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mercoledì 18 novembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 6 marzo 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte

Avvocato Filastò: Dunque, sarebbero un gruppo criminale; così si legge nel capo di imputazione. E più lo leggo quel capo di imputazione e più avverto il fastidio intellettuale della assurdità. Cioè, ed ecco perché dico assurdità: non due, o tre, o quattro - e più il numero aumenta più la cosa diventa improbabile — non dico due, o tre, o quattro persone, le quali per una eccezionale cattiveria del destino — delle volte il destino è perfido, accidenti se lo è, però tante volte è atroce... 
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: No, voglio dire, vuole darmelo anche a me il telefono che chiamo anch'io? Così ci divertiamo tutti e due. Non due o tre perversi, o quattro, o cinque, che per caso si incontrano, capito? Voi avete... sott 'occhio in questo momento, mentre sto parlando, voi immaginatevi quelle fotografie, no? Quelle foto di quei delitti, di quelle ragazze, rovinate, uccise in quel modo e violentate in quella maniera. Allora, a questo punto dovete immaginare due, tre, quattro persone, perversi a quel livello là, che tutto a un tratto, per qualche... la atrocità di un destino, assurdo, ..incredibile, si incontrano un giorno e tutti insieme decidono di mettere insieme questa loro pulsione criminale, avendo avuto la ventura di nascere e vivere nello stesso paese. No, non questo. No, non questo. Non c'è così in quel capo di imputazione, non è riflessa così | quell'associazione per delinquere. Non è Lucas e Toll che sono l'unico caso che si conosca, perlomeno io. Lucas e Toll sono questa coppia di serial-killer che agivano per conto loro, ciascuno. Poi, per questo scherzo orribile del destino, un giorno, su questa autostrada della morte, dove hanno seminato da un capo all'altro degli Stati Uniti 300 vittime, questi due si incontrano per caso. E da quel momento cominciano anche ad agire, insieme. Caso criminale, quello dei più atroci che si possa immaginare. Non è così. No, non è questo. Non è così, non è questo. E guardate, non pensate che indicandovi questo esempio, avendo fatto delle domande su questo argomento anche a quei periti, a quegli esperti, questo difensore, voglia fare della letteratura, eh? Qualcuno magari lo dirà anche. Siccome ogni tanto dice il "romanzo di Filastò". Insomma, romanzo un accidente! A parte che, come dicevo prima, parlare di romanzi in senso denigratorio, è molto sbagliato; è sintomo, come dicevo ieri, di cultura mediocre, perché il romanzo è la più alta espressione artistica che si conosca. No, non è questo. Nessuno vuol fare della letteratura qui, per carità. No, no, assolutamente. Qui si vuole semplicemente, da parte di qualcuno che, modestamente, un po' l'ha studiato, non approfonditamente: abbiamo letto i libri di Walker, abbiamo letto il libro che citavo ieri sulla perversione, abbiamo letto vari casi che sono stati pubblicati in Italia di fatti di questo genere, abbiamo letto i due libri di Fornari, due, non uno, due, sui serial-killer, due ne ha scritti. Quindi, cercare di entrare dentro a una materia che è quella lì, è questa la materia. Ecco, da questo punto di vista, l'ipotesi delle due persone che si incontrano per questa perfidia dei caso, questa è ancora possibile. Ma quando, da due cominciano a diventare tre, quando da tre dovrebbero diventar quattro, quando da quattro dovrebbero diventar cinque — con l'aggiunta del dottore - allora la cosa proprio diventa impossibile. Capite, voglio dire, è talmente eccezionale questo tipo di perversione, è talmente eccezionale - per fortuna, per fortuna nostra, non ci mancherebbe altro che non lo fosse; il dottor Nocentini parla di uno su 100 milioni; è talmente straordinario che, a un certo punto, pensare che nello stesso paese si assommino queste psicopatologie e che queste persone si incontrino e si associno è completamente assurdo. Quindi, allora... Quindi perversione no. L'incontro dei perversi no. E poi non è lì, non è questo il capo di imputazione. Il capo di imputazione dice: si associavano allo scopo di vedere, spiare delle coppie, preparare il terreno, andare, preparare gli strumenti e tutto il resto. Quindi è una cosa diversa, un obiettivo diverso, un'origine diversa... Ma quale? Quindi non l'ipotesi delle singole individualità che si trovano, no, no, no. Qui dovremmo trovare il gruppo organizzato, associato intorno ad uno scopo preciso, con la divisione dei compiti – come si legge nel capo di imputazione — con i pedinamenti. Beh, ma se esiste un mostro di questo genere — perché sarebbe un "mostro" straordinario, incredibile ma qualche traccia se ne troverà. E questa traccia non c'è neppure nel confesso, neppure in Lotti; non c'è neppure in Pucci. Non c'è fino al punto che nessuno gli domanda niente su questo argomento. Dice: ma questo gruppo dove si trovava? Dove sì associava? Di cosa parlava? Quando si incontravano? Quando si sono conosciuti per la prima volta? Com'è che gli è nata l'idea? Quando il misterioso dottore li ha contattati? Quando è nata l'idea di vendere i reperti? Diciamo così: a chi, come, in che occasione, perché? Lo dice Lotti questo? Lo dice Lotti nella sua confessione? Può bastare la parola "campagnolo" per identificare questo gruppo? Non solo non può bastare ma è una deformazione. E qui, ecco, entra in discussione l'aspetto, che dicevo prima, sociale; l'aspetto anche, se vogliamo, culturale di questa ipotesi. Bene. Tempo fa io parlavo con un - tanto per esemplificare — parlavo con un giornalista della Nazione, che non nomino, e facevo queste osservazioni, come si può parlare così, dicevo: ma, insomma... E questo che è uno che, fin dall'origine, va be', ha scritto articoli, Pacciani, demonio, eccetera. 'Eh, San Casciano guarda, è un posto...', come dire lo so io, eh. Ah sì? Ah, deve esser questa? Dobbiamo andarle a cercare qui quelle tracce che dicevo, nel paese campagnolo di San Casciano? Nella campagnolità, nella non cittadinità? In Toscana, a casa mia? Il mio nonno materno faceva il fattore nella tenuta dei Della Robbia a San Polo in Chianti. Poi fece il carabiniere, andò a fare la Prima Guerra Mondiale, prese freddo e morì. Era un fattore. E nella campagna toscana, a San Polo, io ho passato alcuni anni della mia infanzia e ci sono molto affezionato a quei posti, ci sono molto affezionato a quella gente. La piglio come un'offesa personale io questa, sapete. E siccome mi è sempre piaciuto sono un appassionato della campagna toscana, la più bella del mondo, il Chianti poi, anche il Mugello, il Mugello però ha quelle tinte più cupe, è più severo il Mugello. Capite, c'è questa distinzione che si fa e che si fa giustamente, da parte dei sociologi, di quelli che si occupano di paesaggi e tutto il resto. Il Mugello è ancora una terra di barbari, da Fiesole in poi si comincia a vedere l'intervento dei romani, della loro agricoltura, della loro cura, della loro trasformazione della terra. A San Casciano siamo proprio in questa parte del mondo. Beh, ma passando dai ricordi personali ai ricordi letterari, eh, insomma, c'è chi se n'è occupato, c'è chi ne ha parlato. Uno splendido romanzo di Mario Pratesi, "L'eredità", da cui il film "La viaccia" di Boloqnini, chissà se qualcuno di voi se lo ricorda, un bellissimo film e grandissimo libro. C'è il senso di isolamento, la cupezza, anche la violenza, del contadino toscano; quando viene messo alle strette, il senso della roba quasi verghiano, l'ossessione dell'accumulo. In "Ad occhi chiusi" di Federico Tozzi, c'è l'ansia, il desiderio della donna, della sessualità e la prostituta, il rapporto con la prostituta. In "Perla", un raccontino di Renato Fucini, c'è la superstizione. In "Scampagnata”, del sorridente Fucini, sempre, il gusto delle mangiate. Il gran mangiare e il gran bere. Eh, va be', ma sempre e soprattutto l'individualismo, la solitudine. I toscani, i contadini toscani come i cittadini toscani, sono troppo di vecchia civiltà per associarsi, mettendo insieme pulsioni anche, magari, negative. È fuori dal mondo questo, bisogna non essere toscani per pensare a una cosa di questo genere. La socialità dei toscani può esprimersi in quella forma civile che è la politica, dei contadini toscani. Le debolezze no, non si associano mai. Si vivono come le vive Mario Vanni, con questa moglie che gli si rifiuta; massimo si va con l'amico, con un amico, il Nesi, a prostitute. Un altro amico, dopo, il Lotti. Farsi accompagnare ogni tanto, visto che si ha delle difficoltà a prendere l'autobus e non si sa guidare l'automobile. Ma si rendono conto, io mi sono chiesto questo in tutti questi anni in cui anni, in questi due anni in cui ho seguito questa storia degli "amici di merende", ma se ne rendono conto, questi signori anche della stampa, oltre che gli inquirenti, del guasto che stanno facendo nell'immaginario collettivo di un paese, di un popolo, di tanta gente. Ripeto, là nel Mugello, vicino a Vicchio, c'è Barbiana, un faro di civiltà. Barbiana, dove don Milani insegnava ai ragazzi dei contadini del posto. Con questa immagine del paese omertoso, San Casciano Val di Pesa, di questo utero che nutre, che fa vivere il gruppo degli "amici”, o "compagni di merenda”. I fatti, dice il dottor Giuttari. Ma dove sono? È un fatto il Bar Sport? Il piazzone? La Cantinetta? La trattoria Da Nello? Aggiungo io. Sarebbe qui che si preparano le spedizioni? È qui che si dovrebbe, come dire, condensare il cemento di questa associazione, di questi posti dove si gioca a carte, si beve, si mangia, si chiacchiera, si fanno scherzi pesantini, non solo al povero Butini, anche ad altri? Si dimentica col vino la moglie malata, le faticacce, le frustrazioni. E se tutto può essere - perché al mondo tutto può essere, vero - "finché l'uomo ha denti in bocca, non sa mai quel che gli tocca": provatelo però. Provatelo. Tanto non ci vuol molto. Eh, diamine, altroché, qui ci vuole. Almeno tentate di provarlo. Fate un tentativo. Comunque, su questo, su questa "associazione per delinquere di stampo campagnolo, paesano e merendistico" - secondo la brillantissima espressione dell'avvocato Mazzeo - quali sono le prove? Non Lotti e non Pucci. Dovrebbe bastare la frase di Lotti, c'erano quelli che facevano e quelli che guardavano? Ci vuole altro. Il fatto è, si ricorda dottor Canessa, abbia pazienza, si è fatto tanti processi sui reati associativi, no, forse lei no, con il suo collega dottor Vigna accidenti se ne abbiamo fatti. Eh, cavolo, altroché. E lì, perbacco, le prove tutta un'altra cosa. E la ricerca delle prove era tutta un'altra cosa. 

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