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mercoledì 18 marzo 2015

Ruggero Perugini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 16 gennaio 1998 - Undicesima parte

Segue dalla decima parte

P.M.: Ecco, dottore, torniamo alla Bugli. Cioè, come mai nel '68 voi localizzate la Bugli proprio a Lastra a Signa e sulla base... Ecco.
Ruggero Perugini: La Bugli verrà scarcerata prima... E nel corso di quel processo lui disse che aveva ucciso perché la Bugli aveva detto: 'ammazzalo, ammazzalo, che mi voleva violentare'. E il portafogli del Severino Bonini non venne ritrovato, venne ritrovato sotto la soglia di casa del Pacciani e al processo la Bugli fu condannata. Lei viene scarcerata prima; lui fu condannato a 24 anni, lei a 10, mi sembra, adesso non ricordo. Lei viene scarcerata prima; passò un po' di tempo, poi si sposò con un uomo, emiliano mi pare, che si occupava di macchine agricole e andò a vivere lontano dal Mugello. In quella circostanza andò a vivere proprio a Signa, a Lastra a Signa, dove... in una strada che è poco distante dal luogo dove fu commesso il primo delitto. Quando noi andammo a parlare - eravamo l'ispettore Sirico ed io, mi ricordo - andammo a parlare con la Bugli, lei aveva già fatto in mente sua un collegamento, perché alcuni degli omicidi erano stati commessi vicino a luoghi da lei abitati, probabilmente. Insomma, quella era un'ipotesi suggestiva per spiegare il perché il primo delitto...
P.M.: Comunque il dato oggettivo è che questa signora nel '68 abitava lì.
Ruggero Perugini: Abitava lì. Lo apprendemmo parlando con lei. Dopodiché ricostruimmo i luoghi; e c'era Martino alla Palma, Scandicci, c'era...
P.M.: Bene, va bene.
Ruggero Perugini: Ecco, e la cosa, insomma, ci...
P.M.: Io non ho altre domande, Presidente. Grazie.
Presidente: Parti civili?
Avvocato Curandai: Avvocato Curandai per Laura Rontini. Dottor Perugini, per quanto riguarda la ormai famosa maxi perquisizione nei confronti di Pietro Pacciani, avvenuta ovviamente precedentemente all'arresto di Pacciani, ecco, le faccio semplicemente questa domanda: fu rinvenuta e sequestrata una somma di denaro in casa di Pacciani? E dove esattamente? L'ammontare, anche, di questa somma.
Ruggero Perugini: Mah, era un centinaio di... non somma di denaro.
Avvocato Curandai: Sì.
Ruggero Perugini: Erano buoni postali per un centinaio di milioni, insomma; una cosa del genere. Era nascosto in un'intercapedine sotto il forno della cucina. Quando noi sequestrammo il denaro, invece, questi buoni postali invece erano in un armadio della camera. Però lui la teneva nascosta in questa intercapedine, tanto che noi non la trovammo nella prima perquisizione. D'altronde noi cercavamo un fucile, in quella circostanza, nella perquisizione che avevamo fatto prima. Fucile e armi.
Avvocato Curandai: C'era anche diverso danaro contante, oltre a...
Ruggero Perugini: No, no. Che io rammenti no.
Avvocato Curandai: Sì, sì, sì...
Ruggero Perugini: Una somma che ci sembrava abbastanza...
Avvocato Curandai: È stato oggetto di ulteriori investigazioni, quindi d'accordo.
Ruggero Perugini: Sì.
Avvocato Curandai: Ecco...
Ruggero Perugini: Gli accertamenti che poi facemmo, con la SAM, ampiamente sviluppati, approfonditi e così via. Erano somme depositate in più uffici postali, se non sbaglio, ecco.
Avvocato Curandai: Ecco, un'ultima domanda, dottore. Lei, nella sua deposizione in data odierna, ha parlato di motivazioni che possono essere alla base di queste escissioni.
Ruggero Perugini: Uhm.
Avvocato Curandai: Fra le ipotesi che lei ha formulato ve n'è una sulla quale, appunto, non c'è stato, mi sembra, un particolare sviluppo. Cioè, lei ha parlato di varie ipotesi, feticismo, eccetera. Poi ha parlato, a un certo momento di, mi sembra, eh...
Ruggero Perugini: Avversità.
Avvocato Curandai: ...avversione o punizione, mi sembra, verso la donna. Ecco, su questo punto io non ho capito esattamente...
Ruggero Perugini: No, no, non...
Avvocato Curandai: Ecco.
Ruggero Perugini: Non ho parlato di punizione.
Avvocato Curandai: Ecco, ecco.
Ruggero Perugini: No. Di gratificazione.
Avvocato Curandai: Cioè, avversione in che senso, dottore?
Ruggero Perugini: Avversione. Avversione... Lei può avere l'avversione, in modo molto modesto, più modesto, ma può avere una specifica avversione verso i gatti, per dirne una.
Avvocato Curandai: Si.
Ruggero Perugini: Oppure verso certi odori, oppure verso certi oggetti, no? Quel tipo di avversione sessuale, ma è un fenomeno ben studiato in sessuologia, può avere anche dei suoi sviluppi parossistici, piuttosto... può trasformarsi in un'ossessione, esattamente come c'è l'ossessione del feticista che. Noi parliamo di perversioni, in questo caso, cioè quando quel particolare tipo di modalità è necessaria al soggetto per ottenere gratificazione abituale, al soggetto. E c'è anche chi aggiunge un terzo elemento, che è 1'ostilità. Però io, ripeto, sto sconfina... sto navigando, la prego di non farmi navigare in un campo che non mi compete, non mi appartiene.
Avvocato Curandai: Certo.
Ruggero Perugini: Sono un dilettante, in questo.
Avvocato Curandai: Basta, mi fermo qui. Grazie, dottore.
Presidente: E allora, se non ci sono altri difensori... Si può ricavare anche da quanto ha prodotto il Pubblico Ministero, mi sembra ha prodotto l'indice dell'interrogatorio del Pacciani.
P.M.: Si, esatto.
Presidente: Ma, in ogni modo, siccome lei si è interessato alle ... del Pacciani, lei dice che il Pacciani era sospettato dall'8 9.
P.M.: Dal novembre '89, ha detto oggi.
Presidente: Va bene. Quand'è che ebbe, diciamo, i primi interrogatori formalmente sul mostro, sui fatti del mostro?
Ruggero Perugini: Formalmente?
Presidente: Eh.
Ruggero Perugini: Formalmente, tempo dopo, formalmente tempo dopo, come... Adesso, signor Presidente...
Presidente: Cioè mentre era detenuto o no?
Ruggero Perugini: I primi contatti, i primi...
Presidente: Cioè quando lui ha percepito che veniva indagato per i fatti del mostro?
Ruggero Perugini: Eh, qua...
P.M.: (voce fuori microfono)
Ruggero Perugini: Probabilmente sì. Però, voglio dire...
P.M.: (voce fuori microfono)
Ruggero Perugini: Se... sì.
P.M.: Vuol dire quand'è che andò a trovarlo la prima volta, scusi?
Ruggero Perugini: Eh, be', la prima volta è stato agli inizi del '90, credo.
P.M.: Inizi del '90. E ci stette sette ore…
Ruggero Perugini: Sì, anche di più...
Presidente: Ma questo in carcere?
P.M.: In carcere.
Ruggero Perugini: In carcere.
Presidente: In carcere, in carcere.
Ruggero Perugini: Perché vede, insomma, il criterio che noi abbiamo seguito...
Presidente: Non vi meravigliate di queste domande, eh. Perché noi non sappiamo la posizione del Faggi, eh... del Pacciani. Perciò...
P.M.: No no, ma infatti. No no, sono domande che il P.M. ci tiene...
Presidente: ... un po' qua, un po' là...
P.M.: No no, Presidente. Mi scusi, lo scopo del P.M. è proprio quello opposto: di far capire alla Corte di come di fatto il dottor Perugini, incaricato delle indagini, avendo sospettato già nel novembre dell'89 quello che ci ha già detto, andò sì con lo scopo di andare a trovarlo e di avere notizie. Però, lo scopo era quello.
Presidente: Quando è avvenuto? 
(voce fuori microfono)
Presidente: Gennaio '90.
P.M.: Sì, chiedo scusa, gennaio '90...
Presidente: Gennaio '90. Senta, e il Vanni? E il Vanni?
Ruggero Perugini: Quando... quando... Eh, be', non appena noi…
Presidente: No, se potete collocarlo nel tempo esattamente.
Ruggero Perugini: Ah, be', poco dopo, immediatamente dopo. Non...
Presidente: Cioè primo... cioè prima l'interrogatorio del Pacciani, subito dopo anche il Vanni.
Ruggero Perugini: Dunque, no. Col Vanni, col Vanni ebbi un primo colloquio informale, nel senso che ci incontrammo. Gli chiesi un appuntamento e ci incontrammo sulla piazza del... Non sulla piazza... Sì, sulla piazza di Mercatale, sì sì.
P.M.: San Casciano.
Ruggero Perugini: Di San Casciano. Insomma, bevemmo un caffè insieme e gli dissi: 'Senta, io vorrei conoscere meglio, no?, i suoi rapporti, no? Questo suo amico, che tipo è, che tipo non è?' Ecco, e lui non mi disse molto, no, sui loro... 'Mah, si beve un bicchiere di vino, mah, una partita insieme'. Ecco, queste cose qui. Ma all'epoca io non è che feci un interrogatorio formale del Vanni. Insomma cercavo di capire, cercavo di rendermi conto. Perché, vede Presidente, il problema con quest'indagine, che ha una, ha sempre avuto una quantità di sospetti invereconda, no?, ecco, è stato quello di ridurre il numero dei sospetti a un'entità investigabile. E si fa molto prima a escludere la gente, se trovi l'elemento oggettivo per l'esclusione, piuttosto che investigare la gente per metterla dentro. Oltretutto, quest'ultimo è un modo che io non ho mai condiviso, e tutti i miei collaboratori la pensano allo stesso modo, di fare indagini. Prima, sono i dati oggettivi. Se c'è una possibilità - alta, bassa, media - che tu sia l'autore di un certo episodio; ma se trovo nel corso di quest'attività un elemento che sia scriminante per te, allora io ti sposto, ti metto da una parte. E passo a un altro. Cioè, noi avevamo proprio questo problema: di ridurre il numero di investigati. Ora, quando ho detto che rimanemmo sorpresi quando facemmo quello screening informatico coll'ufficio dati, col CED del Ministero di Grazia e Giustizia del nucleo... Fummo sorpresi che per un'intera regione il numero fosse basso: un centinaio di persone non è un numero basso oggettivamente, ma un numero infimo per noi che eravamo abituati a lavorare nell'ordine delle migliaia, delle decine di migliaia di sospetti. Quindi, era importante quello. Però, era sempre un numero elevato, quindi dovevamo fare una priorità di accertamenti per dire: approfondiamo? non approfondiamo? lo escludiamo? non lo escludiamo? Ecco, cioè, questo è il tipo... E per farlo cercavamo elementi oggettivi. Insomma, se uno era stato in ferie in un luogo ed era accertato che in quel giorno lui stava da un'altra parte quando il mostro uccideva, ecco, voglio dire: è un elemento oggettivo. E così via dicendo, insomma.
Presidente: Qualcuno ha altre domande? Io. non ho altre domande. Allora, può andare dottor Perugini, grazie.
Ruggero Perugini: Grazie.

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