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mercoledì 15 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 25 febbraio 1998 - Quarta parte

Segue dalla terza parte

Avvocato Curandai: Poi un altro particolare. Sui pedinamenti di Pia Rontini ha parlato molto diffusamente ieri l'avvocato Pellegrini, ma io voglio aggiungere un particolare importante. Il Poggiali ha detto che la macchina che li seguiva era color, forse amaranto - è stato molto indeciso su questo punto, ma siamo di notte - ma aveva i fari tondi. E, guarda caso, la 128 di quell'epoca, che poi risaliva alla fine anni '70, aveva, quel tipo di macchina, i fari tondi, l'ha detto Poggiali. Poi ovviamente, sulla lettera... non torno su questo argomento, vado oltre. Secondo me concilia anche l'orario. Ha sempre parlato di ore 23 e quindi sono arrivati alle 23. L'orario coincide. Coincide anche con quello che diranno poi i testimoni successivi. Mi ha impressionato, di Vicchio, un altro punto su cui, ripeto, il Lotti è stato sempre preciso. E cioè il posizionamento di tutte le macchine: della macchina delle vittime, della loro macchina. E poi sul fatto della sua macchina, della sua posizione, di questo palo della luce e del fatto - e c'è stata una domanda precisa su questo punto, molto importante del Presidente - cioè, ha detto c'era questa strada sterrata, fra la strada asfaltata, fra quella principale, la Sagginalese, e la piazzola. Ed è lì che aveva messo la macchina. Ecco, e infatti c'è questo tratto di strada sterrata, eccetera, eccetera. Ovviamente a me hanno anche impressionato anche le macchie di sangue, sulla strada asfaltata e poi giù sul fiume, sul greto, in prossimità dell'acqua del fiume, dove Vanni e Pacciani sarebbero andati a lavarsi le mani successivamente al delitto di Vicchio. E c'è una cosa importante che su questo punto può essere rilevante, perché il Lotti dice: secondo me la ragazza non fu colpita dall'arma da fuoco. E su questo punto il Lotti ci fa capire perché si sia sbagliato. Si è sbagliato perché lui ha più volte detto: 'io gli spari li ho sentiti, ma non ho visto la direzione'. Ha sentito poi il lamentio di questa povera ragazza e con tutte le conseguenze e tutte le modalità che noi conosciamo. La ragazza è morta di edema polmonare, quindi c'è stata quella sopravvivenza che noi conosciamo. Mi ha impressionato il passaggio a livello. Come, c'è un teste, un ingegnere delle Ferrovie dello Stato, che ci dice che a quell'ora il passaggio a livello era chiuso, e quindi ecco uno dei motivi, il motivo fondamentale per cui sono passati da sopra. E mi ha impressionato un altro fatto importante, e qui c'è un altro risconto obiettivo. Lui dice che hanno fatto a piedi l'ultimo tratto di strada, prima di arrivare al casolare, dove hanno nascosto non si sa bene che cosa, ma sicuramente qualcosa di importante. E infatti, l'ultimo tratto di strada, anche oggi, anche allora, si faceva e si poteva fare soltanto a piedi. Mi ha impressionato il fatto che lui dica, a proposito di quella lettera imbucata e indirizzata a questa Manuela, che collochi bene la buca della posta; buca della posta, va bene, a destra prima di arrivare alla stazione. Sulla buca famosa - di cui si è parlato tanto all'interno della piazzola di Vicchio, mi ha impressionato la testimonianza di Rontini. Rontini ha detto che questa buca fu rinvenuta nell'84 e che egli ne parlò con i Carabinieri. E quindi niente di più probabile che anche in questo caso vi sia stata una delle tante omissioni che vi sono state in questo processo e che fra un po' elencherò. E Filastò naturalmente è venuto fuori con la tesi, no, che il Rontini di questa buca verrà a sapere soltanto nel '90, a seguito di seduta medianica. Quindi questo non è vero, perché il signor Rontini, sotto giuramento, ha dichiarato che il rinvenimento di questa buca risaliva al 1984. Mi ha impressionato il fatto, il sopralluogo sul casolare - presenti i magistrati, presente il dottor Giuttari - quando lui, prima di entrare dentro il casolare, dice: 'vedete, sulla destra c'è una nicchia'. E infatti, sulla destra c'era una nicchia. E poi è andato dentro, ha cercato di razzolare, di tirare fuori qualcosa. E per quanto riguarda lo spolverino, io vorrei aggiungere - perché non voglio ripetere, come dico, le argomentazioni del signor Pubblico Ministero - ma vorrei mettere in rilievo che mi ha impressionato un fatto su questo spolverino. Che quando sono state mostrate le foto, in atti, foto che voi avete a disposizione, sugli spolverini, su due... sugli spolverini di Vanni e di Faggi, il Lotti non ha mica riconosciuto quello di Faggi, ha riconosciuto quello di Vanni, sulla sinistra, le due foto sulla sinistra; e infatti corrispondono a quello di Vanni. Anche questo nell'economia processuale è una goccia, d'accordo, ma può avere la sua importanza. A questo punto io passerei agli Scopeti, signor Presidente. Io non voglio ripetere, come dico, argomenti già trattati. Quindi non dirò i fatti prodromici, non parlerò di questa macchina, delle coincidenze fra le testimonianze di Pucci e Chiarappa. Non parlerò della posizione Ghiribelli, Gallo, secondo il Galli, secondo la moglie di Chiarappa, eccetera, di tutti questi bellissimi argomenti. La Ghiribelli però ci dà l'ora in cui l'ha vista e coincide con l'ora in cui la macchina doveva essere lì. Coincide con l'ora del delitto, di cui ci ha parlato il Lotti. Ma io voglio invece parlarvi di una cosa molto importante. Cioè, l'avvocato Filastò ha chiesto e ha ottenuto la visione della videocassetta sul sopralluogo di Lotti in quel di Scopeti. Insomma, qui bisogna mettere in rilievo una cosa: che io in quella videocassetta ho visto un Lotti -non so che impressione abbia riportato la Corte -ma io ho visto un Lotti estremamente sicuro di sé: la tenda era lì, il ragazzo è fuggito verso il bosco, non verso la parte opposta, verso la strada. La posizione della macchina era qui. La posizione dell'altra macchina era là. Insomma, tant'è vero che a un certo momento il dottor Fleury gli ha chiesto: "Ma lei è sicuro?" Perché io voglio dire anche una cosa. Lui è sempre stato sentito, nelle fasi più importanti, da almeno tre magistrati, tre galantuomini: noi tutti conosciamo il dottor Fleury, il dottor Canessa, e quindi sappiamo perfettamente il loro garantismo, la loro prudenza. E anche in questo caso il dottor Fleury ha chiesto e lui ha detto: "Certo che son sicuro, certo". Un'altra cosa che voglio riferire alla Corte su cui Lotti è stato preciso, ed è importante. Si trova nel fascicolo 63 - delle carte processuali, dibattimentali — pagine 32 e 30. A un certo momento lui dice: "Gli spari erano tutti davanti alla tenda". Parole testuali: "Spari tutti davanti alla tenda". E infatti i bossoli sono stati tutti raggruppati, erano tutti raggruppati davanti alla tenda. Sui due coltelli non parlerò. Per quanto riguarda il coltello di Vanni, ma chi ha detto che il coltello di Vanni debba essere necessariamente l'arma del delitto? Certamente, „ abbiamo tanti elementi per pensare che sia l'arma del delitto. Ma comunque lo scopo principale è questo, delle domande, dell'esame su questo punto: è che il Lotti ha detto che è: "un coltello simile". Quindi siamo vicini all'arma del delitto, anche su questo punto. Può essere veramente l'arma del delitto. Il dottor Canessa su questo punto vi ha portato altri argomenti importanti, eccetera, eccetera. Non li ripeto. Arma del delitto, simile all'arma del delitto. E qui è credibile. E' credibile perché, durante l'incidente probatorio - attenzione, a questo punto - egli aveva già descritto questo coltello, prima ancora di averlo visto in aula. Rileggete 1'incidente probatorio, vero. Questo è un altro passaggio importante. Perché si potrebbe dire: mah, ha visto il coltello, è chiaro che poi ce lo descrivere così come lo ha visto in aula. No. Durante l'incidente probatorio non c'erano coltelli, non l'ha mai visto. E l'ha descritto, così come poi ci è stato esibito in quest'aula: un grosso coltello; aveva descritto la lunghezza, monotagliente; aveva descritto addirittura il manico di legno, marrone. Poteva dire di plastica o di qualsiasi altra cosa. "Marrone" poi, non... Intendiamoci, tutto è possibile, certo che sono dati impressionanti. E veniamo al discorso famoso di quando gli avvocati della difesa... Eh, è il loro dovere, giustamente, correttamente, hanno tutto il mio affetto, la mia simpatia e la mia stima gli avvocati di Vanni. Però... Poi faremo un discorsino anche su questo punto. Lì hanno cercato di dimostrare che il Lotti avrebbe collocato il Vanni, nel tagliare la tenda, sulla parte anteriore, diciamo quella che dà più verso la strada. Vi ricordate, c'è stata quella ricognizione, eccetera, eccetera. Ma secondo me Signori, o può darsi che abbia capito male io, io ho capito che il taglio è avvenuto dietro e lì è stata rappresentata la posizione, l'altezza. Però c'è un dato preciso su questo punto, l'avvocato Bertini fa una precisa domanda al Lotti e dice: "Quando lei ha visto il Vanni, il Vanni era di spalle, lei lo vedeva di spalle?" "No". Sappiamo dov'era il Vanni... sappiamo dov'era il Lotti. Era nascosto, era praticamente... aveva davanti a sé la parte anteriore della tenda. Sulla parte posteriore c'è il taglio. Quindi il Vanni... quindi dice: "No, non lo avevo di spalle". È chiaro, il Vanni era sulla parte posteriore, dove è avvenuto il taglio." "E il Pacciani dov'era?" "Il Pacciani ce lo avevo di spalle". Leggete: pagina 43, fascicolo 64. Quindi tutto guel clamore che si è fatto da parte della difesa - errore, è caduto - è un tentativo di mistificazione delle risposte di Vanni (N.d.t. Lotti), come spesso è avvenuto in questo processo. E affronteremo questo argomento sulle risposte di Vanni e perché Vanni... AVVOCATO: (voce fuori microfono) Lotti.
Avvocato Curandai: Lotti, pardon, di Lotti. Su Scopeti c'è un altro argomento importante. Vi ricordate come l'avvocato Filastò abbia insistito su guesto punto: "Ma lei è sicuro che è avvenuto di domenica il delitto degli Scopeti? Lei non lavorava il sabato, può darsi che l'abbia commesso di sabato", eccetera, eccetera. In effetti il dubbio era venuto anche nell'altro processo Pacciani, ma è stato completamente fugato. Non solo il Lotti è sicuro su questo punto. Il Lotti dice: 'sì, son sicuro. Non so spiegare il perché, ma sono sicuro'. 'È avvenuto un fatto particolare per cui lei sia sicuro?' 'No, no, non è avvenuto nessun fatto, sono sicuro'. Prima vi ho raccontato il confronto. Era sicuro perché, già durante il confronto fra Pucci e lo stesso Lotti era venuto fuori insistentemente la domenica, il giorno domenica. Ma poi è sicuro, lo sapete perché è sicuro? Perché questo delitto è avvenuto di domenica e lui c'era. Ecco perché è sicuro. E ce lo dicono ben tre testimoni, uno addirittura citato per errore dall'avvocato Filastò, quindi ex adverso addirittura viene fuori. Ha citato un certo Fantoni Marcello, una persona sbagliata come identità, come tutto; sta per andarsene via, Filastò lo fa di nuovo sedere e gli dice: 'Ma lei, per caso, quella domenica dov'era?' 'Io, guardi che quei ragazzi li ho serviti io a tavola, quei due francesi'. 'Ma è sicuro che fosse domenica?' 'Certo, perché il giorno dopo è stata data la notizia attraverso la RAI'. Il giorno dopo è lunedì e quindi non si può sbagliare. E quindi ecco perché è sicuro il Fantoni Marcello. E poi ci sono altri due testimoni che l'hanno visto la mattina: il Borsi e il Bonciani. Vogliamo prove ancora più precise di questo? Sono due galantuomini il Borsi e il Bonciani, perché hanno detto, quando sono venuti qui: 'guardate, io non ricordo’. Sono stati contestati i primi interrogatori di dieci anni fa e là hanno chiaramente parlato di aver visto questi due ragazzi francesi - non è che penso in quella zona ce ne siano tanti - di questi due ragazzi francesi, poi, le cui foto sono state riviste... riportate sui giornali, eccetera eccetera. 

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