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giovedì 16 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 25 febbraio 1998 - Quinta parte

Segue dalla quarta parte

Avvocato Curandai: E mi ha impressionato di Lotti, del racconto di Lotti, l'inseguimento del ragazzo. L'inseguimento del ragazzo. Avete visto, dice: 'io sono mancino', quindi faceva il gesto, ecco perché faceva il gesto con la mano... con la mano sinistra. Ma evidentemente l'ha abbrancato con la sinistra e poi lo ha finito col coltello. E qui c'è una rispondenza con la perizia medico-legale: l'ha colpito - lui lo dice, l'ha detto durante l'incidente probatorio - lo ha ribadito al dibattimento, lo ha colpito al collo e al petto. E Maurri ci dirà che questo ragazzo è stato colpito al collo e al petto. L'avvocato Filastò, giustamente, ha insistito tanto per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche. Beh, grazie a Dio è stato ascoltato, anche se, come ripeto, la trascrizione delle intercettazioni telefoniche fra la Ghiribelli... fra la Nicoletti e il Lotti è identica al Brogliaccio, alla precedente trascrizione. Comunque, giustamente, formalmente è questo il documento utilizzabile, quello ovviamente trascritto, con la perizia di trascrizione. E qui, se voi leggete queste trascrizioni, io direi, basterebbe leggere queste trascrizioni per non andare oltre, perché, insomma: il Lotti c'era. E se il Lotti c'era perché dovrebbe accusare il suo migliore amico, il Vanni? Ci sono motivi di rancore nei confronti di lui? No, non è venuto fuori niente. Queste sono delle frasi interessanti perché 1'interlocutrice di Lotti è la migliore interprete, in quel momento, del senso, del significato delle parole di Lotti. Tant'è vero che dice: "Dovevi parlare prima. Dovevi parlare prima." Lui poi dirà: "Io li ho visti, io c'ero." - queste sono le frasi più significative - "C'ero, c'ero, c'ero. L'è stato tutto l’84 per me", e vi ho spiegato il motivo, l'ho capito. E poi a tante altre frasi, ora... "Pacciani è furbo. Pacciani è fuori." Purtroppo, in questo momento Pacciani è fuori dal processo e quindi non voglio insistere oltre su questo punto. "Io li ho riconosciuti, io li ho riconosciuti. Io li conoscei, io li conoscei, che gl'erano loro, Giancarlo." eccetera eccetera. Quindi non sto a tediarvi ulteriormente su queste trascrizioni. Voi sicuramente le leggerete e darete il senso che queste trascrizioni ispirano. Io volevo un attimino e brevemente, signor Presidente, Signori della Corte, parlare di queste famose imprecisioni di Lotti. Io ho fatto una promessa prima, io sarei molto più preoccupato in senso contrario, se fosse stato estremamente preciso. Comunque, andiamo oltre. Il Lotti, secondo la mia opinione, ha una certa scaltrezza, perché il Lotti cerca, a un certo punto, di marginalizzare la sua posizione e lo fa da imputato. Non dimentichiamo che il Lotti è un imputato. Cerca di marginalizzare la propria posizione e, ecco, quando fa questo tentativo lì diventa impreciso. Ma quando invece accusa, noi abbiamo quel nocciolo duro su cui ha sempre detto la verità, ha sempre detto le stesse cose. Si può discutere se Lotti sia un collaboratore o non sia un collaboratore; sicuramente non è un collaboratore come potrebbe essere un pentito di mafia o un pentito di terrorismo, per un motivo molto semplice: perché il pentito di mafia o il pentito di terrorismo usufruisce di un diritto premiale che riduce la pena addirittura a un grappoletto di anni. Cioè, per esperienza si sa che persone accusate di gravissimi fatti, stragi, omicidi, eccetera, se la cavano con sette-otto anni di reclusione, dieci anni di reclusione. Questo non è il caso di Lotti. Per Lotti sono state chieste le attenuanti generiche e basta, come si chiedono in genere agli imputati che confessano o che collaborano. 
(voce fuori microfono) È incensurato.
Avvocato Curandai: È incensurato, fra l'altro. 
(voce fuori microfono)
Avvocato Curandai: Va be', questo, ovviamente... per questi reati non credo che la censuratezza o 1'incensuratezza conti molto; però, ecco, questo fatto è importante. È importantissimo. Cioè, che sono stati chiesti 21 anni di reclusione. Per una persona che ha 60 anni, 21 anni di reclusione sicuramente costituiscono un quasi ergastolo, sotto certi aspetti. Sicuramente è una pena pesante. E io sono convinto anche che il Lotti, forse, possa sapere anche più cose di guelle che ha detto. Però io voglio riferirvi la mia esperienza professionale. Nella maggior parte dei delitti, soprattutto nei delitti di omicidio, non si conoscono mai esattamente le modalità esecutive di un determinato omicidio. L'importante è conoscere il sé, è conoscere l'autore attraverso quelli che sono gli elementi essenziali delle modalità esecutive di un delitto. Le minuzie e i particolari, soprattutto se si tratta di delitti di dieci-quindici anni fa, spesso rimangono assolutamente nell'ombra, nel mistero. Le imprecisioni di Lotti, secondo me, derivano proprio anche dalle sue... dalla lontananza nel tempo di questi fatti, dalla persona che è Lotti. E insomma, Signori, ma è umano non essere precisi su certi particolari di contorno. Io ricordo una cosa, che durante un convegno, a un relatore si avvicinò un signore che aveva il pizzo, aveva il pizzo questo signore, e allora il re... poi questo signore se ne andò. E allora il relatore chiese ai ragazzi che stavano ascoltando, all'auditorio, eccetera, dice: 'ma quel signore, cosa aveva? Lo sapreste descrivere?'. E venne fuori, alcuni dicevano aveva la barba, altri aveva i baffi, altri che aveva i capelli lunghi, altri che aveva i capelli corti. Insomma, è venuto fuori tutta una diversità, una congerie di... Testimoniare non è facile, figuriamoci su fatti di tanti anni addietro. Prima di passare un attimo a un argomento che io ritengo centrale, cioè la personalità di Lotti, io vorrei trovare un'altra motivazione - oltre a quelle che ho già detto - sulle cosiddette imprecisioni di Lotti. Un'altra motivazione deriva proprio, signor Presidente, Signori della Corte, dal modo con cui sono state poste certe domande da parte della difesa di Vanni. Cioè, io non voglio parlare di assoluta scorrettezza, ma si tratta sicuramente di domande trabocchetto, di domande tranello nei confronti di un personaggio che, come vedremo, ha grossissime difficoltà espressive, ha grossissime difficoltà e anomalie personologiche. Per esempio, questa è una delle tante domande singolari - per usare un eufemismo - che sono state fatte al Lotti. Per esempio, a proposito di Giogoli, l'avvocato Filastò. Il Lotti dice: "Per l'appunto c'era un vetro opaco, sicché un si vedeva tanto bene dentro." E Filastò risponde: "Però lei ha detto che aveva sparato contro il vetro. Lei ha detto che il vetro... allora è il parabrezza. Ma se ha parlato di vetro opaco, come può il vetro opaco identificarsi col parabrezza? Che si guida al buio? Sapete cosa risponde? "Sì. " Il Lotti risponde sì; poveretto, risponde sì. Questo è il Lotti. Anche di fronte a una domanda assurda, risponde in modo assurdo. Ecco una delle tante imprecisioni di Lotti. Ma sono imprecisioni, sono contraddizioni, assurdità artatamente provocate su un soggetto, come vedremo, del tutto particolare. Queste sono le domande della difesa, questo... come si è letto, Lotti, Lotti qui, Lotti cade in contraddizione. È questa la contraddizione. E ce ne sono tante altre di contraddizioni di Lotti. Tant'è vero che qui poi interviene anche il Presidente, su questo punto, lo leggerete; questo si trova: fascicolo 57, pagina 106. Altro, andiamo avanti. Per esempio, a proposito degli Scopeti il Filastò chiede l'ora e il Lotti non sa rispondere l'ora del pomeriggio passarono per gli Scopeti. E allora Filastò insiste, dice: "Lei ha detto che era arrivato verso le quattro e mezzo". Ma quando l'ha detto? Tant'è vero che poi interviene il Pubblico Ministero qui, proprio, come si dice, a brutto muso: "Ma ora mi permetta..." eccetera, eccetera, eccetera. Andiamo avanti. A proposito del ragazzo francese, non si chiede - e qui lo posso capire il Filastò, forse l'avrei fatto anch'io al posto suo - non si chiede: era vestito o non era vestito il ragazzo? Il Filastò gli chiede: "Come era vestito?" Per farlo cadere in un tranello, ovviamente. E però qui non ci casca il Lotti, perché dice: "Mi pareva un'avesse niente." Poi dirà, che forse su insistenza ha dovuto dare il contentino a Filastò, ha parlato di pantaloncini. Altro, poi, sempre Filastò: "E quindi Pacciani 'vai giù' quante volte gliel'ha detto?" E lui risponde in un certo modo. E l'altro: 'vai giù, vai giù, vai giù', alla fine interviene anche il Presidente: "Ma non si possono fare le domande quaranta volte. Dobbiamo documentare" - dice il Presidente "quello che dichiara e basta. E passare oltre." È questo l'esame di Lotti da parte dell'avvocato. Altri esempi, altri esempi. Qui interviene addirittura l'avvocato Bertini: "Io li ho visti", dice l'avvocato Bertini. Perché il Filastò in quel momento leggeva un'intercettazione telefonica, leggeva la famosa intercettazione telefonica Nicoletti-Lotti. Però in quel momento il Filastò leggeva una parte della risposta di Lotti e allora il Bertini gli dice: "Guardi, avvocato Filastò, legga tutto, perché se lei va avanti c'è scritto anche: io li ho visti, io li ho visti”, pagina 93, fascicolo 61. E lì viene fuori una bagarre. Ma la vera e propria bagarre poi verrà fuori dopo, successivamente; ne parlo fra un secondo. Altra scorrettezza. Poi, dunque, si va oltre. Scusate se sono un po' minuzioso, ma credo che sia importante anche per comprendere il perché il Lotti sia caduto in certe contraddizioni. L'avvocato Mazzeo gli chiede, chiede al Lotti: "Quale era lo scopo di queste escissioni, lo sapeva lei?" "Sì, lo sapevo, sì lo sapevo", risponde. Poi gli fa tutta una serie di domande, gli fa tutta una serie di domande e poi a pagina 29, fascicolo sempre 62, gli fa ancora la stessa domanda: "Sì, lo sapevo", risponde Lotti. E Mazzeo risponde:"Oh, visto che l'ha detto ora per la prima volta." Ma come l'ha detto ora per. la prima volta, l'ha detto già tre volte in precedenza. Questo modo di interrogare, secondo me, è estremamente singolare. E qui che viene fuori poi la bagarre. Che viene fuori, come ripeto, quell'attacco assolutamente gratuito e ingiusto nei confronti dell'avvocato Bertini. E mi sia consentito di spendere una parola, perché qui sono stati attaccati tutti, giudici, Pubblici Ministeri, avvocati e in particolar modo l'avvocato Bertini, un professionista estremamente serio, che ha un compito gravissimo. È stato nominato di ufficio; un ruolo importantissimo che sta svolgendo con assoluta dignità. Perché questo attacco nei confronti dell'avvocato Bertini? Assolutamente incomprensibile. Su questo punto c'è stata fortissima delusione da parte mia. E ho capito perché si è riscaldato in quel momento l'avvocato Filastò, l'ho capito. Giustamente - fascicolo 59, pagina 13 - è stato colpito in uno dei punti più importanti dell'accusa e più deboli per la difesa. E l'avvocato Bertini, infatti, gli dice: "Ma avvocato Filastò, ma lei non gli contesti al Lotti i primi interrogatori, perché il Lotti del dibattimento non è il Lotti dei primi interrogatori, è il Lotti degli ultimi interrogatori, perché solo da settembre-novembre il Lotti si è deciso di dire quelle cose che poi ha confermato in sede di incidente probatorio e in sede dibattimentale." E qui è successo il putiferio. È stato colpito nel vivo e qui c'è stata una reazione ingiustificata e ingiustificabilissima esecrabile, da parte dell'avvocato Filastò nei confronti dell'avvocato Bertini. Perché se il processo è anche un duello - scusate questo termine - ad armi pari, ma che sia un duello leale. E soprattutto risparmiamoci gratuite offese nei confronti di un avvocato estremamente giovane, molto più giovane di lui che, al contrario, andrebbe incoraggiato in questa sua delicatissima funzione. E non vado oltre per quanto riguarda queste scorrettezze, perché ho l'impressione di tediare la Corte. 
Segue...

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