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lunedì 1 settembre 2014

Il mostro di Firenze esiste ancora

Autore: Valerio Scrivo
Prima edizione: Greenbooks editore, 2014, Ebook

Dalla presentazione: "Nell’introduzione si afferma come la vicenda del MdF sia un caso irrisolto perché le forze investigative erano obsolete rispetto a questo complesso fenomeno criminale. Però le scienze criminologiche stavano giocando un ruolo decisivo nella soluzione del caso grazie ai profili del professor De Fazio e del FBI, che però non furono tenuti in nessun conto. Viene poi spiegata la struttura del libro: le prime tre parti sono dedicate all’analisi del caso mentre la quarta è una revisione critica delle diverse piste investigative.
La prima parte, dove si definisce l’assassino, narra la storia del MdF dal punto di vista della cronaca. Gli agguati vengono raccontati in stile narrativo secondo le testimonianze dei vari protagonisti al processo Pacciani. Ogni episodio delittuoso ha una scheda di approfondimento con modus operandi, firma, armi usate, ferite inferte, luogo, tempo ed eventuali fatti collaterali legati ai singoli casi. Quindi si suddivide l’omicida nelle varie categorie: uccisore dei maschi e delle femmine, Assassino Sparatore, Pugnalatore e Mutilatore. Si fa uso dei diagrammi di Venn per visualizzare l’autore nei suoi vari momenti psicologici. La seconda parte, la cattura del SK, è suddiviso in altri paragrafi, ognuno legato a un profilo. Due protagonisti immaginari ragionano sul profilo geografico criminologico partendo dalle ricerche di Kind, Canter e Kocsis. Si passa a nuovi metodi applicati per questo caso specifico: analisi per macroaree e per piattaforma logica. Si arriva a definire che il MdF era uno stanziale e adottava una precisa strategia legata all’autostrada. Con l’analisi per movimenti si vede graficamente come l’A1 facesse parte del suo piano criminoso. Viene quindi introdotta la mappa temporo/spaziale che illustra come il MdF abbia cambiato casello negli anni. Si introduce il circuito della morte per mettere in luce i suoi movimenti. Si descrive la mappa mentale e si fanno delle simulazioni per assurdo per evidenziare come la soluzione sia solo una: l’assassino proveniva dal Mugello. Segue il profilo temporale, dove si analizzano ore, giorni della settimana, mesi, periodi di raffreddamento emotivo e fase di escalation. Da tale analisi si evince un rapporto fra le sue azioni e le attività scolastiche.
Si passa al profilo strategico dove si dimostra come l’assassino poteva essere catturato al suo ultimo delitto.
A seguire, il profilo tattico, dove si studia lo strumentario di morte: pistola, cartucce, pugnale, vestiario e oggetti vati. Si analizza il delitto del 1982 poiché quello di più difficile interpretazione. Si calcolano i tempi cronometrici dell’assassino dalla partenza da casa, al momento dell’assalto, al ritorno alla base. Si conclude che egli era un SK molto organizzato e sofisticato.
Segue il profilo vittimologico, dove si analizzano le età delle vittime femminili e si scopre che la media era intorno ai 20 anni. Il MdF al suo esordio poteva avere uguale età. Si studiano poi le escissioni per dimostrare come l’autore è sempre stato uno solo. L’analisi della vittimologia maschile fa capire come costui si relazionava con gli uomini nei vari assalti.
Con l’ultimo paragrafo si entra nel vivo dei delitti 1974, 1984 e 1985 poiché in queste tre occasioni il MdF ha cercato di depistare le indagini e sfidare le forze dell’ordine; si definisce con maggior precisione la sua provenienza dal Mugello e si chiarisce come probabilmente conosceva la vittima femminile del 1974.
La terza parte, che si occupa della cattura, è una proposta investigativa, si spiega come catturare e individuare l’assassino partendo dal territorio e dal profilo di personalità.
La quarta parte rivisita le varie piste seguite: Sarda, Pacciani, Compagni di merende, Sette sataniche, caso Narducci. Ci si sofferma sul delitto del 1968 per ribadire che non si è trattato di un delitto d’onore ma dell’esordio del MdF. Si conclude dicendo che senza la figura del criminologo non è possibile."

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