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mercoledì 20 maggio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 19 febbraio 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte

P.M.: Dice, ma, ancora domande che gli son state fatte per vedere se c'era veramente; e anche lì risposte precise : "Ma quei due dentro, cosa è successo, cosa hai visto?" Dice: "Io mi sono allontanato, però si sentì lamentarsi." "Si sentì", no? Lui si fa terzo: noi abbiamo sentito. "Si sentì lamentarsi le persone che erano lì dentro nella tenda. C'era la coppia là dentro, dentro la tenda. Porca miseria, sono sicuro, sicuro, vai! Io i morti non li ho visti." Perché la domanda è: "Ma lei li ha visti i morti?" "No, io ho sentito lamentarsi, poi son scappato." Ecco, allora, la testimonianza di- questo Pucci, che è la persona che sappiamo, è una testimonianza che va avanti con descrizioni dei fatti così particolareggiate che ci lasciano sicuri e tranquilli circa la presenza di Pucci, quella sera, sul luogo dell'omicidio. E poi, dicevo, una volta chiarito che lui c'era e cosa ha visto, che con quelli non c'ha niente a che fare, subito dopo, quando il P.M. comincia a chiedergli . degli altri delitti, si chiude - ecco la seconda fase - completamente a riccio, fa la persona... dimostra anche, col suo atteggiamento, veramente di non saperne niente e muta proprio comportamento. Non vuole rispondere, comincia a sbuffare. "No, io degli altri non so nulla, li hanno fatti loro." Si deve arrivare, per questa seconda parte del suo racconto - che è un racconto de relato, non è racconto della sua presenza - bisogna arrivare alle contestazioni. Ecco come, sentendo - il Pucci - che si parla di altre cose che lui non ha visto, il primo atteggiamento - potrebbe inventare anche quelle, signori, è chiaro lo scopo delle mie osservazioni — no, lui dimostra di essere talmente attento, che ciò che non ha visto lui assolutamente non lo vuole dire. Bisogna fargli le contestazioni. E quando gli si fanno le contestazioni circa i fatti che lui era stato nella piazzola di Vicchio nell'84 insieme al Lotti non ha problemi a raccontarlo; ma su contestazione. Ma poi fa anche una conferma sua, precisa, che ha sempre fatto. Dice di aver anche visto quello di Calenzano, il Giovanni di Calenzano. E specifica in dibattimento, come aveva sempre fatto, di averlo visto insieme agli altri a San Casciano, insieme a Vanni e a Pacciani. Descrive - lo descrive chiaramente - di averlo visto nella piazza dell'orologio. Lo aveva riconosciuto nella fotografia e racconta chiaramente quello che ha saputo de relato. Cioè, ecco l'atteggiamento Pucci: guardate, io quello non solo non c'entro nulla, ma quello che so lo so in questo modo. Dice: "Io ho saputo che questa persona era coinvolta nel delitto di Calenzano", nei modi che sappiamo. In questa seconda fase delle contestazioni abbiamo veramente il Pucci che ci dà la dimostrazione che lui su questi fatti non c'entra e sugli altri ha detto la verità. Poi c'è tutta quella fase finale del suo esame, che secondo me è corretto valutare quella persona in termini di uno che è stanco, è sicuramente scocciato, a modo suo, perché lui crede veramente di non entrarci nulla, di aver fatto il suo dovere anche nei confronti vostri e della Giustizia: quel che so, quel che ho visto ve l'ho detto, non mi scocciate di più. E quando si continua, tutti noi, ovviamente ognuno col suo scopo, difensori di parte civile, difensori dell'imputato che cercano di contestargli apparenti contraddizioni - e che non sono contraddizioni perché gli si va a contestare vecchi verbali, le prime dichiarazioni è chiaro che sono diverse al momento in cui lui ha raccontato tutto - è talmente lucido da fare affermazioni di questo tipo, dice: "Io l'ho capito quello che mi dice, me l'ha bell'è domandato dieci volte e mi fa imbrogliare, mi imbroglio. E per forza che m'imbroglio, me l'ha bell'è domandato dieci volte la medesima domanda, cosa vuole da me!" E poi dice: "Ma perché non sei andato dai Carabinieri?", di nuovo contestazione. Dice: "Ma porca miseria, ve l'ho detto diecimila volte!" Anche qui lucidissimo nel controesame. Dice: "Ma lei mi piglia in giro”, gli vien detto. "Lei ha detto in un modo poi ha detto in un altro." "No, guardi, io non piglio in giro nessuno", fa Pucci attentissimo. Che motivo ha uno scocciato a mettersi lì, invece fa proprio i distinguo: "Io non piglio in giro." Poi insiste, siccome è stato provocato, dice 'lei piglia in giro, dice: "No, è lei che mi piglia in giro, la mi piglia per scemo, ma io per scemo non sono." Cioè, è talmente cosciente di tutta la situazione che si permette anche di spiegarsi, di far vedere qual è la sua valutazione. E' una persona che, se noi la esaminiamo sotto questo profilo, è un Pucci che non solo era presente, ma che si è comportato come si doveva comportare in una situazione simile un teste che viene a riferire queste cose. E dà anche in dibattimento, secondo me, ulteriori particolari molto importanti. E oltre a confermare che era andato a Vicchio con Lotti, che aveva visto la coppia, è talmente preciso che spiega, dice: "Ma non ci si andò prima", prima dell'omicidio. Guardate: un personaggio che è così attento nello spiegare, nel voler ricordare che lui c'è andato prima. E poi cosa dice? "Ma chi erano?" La domanda, gli si chiede: "Ma chi erano questi due?" Dice: "E che ne so io, non conoscevo mica i nomi." Cioè, è una persona che è attenta talmente alle domande che risponde sempre a tono. E poi fa quel racconto, dice: "Lotti mi ha detto chi era quella ragazza; non so il nome, era tuia persona che andava con chi voleva lei e c'era qualcuno che gli garbava." Questo è un racconto, si capisce benissimo, fattogli dal Lotti, perché ce lo farà da Lotti. Ma a una domanda specifica, ecco l'ulteriore elemento nuovo che ha, anche questo, un grande riscontro nel dibattimento, ci racconta cosa avevano fatto quel pomeriggio, andando verso la Ghiribelli. Cioè, questo l'ha spiegato bene in dibattimento. Guardate, che a distanza di tempo, il Pucci è persona che ha la possibilità di spiegare nei dettagli e di ricordarsi. Gli è rimasto impresso quel pomeriggio. Dice: "La domenica, di pomeriggio, ci si era fermati con Lotti a guardare la coppia nella tenda, mentre faceva all'amore." Specificando che: "Si vedeva bene perché la tenda era un po' aperta e non erano...lì." Gli si chiede: "Ma non vi hanno notati?" "No, non ci hanno notati perché quelle persone erano impegnate a baciarsi e fare all'amore." Cioè, è un Pucci che, a domanda specifica su questi fatti, di cui non aveva mai parlato, ci dà una versione di cosa avevano fatto quel pomeriggio che trova perfettamente riscontro. Erano stati dalla Ghiribelli: la Ghiribelli ce l'ha confermato. Si erano fermati lì il pomeriggio: abbiamo quella serie di testi che sappiamo che hanno visto la macchina con due che guardavano. E' un Pucci ancora - e ho, direi, terminato l'esame della sua deposizione - che aggiunge un altro elemento, secondo me importantissimo, e l'ha fatto, ripeto, nel dibattimento, Pucci, non è che sia venuto a confermare dei verbali. No, no, ha dato spiegazioni specifiche. E su un altro elemento, oltre che quella domenica pomeriggio cosa avevano fatto, cosa avevano visto, quelli che si baciavano, facevano l'amore, la tenda aperta - di cui non aveva mai parlato, ma ne ha parlato a voi a domande specifiche - è un Pucci i che dice, più avanti: "Quella sera, quando noi si arrivò lì, c'era un'auto con due persone a bordo." Eh, questa è una circostanza importante, molto importante, sotto due profili. Primo, perché è un dato di fatto che Pucci precisa, anche questo, bene in dibattimento; l'aveva detto prima, aveva parlato di questa macchina, ma precisa che c'erano due persone a bordo. Lotti, se non sbaglio, ha, per quel che ha visto lui, parlato di una. La macchina l'hanno vista tutti e due. Eh, c'è un qualcosa da valutare. Sono in contraddizione? Signori, ma pensate come stanno le cose, pensate la scena. Lotti è su a guardare e fa tutto quello che sappiamo. Pucci è colui che se ne va alla strada, subito, e si mette lì a aspettare. Quindi quello che ha visto veramente la macchina e con quante persone c'erano a bordo è sicuramente e solo Pucci. È lì che abbiamo motivo di credere che lui ha visto veramente due persone - saranno state due persone, non lo so - ma il Pucci è sicuramente credibile. Il Lotti, quando vi spiegherà - e ci ha spiegato -che ha visto una macchina più avanti partire, uno che guidava, ecco signori, ma questi dicono entrambi la stessa identica verità. Perché è Pucci che era lì, che era ai piedi della piazzola; è lui che ha visto questa macchina e come stavano le cose. È chiaro che noi dobbiamo pensare che è quello che ha visto meglio, e quindi chi erano queste due. Sappiamo quello che vedremo fra un attimo, però abbiamo motivo di credere entrambi, sia Lotti che Pucci, perché sono persone che ci hanno dimostrato che erano lì. Ma sono persone che ci hanno descritto la scena perché hanno detto come ci erano. Cioè, uno è stato lì a lungo e l'altro ci è arrivato soltanto nel momento in cui dovevano allontanarsi e ha messo in moto la macchina. Signori, io direi che, una volta esaminata la testimonianza di Pucci sotto questo profilo, abbiamo un debito totale di credibilità nei suoi confronti, perché come ho cercato di spiegarvi, sui punti fondamentali che riguardano il prima e il dopo questa fermata alla piazzola - nel quale, è chiaro, c'erano solo loro due, quattro, come sappiamo - su tutto il prima e su tutto il dopo abbiamo riscontri inequivocabili. Ghiribelli, lo stesso Vanni, lo Zanieri e il racconto concorde dei due. Ma io devo essere, comunque, anche onesto, perché da P.M. - e forse il mestiere di P.M. rimane sempre - ho avuto, in un primo momento, qualche sospetto che in fondo il Pucci ne sapesse di più, celasse delle proprie responsabilità. E questa è una sensazione che nel corso del dibattimento, finché non si è precisato tutto, per un po' ho avuto. Forse l'avrete avuta anche voi. Però è un debito che nei confronti di Pucci io, onestamente, mi devo togliere. Cioè, Pucci non è assolutamente persona che ha partecipato a nulla e che deve rispondere di un qualcosa dal punto di vista del Codice penale. Io ammetto, l'ho pensato: chissà quale altra verità nasconde. Signori, ma tutto il dibattimento ci ha dimostrato che Pucci è persona che è stata portata lì, forse non sappiamo perché. Sembra di capire: era un curioso, il Lotti se lo voleva tirare dentro, quello non ci voleva credere. Ma anche quando ci dicono entrambi "il pomeriggio ci fermammo lì", lo stesso Lotti dice: "Io gli dissi che saremmo arrivati la sera, lui non ci voleva credere." Ecco, quindi, il comportamento di Pucci. Ecco un Pucci che, onestamente, come ha raccontato tutto ciò che ha visto è un vero testimone; è una persona alla quale, a mio avviso, non possono essere addebitate responsabilità se non quella di aver taciuto per dieci anni. Ma ci ha spiegato perché. Non vedo come si possa pensare a un Pucci che ha avuto un trattamento processuale diverso da altri. È sicuramente un testimone, è sicuramente persona che ha visto quello che ha visto; ed è talmente cosciente che, nel momento in cui gli si chiede qualcosa di diverso, ci tiene a precisare due cose: "Io con quelli non c'entro nulla, hanno fatto tutto loro." "Io, prima e dopo, quel che hanno fatto non lo so." Quindi, non ci sono elementi di sorta per pensare a un coinvolgimento di Pucci in questi fatti che lo debba far vedere in una ottica diversa da quella del semplice teste. Presidente, se crede, cinque minuti di interruzione. Grazie.
Presidente: Allora, dieci minuti di sospensione.
P.M.: Bene.
Presidente: Grazie. 

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