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mercoledì 21 ottobre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 5 marzo 1998 - Terza parte

Segue dalla seconda parte

Avvocato Filastò: Ora, in questo richiamo insistito del Pubblico Ministero alla tranquillità io ci ho visto una specie di invito a diffidare - sarò un po' paranoico, ma far questo mestiere lo si diventa un pochino; non paranoico: paranoide, meglio - un invito a diffidare, come dire: attenzione, non fatevi contagiare dal turbamento che cercherà..- Non lo ha detto lui, eh, lo dico io, questo, lo invento, immagino. Un anatema rivolto a voi, di questo tipo: attenzione, non fatevi contagiare dal turbamento che cercherà di provocarvi la difesa. Tranquillità. Contrario: turbamento. Il processo era fatto, addirittura fin da prima che interveniste voi. Non c'era che da fare un mediocre controllo: otto mesi, insomma... Lo avete fatto, è stato fatto, la confessione è confermata, la chiamata di correo c'è; chiamata di correo che, sembrerebbe, almeno a sentire il Pubblico Ministero, sembrerebbe quasi la stessa cosa della confessione. Non è vero niente, vero. Sono due cose completamente diverse, eh. Da analizzare l'una e l'altra, i documenti distinti, anche. Il testimone oculare ha confermato. "Alibi inoppugnabili", vi ha detto. Questo è testuale - aperte virgolette -: "Alibi inoppugnabili" - chiuse virgolette - non ve ne sono stati presentati. — Si ricorda, Vanni, la prima volta che ci siamo visti in carcere?
Mario Vanni: Si.
Avvocato Filastò: Icché gli chiesi? Gli chiesi: Vanni, ma lei è in grado di dirmi in dove l'era in quei giorni? Lei che fece? Che mi disse?
Mario Vanni: Io un me ne rammento.
Avvocato Filastò: E che vuoi, che mi doveva dire? Mi guardò con l'aria... Mamma mia, non avrò mica sbagliato a chiamare questo avvocato? Ho trovato uno un po' scemo, ho trovato? Si doveva portare gli alibi inoppugnabili risalenti a quanti anni prima? 17? 12. 12, per l'ultimo; poi ci sono quelli di prima, no? Questo signor Faggi, che un alibi inoppugnabile sembra l'abbia portato, addirittura documentale, è un fortunato. Però è una persona che fa un certo mestiere, si prende gli appunti, ha trovato l'appuntino, è risalito. Vanni, lei prende gli appunti, Vanni, di quello che fa?
Mario Vanni: Eh?
Avvocato Filastò: Quando lei faceva le gite facendo il postino, si appuntava le gite lei?
Mario Vanni: No…
Avvocato Filastò: No. No, eh?
Mario Vanni: (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Eh, mi pare anche a me. Quindi, gli alibi non sono stati presentati; Vanni, l'alibi non ce l'ha. E quindi perché sbattervi a lavorare inutilmente? Niente turbamenti, niente - aperte virgolette -: "Civilissima arte del dubitare" - chiuse le virgolette -. È una frase di Bertrand Russell. Ecco, io non nego - anzi, perché dovrei negarlo? Anzi, sono orgoglioso di questo - che a volte il difensore, il quale, come voi sapete, parte sempre svantaggiato, per tante ragioni, storiche, eccetera, questo. Non è mica in America dove... Quello che non ho sofferto - e dico proprio sofferto nel senso di anche annoiato, insomma -per tentare di fare, di ottenere la copia di una sentenza passata in giudicato. Perbacco, a voi la porterò... l'ho portata oggi, mi toccherà darvela oggi, tardiva, Presidente. Ma insomma, mi pare non essere il solo a fare produzioni tardive, però. Per l'archivio il '69 non è più in Tribunale, si trova alla Fortezza. E alla Fortezza ci va un ometto solamente di mercoledì. Siamo cosi, eh, vero dottor Canessa? Vero?
P.M.: Per tutti è mercoledì.
Avvocato Filastò: Per tutti è il mercoledì.
P.M.: Anche per il P.M. è lo stesso.
Avvocato Filastò: Ma anche il P.M.
P.M.: Non ha un canale privilegiato.
Avvocato Filastò: Esattamente.
P.M.: Anche la Corte, se lo volesse.
Avvocato Filastò: Lo so. Però, altri canali privilegiati, però, il P.M. ce li ha, diciamo la verità.
P.M.: No…
Avvocato Filastò: I Carabinieri, poliziotti, tutta questa gente qua... Il P.M. questi canali ce li ha. Buoni o cattivi che siano, però ce li ha. Quindi, svantaggiato per tante cose… Quindi, molto spesso, il difensore tenta di percorrere proprio questa strada, cioè a dire quella di sostituire il turbamento, indurre i Giudici ad esercitare quella civilissima arte del dubitare di cui parla Bertrand Russell. Proprio quel turbamento rispetto alla tranquillità; il dubbio rispetto alla certezza. A parte che io personalmente non ritengo esportabile nelle nostre latitudini non solo italiane, ma direi europee - per tante ragioni storiche che qui sarebbe assolutamente assurdo nemmeno affrontare inizialmente - quella teoria, o l'idea del ragionevole dubbio del diritto anglosassone, degli americani che tante volte si vede nei film americani alla televisione; non la considero esportabile da noi. Perché da noi il principio cardine casomai, da questo punto di vista qui, sta in quella espressione latina che dice "in dubio prò reo". Che è tutto un programma, eh. Basta pensarci un momentino, è tutto un programma.
P.M.: Reo.
Avvocato Filastò: Reo, e beh. "In dubio prò reo". È bellissimo, no? È un po' come la storia che tutti... - scusate, eh, un momento la regressione - che ammazzare una donna, non è un reato, nel nostro Codice penale. Lo sapevate questo? Perché l'articolo 575 dice: "Chiunque cagiona la morte di un uomo..." Bah, insomma, per dire. Questi retaggi antichi che noi abbiamo nella nostra prassi giudiziaria, nel nostro modo anche di pensare, sono incredibili. Me ne sto occupando in questo periodo di tempo, perché mi affascina, anche perché ho avuto il piacere di conoscere un grande storico del diritto. Lo conoscevo già prima, aveva fatto addirittura l'esame: Italo Mereu. E siamo entrati un po' in amicizia, ogni tanto ci incontriamo, parliamo. E mi si apre un mondo. Va bene, comunque... A parte questa diffidenza, il mio impegno qui è diverso. Sono convinto che, lavorandoci sopra, seriamente, esaminando, analizzando e applicando la legge, alla fine il Giudice del processo contro Mario Vanni è in grado di raggiungere la convinzione tranquilla della innocenza di Mario Vanni. Ed è questo il lavoro che intendo fare ora. Non intendo turbarvi, non intendo mettervi dei dubbi. Intendo sistemarmi al vostro fianco, rimboccarmi le maniche e lavorare tranquillamente con voi. E se, Presidente, in quello che dico, nelle citazioni che faccio, nelle indicazioni di carte che vi do, Ella, o chiunque altro, nota una forzatura, qualcosa che non torna, qualcosa che non corrisponde, accetto l'interruzione. Dai Giudici l'accetto, dagli altri no. Potrei essermi sbagliato, potrei aver letto male. E sarà un lavoro complesso, Presidente, Signori Giudici, e non breve. Mi dispiace. Anche lì, questione di scelta. Avrei potuto discutere questo processo con tre battute, davvero. Anzi, due. Beh, insomma, a Scopeti, a Vicchio, seguendo la strada del Pubblico Ministero, eh, inseguendo i suoi dati processuali, c'è la prova che Vanni non c'era. Basta. C'era Lotti? Boh, fatti suoi, insomma. Ha confessato, e beh, paghi, eh! Frigo, per Vicchio; Caini e l'altro testimone, sempre per Vicchio; i due coniugi, testimoni perfetti, che vanno a trovare gli amici Ruffo - in questo momento, perché questo sta anticipando - per Scopeti; Lorenzo Nesi, per Scopeti. Conosce quest'uomo da 40 anni e non lo vede sulla pretesa macchina di Pacciani. Ma che altro volete? Quanto ci ho messo, 10 minuti? Il resto è tutto ciarpame, eh. Ma poi ho detto: no, non è nel mio stile, non si fa, non va bene. E soprattutto non mi piaceva. Non mi piaceva, non mi divertiva a me discutere così il processo. E continua a non divertirmi. Quando lo affronterò, sotto questa angolazione -ci sarò costretto, tirato per i capelli, li ho abbastanza lunghini - eh, lo farò proprio con molta, molta, molta riluttanza. Dopo avervi tre-quattro volte, compresa questa volta che credo sia già la seconda, avvertito: non ci credo affatto. No, questa è una cosa proprio che fa l'avvocato, un tecnico, colui il quale, a un certo punto, è stato chiamato da un poveraccio che rischia : l'ergastolo e che gli ha detto: mi difenda, avvocato, con tutti gli strumenti che lei conosce e con tutti gli argomenti che lei conosce, affrontando tutto quello che c'è da affrontare nel processo. Altrimenti, no, io proprio, questa cosa, fare il cane addosso a qualcuno, alla parte civile, a Lotti, non ci tengo proprio. Non mi piace, mi disgusta. Un individuo sporco, un individuo meschino, un individuo bugiardo, un individuo che non vale niente. Un... però è un uomo. È un uomo come tutti, insomma. Quindi, un lavoro fatto di molte citazioni e di carte. Quelle che sono ora, perché ora siamo alle carte; di moltissime letture, perché a me mi hanno insegnato a discutere i processi così, non con gli aggettivi qualificativi; con l'analisi. Ed è una analisi che va fatta ora. Attenzione, altra cosa, altro avvertimento, poi ho finito con questo pistolotto. Mi immagino che ne avrete un pochino piena l'anima, eh. Ma scusatemi, scusatemi. Va fatta ora questa analisi, dopo l'immediatezza del dibattimento. Nessuno di voi ha... Vedano, il nostro è un sistema perverso, in queste cose. Sapete, da noi un processo può anche non finire mai. Tempo fa ero a discutere una causa in Cassazione, c'era il collega di Palermo - in questo momento non mi ricordo - il quale stava discutendo dopo 25 anni una causa di omicidio che era arrivata al VII Grado, al VI Grado di giudizio. E c'è anche questo, come dire, sentimento. Io credo, non lo so, non l'ho mai fatto questo lavoro che state facendo voi ora, ma mi immagino che ci possa essere anche, come dire, una sorta di liberatoria. Uno dice, va be', se ho sbagliato io, poi tanto c'è 1'Appello, dopo tanto c'è la Cassazione, poi si vedrà. No, no, no, no. Ora, ora, ora è il momento giusto. Ora, ora, ora che voi avete ancora nelle orecchie le deposizioni dei testimoni; ora che voi avete visto le persone, che avete toccato con mano, almeno parzialmente. Veramente avreste potuto far di più, eh. Lo dico subito, eh, Signori. No, tanto lo faccio a tutti, anche a voi, scusate. Io, sui posti, ci sarei stato, eh. Almeno quei sopralluoghi li avrei fatti. Comunque, il dibattimento è dibattimento. La speranza di trovare una Corte, un Presidente, un Giudice a latere, della, non solo integrità -perché l'integrità ce l'hanno tutti - ma della intelligenza dell'acume, della cultura, perché per fare un processo di questo genere, ci vuole anche quella, del dottor Ferri e del dottor Carvisiglia, non è una cosa che si trovava sempre. Quindi, applicatevi, scusate. Ne vale la pena. Voglio dire, non fosse altro che per una cosa. È un caso di una complicazione inaudita. Ma scusate, avevate mai, prima di ora, prima di questo caso, avevate mai sentito parlare di un giudice, il quale si dimette per scrivere un libro, per paragonare una certa inchiesta alla "Storia della colonna infame" di Manzoni? È quello che è avvenuto, no? Il dottor Ferri. La comprensione in anticipo. Per scrivere questo splendido libretto, bellissimo, pieno di indicazioni, pieno di umanità, pieno di cultura, ben scritto. Bellissima prosa, quella del dottor Ferri, fra l'altro. Per dire questo: ma come, io mi devo ritrovare alla fine della mia carriera a un processo in cui i meccanismi, le strutture ideologiche, le strutture di ricerca sono le stesse analizzate e criticate dal Manzoni in occasione del processo agli untori? Ma insomma, un po' straordinaria come cosa è, vero? Potete non essere assolutamente d'accordo né con l'iniziativa, né col Giudice, né con le sue idee, però è il segno, il sintomo di qualcosa di straordinario che c'è in questo processo; e questo voi lo dovete avere, eh. Lo dovete avvertire. Benissimo. Io sapete perché dico questo? Perché, come ho ripetuto prima, certe vostre ordinanze mi hanno lasciato perplesso; le appellerò tutte, una per una, nel caso, eh, nella dannata ipotesi... Io spero di non doverlo fare, Vanni. Mamma mia, speriamo di no. 

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