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giovedì 10 settembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 3 marzo 1998 - Dodicesima parte

Segue dalla undicesima parte:
Avvocato Mazzeo: Ci sono tutti gli elementi, eh, queste non sono congetture. La famosa differenza che si diceva prima tra indizi e sospetti, tra indizi e suggestioni, eh, tra indizi e congetture, elucubrazioni. No, no, questi sono dati oggettivi. C'è da valutare la telefonata alla Nicoletti, stabilire il grado di spontaneità, questa sì, che ha quella telefonata. La fa lui. È lui che introduce l'argomento Vanni che avrebbe parlato e che gli ha detto la Polizia che il Vanni avrebbe accusato lui. Dovrà, inevitabilmente, la sentenza affrontare anche questo passaggio, perché a seconda di come si affronta questo passaggio e a seconda di come si motiva quest'unica occasione in cui il Lotti ha parlato per uno sfogo, finalmente, umanissimo, a seconda di come si motiva si trova la chiave. Io invece voglio fare un'ultima osservazione di tipo lessicale. Nell'enfasi della difesa delle proprie tesi e delle proprie architetture, il Pubblico Ministero, sicuramente in buona fede, è fuori discussione, in più passi della sua orazione, invece di... nel riferire proprio queste parole del Lotti, non vi ha detto: 'Lotti ha detto... io sono, guarda' -quel guarda è bellissimo - 'guarda Filippa, m'hanno imbrogliato perché sennò, eh, non ero qua io '. No, dice: "M'hanno incastrato, mi hanno incastrato.” La Polizia è stata straordinaria, m'ha incastrato e io non ho potuto fare più niente, ho dovuto di... ho dovuto confessare perché mi hanno incastrato. Ora, vi accennavo prima che, io che non sono toscano ho sempre notato questa estrema puntualità di significati e di linguaggio, anche da persone incolte, va bene, fin dai primi tempi della mia permanenza in questa felice regione. Lo sarebbe di più se non ci fossero stati questi omicidi. Dico, quindi non è possibile, non posso credere che un toscano usi la parola "imbrogliare" nel senso di "incastrare". Perché imbrogliare, dal vocabolario della lingua italiana della Treccani, significa: "Imbrogliare: riferito a persona, significa confonderle le idee...". Dice: 'm'hanno imbrogliato e m'hanno confuso le idee'. "O farle perdere il filo del ragionamento. Raggirarla." 'E m'hanno imbrogliato guarda e m'hanno raggirato, guarda'. "Dare ad intendere cose non vere." 'M'hanno detto che c'era lo scritto, che il Vanni m'accusava e m'hanno imbrogliato guarda. Ora c'è anche codesto che dice...' "Ingannarla, soprattutto per trarre, con suo danno, un proprio vantaggio materiale." Questo significa imbrogliare. Quindi, siccome lui dice imbrogliare, lo dice tre volte, invece ingannare non lo dice mai... incastrare pardon, non lo dice mai, io devo credere che voglia dire questo. Mentre incastrare significa cosa completamente diversa, proprio siamo agli antipodi Signori. Incastrare significa una cosa, certo sì, funzionale alla tesi del Pubblico Ministero, ma noi qui non stiamo a ragionare di tesi, stiamo a decidere del destino di una persona. Quindi, in questo caso anche le parole hanno un significato, forse molto più spontaneo, molto più pregnante delle costruzioni. Incastrare, dice il vocabolario della lingua italiana edito dalla Treccani, significa: "Mettere nei guai o in una situazione da cui è difficile uscire. Esempio: incastrare un criminale." Eh, certo che il Pubblico Ministero... 'm'hanno incastrato', è un linguaggio che gli è consono. Quante volte nella sua vita professionale, in tutti i successi che ha conseguito, si è trovato in questa situazione: di avere incastrato un criminale. E quindi gli è venuta spontanea, in buona fede. Solo che non è questo il pensiero del Lotti. Questo deve essere chiaro a voi. "Incastrare un criminale. Trovare le prove necessarie e inconfutabili per farlo catturare. Analogamente un commissario" - guarda, sempre nel vocabolario, eh - "un Giudice abilissimo nell'incastrare un imputato, nel metterlo alle strette con prove e argomenti schiaccianti, che gli rendono impossibile negare la propria colpevolezza." Eh, allora, siccome invece Lotti non l'ha mai detto 'm'hanno incastrato', ma ha sempre detto "m'hanno imbrogliato" e l'ha pure spiegato. Guardate, ha spiegato una cosa che è studiata pure nei libri. Ha spiegato il classico, antichissimo, millenario, plurimillenario probabilmente, da che esiste ima Polizia sarà esistito il dilemma del prigioniero. Se ne pigliano due o tre sospettati... l'ho spiegato prima, non sto a ripeterlo. E questa gli rode, perché lui poverino non le conosce queste sottigliezze. Dice: "Dio bono, m'hanno imbrogliato ..." - Lotti dice - "e allora io ho dovuto dire. Poi l'avvocato mi dice ma devi parlare anche di prima", eccetera. Non torno più sopra, penso sia sufficiente. Dunque, si parlava sempre della attendibilità intrinseca, secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite della Corte Suprema di Cassazione, attendibilità intrinseca della narrazione, del racconto. Quindi, abbiamo esaminato l'elemento della spontaneità. Che qui non c'è, evidentemente, anzi qui c'è forse una chiave per capire tutto il processo e comunque per capire che lui non dice la verità. E poi dice, la Suprema Corte: bisogna che questa narrazione, perché acquisti corpo, perché acquisiti serietà, credibilità, da parte del Magistrato, sia articolata, ovvero dettagliata, o circostanziata, o ricca di particolari. Anche qui, per una ragione elementare, di buonsenso comune. Perché quando io vengo a farvi un racconto, se il mio racconto è ricco di particolari è più facile il riscontro del mio racconto, no? E quindi è più facile riscontrare e dire sì, è vero. Chi dice la verità, dice tutti i particolari possibili e immaginabili. Se invece si sta addentrando su un terreno minato, magari con una fantasia abbastanza limitata, di particolari ne racconta pochi. Perché ogni particolare per lui è un possibile tradimento che può rivelare e rilevare la sua falsità. E infatti nei racconti, come vedremo, del Lotti e anche di Pucci, proprio di particolari ce n'è tre o quattro e, guarda caso, questi particolari che loro raccontano sono, oscillano tra l'inverosimiglianza, la contraddizione, la falsità oggettiva e conclamata, in base alle risultanze di questo processo e poi qualcuno di questi, come ho già detto prima, supera abbondantemente il limite del ridicolo. Quindi, dice la Suprema Corte: "verosimiglianza è un altro criterio per la intrinseca credibilità del racconto. Cioè a dire, il racconto deve essere simile al vero" - verosimile, simile al vero -"deve avere l'apparenza della verità. Deve essere preciso, deve essere coerente." Ecco, e allora a questo punto questo difensore entra nel merito del racconto del Lotti, perché è una fatica che bisogna assumersi. Mah, io mi sono permesso di non seguire la strada che è stata seguita fin qui, cioè che è stata quella di fare l'esegesi del... l'ermeneutica del "pensiero lottiano", no. Io mi sono riletto tutti i verbali, in particolare dell'incidente probatorio e dell'esame dibattimentale. Anche per evitare la prevedibile osservazione del collega rappresentante dell'accusa che, falsità... no, falsità no, diciamo contraddizioni, o inverosimiglianze, o imprecisioni sarebbero più che ammissibili, perché, trovandoci di fronte a una strana figura di imputato-testimone, il quale è liberato dall'onere di giurare di dire la verità perché non è un testimone e quindi può dire qualunque cosa, ma essendo anche stato coinvolto nei fatti può benissimo dire le cose a spizzichi e bocconi, tanto per capirsi, quindi le reticenze possono essere più che ammissibili, considerato che avrà fatto magari 30 dichiarazioni. Finché poi non arriva il momento proprio catartico, autoliberatorio, in cui veramente, come un fiume in piena - con tanta acqua in questo fiume, non poca come nel fiume di Vicchio - uno dice tutto, no, racconta tutto. E proprio addirittura c'è una sovrabbondanza, una ridondanza di particolari, eccetera. Allora io, per evitare che anche ai Signori Giudici rimanga questo dubbio: insonnia, dice, va be, ora è troppo facile giocare al tiro a segno, prendendo un oligofrenico, perché di questo si tratta. D'altra parte il "mostro di Firenze" non è mica detto che debba essere un laureato in astrofisica nucleare, può anche essere un oligofrenico, in una astratta, ipotetica costruzione eh. Poi vedremo che qui invece non è così. È un'opinione. Si esprime in questo modo. Può benissimo avere una cognizione dello spazio e del tempo non raffinata e magari educata dall'esercizio mentale, come possono averla altre persone. E quindi è troppo facile per gli avvocati sparare addosso e dire: qui avevi detto bianco, poi hai detto giallo, poi... No. Lasciamo perdere. Guardiamo, però, dopo che è maturata questo catartico sentimento di autoliberazione, dopo che finalmente le chiuse si sono aperte e il fiume in piena è debordato dagli argini - non so se sia pertinente questa immagine con riferimento alle scarnissime dichiarazioni del Lotti - guardiamo da allora, guardiamo da lì, perché lì le contraddizioni, lì inverosimiglianze, lì le falsità, lì il ridicolo. Beh, lì si spiega male, perché sennò, insomma, va be, come diceva Robespierre: "voi vi aggrappate alle forme perché avete perso di vista i principi”. Purché abbiamo un fantoccio di testimone, purché abbiamo un fantoccio di correo, qualunque cosa dica, però lui è venuto. Quante volte ve l'ha detto il Pubblico Ministero. Anche questa cosa io non la condivido affatto e non perché sono io, perché non è condivisibile. Siccome è venuto, bontà sua, siccome è stato lì a farsi torturare, poverino, per sei giorni - c'è qualcuno che rischia l'ergastolo, che rischia tutto, il resto, lo scampolo di destino che c'ha -dice, voi vi dovete accontentare di questo. E mi torna sempre alla mente l'attacco, l'incipit: "non dobbiamo affannarci a costruire, a dedurre, a vedere, a capire. No, la situazione è chiara, è oggettivamente chiara, dobbiamo solo" - solo - "verificarla, riscontrarla." No, Signori. No. Non può essere così: per rispetto a voi stessi e per rispetto alla vostra dignità. La vostra coscienza poi, insomma. Quindi non si può dire: siccome il testimone è venuto... perché questo è stato anche detto, eh. Siccome il testimone è venuto, noi ce l'abbiamo, 80 chili di testimone, un metro e 60 o 70 di altezza, vestito per benino, l'orologino, eh. Siccome l'accusatore è arrivato, poverino, si poteva concludere " addirittura senza un dibattimento, con un rito alternativo questa cosa. Si poteva mandare all'ergastolo una persona con un rito alternativo. Benissimo. Arriviamo anche a questo. Guardate che riguarda anche noi questo. Le disgrazie nella vita capitano a tutti, sa, sapete… Quindi, è venuto e lì ha risposto, si è fatto torturare da questi cavillosi, da questi "dottor Sottili", da questi dottori Sottili, da questi spaccacapelli in quattro, come si può dire? Che loro si esercitano, si divertono e vengono anche pagati, tanto. No, non è così, Signori. Non è affatto così. Salviamo le forme e ci dimentichiamo delle sostanze. Voi vi aggrappate alla forma, anzi, voi vi aggrappate alle forme, perché avete perso i principi. Quindi, questo difensore ha esaminato non la forma del testimone, non la forma del chiamante in correità, non la forma massa di carne vestita che viene lì e dice: in questo processo abbiamo un chiamante in correità, in questo processo abbiamo un testimone, Pucci. Questo è un processo regolare. No. Proprio per niente. Questo è un processo di uomini, perbacco! Bisogna entrare dentro. Come dice la Cassazione? È l'operazione più difficile, più alta perché quello che giustifica la scelta dei Giudici togati di fare per professione coloro che giudicano del destino delle persone, quello che vi rende alti è proprio questo: la difficoltà del vostro compito, che non dovete mai perdere di vista, meno che mai voi che lo fate per accidente. Perché non l'avete scelto nella vita di farlo, io insisto su questo. E quindi io ho esaminato invece le dichiarazioni del Lotti. Faccio parlare Lotti. Facciamo parlare Lotti. 

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