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lunedì 13 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 25 febbraio 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Avvocato Curandai: Poi vorrei affrontare, signor Presidente e Signori della Corte, un secondo argomento. E il secondo argomento è ovviamente un argomento non molto originale in questo processo, ma molto importante: l'argomento Lotti. E lo vorrei affrontare sotto un certo punto di vista, spero per voi nuovo. Scusate un attimo. Cioè, si è detto: Lotti è caduto in contraddizioni, vi dirà la difesa di Vanni. E' caduto in imprecisioni, non può soddisfare le aspettative di chi ovviamente sta per emettere una sentenza così grave. Bene. Su questo punto bisogna chiarire una cosa molto importante, signor Presidente e Signori della Corte, e cioè che sul nucleo centrale dei singoli fatti contestati Lotti ha sempre detto le stesse cose. Ha detto: nero, nero, nero. Non: nero, bianco, celeste, giallo. Ha sempre detto nero. Non si è mai contraddetto. Certo, bisogna enucleare questo nocciolo duro. E questo è il mio compito in questo momento. Cioè, su che cosa, che cosa innanzitutto costituisce il nocciolo duro? E che cosa ha sempre detto di importante e di costante? Prendiamo Baccaiano, partiamo da Baccaiano. Questo, interessa alla Corte ai fini della motivazione della sentenza, a mio avviso. Esprimo la mia opinione. Baccaiano, il nocciolo duro è sempre: il luogo, le modalità del fatto, le modalità essenziali del fatto. Quindi, come si arriva, che cosa succede, come si parte. Il luogo, il tempo, il giorno, le modalità, ovviamente, di un determinato fatto. E allora, per esempio, Baccaiano. L'avvocato Filastò chiede al Lotti... Scendiamo proprio nei particolari, eh. Scusate se sono un po' minuzioso, ma io cerco di contribuire, di dare un mio piccolo contributo alla verità processuale. Proprio in maniera estremamente concreta. Chiede: "Lei, prima di arrivare a Baccaiano, ha passato un bar. " Dice: "No" - risponde con sicurezza - "No, e che bar. Il bar l'è dopo." E infatti... Ma ha risposto con estrema sicurezza. E infatti, per chi proviene da San Pancrazio come il Lotti ci ha detto di provenire, il bar è dopo, è a Baccaiano. Io sono rimasto impressionato da questa fermezza. Poi mi ha impressionato perché è stato sempre preciso sulla posizione delle autovetture; è sempre stato preciso sullo spostamento a retromarcia. Mi ha impressionato come ha delineato, ha spiegato la retromarcia di questa macchina che poi supera il manto stradale e quindi si incaglia in un avvallamento che costeggia, appunto, l'asfalto, la strada provinciale. Ci ha spiegato - e questo è veramente impressionante e lo ha sempre detto - che i fari prima erano spenti, e si può capire perché. Evidentemente quando ci si apparta per certi scopi, non si può stare lì con la macchina a fari accesi. Poi ci dice che erano accesi, in un secondo momento; e questo è logico, perché evidentemente c'è stato questo tentativo di fuga. E poi ci dice che si erano spenti, ce lo dice: prima, fari spenti, accesi e poi spenti. Spenti, evidentemente dopo gli spari e dopo la rottura dei due fanali anteriori, attraverso gli spari. Questo mi ha impressionato e questo ho il dovere di riferirvi. Il cosiddetto "Affare Allegranti". E qui bisogna un attimino rimetter le cose a loro posto, secondo quella che è la mia opinione. Qui, secondo me, ci può essere una sola versione seria. E non è una ipotesi. Ma è seria perché non ci sono elementi contrari, ed è seria perché qualsiasi altra versione è contraddetta dagli elementi oggettivi. Per questi due motivi, ecco perché è seria. Allora, la ragazza è stata trovata vestita, o meglio rivestita. Perché, a mio avviso, il rapporto sessuale, quando sono intervenuti gli assassini, era già stato consumato, era già stato compiuto. Prova ne è che la ragazza, non solo era vestita o rivestita, ma c'erano tracce di rapporto sessuale sul sedile posteriore. Non solo, ma c'era addirittura anche un profilattico con del liquido seminale all'interno. L’avvocato Filastò su questo, scriverà un romanzo, lo ascolteremo ed eventualmente replicheremo. Quindi, la ragazza è… Ecco perché la ragazza è dietro. Perché evidentemente, come capita in questi casi, almeno usualmente, il rapporto è stato consumato sul sedile posteriore; la ragazza sta dietro, si è rivestita. A quel punto, secondo la mia opinione, bisogna rifarsi ad un dato obiettivo molto importante: il ragazzo è stato attinto da quattro proiettili. Però vi ha detto il medico-legale, e lo ha ribadito con assoluta certezza, che i primi due colpi non erano mortali. Quindi, prima - e questa, ecco, su questo non ci può essere incertezza - prima che arrivassero gli assassini- prima dello sparo, o anche dopo lo sparo, visto che i due colpi non erano mortali, il "ragazzo è passato sul sedile anteriore. Incendiamoci, la 127 ha solo due sportelli, quelli anteriori. Quindi è passato per motivi tecnici, ma anche per motivi di riservatezza, non lo so, è passato sul sedile anteriore. E, per fare questa operazione, f ha dovuto reclinare verso il sedile posteriore, verso il divano, ha dovuto reclinare il sedile anteriore di guida, lo schienale. Ecco perché lo schienale è stato trovato schiacciato contro il sedile posteriore, altrimenti non si spiegherebbe questo. A quel punto è il ragazzo che guida, è il ragazzo che fa la retromarcia disperatamente per salvare se stesso e forse anche la ragazza, in quel momento; così come poteva pensare lo stesso povero Mainardi. E viene, invece, raggiunto. A quel punto il Pacciani prende le chiavi e rabbiosamente le scaglia via, perché dice: 'adesso non guidi più, ti blocco nel guidare. Non guidi più', e lui lo avrà finito. Attenzione, su questo punto abbiamo dei riscontri obiettivi: abbiamo i fari rotti. Ma cosa ha fatto il signore che è fuggito via? Ha sparato ai fari? Ha sparato a se stesso? Abbiamo bossoli lungo il tragitto di fuga, sull'asfalto. Cosa ha fatto il "mostro"? Cosa ha fatto questo presunto guidatore? Ha sparato a se stesso? Abbiamo la colatura di sangue senza interruzione, senza soluzione di continuità che va dal finestrino, dal vetro di guida, del posto di guida, lungo la tappezzeria interna, fino alla moquette, ininterrottamente. Quindi, non possono essere macchie, diciamo, derivanti dallo spostamento del cadavere, dal prelievo, dall'estrazione del cadavere dalla macchina. Altrimenti sarebbero macchie da schiacciamento, con soluzione di confinilità. Ve lo ha detto Ulivelli, il teste Ulivelli: una colatura senza soluzione di continuità. E abbiamo un'altra prova di cui ignora non si è parlato, ma è estremamente importante, che viene fuori dal verbale effettuato dai Carabinieri proprio nell'immediatezza del fatto, del 20 giugno del 1982. Sentite cosa dicono i Carabinieri. In un processo in cui, come vedremo, ci sono grosse lacune da parte degli organi periferici investigativi, ma in questo caso, in questo caso è stata scritta una cosa importante, dice: "Abbiamo trovato" - sulla macchina ovviamente dov'è stata reperita la macchina, quindi già incagliata, eccetera - "Abbiamo trovato il finestrino dello sportello anteriore sinistro, quello corrispondente al posto di guida, infranto". Infranto. Quindi, per ferire il ragazzo, si è infranto. Per finire, per uccidere definitivamente il ragazzo che era al posto di guida si è infranto il finestrino, il vetro dello sportello del posto di guida. Attenzione! Ma c'è un altro passaggio più importante: che a terra vengono rinvenuti frammenti di vetro macchiati di sangue, macchiati di sangue. In terra. Quindi, evidentemente lo sparo ha provocato lo spruzzo, proprio, del sangue contro il finestrino. Il vetro si è macchiato di sangue. È stato infranto. Frammenti di vetro macchiati di sangue sono caduti per terra. E lì li trovano i Carabinieri nell1 immediatezza del fatto. Altro che "mostro", ipotesi... Signori, ma qui si rischia di cadere nella narrativa. La verità processuale è questa. Non voglio, appunto, andare oltre ed essere eccessivamente polemico con quella che sarà poi la tesi, lo vedremo, dell'avvocato Filastò. E questi sono gli elementi cartacei su cui dovrete basare la vostra sentenza, non sulle chiacchiere. Poi voi conoscete perfettamente che cosa hanno dichiarato i barellieri. I barellieri addirittura, non solo sono in contrasto con i primi, con coloro che hanno avuto il primo approccio con la macchina, cioè i primissimi soccorritori che hanno chiamato i barellieri. Ma voi sapete che si sono contraddetti anche fra loro. E su questo ha già parlato molto bene il Pubblico Ministero. Allegranti, che è venuto qui a fare la parte del leone, poi non ha neppure prelevato il corpo di questo povero ragazzo dalla macchina. Gli altri due barellieri lo hanno contraddetto. Gli hanno detto: 'no, tu eri in prossimità dell'ambulanza a preparare la barella, quindi cosa ci vieni a raccontare che hai estratto tu il corpo? Perché devi mentire?' E queste menzogne sono state contestate anche dalla dottoressa Della Monica nel primissimo interrogatorio. Quando, parlando con Gargalini, gli contesta: 'ma guardi, il Mainardi si trovava supino, o leggermente spostato verso sinistra, sul sedile anteriore del guidatore e che tale sedile era disteso'. Ecco la parola "disteso", importante. Disteso lo schienale del sedile del posto di guida e schiacciato, come è stato trovato, contro il sedile posteriore. In modo quasi da formare un tutt'uno. Tanto è vero che, molto probabilmente, il tronco del corpo del ragazzo si doveva trovare all'altezza del sedile, dello schienale, schiacciato contro il sedile posteriore, forse la testa sul divano posteriore. In modo da far quasi apparire, ai primi soccorritori, ai primi A barellieri, che il ragazzo si trovasse dietro. Questa è stata la prima versione - sbagliata, forse in buona fede - e hanno sempre portato avanti questa versione, non so per che cosa, forse per amore di casta, di immagine, di paese, non lo so. Non lo so. Era costituita da poco 1uesta associazione, non lo so. Qui poi sono venuti a raccontare delle balle, perché sono risultate balle, che sono stati interrogati tre o quattr'ore; figurati se la dottoressa Della Monica si mette a interrogare tre o quattr'ore un ragazzo di 17 anni. Quindi, smentito anche in questo, perché gli altri hanno detto: 'siamo stati interrogati mezzora. Va be', lasciamo perdere'. Comunque, è questo il punto. Io non voglio dire che loro hanno sbagliato, hanno mentito in mala fede. Probabilmente questo sedile del posto di guida, schiacciato, reclinato contro il divano posteriore, veniva a formare come un unico vano, un unico diciamo così, divano, in modo da far cadere, forse, in errore coloro che hanno prelevato il corpo. Perché questo ragazzo probabilmente ha avuto un disperato ultimo tentativo, forse, di spingersi indietro al momento degli ultimi due colpi mortali. Questo volevo mettere in evidenza per quanto riguarda... Quindi l'affare di Baccaiano mi sembra che sia molto più semplice di come è stato presentato dalla difesa di Vanni. 

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