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venerdì 26 giugno 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 23 febbraio 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

P.M.: Lo spolverino. Volevo accennarvi ancora qualcosa sempre sugli elementi obiettivi relativi al sequestro di questo spolverino; uno spolverino che è stato sequestrato successivamente, nella perquisizione del 16 marzo '96, a seguito di dichiarazioni di Lotti che dice: 'mah, io ho visto che aveva uno spolverino'. Ma andiamo con ordine anche su questo spolverino. Vediamo come stanno le cose, perché solo nel momento in cui noi abbiamo tutti gli elementi oggettivi possiamo metterci nell'ottica di fare delle valutazioni. E su questo, lo stesso, non abbiamo avuto la possibilità di sapere niente di più preciso da Vanni, dobbiamo rimanere a quelle che erano state le sue dichiarazioni alle contestazioni del Gip. Cosa dice? "Io usavo quello spolverino per fare le pulizie in casa e per il lavoro alla posta." Cioè, lo unisce, come necessariamente è naturale, un oggetto simile, per lavorare, per fare pulizie, per fare qualcosa, "per non sporcarmi” in sostanza. "Lo possiedo da trent'anni." Questa è una dichiarazione di Vanni. Cioè, non è uno spolverino di ieri: ce l'ho lì da trent'anni. Eh, anche questa è una coincidenza. È una coincidenza forte, per quello che è; anche qui nessuna sopravvalutazione. È un dato di fatto, come tutto questo processo, mi sembra, abbia consentito di dimostrare. Sono un insieme di elementi che uno accanto all'altro vanno tutti in un'unica, univoca direzione. Perché? Eh, dice: "È una cosa che usavo per non sporcarmi." Guarda caso Lotti ci fa una descrizione simile, ma Lotti è molto... non dico impreciso, ma fa dichiarazioni apparentemente relative a cose di cui il Lotti giustamente gli ha dato il rilievo... Avendo visto quelle condotte così, talmente cruente, forse, nella sua mente, nella sua memoria lo spolverino è l'ultima cosa. Però ci ha detto: 'guardate, a me sembrò azzurro', o comunque una dichiarazione di questo tipo. Però ha detto una cosa importantissima, Lotti, e vi ha detto: 'guardate, lo spolverino che io ho visto in casa nel ripostiglio di Vanni...' - attaccato a quell'appendiabiti che lui ha chiamato "coso per cosare", tanto per intendersi - ' è lo stesso che io poi ho visto a Vanni al momento della commissione degli omicidi. Quindi, il punto fondamentale è questo, al di là del colore. Non si può, se noi abbiamo tutti gli elementi per credere a Lotti, non si può sottovalutare questa circostanza. Al di là del fatto colore, che fosse chiaro... chiaro no, che fosse blu scuro o che fosse nero, non ha importanza la descrizione che ci fa col modo di esprimersi tipico del Lotti. Dice: 'è quello che io ho visto in casa, è quello che gli ho visto addosso nelle sere degli omicidi'. Io su questo, poi, non è che ci sia nient'altro da dire, perché un blu e un nero, in una notte, luna o non luna, con il modo di raccontare di Lotti e con quelle imprecisioni che in questo caso sono a suo favore, perché se avesse visto le fotografie nere di quello sequestrato, che non ha mai visto, vi avrebbe detto: 'è nero'.-. No, Perché è credibile Lotti sul punto spolverino? Prché vi dice: "quello che gli ho visto in casa". Non vi dice' quello nero che poi è stato sequestrato'. No. "È quello che gli ho visto in casa". Il colore, poi, vedetevela voi. Questo è il punto fondamentale sul discorso spolverino e sul discorso 'Lotti è impreciso, gliel'ha visto prima o gliel'ha visto dopo'. Ma pensate davvero che al di là della memorizzazione di un dato così, diciamo secondario rispetto agli omicidi, l'importanza della descrizione del colore sia fondamentale da parte di un Lotti che vi dice: 'quello che aveva in casa era quello appeso allo stesso chiodo', dove poi è stato trovato dalla Polizia - era lo stesso o meno - abbia importanza ora? O forse non dobbiamo essere più che certi, a questo punto, che quel coltello, quelle pietre e quello spolverino siano direttamente connessi con la storia descritta dal Lotti? Abbiamo qualche motivo per dubitarlo? Direi che tutto va nella direzione della perfetta credibilità e della sicura presenza di questi oggetti in capo alla figura Vanni Mario con la commissione degli omicidi. Pensate a quelle dichiarazioni e del professor Maurri, del Lotti: 'è quello il coltello'. Pensate a quella Polizia Giudiziaria che vedendolo si accorge di quelle scalfitture: 'io non ne so di più, controllatelo voi, io quello ho visto', negli atti che avete e che abbiamo. Allora, abbiamo solo da dire che anche gli elementi oggettivi, oltre tutti quelli che ho descritto finora, depongono per una responsabilità piena di Vanni nella commissione degli omicidi descritti da Lotti. Non solo perché Lotti, Pucci e tutti gli altri sono credibili, ma perché le ammissioni di Vanni su questi fatti sono di una schiettezza - se di "schiettezza", fra virgolette, si può parlare - e non possono che non essere prese oggi se non sotto il profilo del riscontro alle dichiarazioni accusatorie di Lotti. C'è da dire qualcosa ancora, perché Vanni risponde davanti a voi anche dell'omicidio dell'81, Calenzano. Su questo io vorrei spendere qualche parola, perché è vero, l'istruttoria dibattimentale non ci ha potuto dire niente di più; ma perché? Anche qui una spiegazione molto ovvia, molto lineare: è chiaro che Lotti anche su questo dice la verità. Noi non sappiamo niente di più, oppure sappiamo solo alcune cose che ora vediamo, sull'omicidio dell'81 commesso da Pacciani e Vanni, quanto meno, - Faggi lo vediamo fra un attimo - perché Lotti vi dice: 'quello che so io lo so indirettamente, l'ho saputo da Vanni e da altre circostanze. Io non c'ero'. Ecco perché non abbiamo maggiori racconti. Cosa ci voleva a un Lotti indottrinato - lo uso ancora questo termine, proprio perché è in senso dispregiativo da chi lo ha usato e chi ha tentato di usarlo - avrebbe raccontato a voi qualche... cosa ci voleva a raccontar qualcosa anche sull'81, anche se non si sapeva? No, Lotti nella sua genuinità e schiettezza dice: 'io sull'81 so solo quello che mi è stato raccontato'. Cosa gli è stato raccontato lo vediamo, però teniamo presente allora, oggi, perché dobbiamo dire che Vanni è sicuramente coinvolto in quell'omicidio e la prova è stata raggiunta anche su quello, per una serie di elementi molto chiari. Primo: noi sappiamo tutti ed è stato provato, un elemento non discusso, l'unicità dell'arma. Ma qui non è il fatto dell'unicità dell'arma che lega tutti questi delitti dal '68 in poi; ne mancano altri, lo sappiamo, il '74 e l'81, Scandicci, però qui, in questo processo si parla, per quanto riguarda la posizione Vanni, dall'81, Calenzano in poi. Allora, quindi, il primo elemento, unicità dell'arma, unicità condotte. Ma abbiamo un altro elemento molto forte che ci consente di dire: Vanni coinvolto appieno. Abbiamo quell'escissione sul corpo della ragazza, Calenzano '81, che i periti hanno descritto, non solo come compatibile con le altre escissione e con le altre mutilazioni, ma è la stessa mano, la stessa condotta. Ecco, elemento forte che lega sicuramente Vanni a quell'omicidio. Abbiamo, e qui la utilizziamo al solo fine di dire: guardate, è un elemento di riscontro - la posizione Faggi la vediamo fra un attimo - è sicuramente un luogo, quello di Travalle-Bartoline, in cui noi dobbiamo pensare che, essendo provata questa amicizia Faggi-Vanni- Pacciani, è un elemento forte il pensare e sapere che l'omicidio è avvenuto proprio li, al di la del coinvolgimento - provato o meno - di Faggi. Allora capite che gli elementi forti sono tanti; i più grossi sono le dichiarazioni di Lotti, riportate da Pucci, sia pure de relato, ma questi grossissimi dovuti alle armi e alle escissioni. Però a questo punto sapete anche - io lo devo utilizzare - che sul punto chiamata di correo, la Corte di Cassazione ha speso fiumi di inchiostro per dire che quando la chiamata di correo -ovviamente sono tutte massime di Giurisprudenza che riguardano i delitti di mafia, ma il principio è quello lì - quando la chiamata di correo è forte, è completa, è circostanziata per un episodio soltanto o due episodi, se gli episodi sono poi prova… è provato che sono legati fra loro nella loro dinamica materiale, la chiamata di correo, se riscontrata forte per uno dei fatti, nel caso di continuazione dei fatti è chiamata di correo per tutti. E voi sapete che, in questo caso, massime del genere sono quelle che rispecchiano in punto di diritto la esatta realtà. E quindi dobbiamo tenere ben presente un Lotti che ci dice: 'guardate, io di questo so solo il de relato, di Vanni, e quali sono gli elementi obiettivi sul punto'. Sono talmente forti e talmente raggiunti, anche qui, da prove perché è prova a questo punto la dichiarazione di Lotti perché è prova in quanto riscontrata, ex 192, come prevede il nostro ordinamento e la Giurisprudenza sul punto, per cui sul Vanni coinvolto nell'81 abbiamo elementi di fatto molto grossi, elementi in chiamata di correo ancora più forti. Qualcuno ha accennato, e io non voglio certo trascurare l'argomento: ma sul 1968 e sugli altri delitti questo processo non ha detto nulla. Non doveva dire nulla, lo sappiamo benissimo. Più volte, lei Presidente, sollecitato, ha chiarito che solo indirettamente quei fatti hanno riguardato questo processo. Quindi, se qualche motivo abbiamo di parlare di quei fatti è per vedere se in questo processo sono emersi elementi in contrasto. No, signori, anche su questo aspetto della vicenda "Delitti ai danni di giovani coppie a Firenze", per quello che riguarda i delitti precedenti, abbiamo un elemento di riscontro molto forte. È un elemento di riscontro che serve solo per farci avere presente che il quadro relativo a quei fatti, sia pure non chiarito in pieno, è un quadro perfettamente preciso e coerente, ricordiamo quelle dichiarazioni che, checché se ne voglia fare o argomentare sono state depositate davanti a voi in quelle dichiarazioni del signor Calamosca, imputato a sua volta, interessato, abbiamo tutti i motivi di prenderle con le molle, però il Calamosca ha detto due o tre cose ferme, secche, che hanno trovato perfetta corrispondenza, guarda caso, al riscontro di Lotti. E sono dichiarazioni arrivate sicuramente in modo anomalo, perché nessuno pensava che un Calamosca, il quale era coinvolto in termini di situazione processuale a suo tempo in questi fatti, arrivasse a raccontare cose del genere. Cosa vi ha detto in sostanza Calamosca: 'per quel che ne so io ' - e quindi anche qua bisogna prendere queste dichiarazioni per quel che sono -'il delitto del '68 fu opera, io credo, io so, io ho saputo' - ha detto Calamosca - 'perché li frequentavo, del... di quella persona, Stefano Mele, che è stata a suo tempo condannato, ma c'era coinvolto Francesco Vinci. E per questo il Francesco Vinci ha vissuto una certa epoca d'oro, era pieno di denaro, aveva ceduto l'arma a qualcuno. E siccome c'erano stati omicidi successivi ricattava questo qualcuno e ne beneficiava in denaro'. Credibile o non credibile, inventato o non inventato, noi che abbiamo per poter dire: l'ha inventata questa storia questo signore? Assolutamente nulla, lo dobbiamo prendere per quello che è. Però attenzione, queste dichiarazioni sul Vinci che era comunque coinvolto in questi fatti le abbiamo in quelle dichiarazioni, anche lì del Lotti, fatte nel dibattimento, che potrebbero sembrare estranee alla economia dei delitti, ma che vedete trovano un riscontro puntuale in questi accertamenti: 'il Vanni e il Pacciani mi dissero poi che l'omicidio dell'83 era stato fatto per liberare anche... anche per liberare il Vinci dal Carcere, perché non c'entrava nulla'. E guardate come corrisponde con quelle dichiarazioni, Vinci coinvolto, Vinci che estorceva qualcuno, Vinci che aveva ceduto l'arma, vi ha detto che non voleva rovinare... non si voleva rovinare una famiglia a quell'epoca. Tutte quelle dichiarazioni che, non avendo trovato niente altro, nessun tipo di riscontro ulteriore, se non quelli che abbiamo oggi elencato davanti a voi, sono elementi che in tema di compatibilità piena, in tema di riscontro pieno anche per il passato, sono dichiarazioni di Lotti inequivocabili. 
Segue...

1 commento:

Samuele burlamacchi ha detto...

Ok, Vinci ha ceduto l'arma del delitto del '68 a qualcuno che commise i delitti del mostro; secondo Canessa il Vinci tramite tali ricatti faceva la bella vita, poiché estorceva soldi all'assassino; ma vi pare che uno come Pacciani potesse riempire di soldi Francesco Vinci ? Tutto è davvero poco credibile, anzi inverosimile. E lo spolverino del Vanni ? Secondo Canessa era usato nei delitti, per non sporcarsi di sangue, visto che secondo l'accusa il " Torsolo " usava il coltello; beh...attraverso il Luminol la presenza di sangue su un oggetto si rileva anche dopo molti anni, ma non fu questo il caso. Il PM reitera tutta una serie di elucubrazioni dalla logica incerta e avalla sillogismi che non hanno riscontri concreti. Non mi meraviglio che il PG in Appello abbia chiesto l'assoluzione per Mario Vanni, idem quello di Cassazione. A quanto pare, però, l'hanno voluto condannare per forza.

 
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