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giovedì 11 giugno 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 20 febbraio 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte

P.M.: Per non parlare della fondamentale teste Ghiribelli che a questo punto va... Ghiribelli-Galli vanno inquadrati correttamente in quello che avveniva quella sera a quell'ora. Perché la Ghiribelli è diffusissima. Altro personaggio che frequenta la casa di Indovino. Io, che importanza abbia in questo processo non lo so, ma ricordatevi che sono personaggi di questo tipo. Ghiribelli è una prostituta, ce l'ha detto chiaramente, che andava con tipi come Lotti, Vanni, Pucci. Quindi è tuia prostituta a questo livello. Questa persona che frequentava la casa di Indovino, malato, al quale faceva assistenza. Passava di lì assieme a Galli, il suo protettore. Sono questi eh, i personaggi. Nessuno vuole metterli a livelli diversi di quello che sono. Quando c'è stato un teste come la signora Sharon, lo abbiamo visto noi: sicuramente sono diversi, ma noi dobbiamo prendere i racconti, non possiamo stare a valutare uno vale di più, uno vale di meno, perché non è questo. Dobbiamo valutare ciò che raccontano e poi vedere cosa corrisponde. La Ghiribelli, che oramai sappiamo cosa ha detto, è talmente specifica su quello che vide quella sera che in quest'aula - poi è giusto che gli abbiamo chiesto tutti questi particolari, particolari che voi sapete - ma dice molto chiaramente come si decise anche lei poi a raccontarlo e cosa aveva visto. E la cosa più importante che Ghiribelli, e poi anche il Galli, con quelle difficoltà che c'erano all'inizio, con quelle difficoltà di essere il Galli persona che aveva avuto dei precedenti, che sfruttava la prostituzione; la Ghiribelli, nel dire che quella sera era lì e vide la 128 del Lotti, in quella benedetta ora in cui c'erano tanti che hanno visto diverse cose, dice: "Il giorno dopo l'omicidio di San Casciano, quando era stato scoperto il fatto” - era il lunedì, era il pomeriggio - "dissi a Roberto Galli: Roberto, bisogna dirlo in Questura, andiamo dai Carabinieri a dire che c'era quella macchina rossa ieri sera, stanotte. Roberto mi rispose: per carità, non voglio noie". Ecco, anche lei è una che se ne è stata zitta, perché era un concetto, un contesto di questo tipo. "Per via del fatto che io mi prostituivo e per i suoi precedenti, per cui non ne facemmo nulla. Avevo visto la tenda agli Scopeti il giorno prima. Ne avevo parlato a Salvatore Indovino". Guardate qui che mondo strano che circola in quella zona e che persone ci sono. Che influenza abbiano o che rapporti abbiano in questo processo ha poca importanza. "Ne avevo parlato a Salvatore Indovino dicendogli: ma quei due non hanno paura la notte? Avevo visto la tenda. Ne ho parlato poi con Lotti al telefono, dopo tanto tempo, dopo che ero stata interrogata in Questura, gli dissi al telefono: era tua quella macchina rossa agli Scopeti? Lui mi rispose: non si può andare neanche a pisciare”. Tutto qui. Era prima di mezzanotte. Ma c'è un altro particolare che ci fa pensare a persone che già avevano visto e che si erano tirate indietro, non avevano raccontato nulla, avevano solo sospettato. La Ghiribelli e il Galli - soprattutto il Galli - dicono: mah, quella sera in macchina forse c'era anche Indovino Salvatore. Cioè, dà questo elemento, per cui ci fa capire come sia possibile che questo Indovino Salvatore, anche lui abbia veramente ipotizzato, saputo, fosse in qualche modo al corrente di qualcosa. Era sicuramente persona, Indovino Salvatore e la sua casa e quella della Filippa Nicoletti, è stato ricostruito ampiamente, in cui i nostri imputati -sicuramente il Lotti - erano di casa, la Sperduto era di casa, anche perché era divisa da soltanto una parete e sappiamo che erano quelle case lì. Ognuno era a casa sua, ma, ci ha spiegato la Sperduto, si sentivano. Erano di casa, nel senso che era una casa dove forse... in campagna si faceva qualche rito in più. Ha importanza, non ha importanza. Tazzine, tabelloni, che ci fossero riti magici. Mah, insomma, noi possiamo fantasticare quanto vogliamo. La cosa sicura è che quelle persone sono tutte persone di questo giro, non sono estranee. La povera Sperduto, che è sicuro come parte offesa di tutti questi fatti indiretti è sempre presente; è un mondo che noi abbiamo detto di campagna, ma quello è. Che poi ci fosse qualche rito, che Indovino avesse conosciuto qualcosa, che il Galli teneva da una parte, la Ghiribelli pure. Una Ghiribelli che poi frequentava, per il suo mestiere, queste persone, è una cosa che noi dobbiamo oggi valutare sotto il profilo che erano persone che, se raccontano, raccontano cose di cui hanno sicuramente conoscenza perché non sono fatti a loro estranei. Allora, andiamo ancora a quel racconto relativo al giorno prima. Noi sappiamo che la notte, abbiamo questa ricostruzione con questi riscontri oggettivi molto forti, ma abbiamo qualcosa anche sulla domenica pomeriggio. Perché noi, nella domenica pomeriggio di quel... il pomeriggio prima dell'omicidio, abbiamo qualcuno che ci riferisce cose che hanno poi detto Lotti e Pucci. Il pomeriggio, andando verso la Ghiribelli, la domenica c 'eravamo fermati un po' lì, a vedere la coppia. Voi vi ricordate il Pucci, con quale precisione ha poi, solo in dibattimento, precisato: sì, il pomeriggio vedemmo la coppia che faceva l'amore, loro non ci videro perché si baciavano. Eh, ma di questo ricordate? Che abbiamo riscontri obiettivi di questa sosta pomeridiana della 128 Coupé rossa e con Pucci e Lotti che si fermano lì. Quanto sono stati ha importanza? No, non ha importanza. È Pucci che ci dice cosa hanno fatto. E' Lotti che ci dice: siamo andati il giorno, non ci credeva e la sera gli ho detto avevamo appuntamento, ci siamo tornati. Ve l'hanno detto qua in dibattimento. Ma queste persone ovviamente non passano inosservate. Perché è una macchina la loro che non passa inosservata. Perché sono soggetti che non passano inosservati. Perché purtroppo la tenda dei francesi non era passata inosservata, l'avevano vista tutti. E, chiaramente, quando poi succede l'omicidio, qualcuno ha memorizzato qualcosa e lo va a raccontare. Ci sono quei due coniugi, il signor Chiarappa... il signor De Faveri e la signora Chiarappa, o il contrario, forse, i cognomi, non ha importanza, quella è la coppia. Entrambi hanno sempre raccontato, all'epoca - all'epoca attenzione, oggi, al dibattimento vi hanno confermato dichiarazioni che hanno fatto allora - che quel pomeriggio, mentre si trovavano a casa della famiglia Rufo, lì davanti, avevano visto un'auto rossa con quelle caratteristiche, che aveva impedito il passaggio dell'auto e che era un ma... dell'auto del signor Chiarappa, che doveva rientrare dall'amico Rufo. E quella macchina era lì, fermata allo stradello, davanti... da cui si sale alla tenda. E c'erano due che guardavano verso la tenda dei francesi. Più riscontro obiettivo dell'epoca, alle dichiarazioni di Pucci e Lotti, almeno su questo: quale altro ne vogliamo avere. Forse l'altra dichiarazione, della Carmignani Sabrina, del tutto identica, stranissima anche questa come circostanza. Ma chi poteva immaginare che poi avveniva un omicidio. Quella ragazza che ha raccontato: guardate, io quel pomeriggio mi son fermata proprio lì, vicino alla tenda, con la mia macchina. Volevamo, col mio fidanzato di allora, mangiare un panino, qualcosa che avevamo. Vedemmo la tenda. E aggiunge: 'vedemmo arrivare poi una macchina rossa, forse tipo Regata, con quei fari'. E' la classica descrizione di una persona che lo ricorda nei modi che può, della nostra autovettura, e soprattutto una persona che dice: 'beh, vidi che venivano lì a guardare, poi hanno visto noi e se ne sono tornati giù'. È anche questa una situazione obiettiva, perfettamente coincidente con quelle dichiarazioni. O meglio, con quella circostanza, direi più che provata, non solo dalle dichiarazioni dei protagonisti, dal fatto che il pomeriggio erano andati a dare un'occhiata, erano andati a fare un sopralluogo, il Lotti era stato incaricato di qualcosa, erano andati solo a fare i guardoni. Chi lo sa, che importanza ha. Sicuramente, quando dicono che c'erano andati, hanno dei riscontri inoppugnabili in testimonianze dell'epoca. La Carmignani dice: 'sentii odore di qualcosa'. È un odore che forse poteva essere odore di morto, chissà perché gli viene fatta questa domanda. E poi descrive a lungo: 'c'erano fogli sporchi vicino alla tenda', segni di presenze umane. Sul fatto che quel pomeriggio i ragazzi erano vivi, io non vorrei assolutamente in questo momento, a questa fase delle indagini, tornare. Mi sembra abbiamo raccolto, oltre che la testimonianza secca del professor Maurri e dei medici legali che ci hanno spiegato come, per i fenomeni tanatologie!, quella morte è di quella notte. Abbiamo quelle testimonianze, a questo punto diventate numerose di fatto. Perché anche quel teste Fantoni, che c'è stato portato dalla difesa, di fatto ha portato acqua alla verità della ricostruzione. Hanno tutti detto che addirittura erano stati visti a mangiare in epoca, alla Festa de L'Unità che sappiamo e addirittura quei due testi hanno visto i due francesi vivi la mattina agli Scopeti. E quindi che la morte non sia del sabato è pacifico. Quindi quella indicazione della signora Carmignani Sabrina è un'indicazione, un'impressione sua. Sicuramente chissà cosa c'era. Ma non si può sicuramente collocare, in una situazione di ricostruzione del fatto, come se lì era 48 ore che c'erano dei cadaveri e nessuno se n'era accorto. Per carità. È impossibile. Non siamo né in cima a una montagna, né siamo al 31 dicembre dove non passa nessuno sotto la neve. No, siamo in piena estate, perché siamo ai primi di settembre. C'è un traffico che... noi abbiamo sentito descrivere da tutti, 48 ore che nessuno se ne accorgesse è impossibile passarle. Tant'è che il lunedì mattina, appena qualcuno va a far funghi in zona, se ne accorgono. Direi che l'argomento che l'omicidio era avvenuto il sabato, è un argomento che oramai è esaurito, anche questo è stato superato da riscontri obiettivi. Allora, vorrei un attimo con voi esaminare quell'aspetto, che a me, e penso a tutti, è sembrato non confortante sul comportamento di coloro che qualcosa sapevano. Mi riferisco a quella testimonianza dell'orefice Zanieri. Il quale è venuto in quest'aula, dopo aver deposto nel corso delle indagini, e ha detto, sia pure prima, un po' stentatamente, poi a contestazione: 'sì, è vero è così, va bene è vero'. L'ha sempre sostenuto. 'Al bar che frequentava il Lotti e che frequentavo anch'io, si era detto, l'aveva detto anche il Lotti . che quella sera lui, Lotti, era passato da quella piazzola'. Cioè, abbiamo un dato oggettivo alla dichiarazione di Lotti e di Pucci, nelle dichiarazioni dell'orefice Zanieri. Sono dichiarazioni che ci fanno stare tranquilli? Mah, attenzione, perché sono dichiarazioni importanti, perché mettono in luce un aspetto chiarissimo di quello che cercavo di dire, cioè il comportamento di coloro che sanno e il comportamento di coloro che non hanno certo spontaneamente mai dato un contributo all'accertamento della verità, soprattutto per quel che riguarda i cittadini di San Casciano, o almeno alcuni. Ovviamente non si può generalizzare. Direi alcuni frequentatori di bar, che mi sembra più giusto. Eh, lo Zanieri, che è persona più seria probabilmente di altri, alla fine dice: 'sì, l'ho visto, lo so'. Dice: 'sì, l'ho sentito dire dal Lotti, ma l'ho sentito dire molto bene nel bar'. 'Ma chi lo diceva?' 'Mah, lo dicevano tutti'. E fa l'elenco di quelli che sono. E, se voi lo leggete quel verbale, in quell'elenco ci sono gli amici di loro, c'è il segretario dell'avvocato Corsi, c'è l'avvocato Corsi. 'Sono tutte persone che questo discorso del Lotti che era passato di lì, l'hanno sicuramente sentito come l'ho sentito io. Andatelo a chiedere a lui'. Cioè, lo Zanieri è uno che, in un contesto di questo genere, ha il coraggio, sìa pure tardivo, di verificare questa circostanza, chiama, a soccorso, tutti gli altri che c'erano e si trova solo. Dice: come? Lo dicevano tutti, l'abbiamo sentito tutti e solo io... Voi tutti l'avete negato? Perché gli altri, che sono stati tutti sentiti nel corso delle indagini, hanno fatto gli orecchi da mercante, su questa circostanza. Evidentemente è una circostanza vera. Perché il signor Zanieri non ha nessun motivo di venire oggi, non solo a raccontarci che l'ha sentito sì, dal Lotti stesso, ma lo avevano sentito gli altri nel bar. Andatelo a chiedere a loro, non vi dovete accontentare di me. Lo sappiamo tutti, l'abbiamo sempre detto. Io sono meravigliato, sembra dire, che gli altri non lo dicono. Comunque io, sia pure con le difficoltà che vi dimostro, io ve lo dico perché questa è la verità. Lotti effettivamente lo disse che era passato da quella piazzola quella sera, non so se c'era anche Pucci, non mi ricordo se lo disse. Comunque nel bar questo discorso all'epoca si fece. Capite che è una testimonianza importante, se la leggiamo come va letta, in un contesto in cui, chi potrebbe darci una mano, potrebbe dare una mano ulteriore a chiarire questi fatti, si tira sempre indietro. È forse solo la paura di essere compromessi, o solo perché non si vuole venire a testimoniare? Il fastidio; il fastidio di far vedere che di queste cose si è sentito dir qualcosa e soprattutto si è taciuto tanti anni. Questo non ha importanza. 

2 commenti:

Samuele burlamacchi ha detto...

Canessa argomenta , ovviamente, unilateralmente, a favore della sua tesi accusatoria; della Carmignani, non tiene assolutamente conto ( e ti credo ! ) . Anche sulla data dell'omicidio vi sono forti dubbi , tanto che perfino il prof. Maurri , inizialmente ebbe diverse perplessità , prima di allinearsi alla tesi della procura smaccatamente schierata contro Vanni e Pacciani. Ma anche tutte le altre testimonianze acquisite non forniscono alcuna certezza su nulla ; tutto un sentito dire, un " de relato " ecc ...insomma, pseudo testimonianze che dovrebbero avere uno scarso valore, a livello giudiziario e cmq non tale da far scaturire una condanna all'ergastolo, come invece avvenne. Pochi ,poi, dimenticano che in Appello il PG Piero Toni chiese l'assoluzione anche per Mario Vanni; purtroppo, però, Francesco Ferri, che nella precedente , analoga situazione, aveva assolto il Pacciani, era andato in pensione. La Giustizia italiana, purtroppo, spesso dipende dal potere di valutazione discrezionale delle prove, ( o elementi aventi valore probatorio ) di ogni singolo magistrato; Nino Marazzita docet.

Omar Quatar ha detto...

ma la Carmignani quando parlò per la prima volta della macchina rossa? nel 1985 non risulta. la macchina del Lotti l'è dappertutto

 
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