una rubrica americana, ma in America si possono fare... certo che non si possono identificare da delle tracce delle impronte, ma si possono fare delle diagnosi differenziali escludendone. Sotto il profilo dell'esclusione, almeno a sentire questa trasmissione, che poi può darsi che sia tutta una serie di fandonie, però io d'altra parte... si può prendere un'impronta per esempio di Vanni, metterla a rapporto con quella lì e dice: no, non si può dire che questa impronta sia di Vanni, però si può escludere che sia di Vanni. Si può fare? Comunque, certo, non è certamente questo un punto fondamentale, ne parlo proprio così, quasi per amor dell'arte. Poi il Pubblico Ministero qui, quando ha parlato in replica, come dire, ha un po' buttato acqua sul suo fuoco, ha detto "perversioni ipotetiche o meno di Vanni", "sessualità deviata", "ditelo voi". Ditelo voi, è una parola. Come fate a dirlo voi? Non lo so, perché non avete gli strumenti, potete dire, insomma, sessualità deviata, non si può proprio parlare da quello che avete per le mani. Poi se aveste qualche dubbio, ma poi un serve a niente, potreste fare una perizia, quello che vi abbiamo chiesto. Ma non credo che sia proprio il caso. E poi la prostituta ammazzata di via Giampaolo Orsini. Il Pubblico Ministero vi ha detto: 'io vi ho portato il dato storico'. Ma come? Insomma, no, non va bene, non va bene. Non è portare il dato storico questo, perché sennò a questo punto poteva portare il dato storico anche dell'affondamento dell'Andrea Doria, rispetto al quale, certamente, il Vanni non c'entra niente. Ha a che fare con l'affondamento dell'Andrea Doria Vanni lei? 
Mario Vanni: (voce :fuori microfono)
Avvocato Filastò: No. Quindi... C'è il dato storico, dato storico suggestivo, no; la ragione è questa qui, non c'è n'è altre, è abbastanza chiaro. Fu chiesto nel processo Pacciani per valu... questa cosa della mamma buttata giù dalle scale, per la quale poi partorirebbe, questa signora, una bambina che poi è handicappata, fu chiesto nel processo per valutare la personalità del teste. Ma io, dico, questa cosa qui è buffa, eh. Arriva un testimone qualsiasi in un giudizio, quello si mette a sedere e gli vengono chieste le informazioni su una pistola... poi a un certo punto dice: 'scusi, ma lei butta le mogli dalle scale?' A me della personalità del teste, si deve valutare... si fa questa domanda, il teste, secondo me, a questo punto ha tutti i diritti di dire: 'scusi, a lei che gliene importa? E che c'entra, scusi, son qua per parlare di delitti, mi chiedete se butto le mogli dalle scale, io?' Ma insomma, via basta leggerlo il verbale per capire che le cose stavano come ho detto. Vanni sarebbe smentito dalla Ghiribelli circa il fatto che quel giorno era andato da lei. Abbiamo visto che non è vero nulla. Nesi: 'penso che fosse Vanni'. Lui pensa, lui suppone, lui intuisce. É una Frigo in pantaloni o per lo meno la Frigo è un Nesi in gonnella, siamo là, insomma. Comunque Nesi si è comportato in modo corretto', insomma, per lo meno il Nesi tante croci addosso non ce ne ha date, salvo che queste... Allora, il quadro è questo qua: il Nesi sta guidando l'automobile, a fianco c'è Vanni, a un certo punto il Nesi dice: 'senti, Vanni, ma te un tu n'avrai mica nulla a che fare con i delitti del "mostro"?' E il Vanni sbianca. E il Nesi per guardare sbiancare il Vanni va a sbattere contro un muro, è automatico no? E dice: 'senti, portami a casa'. E gliel'avrei detto anch'io. 'Ma che ti cheti imbecille, cosa c'entro io, portami a casa e facciamola finita?', no. E su tutto questo, questo signore ci ricama le cose: 'sbianca'... Ma insomma, son proprio quelle persone che come testimoni vanno proprio persi di vista, nel modo più assoluto, perché sono soggettivi, sono persone, capite, che quando capita una cosa di questo genere, dicono: 'eh, ora lo sistemo io, glielo fo capire io come stanno le cose'. Poi se lo immaginano il giorno dopo sui giornali: 'Lorenzo Nesi chiarisce il mistero del "mostro di Firenze" , "Maria Grazia Frigo la testimone di ferro, ha inchiodato tutti". Pensano a cose di questo genere, vanno là, si organizzano e vengono e sbrodolano tutte le cose che hanno sbrodolato loro. Ma insomma sono da prendersi come vanno prese. E la Frigo se la volete prendere per qualche verso prendetela sul punto che lei vede un autista su una macchina e un autista sull'altra. E Martelli e Caini anche loro, che vedono questi due pazzi, che si divertono a far gli imbecilli su una strada di campagna secondo me, vedono due autisti e basta. Vanni, lei non c'era, perché lei la macchina non la sa guidare. Nel portabagagli non ce l'avevan messo, perché sennò soffocava, e quindi lei non c'era. Allora, il Fornari si serbava di dire che Pacciani queste cose le vendeva al dottor... insomma, va be' queste cose mi sembran proprio... Il movente, mi pare alla fine il Pubblico Ministero ha detto, sono i soldi. Ma ci volete dire chi è che le compra queste povere cose? Per farsene che? Ci volete per lo meno fare un'ipotesi, dire: a me mi risulta c'è un mercato, in giro c'è un mercato, in Arabia queste cose le comprano a prezzo di diamanti, a livello dello stesso peso. Oppure: c'è una setta che a un certo punto... Qualcosa ci dovete dire, perché sennò noi si resta così, si resta increduli, si resta, come dire: 'ulna, sarà ma a me non mi pare, a me non mi risulta, non ci siamo'. Come, vedano Signori, e ho quasi finito, l'ultima cosa è un'interrogativo che è rimasto in questo processo per aria. E che è un interrogativo di una importanza straordinaria. E l'interrogativo riguarda il perché il signor Lotti si sarebbe | associato a queste persone. Ammettendo il gruppo, ammettendo la perversità di Pacciani, ammettendo la perversità di Vanni, qui siamo rimasti senza sapere perché il Lotti, e una volta tirandosi dietro anche il Pucci, si affianca a queste persone. Perverso lui. Beh, allora non c’è bisogno di Vanni. Se il perverso è lui, non c'è bisogno di Vanni, poi lo vedremo. Scopo di lucro anche lui, come sembrerebbe ipotizzare il suo difensore quando fa delle domande sui soldi che aveva in un certo periodo di tempo. Non lo so. Non certamente quelle cose che ci ha inventato lui; perché queste sono tutte invenzioni. L'omosessualità del Butini è un'invenzione. Non c'è niente da fare, il Butini, poveretto, insomma, perché deve essere omosessuale? Non lo è affatto. Non il rapporto col Pacciani. Qui sul punto il Pubblico Ministero aveva promesso un articolo di giornale. Pacciani, appena l'ha sentito dire che questo diceva una cosa, ha preso cappello in un modo straordinario, ha detto: 'ma che scherziamo? Io a quello lì... buco sarà lui'. E così via. 

lunedì 6 giugno 2016

- 6 giugno 1981 -

6 giugno 1981 - 6 giugno 2015
Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi
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venerdì 3 giugno 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Undicesima parte

Segue dalla decima parte.

Avvocato Filastò: Ma guarda, più che uno non si vuole arrabbiare, e più che... Va avanti così, questo processo. Ma si rende conto? Un giornalista in udienza sta parlando col difensore, interviene per dire la sua! Mah! Roba... Va bene. Il povero Vanni, quindi, il povero Vanni avrebbe detto... caso mai, dice: 'se mai quelle cose le avrà fatte lui', che è un' accusa, fra l'altro. E comunque chi glielo ha letto, ammesso che questa cosa derivi dal giornale, chi glielo ha letto il giornale a Lotti che è analfabeta? Ve lo ha già detto il collega. O il giornale, o un'altra cosa, insomma a Lotti gli è stato detto una cosa di questo genere, certamente. E certamente non può essere un... può ricavare questa informazione, fra l'altro inesatta, dal giornale. Il Nesi sarebbe un dato obiettivo. A parte che scagiona Vanni, lo sapete benissimo che lo scagiona, perché nella macchina lui non ha visto Vanni. E lo conosce da 40 anni. Va be', non c'è altro da fare che leggere quante volte ricorre nelle deposizioni Nesi Lorenzo, la parola "impressione", "sensazione", eccetera. E comunque Nesi scagiona Vanni, come vi ho detto. I testi Luberto e Beduschi che parlano in certi termini di Scopeti. Beh, insomma, sì, questo è vero. Su domanda del Pubblico Ministero hanno ammesso che il delitto degli Scopeti potrebbe conciliarsi con un paio di persone e dopo aver detto, precedentemente, la cosa esattamente opposta. No, ma non en passant, specificamente. Per sostenere l' unicità dell'autore, loro avevano portato, l'equipe De Fazio, di cui partecipano anche Beduschi e quest'altro signore, e Luberto, hanno portato proprio l'esempio di Scopeti, per dire: 'vedete? Qui si vede benissimo che questo ragazzo riesce a scappare. Si vede benissimo che viene rincorso e assalito da una persona che aziona il coltello perché ha finito le pallottole. Si vede benissimo...', quindi c'è una sola persona; ce ne fossero due soltanto, allora, eh, cambierebbe completamente il quadro. Avevano detto così. Poi, arrivati qui, dice: 'mah, abbiamo un po' forzato...', forzato non so che cosa. Mah. Noi qui abbiamo una ricostruzione, però, di questo Scopeti che è quella che fa Lotti. Diciamo che la ricostruzione fatta dai periti De Fazio, nella loro prima prospettazione, in cui proprio agli Scopeti constatano la presenza di una sola persona, diciamo che, insomma, è sostituita quella di Lotti. E proprio la ricostruzione del fatto fatta da Lotti di Scopeti, che vi dà la dimostrazione palpabile della assoluta, totale, inattendibilità di Lotti. Cioè a dire: Lotti, in realtà, non c'è stato in questo... non ha visto nulla. Perché, guardate, noi sappiamo che il ragazzo che viene colpito alla testa, non mortalmente, riesce a buttarsi fuori dalla tenda e a fuggire. E lì ci deve essere stato un momento di sorpresa da parte dello sparatore, il quale è rimasto bloccato, fermato. A questo punto, mette la pistola nella fondina, prende il coltello, lo rincorre e fa quello che fa. Il ragazzo è attardato dalle ferite e dal fatto che è a piedi nudi, lo prende... e così la cosa torna. State a sentire Lotti: il ragazzo scappa, Pacciani gli va dietro. E Vanni? Ci sarebbe stato anche lui, non lo so, che ci faceva? Non lo so. E Vanni cosa fa? Nulla. Vanni entra nella tenda, che lui ci ha il compito di fare le escissioni. Quindi, dice: vede il ragazzo che scappa. Gli importa assai se scappa il ragazzo. Magari va a chiamar qualcuno, arriva la Polizia, ci becca tutti quanti. Io ho da far le escissioni, io sto nella tenda a fare le escissioni.
P.M.: Lo dice il Lotti.
Avvocato Filastò: Come? Appunto, lo dice il Lotti.
P.M.: No, dice il Lotti che gli dà una mano.
Avvocato Filastò: Ma che mano? Se il Lotti l'ha... non lo so, il Lotti dà la mano... non lo so. Fatto sta che lì non si muove nessuno, altro che Pacciani. Si muove solamente quell'unico autore che hanno detto i periti. Non c'è niente da fare. Se poi... dopodiché, dopo che Pacciani ha fatto quello che deve fare, cioè a dire che ha ammazzato quel ragazzo e l'ha buttato... Pacciani torna e dice: già che ci sono, ti do una mano anch'io a fare le escissioni. E si infila anche lui dentro la tenda e stanno là a fare le escissioni dentro la tenda, in due... Magari Vanni dice: 'accidenti, quanto tu ci hai messo di tempo. Potevi arrivar prima, no?...', insomma, non lo so, eh. Ma sono quelle cose che fanno ridere, non c'è niente da fare. C'è da ridere a immaginare questa burattinata, qui. Se poi si fa un passo indietro e si va nel momento in cui il Vanni entra nella tenda, secondo il "Pucciotti" perché su questo punto Pucci e Lotti sono d'accordo e possiamo definirli "Pucciotti" - il Vanni entra nella tenda prima che il Pacciani si metta a sparare. Ah, questo Vanni non lo... Si rende conto del rischio? Perché questo sta lì, sta per spa... pum, pum, pum, quello spara. Vanni dice: 'un momentino, fammi uscire...'
Mario Vanni: Io un c'ero.
Avvocato Filastò: Eh, certo che un c'era. Si fa per parlare, capito?
Mario Vanni: Sì, ho capito.
Avvocato Filastò: Lo so. Un s'arrabbi con me, perché che vuole? Eh... La "memoria muscolare" di Vanni che fa i tagli. E dove avete dimostrato, dove avete tentato di dimostrare, non dico dimostrato, ma tentato di dimostrare — visto che appartiene a Vanni la "memoria muscolare" di chi fa i tagli, di chi si perfeziona via via, di chi aumenta il capo delle escissioni - dove avete dimostrato la notevole abilità nel tagliare? Vedete, su questo punto, sullo sparare, c'è qualche incertezza. Io sono convinto che quello uno... Va beh, niente, niente ipotesi. Ma nel tagliare non c' è dubbio, eh. Nel tagliare, ve l'ho raccontato l'altro giorno, di questo che fa questo giro col coltello, in questo modo, separando il tessuto adiposo da quello muscolare, con un taglio netto. E ci vuole... ci vuole sapienza, ci vuole capacità. Avete dimostrato che... C'ha l'hobby di tagliare le cose, lei?
Mario Vanni: No.
Avvocato Filastò: É uno che traffica coi coltellini, fabbrica modellini di navi... no. Fabbrica modellini di navi, lei? Sì o no?
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Fabbrica modellini di navi?
Mario Vanni: Un lo so...
Avvocato Filastò: Lo vedete com'è? Io so benissimo che non li fabbrica i modellini di nave... Però lui, poeromo, quando uno gli fa una domanda... Non le fabbrica le navi, abbia pazienza...
Mario Vanni: Sì, sì... Unn'avevo capito.
Avvocato Mazzeo: Non aveva capito.
Avvocato Filastò: Non aveva capito, certo non aveva capito. É uno che, poeromo, ci ha questo coltellaccio dentro il forno. Ve ne ha parlato il collega, insomma, dice: 'ma è nel forno', ma è un coltello da arrosto; secondo me, più che ne forno, un può mica stare. Dove deve stare? Va be'. Quindi, non solo non lo avete trovato, questo, ma non avete nemmeno tentato di trovarlo. Qualcuno è andato ad interrogare, non so, la moglie, gli amici: 'ma voi sapete, se per caso, ci ha qualche ticchio, qualche hobby, se lui si occupa...no, niente, proprio nulla. Perché, insomma... "Il capriccio del P.M. di trascurare tutti i delitti". E chi ha parlato di capriccio? Ho parlato di precisa scelta strategica. Si deve pensare al '74 e a fatto che lì, da questo punto di vista, con riferimento al 1974, la scelta strategica riguarda non solo quello che ho detto prima, circa la mancata amicizia l'inesistente rapporto dì amicizia fra Vanni e Pacciani che giustificherebbe quel tipo di accordo, ma vi ho anche parlato, vi ho anche detto che nel.'74 non ci sono le escissioni. E quindi l'idea del dovizioso dottore che manda queste persone, questi sicari a procurargli... no, lì non regge, non c'è niente da fare. Regge con quella ipotesi che vi ho detto di una progressione che aumenta, che si trasforma, da parte di un autore, nel modo che vi ho detto. "Nessuno poteva iniziare l'azione penale a carico di Lotti per il '74." E perché? Io questo non l'ho capito per dire la verità. Ha detto il P.M.: Nessuno poteva iniziare l'azione penale a carico di Lotti per il '74. Perché? Qual è la ragione di fatto e giuridica? Pacciani, sì. Che Pacciani, su Pacciani l'azione è stata esercitata e Lotti, no? Perché? Poi ha parlato di questo regista, di questo dottore. Mi par di aver capito, ad un certo punto, che questo dottore è diventato fantomatico. Prendiamone atto, meglio. A questo punto, se è fantomatico il dottore, non si capisce proprio più nulla. Perché, i feticci, l'esoterismo non c'è; il dottore neanche, perché in effetti questo dottore non si è visto più da nessuna parte, non se ne parla nemmen più, è diventata una cosa... Allora, a questo punto, cos'è questa storia? Da chi venivano pagate queste persone? Per far che, per ottenere che? "A Baccaiano avrebbero sbagliato i medici legali.” Io non l'ho detto. Io voglio sapere in che contrastano le ricostruzioni dei medici legali con quello che hanno visto sei testimoni. Compreso quello che ha visto il giovane Mainardi accanto alla ragazza. Sono sei, eh. Non sono mica uno, sono sei! Compreso quel giovane che ha visto, sì, ha interpretato che si trovassero sul sedile anteriore, tutti e due. Però li ha visti a fianco a fianco. Quindi è chiaro che sbaglia, perché la ragazza è sul sedile posteriore. "É ampiamente provato" — dice il Pubblico Ministero - "che il ragazzo era sdraiato supino sul sedile davanti." "Ampiamente"? Ampiamente da che cosa? É ampiamente provato il contrario; è ampiamente provato da quattro, cinque, sei constatazioni, testimoni oculari, che il ragazzo, quando è stato trasportato nell'ambulanza, è stato prelevato dal sedile posteriore. Ma che volete che questi non se ne siano accorti dove stava seduto? Lo hanno avuto loro fra le mani, non l'hanno visto soltanto, lo hanno avuto fra le mani, lo hanno dovuto spostare, prendere, prelevare di peso, portarlo dall'altra parte. E non si rendono conto di questo? E quel ragazzo, quel ragazzo, che ha visto il ragazzo sul sedile anteriore, ci ha visto anche la ragazza accanto, sul sedile anteriore. Quindi è chiaro che li ha visti insieme ed ha sbagliato. I verbali di sopralluogo: i verbali di sopralluogo, da questo punto di vista, non significano niente. Perché sappiamo benissimo che quando il sopralluogo viene fatto, il ragazzo non c'è più, è stato preso e portato via nell'ambulanza, in un tentativo di soccorso all'ultimo momento. Le telefonate all'Allegranti: uno, due anni dopo. Quindi, il Pubblico Ministero, si produce sul solito sorriso scettico e la... E quindi è un burlone che glielo ha fatto. Specialmente l'ultima telefonata avvenuta due anni dopo a Rimini. Ah, due anni dopo a Rimini, ha telefonato? Questo è un burlone, uno che lo piglia in giro. Ma io mi sono chiesto se c'era il Pubblico Ministero, quando io attendibilmente ho spiegato le ragioni per cui la telefonata viene fatta in quel giorno 18 agosto del 1984. Perché il delitto Rontini è avvenuto un mese prima. E questo... questo telefonatore sa benissimo che si rischia di riprendere in mano certi dati che gli sono rimasti sullo stomaco, perché lui sa di aver sbagliato in quella occasione. E allora decide di intimorire di nuovo quel teste Allegranti. Ma qui l'obiezione del Pubblico Ministero è sottile e merita una risposta. Dice: 'ma perché l'Allegranti? Ce n'eran tante di persone lì che erano intervenute'. Perché è l'Allegranti che guida l'automobile è lui il guidatore. Beh, tanto per cominciare, se fosse stato vero che il ragazzo aveva detto qualche cosa, è evidente che questi che erano sull'ambulanza la informazione se la scambiavano. E come si scambiavano e forse si sono scambiati perché no, sicuramente, si sono scambiati, perché lo ha detto l'Allegranti - la eventuale informazione che noia c'è stata, sicuramente si sono scambiati la intimidazione, signor Pubblico Ministero. É abbastanza chiaro, no? A un certo punto, questi ragazzi, eh, questo ipotetico autore che io, beh, immagino, a un certo punto non è mica che può avere in mano tutta, i dati processuali di questo mondo. Lui individua una persona, individua il più anziano che, per l'appunto, è quello che non è avventizio, come Gargalini; che non è un giovane arrivato recentemente, a cui questi giovani, fra l'altro, in una situazione abbastanza ambigua, forse nemmeno registrati, individuano l'Allegranti perché l'Allegranti ha parlato anche con un giornale. E minaccia lui. E che gli dice la prima volta? 'Stai attento, perché succederà una strage a Baccaiano'. Il burlone gli dice: 'Succederà una strage a Baccaiano'. Con che intenzione? Con l'intenzione che questo qui, immediatamente, ne parli in giro. E così l'intimidazione è rivolta a lui, perché è la persona di cui si può apprezzare e cogliere l'identità, il telefono e tutto il resto; ma è destinata a tutti: la strage. A tutti gli altri. Mi sembra chiaro, no? Ed è un burlone, questo? Il burlone che a distanza di due anni, di due anni, a distanza di un mese - nemmeno, il 29 luglio 18 agosto, non è passato nemmeno un mese dal delitto Rontini - va a pescare questo poveraccio alla pensioncina di Rimini dov'è arrivato da due giorni, per dirgli: 'te sei un uomo finito'. E questo poeromo che, insomma... Infatti poi quest’uomo, non è che poi, voglio dire, si sia poi dato un gran da fare, no? Ha fatto una denuncia, ha parlato coi Carabinieri. E poi, insomma, è stato molto sulle sue, poveretto, eh. Eh, non lo so, non lo so, bisogna trovarcisi... ma insomma, certo, non deve essere stata allegra per lui. Il burlone? Accidenti al burlone! Ma che scherziamo? Tanto burlone che i Carabinieri lo piglian sul serio. E come ci ha raccontato Allegranti, lo seguono. E quando lui un giorno, per l'appunto, si allontana, glielo contestano. Dice: 'guardi, lei è andato per i fatti suoi. Non lo deve fare'. Ora i Carabinieri le cose le sanno misurare, eh. Non mettono un paio di persone a sorvegliare questo, a fargli la guardaspalle per tutto il tempo che è stato a Rimini, come ci ha raccontato l'Allegranti, per un burlone. Ma che burlone, ma che burlone! Questa è una indicazione fortissima che va - tanto per usare un termine caro al Pubblico Ministero - fortissima, che va nella direzione dell'autore unico, dell'autore serial killer - di quello che ho detto, e che ha lo stesso valore, la stessa importanza, la stessa significanza della lettera anonima spedita alla dottoressa Della Monica con il frammento di seno. Che è, l'ho già detto diverse volte, come dice il collega Mazzeo — questa volta cito lui — un macigno dentro a questo processo che non è assolutamente trasferibile nella direzione dei "compagni di merende". Per tutti gli sforzi che si possa fare di voler portare nella direzione dei "compagni di merende", questo macigno, non c'è versi, ci ritorna sui piedi. Non c'è nulla da fare. 
Segue...

giovedì 26 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte.
Avvocato Filastò: A questo punto gli vien fatta una domanda circostanziata, al signor Mario Vanni. Vale a dire, gli viene fatta una domanda dal Gip, in cui non ci si limita a parlar di Boschetta, sì fa... Dopo averglielo contestato, attraverso la lettura del provvedimento di custodia cautelare, questa volta, in sede di interrogatorio gli si contesta la circostanza sulla quale deve rispondere. E "Però" dice il Gip - "Il Lotti qliene parlò di questa piazzola di Vicchio, dove c'erano questi due che si fermavano con la Panda celestina. Gliene parlò, e gli dette anche delle indicazioni sulla strada da fare; se ne ricorda questo?" E lui cosa risponde? "Ma il Lotti l'è un bugiardo.”
Mario Vanni: Ci credo.
Avvocato Filastò: Eh, ci credo. "Inventa tutte le cose, come quell'altro, il panettiere." Il panettiere, lui si riferisce al Pucci. "Cos'è Fernando?" "Sì." Qui, ad un certo punto, si fa una riflessione su Fernando se è l'imbianchino, se è... se è il coso e qui il Gip detta: "Allora, nego l'addebito, il Lotti è un bugiardo. Tutte quelle cose che ha detto a mio carico..." Quelle cose che ha detto a mio carico, no la circostanza della Boschetta di Vicchio, della Panda celeste. No. "Tutte quelle cose che ha detto a mio carico non sono vere, è un bugiardo anche quell'altro, il Pucci, che faceva il panettiere." È vero, come mi fa osservare lei, ha fatto anche un po' l'imbianchino ed ha imbiancato anche casa sua, vero? È vero che è venuto a casa mia, una volta, parlo di imbiancare. Quindi, per dire, vero? Che avevo ragione io, quando dicevo che i verbali dalla fase reale alla fase del riassunto, beh, insomma, non sono troppo fedeli. Perché, qui, il Giudice avrebbe dovuto dettare a verbale: 'Non è vero che Lotti mi parlò di questa piazzola di Vicchio, dove c'era questi due che si fermavano con la Panda celestina; se il Lotti l'ha detto, è un bugiardo'.
Mario Vanni: È vero.
Avvocato Filastò: È vero? È vero sì o no?
Mario Vanni: È vero. Sì, sì.
Avvocato Filastò: E qui, il Giudice, però interviene e dice: "Lei dice che il Lotti inventa tutte queste- cose qui; però ha fatto delle accuse molto circostanziate, molto precise, ha detto che le ha parlato di questa piazzola di Vicchio. Questo è vero?“ Se lo ricorda- che le ha parlato di questa piazzola di Vicchio?" È diventata la "piazzola di Vicchio", un posto anonimo, non c'è più la Panda celestina, non c'è più nulla: è diventata la "piazzola di Vicchio". E questo, poveraccio dice: "E me ne ha parlato, ma io non ci sono mai stato." Questa è l'ammissione di Vanni. Questa, eh. "Eh, me ne ha parla..." Che poi, 'me ne ha parlato', io vorrei sentire la registra... 'Me ne avrà parlato' o 'me ne ha', come dire: 'ma, s'è parlato di tante cose. Mi avrà parlato anche di una piazzola di Vicchio, ma io non ci sono mai stato'. Allora qui, tutto questo al verbale, diventa: "È vero che Lotti mi parlò della piazzola di Vicchio." Però, a questo punto, si cerca di precisare un po' le circostanze: "Cioè, le disse che c'erano due che facevano l'amore, lì, in una Panda celestina? Le disse questo?” "No.” "E che le disse?" "Non me lo ricordo preciso, ma a me non mi. pare che mi dicesse tutte queste cose." Ma insomma, cosa volete, che ci sia una. persona che batta i pugni sul tavolo e dice: a me non mi ha detto nulla. Questo non è così, non è una persona così; come è lui, come è lui, è la persona semplice che è lui. Dice.:"Ma a me non.... mi risulta..." Perché lui l'idea, capite, che qualcuno si inventi queste cose gli sembra strana, anche dal punto di vista di Lotti. Io sono convinto che anche ora lui dice: ma perché questo qui... "Va bene, ma allora che cosa le disse? Che scopo aveva di parlarle di una piazzola che c'è nella prossimità di Vicchio? Che scopo aveva se non di fare riferimento ad una coppia che si appartava..." - sentite, eh - "...che si appartava lì? Di che cosa le ha parlato? Perché c'era un ristorante vicino? Perché c'andava a far merenda? Perché c'andava a far l'amore lui? Perché c'era qualche altro motivo di attrazione? Perché?" E questo poveraccio, di fronte a tutti questi perché, cosa risponde? "Icchè gl'ho a dire io."
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: "Prego?" Dice il Gip. "Icchè gl'ho a dire io?" 
(voce fuori microfono): No, glielo dica lei. 
Avvocato Mazzeo: Questo è impazzito davvero. Se ne vada. 
(voce fuori microfono) ...Ma che se ne vada.
Avvocato Mazzeo: È la fine del mondo, questa qui. 
(voce fuori microfono) Me lo dica lei, poliziotto, chi è il "mostro".
Avvocato Filastò: Ma io, insomma, con questo signore, per dire la verità... Meglio star zitti, via. Meglio star zitti, perché ho paura che...
Presidente: Cerchi di capire.
Avvocato Filastò: Come? 
Presidente: Cerchi di capire.
Avvocato Filastò: Si, io lo capisco, lo capisco; ma certe accentuazioni sono... "Icchè gl'ho a dire, io?" Che gli devo dire io. "È vero che il Lotti le parlò della piazzola?" Però, voglio dire, la cosa è interessante, perché è uno dei principali accusatori di Vanni, questo signore, eh. Quindi... Voglio che venga registrato a verbale che si è alzato in piedi, ha apostrofato il difensore, dicendogli: "Dica lei che il "mostro" è poliziotto..." Non so che ha detto, eh? Con aria minacciosa,dito puntato e tono particolarmente aggressivo. Ho detto qualcosa di sbagliato? Ecco, questo, per dire... la serenità del teste, perché è un teste sereno in questo modo; poi... magari, quando si parla di una certa maga, viene qua e vi racconta delle cose che... Lasciamo perdere, va be'. "Ma alla domanda che gli ho fatto io, lei non mi ha risposto. Lei gli ha chiesto la strada per andare a questa piazzola?" "Se n'arà chiesto, se n'arà." Se n'arà chiesto, se n'arà, nel senso... "Lei al Lotti gliel'ha chiesta, la strada per andare a questa piazzola?" "Ma no, io non gliel'ho chiesta." "Lui mi ha detto che gliel'ha chiesta." Dice il Pubblico Ministero. Ha detto, poi dice 'Io non gliel'ho chiesta'." "Eh. Io non gliel'ho chiesta." Dice Mario Vanni. "Si sarà chiesta." Dice il Gip. "Chi? Lei, Pacciani o lei da solo.'Chi?" Ha detto: No. Ha detto che non gliel'ha chiesta. E Mario Vanni continua a dire... Come quando dice: "Io sapevo solo delle merende e con il Pacciani facevo solo le merende." Lui è, come dire, è un po' bloccato nelle sue risposte e continua a dire: "Io so che non ci sono mai andato, lassù, a Vicchio."
Mario Vanni: Non è vero.
Avvocato Filastò: E certo. "Va be' lo so che lei dice che non c'è mai stato, ma io le sto chiedendo se lei ha chiesto come dice lui, la strada per andare a questa piazzola. Capito?" "Io non... A me non mi ha detto nulla di queste cose assassine" - dice Vanni - "non mi ha detto nulla di queste cose." E questa sarebbe l'ammissione? La grande ammissione di Mario Vanni? E con questo, credo, di averlo chiuso il capitolo delle cosiddette ammissioni di Vanni, il quale ammette la lettera; si è visto il valore da dargli a questa ammissione. Non solo la ammette, ma come dire, la sbandiera. E quanto all'aver ammesso che Lotti gli avrebbe parlato di Vicchio e ha detto, l'onesto Vanni che non capisce neppure di quale piazzola si sta parlando: "Ne arà parlato." "Ne arà parlato." L'unica ammissione è poi smentita immediatamente dopo: "Non mi' ha detto nulla di queste cose." E questa, come dire: di discorsi se ne faceva tanti là, un po' sbronzi, un po' meno, eccetera. Il Pubblico Ministero dice che bisognava scavare nella personalità di Lotti e che questo è stato fatto. Benissimo. E dopo lo scavo cosa è stato fatto? Dopo la consulenza disposta dal Pubblico Ministero, Fornari e Lagazzi, insomma, per me... lo avete messo in galera il signor Lotti che gioca, che finge, che si nasconde, che si riserva? Avevate un materiale di prim'ordine sott'occhio per dire queste cose qui: gioca, finge, si nasconde, si riserva. Vale a dire tutta una serie di cose che vanno direttamente nella direzione della contaminazione della prova. Sì o no? Il 274 nel frattempo era stato abolito? L'unico modo per scavare davvero su dì lui era non fargli scegliere ristoranti; ma richiamarlo coattivamente a quel senso di responsabilità morale che egli non ha, come ci ha ampiamente dimostrato nel corso di questo dibattimento. Se Lotti è assolutamente privo di empatia per le vittime, ma è ripiegato solo su se stesso, non c'è verso, esiste, ed esiste tuttora - tuttora, eh - un solo mezzo per fargli capire che con la Legge non si scherza, non si gioca. E forse la smetterebbe di rispondere con arroganza anche all'avvocato, come ha fatto, continua a fare. Io non ne posso più. Va be', spero di non vederlo più in vita mia. Ma insomma... Ci vuole un bel coraggio a dire che su Lotti abbiamo indagato a fondo, quando manca la perquisizione al Ponte Rotto; quando gli si fa una sola domanda su Scandicci. Si sono fatte intercettazioni a tutti, benissimo. E che ne avete ricavato? Quella telefonata fra Lotti e la Nicoletti ve la dice lunga. Ne ha parlato il collega, non sto a riparlarne. Ci vuole un bel coraggio a dire che su Lotti si è esercitata una "sana diffidenza", lo ha detto il Pubblico Ministero, quando lo si lascia in giro a contatto con chissà chi, quando gli si permette di ricevere le telefonate della Nicoletti. C'è una battuta, sul punto, del Pubblico Ministero, in replica, che è carica di un involontario, umorismo. Ha detto il P.M.: 'si è intercettato perfino Lotti' "Perfino" Lo lasciate libero col telefono in casa e non lo volete nemmeno intercettare? Nessuno, ha detto nemmeno mi sono permesso di una cosa di questo genere, che abbiate voi, consapevolmente indottrinato Lotti. No, per carità! Altrimenti non saremmo qui a discutere questo processo, lo discuteremmo altrove, a Bologna, per esempio. Ma che avete esercitato su di lui il cosiddetto dilemma del prigioniero, questo sì. Lo ha detto il collega e lo condivido perfettamente. Perché il collega vi ha documentato come e in che modo si è effettuato questo esercizio. Alla fine il Pubblico Ministero produce quell'articolo di giornale; e da quell'articolo di giornale, a proposito del dilemma del prigioniero, si dovrebbe ricavare che non è vero che qualcuno ha detto a Lotti: 'guarda, Vanni ti accusa', ma è Lotti che lo ha appreso autonomamente dal giornale. Ovvero, nulla. Prima di tutto perché non è vero nulla che Lotti abbia detto quelle cose alla giornalista Franca Selvatici. Vanni, scusi. Perché? Perché le possibilità per la giornalista Franca Selvatici di parlare con il signor Vanni, erano, ce n'era una sola. Vanni era in galera, ovviamente, a Sollicciano il giornalista ad intervistare il signor Vanni non ci può andare. Quindi, la signora Franca Selvatici poteva parlare col signor Vanni solamente durante le udienze del Tribunale della Libertà. La udienza del Tribunale della Libertà più prossima a quell'articolo è di un mese prima. Bella memoria, eh, per virgolettare le parole di Vanni! Eh, non c'è niente da fare. Come sono queste date, scusate? Te lo ricordi? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh? 
(voce fuori microfono) 13 dicembre, quella dopo...
Avvocato Filastò: 21 febbraio e 13 dicembre.
Avvocato Mazzeo: L'articolo è del 21 marzo.
Avvocato Filastò: E l'articolo è del 21 marzo. Ci corre esattamente un mese. 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Ma non ci mancherebbe altro che ora la Franca Selvatici venisse a ... in questo processo. 
(voci sovrapposte}
Presidente: Scusi...
Avvocato Filastò: Abbiamo avuto le interruzioni del Rontini? Anche la Franca Selvatici. Ma dove siamo! 
(voce fuorimicrofono)
Avvocato Filastò: Ma lei stia zitta, sa.
Presidente: No, no, ao...
Avvocato Filastò: Stia zitta li, al suo posto, faccia il suo lavoro meglio di come lo fa! E non interrompa l'avvocato! Che sto facendo un lavoro difficile, io e improbo, (voce fuori microfono) Anch'io.
Avvocato Filastò: E insomma... Beh, stia zitta, è meglio lasciar perdere. Ma io non la interrompo quando lei fa il suo! Non vengo a mettermi li, dove lei sta battendo a macchina le cose, a intrigarle le mani. Ha capito? Abbia riguardo e rispetto. E si cheti, perbacco! 
(voce fuori microfono)
Presidente: Scusi, dottoressa, per cortesia, eh. 

martedì 24 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Nona parte

Segue dall'ottava parte

Avvocato Filastò: Se l'Allegranti, invece di dire quando telefonava ai Carabinieri: 'mi ha ritelefonato un'altra volta quel Tizio'. 'E sì, va bene, abbiamo capito; tanto abbiamo fatto il rapporto'. E fine del discorso. Se l'Allegranti fosse stato chiamato: ci dica la voce com'è? E soprattutto se il suo telefono fosse stato messo sotto controllo, mettendo anche quel dispositivo che consente di rintracciare da dove viene la telefonata, e sì che sarebbe stato utile; e sì che la dottoressa Della Monica avrebbe avuto una idea straordinaria. Io ho detto, semplicemente: la dottoressa Della Monica si è affezionata ad una certa ricostruzione del fatto così come gli è stata presentata, sbagliando, al momento in cui si è presentata lì. Basta. Poi mica lei, fra l'altro, ha interrogato per tre ore e mezzo il Martini, sono stati Carabinieri. Sono stato abbastanza chiaro: lei interviene nell'ultimo momento. A parte che il teste che è stato torchiato per tre ore e mezzo non è il Gargalini, come ha detto il Pubblico Ministero, è il teste Martini. E voi lo avete sentito. Macché dice bugie questo ragazzo. Per fare che? Dice la verità, dice. Io non ho bacchettato il professor Maurri — con questo arrogandomi la qualità di preside - ho detto che il professor Maurri, invece di indicare dati positivi per affermare che il delitto degli Scopeti è avvenuto di domenica e non di sabato, confuta in via negativa, secondo un punto di vista di confutazione, cioè a dire di chi afferma che i dati che vengono proposti non sono validi, confuta i dati che vanno nella direzione di una posticipazione del delitto: la larva della mosca, per esempio. Lui non dice mica: la larva della mosca c'è. Sì, la larva della mosca c'è. Dice: "Ma, la larva della mosca in quelle condizioni lì, sì può formare anche prima." Bene, come ho detto prima, a guardare i testi, no; si forma quanto meno nelle 48 ore. E così via: l'aspetto negroide del viso, le ipostasi, tutte le cose che sono lì, l'avanzato stato di decomposizione. Tutte cose... Luì dice: "Sì, ma siccome là c'erano condizioni speciali di temperatura. . .” Ma dati positivi, per dire io ho accertato che questo delitto avvenuto sabato, non li ha forniti. Nessuno non li può fornire, perché i dati vanno tutti in una direzione diversa del... scusate domenica. Vanno tutti nella direzione dì sabato e lui li confuta, ma li confuta, seguita a confutarli, ma non dà indicazioni; tanto che voi avete... Vedete, la dialettica fra le parti, serve anche a questo, cioè a dire, serve ad indicare al Giudice i termini di un problema e fino a che punto questi termini del problema possono essere risolti in un modo o in un altro; fino al punto che il Pubblico Ministero, il quale è convinto che il delitto sia avvenuto domenica — perché sennò se è avvenuto sabato salta tutto per aria, infatti è avvenuto sabato lo dice la Carmignani, non c'è niente da fare — che cosa vi dice di positivo per affermare che il delitto è avvenuto domenica? Vi propone un argomento logico: vale a dire, vi dice che non è possibile che i due cadaveri restino tanto a lungo senza che nessuno se ne accorga. Tanto per cominciare uno se n'è accorto: la Carmignani Sabrina, che ha sentito il puzzo di cadavere. Quella ragazza, magari, è un po', insomma... avrebbe potuto andare, segnalare; non saremmo qui ad arrabattarci.. . Poi, scusate, o non è quello che voleva fare proprio l'assassino? L'assassino qui, a Scopeti, per la prima volta - perché altrove lui li esibiva i cadaveri — per la prima volta, invece, li nasconde, la ragazza nella tenda, dove rimane uccisa, ed il ragazzo nascosto in quel cespuglio con questi bidoni sopra. Non siamo mica, vero, su una strada cittadina, eh, siamo in un posto di campagna. E come ci sono stati senza che nessuno se ne accorgesse, per diverse ore, questi cadaveri ci possono esserci stati esattamente il doppio; non è assolutamente improbabile, per niente. Ma perché dovrebbe essere improbabile? Quando noi sappiamo che l'impegno dell'assassino è proprio quello di tenerli nascosti per le sue ragioni, perché va be', lasciamo perdere le ipotesi. Comunque, li ha nascosti. Ed alla fine, poi, il Pubblico Ministero dice che, insomma, io ho detto che se il tema... 'Il professore ha detto che se il tema non sarà come ha desiderato, lo sa lui che cosa fare'. Che volete che faccia, il difensore? Cosa volete che faccia di fronte a una condanna all'ergastolo di Mario Vanni? Eh? 
(voce fuori microfono): L'Appello.
Avvocato Filastò: Ma mica soltanto quello, capito, purtroppo. Non c'è niente da fare, vero? Eh, io più che ci penso, poi magari Vanni potrebbe anche revocarmi il mandato, ma più che ci penso non c'è altro che fare una denuncia per calunnia. Eh, non c'è nulla da fare. Almeno io la vedo così, l'avvocato la vede così: per allargare un campo delle investigazioni; perché va allargato il campo delle investigazioni. Certo, anche l'indagine in sé va allargata. Che sarei obbligato a fare, adesso, da difensore? Chiedere che venga approfondita tutta una serie di fenomeni; non fosse altro perché, vedano, ogni volta che faccio un passettino, piccolissimo proprio da qui a li, mi muovo appena, no, come si confa ai miei mezzi limitati - perché io non sono mica i Carabinieri, vero? Massimo posso trovare due cortesi investigatori come questi signori della Falco che si prestano a collaborare gratis ed “amore dei" - vien fuori qualche cosa di nuovo a favore di Mario Vanni. Ma proprio fino a mezz'ora fa, fino a mezz'ora fa. Guardi, io questo discorso non lo volevo nemmen fare ho ceduto, sono costretto a farlo. Perché? Eccolo qua, guardate. Avete già visto anche voi, vero, questo documento portato dal Lotti. Avete visto anche voi questo tagliando, quello che riguarda la 124; l'avete visto anche voi che è guardatelo, l'avete lì in originale - che è ripiegato così, in modo che la scritta che c'è sotto solo ad un occhio attento si legga; e quando l'avete letta e l'avete vista voi vedete che la data 29/85 è corretta, che il 9 sta su un 8. Guardatelo.
Avvocato Mazzeo: Sta su un 8, Presidente, si legge l'8 sotto, eh; proprio a vista, eh. È lì piegato, eh.
Avvocato Filastò: E non è nemmen la stessa penna, eh.
Avvocato Mazzeo: Sì, sì è una penna come questa.
Avvocato Filastò: Io, qui nella fotostatica, non lo posso vedere; voi lo potete vedere: non è la stessa penna. Visto, Presidente?
Presidente: Il tagliando...
Avvocato Mazzeo: Il tagliando.
Avvocato Filastò: Eh? Il tagliando, Presidente. È il tagliando quello che riguarda la... Poi lo riconosce subito, perché vede la piegatura, Presidente. Nota la piegatura.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: Corretto o no. Si vede l'8 sotto.
Avvocato Filastò: Con una grafia diversa, secondo me, dico.... Va be' a me sembra diversa la grafia e sicuramente con una penna diversa.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Icchè devo dire, cosa devo dire di fronte a cose di questo genere? Come minimo devo dire che il signor Lotti è un po' troppo disinvolto, eh. Il signor Lotti, quando viene qua e se la prende con l'avvocato e dice: 'ma che vuole l'avvocato? Ma perché mi interroga così? Ma che... l'avvocato'. 'Ma insomma, signor Lotti, ma la faccia un po' finita', avevo voglia di dirgli ieri l'altro, io. Eh, insomma sa, perché tante volte può anche salta dei nervi ad uno, ehi
Avvocato Mazzeo: Vede? Ha constatato che è piegata la parte di sotto?
Avvocato Filastò: Eh, che brutta cosa!
Avvocato Mazzeo: Bruttissima.
Avvocato Filastò: Che cosa orrenda!
Avvocato Mazzeo: Questa è la contaminazione della prova eh, al dibattimento 
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Mazzeo: No, eh Presidente. -
Avvocato Filastò: No, no lascia fare. No, no, non diciamo più cose... Tanto e lì. La cosa è lì, si vede, perché si deve parlare di più.
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Il personaggio è quello, vero? La situazione è quella; è che è una situazione di estrema disinvoltura. Capite, quando uno si trova nella posizione di Lotti, Lotti è convinto di poter fare quello che gli pare, capito? Lotti, qui dentro, è venuto in quest'aula della Corte di Assise pensando che fosse un cinematografo ad ingresso continuato, lui. E forse si guardava intorno per vedere se non c'era il venditore di noccioline. Eh, insomma ci voleva qualcuno che gli facesse capire che non era così. Non c'è stato, pazienza. Si vedrà la prossima volta, speriamo che non ci sia. Speriamo che non ci siano prossime volte. I sopralluoghi, lo scrupolo dei magistrati, il filmato che sarebbe un di più. Beh io, un po' questo scrupolo dei magistrati l'ho messo in dubbio e l'ho messo in dubbio con riferimento a fenomeni processuali che sono quelli che ho detto, che ho' descritto: certe omissioni e tutto il resto e non sto a ripetermi. E poi , per il resto, sui sopralluoghi mi sono limitato a leggere quello che c'era scritto nel verbale, osservando che la ricostruzione di Lotti era talmente balbettante, incerta, contraddittoria che un Magistrato serissimo, massimo dei magistrati, una persona di grandissima levatura — sto parlando del dottor Perini — ad un certo punto talmente contraddittoria, incerta direi insopportabile per tanti versi, ha dato ordine di spegnere la telecamera perché lo spettacolo era indecoroso. E certo che ha fatto così, ma benissimo. Ha fatto notare, non per dire il Magistrato non ha lo scrupolo, anzi il Magistrato lo scrupolo ce l'ha, ha fatto il filmato; siamo perfettamente d'accordo, però la cosa andava talmente male, ha detto : "Senti spegni, per piacere." D'accordo che i riassunti si devono fare, nel corso degli interrogatori. E va be', ma ciò non toglie che questi riassunti - non c'è niente da fare, ve ne ho dato... leggendo sia l'interrogatorio che la trascrizione - ve ne ho dato, io credo, un'ampia dimostrazione insomma, un'ampia conferma di questa tendenziosità dei riassunti. E ce n'è un esempio anche nella più recente trascrizione, quella, pervenuta alla Corte relativa all'interrogatorio di Mario Vanni del 26 marzo del 19 96, e sarà il caso - mi dispiace - bisognerà leggerla. Allora. Il Gip dottor Lombar... No, questo anche per liberarsi di quello che è il punto forte di conferma del Lotti, le ammissioni di Vanni. Ecco, vediamo, no? Allora, dice: "Allora, come ha visto è il Lotti Giancarlo che alla fine è indicato come coautore dell'omicidio di cui si parla.” "Di cui si parla", lui non ha capito niente. Di quale omicidio si parla, lo vedremo immediatamente dopo, non lo ha capito. Benché gli sia stato letto il provvedimento di custodia cautelare, che è nuovo, e che riguarda Pia Rontini e Claudio — che qui viene definito " Francalanci", per dire la verità si chiama Stefanacci non Francalanci, non per criticare l'estensore di questo documento - in Vicchio di Mugello, località La Boschetta, questo pover'uomo non l'ha mica capito dov'è…
Mario Vanni: Non ci sono mai stato io.
Avvocato Filastò: E lo so che non c'è mai stato. "Questo" dice... Dice: allora, visto che è Lotti Giancarlo e alla fine lo ha indicato come coautore dell'omicidio di cui si parla. E Vanni dice: "Questo, questo l'è un bugiardo, gl'è." E poi non si capisce, perché ha l'abitudine di mettersi la mano davanti alla bocca, insomma. Ed il Gip dice: "È un bugiardo?” "Gl'è un bugiardo, perché a mene, io, non ci sono mai stato nel bosco degli Scopeti." Il Mario Vanni è rimasto al delitto degli Scopeti. Tutte le battute che hanno fatto su questo nuovo delitto, per il quale si sta procedendo di nuovo contro di lui, lui non ha capito; c'è poco da fare. E va be', lasciamo perdere i soprannomi: Mario... Ed il Gip, dice: "Non si parla del bosco degli Scopeti, qui si parla della Boschetta, eh. La Boschetta di Vicchio." Sente piovere addosso questa Boschetta, e dice: "A Vicchio? Non ci so' mai stato a Vicchio, io." Dice lui. "Eppure, come si dice qui, l'hanno vista a Vicchio?" Dice: "No." "I genitori della Pia Rontini, prima l’uomo e poi la donna" - gli contesta il Gip - "l'ha vista anche un signore che frequentava quel bar della stazione; l'ha visto sei volte." Un po' tante. E lui continua a dire: "Io non ci so' mai stato." "A bere anche lì, in questo bar?" Dice il Gip. "Non ci sono mai stato in questo posto." "A Vicchio?" Dice. "No, mai. Sono tutte barzellette, queste." Dice lui. 

martedì 17 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Ottava parte

Segue dalla settima parte

Avvocato Filastò: Anche l'americana Sharon è serissima. Quel che vede, lo dice. E se è incerta nel localizzare una certa posizione di un'auto, lo dice che è incerta. Poi era incerta, -il Pubblico Ministero... Come deve far un testimone corretto, eh. Perché quando io sono incerto su un dato, dico: guardate, sì, potrebbe essere... 'mi par di ricordare' - lei dice — 'che era prima della piazzola del ristorante la Baracchina', però potrebbe anche esser dopo. Mi ricordo che la strada era un po' in diagonale, un pochino... non perpendicolare.... Allora mi ha portato. . . Ah, si, questa... Sono tutte e due, tutte e due. Ci sono stato, ci sono tornato. Siamo passati con l'avvocato Mazzeo, facendo quel giro che abbiamo fatto. Sono tutte e due in diagonale. C'è un viottolo. Anche per andare al ristorante la strada non è perpendicolare, è obliqua. Serissima anche la teste Sharon, per quello che può valere, cioè a dire nulla. Perché la teste Sharon non vale assolutamente niente. Che razza di indizio è la teste Sharon, di che cosa? Di una macchina che si trovava lì, che ha fatto manovra. E che vuol dire? Sappiamo che quel giorno, quella notte, c'era la festa degli Hare Krishna a poca distanza, quindi macchine ce n'erano eccome, che passavano. E sono serissimi i testi dell'equipe De Fazio, è serissimo don Polidori, è serissimo don Poli, è serissimo il medico di Vanni, è seria Alessandra Bartalesi, povera ragazza. Nonostante quelle amplificazioni, quei sentimenti che le sono stati, come dire, estratti al di fuori di qualsiasi regola perché il testimone riferisce fatti, non deve riferire impressioni, cose, eccetera. É serio Paolo Vanni, è seria la sorella di Mario Vanni. Ma sono seri tutti, sono, per carità di Dio! Chi ha detto che non... Io ho discusso, ho discusso sull'analisi dei testimoni, questi testimoni, questi, quelli che sono stati portati qui al dibattimento dal Pubblico Ministero, che ho esaminato, che ho detto: questa è persona che, da questo punto di vista, o non servono o vanno in direzione contraria come Chiarappa e De Faveri va in direzione contraria alla tesi dell'accusa. Non c'è niente da fare. Si può stiracchiare in tutti i modi, come si vuole, ma non c'è nulla da fare. O quella non è la macchina del Lotti, o Lotti non la racconta giusta. Non c'è niente da... non c'è nulla da dire, non ci sono alternative, vero. Non ci sono alterative, io non ne vedo. E certamente ho espresso delle perplessità nei confronti di una testimone come la Frigo. Come si fa a non esprimere perplessità nei confronti di una testimone che si ricorda le cose ad otto anni di distanza, quando a un certo punto, vede la foto su un giornale di uno, dice: 'l'ho visto', e non aveva mai parlato prima con nessuno. Vedano Signori, qui fra l'altro, è una osservazione che è già stata fatta nella sentenza di II Grado, ma insomma, e che io la esprimo in un altro modo. Questo caso ha avuto una risonanza nazionale, di una... sì, è stato, direi... qualcuno l'ha definito il "processo del secolo" forse esagerando, ma insomma, ha avuto un impatto massmediatico fortissimo. E questo impatto massmediatico ha contagiato tantissime persone, ma proprio tantissime. E fra queste ci sono le persone caute e quelle meno, non c'è niente da fare. Io, da non so quanti mesi, ricevo una lettera anonima tutti i giorni di uno che mi dice come devo fare, quello che devo fare, come devo comportarmi in questo processo, cosa devo dire... Ne azzeccasse mai una, fra parentesi. Uno, a un certo punto, dovrebbe dire grazie... Invece poi... io l'ho soprannominato "l'anonimo cretino" e lo metto in un cassetto, tutta questa roba. Forse un giorno mi servirà per qualche sfizio, non lo so. Ma di questa gente, ma lo sanno benissimo gli inquirenti, lo sanno perfettamente. Ma ce n'è stata a centinaia, gente che scriveva lettere anonime, gente che si presentava, dice: 'il "mostro", lo so benissimo chi è, è quello lì, ... quello che sta accanto a me, quel signore lì'. E quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il marito della mi' sorella'; quell'altro dice: 'ah, il "mostro" è il 'mi' cognato, l'ho sempre detto. Basta guardarlo', e così via. É tutto pieno. Una mia amica, Laura Grimaldi, scrittrice di notevole livello, ci ha scritto un libro, molto bello, si chiama "Il sospetto"; proprio ambientato a Firenze, sulla vicende del "mostro di Firenze" e tutto il resto. Quindi, alcune di queste perso..- La Frigo è una di queste persone, è una di queste persone di quelle che dicono: 'ah, si, ora glielo fo vedere io come stanno le cose'. E siccome un incontro lo ha fatto, quella sera, a un certo punto dice: 'ah, ora lo incastro io Pacciani. Perché' - dice - 'Pacciani, gliela do io la prova su Pacciani'. E si presenta, parla, parla, straparla, racconta della minigonna della sua figliola, del crepuscolo inoltrato, del colpo, della botta della… un TIR che diventan gli spari... Insomma, tutte queste cose impossibili che racconta, questa signora e che sono quelle che sono. E come si fa a non dire che questa è una teste assolutamente inaffidabile? Come si fa a non dire che è assolutamente inaffidabile un testimone come Lorenzo Nesi, il quale fra parentesi, prima di tutto quando viene interrogato tanto, tanto a suo agio non deve essere, vero. Perché, lui, voglio dire, ad essere inserito nel novero degli "amici di merende" c'è un cappellino, eh? Perché a prostitute ci veniva anche lui, no? Non so se pigliava, usava il vibratore, ma insomma, ci veniva anche lui. E quindi... E allora, lì, è dell'ambiente anche lui. Ora, questo signore, ve l'ho già detto, lui va, fa una deposizione al dibattimento del processo Pacciani e se ne va. Durante il dibattimento, il solito Pacciani, vero — parlandone da vivo, perché sopportare Pacciani — lo apostrofa... cioè, non lo apostrofa... No, no, fa finta di non conoscerlo, pure... (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Fa finta dì non riconoscerlo... Ma insomma, cose di questo genere qui. E lui torna a casa e dice: 'ah, hai visto? Allora era lui quello. Eh, perché ha fatto finta di non riconoscermi. Con questo, lui, ha voluto nascondere il fato che ci siamo incontrati. Allora io che avevo la percezione al 70 per cento che fosse lui, ora ce l'ho al 90, per cento, ora vado là e glielo racconto'. Torna la dibattimento e racconta questa cosa. Ma che potete fidarvi di una persona così? Beh naturalmente... Certo, non è attendibile e serio il teste De Pace no, per quello che è, insomma, per quello delle sorbe. Sarà meglio non parlarne più nemmeno sennò si riattacca tutta la filippica delle sorbe. E non se ne può più! Certo, tutto sommato, a me desta perplessità il testimone dottor Giuttari. Il quale, va be', sarà anche il regista delle indagini, tutto quello che si vuole, ma insomma, lui è venuto qua, si è messo a sedere davanti a voi - ci è stato un paio di giorni, mi pare - e giù, una lunga prerequisitoria in cui, invece di raccontare quegli scarni fatti che aveva raccolto - poi sono quattro cosette, eh — giù tutto un discorso sull'intuito le cose... Ma, insomma, un pochino più di umiltà, eh! Con tutto il rispetto per il lavoro, per la passione, per carità di Dio, ma chi lo vuole mettere in dubbio. Ma, insomma, quando poi ci viene a fare il testimone. Io rammento che ho letto la testimonianza di Perugini, al processo Pacciani. Perugini si mise là a sedere, gli fecero delle domande e lui rispose alle domande. Rispose a delle domande. Ora, ditemi voi se il dottor Giuttari ha risposto a delle domande in questo dibattimento. Ogni tanto, ad un certo punto, giustamente, il Presidente è intervenuto ed ha detto: 'senta, si dia una calmata, perché sennò qua il processo lo fa lei e basta, eh.' . Ho parlato dell'indagine "iussu iudicis" o non è vero? Non è vero che il Presidente di quella. Corte insieme al P.M. indicarono anche i sospetti? È vero, risulta dal verbale del dibattimento. E allora, poi, non lo dico mica io. Non l'ho detto io, l'ha, detto Giuttari, l'ha detto il Pubblico Ministero che questa indagine nasce per impulso del Giudice; ho detto "iussu iudicis" siamo lì, no, eh, non è che poi ci sia una gran differenza. Sull'incidente probatorio e sul Gip, io, qui in questa sede, ho parlato pochissimo, mi sono limitato a riportarmi a quel che avevo già detto. E già che ci sono, io rinnovo l'eccezione di nullità di quell'atto, per quelle ragioni che ho detto un po' , comunque l'ho già rinnovata, comunque la rifaccio mia in questa sede. Il Pubblico Ministero nega anche la tensione investigativa. Ma guardate l'indice dei suoi atti, osservate le date, guardate tutto quel che avviene nel mese di febbraio 1996, che poi tutta l'indagine è lì, si concentra in quel mese. Perché poi, dopo, sono sì, delle cose di contorno, appunto, dei controlli, delle intercettazioni; ma le cose fondamentali avvengono tutte in quei giorni lì. Guardate, osservate che la data dell'ingresso nel carcere di Sollicciano di questo poveruomo, coincide con la sentenza di assoluzione Pacciani di II grado. Dobbiamo dire che non c'è stata concitazione, tensione? Ma come no? Risulta. È, come dire, palpabile. Allora, dice anche il Pubblico Ministero, a proposito del confronto - vedranno i Giudici che mi sto proprio attenendo a tutti gli argomenti portati dal Pubblico Ministero nella replica, credo di non dimenticarmene nessuno e di proporli tutti, dice: il confronto Pucci-Lotti. Dice: Va be', io mi sono lamentato del fatto che, ad un certo punto, prima si fa un interrogatorio a Lotti, durante il quale Lotti - che evidentemente non sa che pesci pigliare, -sennò la domanda non la faceva - chiede all'ufficio che nomi abbia fatto il Pucci. E l'ufficio correttamente, dice: 'no, io i nomi non te li dico, lì devi dir te spontaneamente dalla tua parte, così non abbiamo la possibilità di confrontarti con il signor Pucci'. Qui, chiaro, no? Non ce l'ha detto chi. Dice il P.M.: "Il confronto si poteva fare, perché lo dice il Codice." Ma certo che si poteva fare il confronto, ma si può anche — sembra a me, se l'ufficio ha capito l'importanza di non palesare questi nomi al signor Lotti, eh, insomma - si può fare a meno di fare in modo che durante il confronto il signor Lotti li palesi, lui, il signor Pucci li palesi lui, non Lotti, Pucci. Si possono introdurre, far presente delle circostanze difformi fra l'una e l'altra persona, che poi francamente di difformità ce n'è poche, eh. Perché voi rileverete da quel confronto e dalle dichiarazioni di Pucci e di Lotti che, viceversa, c'è una straordinaria coincidenza sul punto che erano andati li, tutte e due, per un bisogno fisiologico. Ma se è falsa questa cosa, come poi è risultata falsa, com'è che tutte e due dicono la stessa cosa?
Avvocato Mazzeo: È un po' strano.
Avvocato Filastò: È molto strano. C'è stato un accordo fra questi due? Per quali canali? Beh, insomma, voi capite che all’inizio proprio, all'inizio, nel momento in cui si apprende la prova, si mettono a contatto questi due soggetti è tutto un rovinio. È tutto ragione di sospetto, abbiate pazienza. E che, non si devono dire queste cose? Io non ho bocciato la dottoressa Della Monica, che ha tutta la mia stima — a proposito, ci si era promessi di sentirla, poi l'istanza è caduta come, è caduta del resto nel nulla, la mia richiesta di sentire il povero signor Toscano — la dottoressa Della Monica, ha avuto un'idea brillante che, se fosse stata sfruttata, avrebbe davvero fatto fare un passo avanti alle indagini. 

venerdì 13 maggio 2016

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 marzo 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte. 

« DOPO LA PAUSA PRANZO »

Presidente: Prego, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente.
Presidente: La parola a lei.
Avvocato Filastò: Ha detto poi, il Pubblico,Ministero, a proposito di certe osservazioni e dettagli narrati a questa Corte e a questa difesa, che sarebbero stati fatti dei tentativi di distrarre il Giudice. Ora, io, questa osservazione da parte del... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Perché? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Per dir la verità preferivo così. Preferivo così perché mi... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Dà fastidio? Che va bene così? 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Dicevo, questa osservazione del Pubblico Ministero, che si è espresso in questi termini “tentativi di distrarre il Giudice", ecco, questa proprio non l'accetto, nel modo più assoluto. Perché da parte di questi difensori, sia da parte mia che del collega Mazzeo, abbiamo citato e letto io credo qualche centinaio di passi, tratti dal processo. E insomma, commentati, ma commentati a volte con le parole che appartenevano... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Sì, forse ha ragione, rimbomba. Con le parole che appartenevano agli stessi testi a volte o ad altri testi. Quindi non si distrae così il Giudice, a me sembra che si distragga più il Giudice quando si parla a lungo — come è avvenuto da parte del Pubblico Ministero - evitando invece proprio accuratamente di fare citazioni da carte processuali. Io proprio... pare che se si scorre, ho riletto la requisitoria del Pubblico Ministero, riferimenti puntuali a episodi processuali, dibattimentali o anche di indagini preliminari, ne ho trovati molto pochi, quasi punti. E poi avrei parlato di fatti non pertinenti… Beh, io quali siano questi fatti non pertinenti, francamente non me li ricordo. Può darsi che nel discorrere abbia anche accennato a qualche cosa che non era perfettamente aderente alla cosiddetta materia del contendere. Però, insomma, i fatti fondamentali che vi ho esposto e sui quali mi sono soffermato a lungo e sui quali si è soffermato a lungo anche il collega, mi sembrano piuttosto pertinenti. Come, non sarebbe pertinente che il giovane Mainardi si trovasse non sul sedile della guida, ma su quello posteriore? Non sarebbero pertinenti quei dati obiettivi e testimoniali che indicano come l'omicidio degli Scopeti non è avvenuto la domenica, ma il sabato? Non sarebbe pertinente indicare che la strada della fattoria La Rena, da un certo punto in poi, non è percorribile con una macchina normale? Cosa fra l'altro che appare; non solo non è mai stata percorribile con una macchina normale, cosa che appare da quelle carte che ho prodotto. Non solo, ma che risulta dalla testimonianza del signor, del teste Martelli o Caini, uno dei due, insomma. Caini-Martelli, ora non mi ricordo se il marito o la moglie, si chiama Caini la moglie e Martelli il marito, o viceversa. Comunque si tratta del marito. Il quale ha detto: 'si, si può perco... con un fuoristrada'. Noi sappiamo benissimo che i fuoristrada vanno anche sui muri, insomma. Con un fuoristrada si può attraversare i prati, si può attraversare i campi arati, si può percorrere anche quella strada. È questo che ci ha detto quel testimone. Ora, se poi esiste un ufficiale dei Carabinieri il quale si ricorda che invece, in quell'epoca, la strada era percorribile normalmente, insonnia, il contrasto mi sembra abbastanza evidente con quest'altro testimone, ed il contrasto compare dalla carte, dalla carte topografiche. Dove lì, in quella zona, in un punto, dalla fattoria La Rena, finché non riprende questa strada, si vede benissimo che c'è un sentieraccio e basta. Benissimo. Questo non sarebbe pertinente? Non sarebbe pertinente documentare che dopo due o tre chilometri dal primo passaggio a livello, sulla Sagginalese, in direzione Ponte a Vicchio verso Dicomano, c'è un altro passaggio a livello? Per cui l'idea, l'impostazione, la tesi per cui questi matti, insomma, che uccidono delle persona su una piazzola, invece di andarsene alla svelta percorrendo la strada normale, vanno a fare questo giro impervio attraverso queste stradacce infernali. Ripensiamo poi alla 128 di Lotti, che a questo punto almeno mezza scassata lo era di già, a rischio di restare nel mezzo, perché lì si può finire con le ruote impantanate, ci si può arenare, si può essere visti da una quantità di persone. Perché per l'appunto è una strada che percorre, basta farla, si passa sulla soglia di certe case. E tutto questo per fare che? Per evitare un passaggio a livello, quando poco più in là ce n'è un altro? Beh, insomma. Va be', queste sono osservazioni. Il professore poi — cioè io - dice che la sentenza di I Grado Pacciani fu uno sbaglio. E quindi bacchettate ai Giudici di I Grado, all'estensore, il Presidente Ognibene. Per dir la verità, insomma, io mi son molto limitato su questo punto. Perché le bacchettate piuttosto robuste alla sentenza, di I Grado non gliele ho date io, gliel'ha date il Giudice di II Grado, Corte di Assise di Appello di Firenze. E piuttosto pesanti, eh. Ora, voi non l'avete la sentenza. Ma insomma, quella sentenza, se si deve parlare di bacchettate, bacchetta anche le indagini. C'è una parte in cui il Giudice di II Grado esprime pesanti sospetti su come venne alla luce il famoso proiettile nell'orto di Pacciani. Cioè a dire, ipotizzando la contaminazione della prova. E quindi, voglio dire, insomma... Grazie del professore, ma tutto sommato sono in buona compagnia. Poi, dice, il Pubblico Ministero che, secondo questa difesa i soli testimoni seri sarebbero Bardazzi, Allegranti e Zanetti. Questo proprio assolutamente inesatto. Secondo questa difesa i testimoni seri son tutti, salvo tre. Sono serissimi Chiarappa e De Faveri — e l'ho detto, eh — che constatano la presenza di una macchina in un certo posto e per un certo periodo di tempo. Qui il tentativo che ha fatto il Pubblico Ministero di, come dire, annacquare, diminuire l'importanza di questa testimonianza, è, voglio dire, insomma, degno di miglior causa. Diciamo così, insomma, ecco. Lui dice: ‘guardate che’ — in pratica — 'il guidatore, alle 14.30, quando arriva per la prima volta a fare questa curva per rimettersi nel viale che porta all'abitazione dei signori Rufo, la macchina non la vede'. É vero, non la vede luì, la vede la moglie. La moglie la vede. Ed è la moglie che nota che il marito, senza rendersene conto, è in qualche modo ostacolato dalla presenza di questa macchina. Quindi, alle 14.30 la macchina c'era. Non c'è dubbio. Passano poi - quanto sarà passato, mezz'ora, tre quarti d'ora — e questa volta è il marito che si mette ad aggeggiare con quella macchina fotografica col teleobiettivo. E lui, la macchina, la vede anche lui, allora, a questo punto. Ed è la prima volta che la nota. Quindi, questi testimoni, si passano, come dire, il testimone di mano in mano. Prima lo vede la De Faveri, poi lo vede il Chiarappa. E passa mezz'ora e la macchina è sempre lì. Poi il Chiarappa se ne va. Ricordate? Per andare a fare il necrologio: 16.30. Passa un'altra ora. Quando se ne va, lascia la casa Rufo, mentre si avvia verso Firenze, nota la macchina; sono le 16.30. Quando ritorna dall'aver fatto il necrologio, e abbiamo calcolato che sono intorno alle 18:30, sono passate due ore, la macchina è sempre lì, nello stesso posto. E non c'è dubbio. Questa volta, lui nota la presenza della macchina. E, questa volta, la presenza della macchina in quel luogo lo infastidisce nella guida. Poi, i due coniugi, tutti e due, alle 20.00 se ne vanno e la macchina è sempre lì. Voglio dire, ci vuole un grande sforzo per affermare che questa macchina è rimasta ininterrottamente per cinque ore e mezzo in quel luogo? No. No, è leggere le carte, leggere le risultanze, vedere quel che dice il signor Chiarappa. Qui, a questo punto, di fronte... perché il Chiarappa e De Faveri, persone serissime, puntualissime. Qui, a questo punto, il Pubblico Ministero che cosa è costretto ad ipotizzare? Sentano, eh. Che questi Lotti e Pucci, i quali a questo punto tutto quello che hanno detto non torna in modo più assoluto, a un certo punto del pomeriggio vanno dalla Ghiribelli, eh? fanno quello che devono fare; poi ritornano per spiare la coppia, poi ritornano dalla Ghiribelli e poi ritornano? Ma che scherziamo? Ma dove siamo! Si può davvero giocare così con le risultanze di un processo? Questo è giocare, eh. Questo non è solo sforbiciare la tessera, proprio qui siamo proprio a modificarne la forma, cincischiarla, a renderla contorta. É serissimo il teste Gargalini, è serissimo il teste Martini, è serissimo il teste Ciappi. Tutto il gruppo di Baccaiano è serissimo. Non solo serissimo ma persone anche consapevoli di quel che hanno visto e che, specialmente Allegranti, hanno retto ad un interrogatorio, ad un esame durissimo da parte dell'accusa senza deflettere di una virgola. É seria Sabrina Carmignani. Certo che è seria Sabrina Carmignani. Lo è stata a suo tempo, lo è stata in questo dibattimento. A suo tempo quando — vi ricordate? — non ha visto soltanto la macchina e la tenda. La macchina in quel posto, esattamente dove vien trovato dopo l'omicidio. La tenda con quella sbrecciatura, con quella sciupatura che ha dopo l'omicidio. No, se voi leggete quel verbale che vi ho prodotto, troverete che Sabrina Carmignani ha visto un corpo dentro la tenda. Ha visto, da un rigonfiamento, la presenza di un corpo. Nella identica posizione in cui, per quello che descrive lei, in cui verrà trovata la povera Nadine Mauriot. Ebbene, lei ha visto un corpo, ha intuito la presenza di un corpo. E il giovane dov'è? La macchina è lì, la macchina è lì. Dovrebbe esserci anche lui, sì o no? Di già anche a chiedergli: 'dovrebbe essere anche lui lì?’ Certo che c'è, Kraveichvili, è là dietro, dietro la siepe, cadavere, coi bidoni sopra. Quindi non c'è solo l'odore di morto, non di topo morto, come dice il Pubblico Ministero. Quale toro? Dì morto! Ma c'è tutto un complesso di circostanze per le quali questa teste vi dà la percezione che, quando lei la domenica pomeriggio, e si ricorda il perché e il per come era la domenica pomeriggio... Ve lo rammentate? La festa, il fatto che era col fidanzato, che festeggiava quella ricorrenza. Quindi, è in grado, una delle poche testimoni di questo processo, che è in grado, non... per dire la verità non è una delle poche, è una testimone di questo processo che è in grado di localizzare perfettamente il giorno dalla sua presenza in quel luogo. E questa persona vede queste cose, eh. Dovete pensare che la macchina si è spostata perché i giovani sono andati a mangiare alla festa è poi la macchina è stata riportata proprio lì, nello stesso posto? Dovete pensare che la tenda era già sciupata prima? Che non è plausibile che l'assassino, muovendosi in quel modo concitato, come noi sappiamo che si è mosso e come dicono i periti, sia andato a sbattere contro la tenda facendola, in qualche modo, pencolare da un lato? No, no... La ricostruzione è quella. E c'è l'odore di morto. Quindi, serissima Sabrina Carmignani. 
 
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