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giovedì 5 febbraio 2015

De Fazio, Luberto, Beduschi, Galliani e Pierini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 12 gennaio 1998 - Nona parte

Segue dall'ottava parte

Presidente: Allora l'avvocato Filastò cosa voleva dire?
Avvocato Filastò: Io volevo dire questo, Presidente. Prima di tutto che i signori professori che sono qui hanno giurato con la formula per i periti, non quella dei testimoni e mi pare...
P.M.: E per quello che hanno già fatto.
Avvocato Filastò: Il che a me...
P.M.: E per quello che hanno già fatto. Allora diamogli una perizia...
Presidente: Per quello che... no, per quello che hanno fatto.
P.M.: Allora diamogli una perizia al professor De Fazio e lui...
Avvocato Filastò: Se mi fa finire di parlare, Pubblico Ministero.
Presidente: Sì, sì, sì.
P.M.: Ah, ecco.
Avvocato Filastò: Voglio dire, lei ha parlato, ora toccherebbe a me.
Presidente: Siccome dovevano fra l'altro dare il giudizio. Il giudizio lo può dare il perito, non il testimone.
Avvocato Filastò: Se potessi andare avanti.
P.M.: Bene. Era quello che ha detto il professor De Fazio.
Avvocato Filastò: Il professor De Fazio ha parlato di testimone, perché in effetti può darsi che potrebbe questo essere e anzi è utile che il professor De Fazio abbia fatto questo intervento, perché così si precisa meglio il senso. Secondo me, né il professor De Fazio, né gli altri professori sono qui in veste di testimone, sono in veste di periti.
P.M.: Per quello che hanno già fatto.
Avvocato Filastò: Per quello che hanno già fatto. In cui, a un certo punto, e come tali però, essendo dei periti, nell'ambito delle loro competenze, possono secondo me essere interrogati anche su punti che hanno a che vedere, non soltanto - obiezione che fra l'altro riesco a capirla - non soltanto al ristretto alveo della loro indagine, che è un 'indagine, come è stato detto...
P.M.: Lo dice...
Avvocato Filastò: ... di tipo... Ma parli dopo, abbia pazienza. Invece di interrompermi ogni cinque minuti, si perde più tempo. Dopo lei fa le sue osservazioni su quello che dico, se il Presidente glielo consente. Ma così diventa una specie di dialogo antipatico. Ecco, ora io ho fatto questa domanda, come l'ho fatta al professor Maurri, con riferimento all'omicidio dell’85, per queste ragioni. Primo, perché per l'appunto, con riferimento a questo omicidio dell'85, se non direttamente incaricati delle indagini di tipo necroscopico e delle indagini di tipo medico-legale, questi periti, a differenza degli altri casi, in questo caso proprio sono intervenuti anche loro direttamente, assistendosi alla necroscopia, che a delle successive analisi svolte dai periti incaricati specificamente nel caso. Con questo il particolare in più che riguarda il professor Pierini. Il quale ha esaminato, per l'appunto, un aspetto di una lesione - quella al radio del giovane francese - in cui, ricercando in qualche modo, dalla conformazione di questa ferita a stampo, ricercando in qualche modo delle caratteristiche dell'arma. Tanto, come si è visto prima, a pagina 60 della relazione, da indicarle queste caratteristiche e indicarle in un modo abbastanza particolareggiato, sia pure a livello di ipotesi. Ora, ancora a livello di ipotesi, siccome qui noi abbiamo un certo oggetto, io credo che rientri nell'ambito di queste considerazioni, facendo persino a meno di dire a loro - se non è il caso possiamo anche fare a meno di dirglielo - che quella è un'arma sequestrata a un certo imputato di questo processo. Qui si tratta semplicemente di chiedere, secondo voi, questo oggetto, conformato così come voi lo state esaminando in questo momento, può essere ritenuto compatibile, rispetto a quelle vostre considerazioni fatte a suo tempo in questo modo nella vostra relazione peritale? Una domanda di questo genere mi sembra più che ovvia. Se poi i periti ci dicessero: non possiamo dire né sì, né no perché è necessaria una perizia in proposito. Allora da questo la Corte ricaverà, ai sensi dell''articolo 507 del Codice di procedura penale, ovviamente delle considerazioni per quello che dovremo fare dopo. Perché noi qui abbiamo un certo oggetto, che un certo testimone - tanto per non fare nomi, il dottor Giuttari - ci ha detto nascosto addirittura dentro un forno, con tutte queste implicazioni suggestive relative al nascondimento, all'oggetto di un certo tipo e tutto il resto. Abbiamo questo oggetto che sta un po' lì per aria, che però può influire, secondo il parere di questo difensore, anche nelle decisioni della Corte in senso negativo per l'imputato, o positivo, non lo so, comunque può influire, rispetto al quale nessuna considerazione di carattere medico—legale e peritale è stata fatta. Se questi signori, esaminato l'oggetto, ci dicono: per fare una valutazione...
Presidente: Scusi, avvocato...
Avvocato Filastò: ... ci vuole una perizia, ricaveremo — anche io ricaverò delle considerazioni e delle conclusioni.
Presidente: Scusi, avvocato. Questo coltello non viene indicato in nessuna parte del processo come arma del delitto, chiariamolo.
Avvocato Filastò: Ma allora che ci sta a fare, Presidente?
P.M.: È stato sequestrato.
Presidente: Va be', quella è una questione.
P.M.: Se non sbaglio...
Presidente: C'è tante cose inutili, ci sarà anche quello.
Avvocato Filastò: Presidente, lei si ricorderà benissimo che questo coltello io l'ho impugnato qui di fronte a un perito, mi sono sbattuto...
Presidente: Ho capito, ho capito. Però da qui a dire che è l'arma del delitto ce ne passa.
Avvocato Filastò: ... nella mano senza farmi una scalfittura. Quindi io so benissimo ’ che quella non può essere l'arma del delitto. Il primo a essere convinto di questo sono io. Ma allora che ci sta a fare? Se ne è parlato...
Presidente: Dopo, dopo manderemo via tanta roba inutile.
Avvocato Filastò: Perché sono state fatte delle domanda al dottor Giuttari sul conto di questo coltello.
Francesco De Fazio: Signor Presidente, prima che si passi ad altro vorrei chiarire una cosa, se posso.
Presidente: Sì, prego professore.
Francesco De Fazio: Cioè, il chiarimento che va fatto è questo. Noi non abbiamo, anche... e ritengo - chiedo conferma al professor Pierini - ritengo che la valutazione che noi, la valutazione... l'indagine che noi abbiamo impostato sul piano della cosiddetta realtà virtuale abbia tenuto esclusivamente conto dei verbali di autopsia dell'ultima perizia. Cioè, nessuno di noi ha partecipato... Cioè, io ho partecipato al sopralluogo, chiamato dal Pubblico Ministero, con alcuni dei miei collaboratori. All'indomani mattina mi sono recato al Vittorio, mentre il professor Maurri ed altri facevano l'autopsia, ho dato uno sguardo, che mi interessava la problematica generale, punto e basta. Perché, a un certo punto, non eravamo stati noi personalmente incaricati del compito di svolgere... Quindi noi non possiamo assolutamente, ma non per un fatto formale, anche per un fatto sostanziale, riferire nulla che riguardasse l'esame del cadavere, perché l'esame del cadavere non era stato a noi demandato, se non quello di sopralluogo per vedere il modo, la posizione... Quindi era un equivoco da chiarire, perché sennò si dà per scontato che noi avessimo partecipato alle operazioni peritali per l'ultimo caso. Non avevamo veste, né incarico per farlo. Ma se anche l'avessimo fatto, evidentemente il dato che... i dati che avremo raccolto... infatti quando siamo andati lì era per vedere un esame generale delle vittime e il dato della lesività in generale e non certo qualche cosa di particolare che potesse riguardare che potesse riguardare l'uso dell'arma. Noi invece abbiamo omologato i dati, raccolto i dati in tutti i verbali di autopsia per fare le valutazioni delle quali ha parlato prima.
Presidente: Il Pubblico Ministero che cosa voleva dire?
P.M.: No, Presidente, io volevo sostanzialmente attenermi alla valutazione che ci ha fatto il perito professor De Fazio: noi abbiamo fatto una perizia su alcuni fatti quindi oggi, non avendo alcuna possibilità di dire niente come testi su quei fatti, su coltelli o altri elementi, l'unica strada, se ci fosse, e a parere del P.M. è quella di fare una perizia, se del caso. Se si devono fare perizie ex 507 decida pure la Corte, però mi oppongo formalmente e fermamente a che - come giustamente ha fatto notare il professor De Fazio - sia chiesto a questi periti del P.M. per fatti diversi valutazioni su elementi sui quali assolutamente non hanno la possibilità concreta di illuminare niente alla Corte, primo perché non hanno assistito alle autopsie, come ci ha spiegato il professor De Fazio; secondo perché questo coltello lo vedrebbero ora e quindi se una domanda va fatta, va fatta ex 507, ove ammissibile. Io su questo sono remissivo. Però non certo sulla domanda o sul mostrare coltelli a questi periti.
Presidente: Le altre parti. 
Avvocato Colao: Presidente, scusi, una cosa. Avvocato Colao. Buongiorno signori.
Presidente: No, no, su questo punto eh? 
Avvocato Colao: Su questo punto. Ho dato il buongiorno. Dicevo, per quanto riguarda, Presidente, i lavori fatti dall'equipe del professor De Fazio, questi sono stati viceversa molto accurati. Perché dagli elaborati si evince e dalle figure 65, 66 che, anche se non sono in scala, quella famosa piramide, non è in scala, però che è stato fatto un lavoro sull'osso, sul radio del ragazzo. Quindi quell'impronta stampo è di un'importanza determinante. Quindi non si può passare oltre, senza fare vedere quelle armi bianche, che del resto furono fatte vedere già precedentemente. Ora ci troviamo di fronte a periti qualificati - io mi riferisco al professor Pierini, il quale ha fatto un lavoro di tutto rispetto, accurato, di intuito, ha seguito delle tracce e non le ha abbandonate - e quindi vivaddio, qui siamo per ricercare la verità, da qualunque parte debba venire. Non ci importa se sia il coltello o sia un'altra cosa, se sia quello o quell'altro. Ma, e se qualora fosse? Ma abbiamo però non tante titubanze come era prima, mi, na e su e giù e quindi si può essere... Ma dovremo avere una risposta ben precisa. Quindi in questo, dico la verità, mi associo col collega Filastò. (voci sovrapposte)
Presidente: Quindi lei dice anche... fare vedere anche il trincetto? 
Avvocato Colao: ... l'altra volta e anche i miei colleghi, devono essere fatte vedere anche ora.
Presidente: Lei parla anche del trincetto? Anche del trincetto? 
Avvocato Colao: Certo. Presidente, su cui in controesame mi soffermerò ancora per controesaminare il professor Pierini, perché devono venire ancora altre cose...
Presidente: Va bene. Avvocato Curandai? 
Avvocato Curandai: Mah, signor Presidente, questo rispettabilissimo collegio peritale in pratica ha già risposto alle istanze, alle ansie - giustissime fra l'altro -dell'avvocato Filastò. E cioè nel senso che ha risposto di non poter rispondere. Quindi noi stiamo perdendo ancora una volta tempo, Presidente. La stessa domanda, sulla compatibilità fra l'arma sequestrata al Vanni e la morfologia delle ferite è stata già fatta al professor Maurri, giustamente. Il professor Maurri ha risposto sulla compatibilità.
Avvocato Filastò: No. 
Avvocato Curandai: Sì. 
(voce fuori microfono)
Presidente: Lasciamo stare queste cose, ci sono i verbali.
 (voci sovrapposte)
Avvocato Filastò: Perché si deve dire delle cose che non... 
Avvocato Curandai: Come no!
Avvocato Filastò: Ha detto proprio il... 
Avvocato Curandai: Guardiamo le registrazioni.
Avvocato Filastò: Ha detto proprio - aperte virgolette - "proprio incompatibile non è"
Avvocato Curandai: No, ha detto compatibile. No, ha detto... Va be'...
Presidente: Va be', via, lasciamo stare...
Avvocato Filastò: Presidente... 
Avvocato Colao: Perché non sentire anche gli altri. Io mi meraviglio di questo. 
Avvocato Curandai: Presidente, io esprimo la mia opinione personale. Cioè, dico questo: che le domande... Non è che in un processo penale, in un dibattimento si possano fare tutte le domande possibili immaginarie, proprio al fine della ricerca della verità. Vanno selezionate le domande inconferenti, impertinenti, suggestive e fra l'altro anche inutili, come in questo caso, da quelle effettivamente conferenti ed utili. Le stesse domande sono state fatte a quel perito che ha fatto tutti gli esami autoptici e di conseguenza voler ritornare sulle stesse domande di fronte a un collegio, il quale ha già detto di non poter rispondere, mi sembra assolutamente inconferente e inutile, ecco. 
Avvocato Colao: Siamo diversamente improntati perché la ferita stampo è un dato certo e il professor Maurri ha detto che lui non si poteva pronunciare.
Presidente: Avvocato Colao. 
Avvocato Colao: Perché non aveva esaminato l'osso.
Presidente: Avvocato Colao...
Avvocato Colao: Eh. 
Presidente: Ovvia. Altre parti? Nessuno, bene. 
Avvocato Pellegrini: Avvocato Pellegrini, ritiene più semplice e più concludente porre la domanda, sentire la risposta e andare avanti. 
Avvocato Voena: Sono l'avvocato Voena. Io credo che in questo caso sia abbastanza chiara la differenza tra testimone e perito. Il nostro ordinamento non è come l'ordinamento inglese. Il nostro ordinamento è che il consulente tecnico, il perito va su un tema specifico che è stato posto. Questi temi erano stati posti, i temi di prova sono stati posti. E quindi secondo me non è esatto fare questo genere di domande a questi consulenti tecnici. Mi associo comunque al Pubblico Ministero in ordine all'opportunità eventualmente di fare una perizia 507. 

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