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giovedì 21 marzo 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 23 giugno 1997 - Seconda parte

Segue dalla prima parte
M.G.: La terza testimonianza che trovavo in quegli atti e anch'essa che non era stata valutata e non era stata portata davanti ai giudici del dibattimento era la testimonianza della signora Maria Grazia Frigo. La signora Frigo che è una artigiana e lavora in una azienda a livello familiare insieme al marito - i coniugi Caini-Martelli hanno, avevano e hanno una attività imprenditoriale nel settore della manutenzione di caldaie - la signora Frigo nel 1992, esattamente il 2 dicembre del 1992, telefona all'ufficio della Procura al dottor Canessa. E dice: 'io ho delle notizie. So innanzitutto - premette - sono ossessionata da otto anni da un episodio che mi è capitato. Sono ossessionata’. Dice: 'ho delle notizie da riferire sul delitto verificatosi nell'84 a Vicchio’. Racconta telefonicamente in estrema sintesi le notizie di cui dispone, dice che la notte del delitto si trovava a casa di parenti in località La Rena. È una località che come vedremo sta proprio sopra alla piazzola del delitto. In linea d'aria proprio vicinissima, 3/400 metri in linea d'aria, forse anche di meno. Dice: 'e quella notte, quando stavamo andando a casa intorno alla mezzanotte, nel percorrere questa strada sterrata che porta alla sagginalese, dopo poche centinaia di metri che avevamo lasciato l'abitazione dei nostri cugini, dei nostri parenti, abbiamo incontrato una autovettura il cui autista ha tenuto un comportamento molto, molto, molto strano. Perché avanzava, lo vedevamo avanzare a forte andatura verso di noi e ad un certo punto ci tagliò la strada per evitare proprio la collisione con noi. Io fissai bene quest'uomo al volante - dice la donna - e quest 'uomo io l'ho riconosciuto nelle foto pubblicate proprio in questi giorni sulla stampa, su L'Unità e su La Nazione. L'uomo alla guida di quella autovettura era Pacciani Pietro'. Il dottor Canessa redige una relazione di questo colloquio telefonico. Al dottor Canessa telefonicamente la signora parla di una macchina di colore rosso. C'è una macchina di colore rosso nelle sue primissime dichiarazioni, 2 dicembre '92. Il dottor Canessa redige una annotazione che invia agli investigatori della Questura perché procedano ad assumere informazioni dettagliate dalla signora Frigo.
Presidente: (voce fuori microfono)
M.G.: Prego?
Presidente: La macchina di colore rosso, la guidava il Pacciani?
M.G.: La signora non ha precisato il Pacciani che macchina guidava. La signora ha fatto al dottor Canessa un discorso molto generico, dicendo alcuni elementi che lei intendeva riferire. La telefonata è stata molto sintetica, però ha parlato di una macchina rossa. Poi vedremo, perché la signora è molto precisa ha, una memoria devo dire, formidabile ed è stata molto, molto precisa. Quindi...
P.M.: È stata poi portata sul posto, dottore, no?
M.G.: Sì, sì, è stata portata sul posto, ci sono tutti... Vedremo che è una testimone che mi ha impressionato veramente in una maniera eccezionale, positivamente e che devo dire, quando l'ho sentito, era mortificata perché non era stata quasi creduta nel '92, quando si era presentata spontaneamente. Comunque vorrei procedere un po' per ordine. Vedremo che poi il racconto sarà molto più circostanziato e più ricco. La signora Frigo quindi si presenta agli investigatori e viene assunta a verbale. In questo verbale... Io sto parlando degli atti come li ho trovati.
Presidente: Sì, sì.
M.G.: In questo verbale la signora dichiarava l'episodio - così come l'ho accennato prima - di questo incontro sospetto, curioso, con questa autovettura, con questo autista che all'ultimo momento aveva evitato la collisione con la loro macchina facendo una sterzata brutta proprio, sulla sinistra, sterzata e quindi mettendosi, tagliando loro la strada la signora aveva avuto modo di vedere bene l'autista di questa macchina. Anzi, dice la signora: 'prima guardai il volto, la persona e poi la macchina. Perché incentrai l'attenzione sul volto? Perché era mia intenzione, nel caso in cui l'avessi rivisto, richiamarlo sul modo corretto di guida, perché non era quello un modo corretto che aveva fatto, aveva messo in pericolo la vita nostra'. La signora era col marito che guidava la macchina, una Citroen e con la bambina, che all'epoca aveva 10 anni. Quindi il marito, anche lui testimone di questo incontro, che non era stato sentito e poi l'ho sentito io nel corso di questa attività. Dice: 'io l'ho vista bene questa persona. Sul colore della macchina - che gli investigatori chiedono sul colore della macchina - dice: 'ma, era una macchina che a me è sembrata scura, ma io sul colore non posso essere sicuro perché ho guardato proprio... era una macchina di media cilindrata comunque. Io ho guardato, ho fissato bene l'uomo e l'ho potuto anche fissare perché aveva il finestrino del lato del passeggero abbassato, quindi l'ho potuto vedere bene in viso'. Lo descrive come una persona robusta, di mezza età, i capelli tirati all'indietro, dice: 'comunque io l'ho riconosciuto nella foto di, Pacciani'. Fanno vedere un album fotografico dove erano inserite tre fotografie del Pacciani e lo riconosce perfettamente in una di queste foto, che era proprio la foto che corrispondeva all'epoca in cui si era verificato il fatto, quindi al 1984. La signora faceva anche presente che non si era presentata prima a fare queste dichiarazioni, per lei importanti, perché era stata sconsigliata in famiglia. Aveva avuto paura, i familiari avevano avuto paura, dice: 'ma poi, subito dopo vidi che per i delitti attribuibili al mostro di Firenze erano stati imputati i sardi, i Mele. Quindi vedendo le foto dei Mele sulla stampa non riconobbi la persona da me notata in quella circostanza, quindi dissi, pensai, si vede che quell'incontro non ha niente a che vedere con i delitti attribuibili al mostro, se sono i Mele. Questo fatto anche in un certo senso mi rassicurò'. Poi, quando nel '92 vide che nel tempo i Mele vennero scagionati, il gruppo dei sardi, la pista sarda era stata messa da parte ed era venuto fuori il nuovo personaggio, il Pacciani, ed erano state pubblicate le foto del Pacciani. Ecco che la signora, nel '92,lo riconosce con certezza e sente il dovere civico, superando tutte le resistenze anche familiari, di andare, di rivolgersi agli investigatori e agli inquirenti che stavano seguendo il caso Pacciani. Aveva fatto presente anche che si era rivolta all'avvocato Ventura prima di andare, dichiarare l'Autorità Giudiziari. L'avvocato Ventura era l'avvocato di Pacciani, l'aveva consigliata e poiché era avvocato di Pacciani, di rivolgersi agli inquirenti. Quindi che lui non avrebbe potuto fare nulla, ma di rivolgersi, le diede consiglio di rivolgersi all'Autorità Giudiziaria. Cosa che la signora aveva fatto. Quindi la lettura, soprattutto di queste tre testimonianze, il sopralluogo che feci, mi convinsero che erano testimonianze importantissime, al di là della Frigo dove c'è una prova diretta, un riconoscimento diretto del Pacciani. Ma comunque, per quelle circostanze di tempo e di luogo, non potevano che essere riferibili al delitto da poco, poco prima commesso proprio in quella zona. Ora, se noi potessimo vedere la foto, la cartina di quei posti, la cartina del luogo del delitto e di questa strada dove si sono verificati a distanza di pochi minuti questi incontri da parte della Frigo e da parte dei coniugi Caini-Martelli, io penso che più di ogni altra parola ecco può dare l'idea di quanto importanti dovevano essere quelle... siano quelle circostanze e quanto importante sarebbe stato portarle alla valutazione del Giudice della Corte di Assise. Possiamo mettere un po' meglio a fuoco?
Presidente: Signor Filippo? Perché questa immagine è sempre fissa qui? Lo schermo qui. Filippo, questo qui perché è sempre fisso? Cioè, se è possibile, mandare la stessa immagine... la seguiamo meglio.
(voce fuori microfono)
Presidente: Questa è fissa, non serve a nulla.
(voce fuori microfono)
Presidente: Bene. Guardano lì, però si guarda con una certa difficoltà, ma in ogni modo... sì, sì, insomma, un po' si fa.
M.G.: Dunque, nella parte...
Presidente: C'è una bacchetta? Non c'è una bacchetta?
M.G.:La linea rossa indica, se facciamo scorrere il cursore, indica la strada provinciale 41 che collega Vicchio a Dicomano. Ecco, si fermi là, alla piazzola.
Presidente: Questa è la piazzola.
M.G.:Sul margine destro, andando da Vicchio verso Dicomano, c'è questa rientranza, questo spiazzo dove si è verificato il delitto. Quindi sul margine, ecco là, dove c'è il segnale in questo momento. Quello è il luogo del delitto. Se torniamo poco più indietro, ecco là, quindi a pochissima distanza dall'entrata in questa...
Presidente: Piazzola.
M.G.:... in questa piazzola - siamo nell'ordine di qualche centinaio di metri - c'è la strada sterrata che va alla fattoria La Rena. Se la percorriamo quella strada... No, ancora verso sopra. No, no, no. Io da qua... Questa così, passa da San Martino a Scopeto, Chiggiana e poi ritorna sulla Sagginalese. L'incontro di cui parla la signora Frigo avviene poco prima della fattoria La Rena, quindi siamo qua. Siamo proprio sopra la piazzola. In sede di sopralluogo abbiamo anche fatto il calcolo con il chilometraggio ed è una distanza di poco più di mille metri, stradale. Il luogo invece di cui parlano i coniugi Caini-Martelli sempre su questa strada, è in questo punto, dove c'è la fonte. E le macchina, dicono i coniugi, venivano da questa direzione: da San Martino a Scopeto verso Chiggiana, mentre loro andavano in senso contrario. Diranno poi anche i coniugi: questo posto qua, della fonte, dal luogo del delitto - ecco perché loro l'avevano collegato - considerata la strada tortuosa, la strada brutta, è a meno di dieci minuti di ma... e in effetti è vicinissimo. Cioè, questi incontri avvengono, si verificano in ora; in circostanze di tempo e luogo estremamente interessanti per ricostruire i fatti. Nel sopralluogo della Frigo... Perché poi, ecco, vedremo che il teste è stato sentito da me, è stato fatto un sopralluogo, sono stati fatti altri rilievi, tornerò dopo. Io adesso vorrei fermarmi alle testimonianze così come le ho trovate, anche nella loro incompletezza e poi nello sviluppo investigativo, ritornarci sopra, riferendo anche e facendo vedere i rilievi fatti in quella occasione. Sempre per il delitto dell'84 - questo l'ho rilevato dopo, sulla base però di emergenze investigative acquisite successivamente - già all'epoca c'erano altre testimonianze importanti che non erano state valutate. Comunque a tempo, in seguito farò cenno anche a queste testimonianze. Per il delitto dell'85 invece, quindi passiamo al delitto dell'85, il quale era così come l'ho letto io e con gli atti che ho trovato io ; le testimonianze utili per la ricostruzione dei fatti, interessanti, anche se nessuna di queste testimonianze aveva un valore probatorio forte come quello della Frigo, del riconoscimento, sono ancora più numerose queste testimonianze. Sono tutte di persone che all'epoca del delitto si sono trovate a passare da quel posto poco dopo, poco prima, o nel pomeriggio e hanno notato fatti particolari, da loro ritenuti importanti, che potessero aiutare gli investigatori a sviluppare le indagini, e quindi si erano presentati di loro spontanea volontà agli investigatori riferendo queste circostanze. Qua sono veramente numerose, io devo aiutarmi un po' con i nomi, per le date, anche per le professioni che ritengo che siano importanti. Perché come vedremo non sono, sono persone tutte con un'attività qualificata, tutte persone che non hanno niente a che vedere con questo mondo emerso da questa inchiesta-bis, tutti anche professionisti. Abbiamo la testimonianza di un'americana, Sharon Stepman, tecnico nel settore della stampa. Questa donna si presenta il 10 di settembre dell'85 quindi il delitto avviene l'8 di settembre, la notte dell'8, viene scoperto il giorno 9, di lunedì, verso le 13.30-14.00 - quindi il 10 questa donna si presenta spontaneamente ai Carabinieri. E riferisce che quella sera, quella notte del delitto, aveva accompagnato a casa, a San Casciano, un suo amico, con cui era stata ad una festa in un'altra città, credo Perugia, quindi l'aveva accompagnato a San Casciano e poi stava... una volta che l'aveva lasciato, verso le 23.30, più verso le 24.00 nel fare ritorno a Firenze era transitata dagli Scopeti, vedendo che proprio di fronte alla piazzola dove si era verificato il delitto stava per uscire un'auto di media cilindrata di colore chiaro, bianco, e alla vista dei fari dell'auto della donna che sopraggiungeva, vede che quest'auto ad un certo punto fa marcia indietro. Quindi, anziché uscire sulla strada degli Scopeti, di fronte alla piazzola del delitto, vedendo arrivare la donna... fa marcia indietro. Dice: 'il fatto mi sembrò strano. Avendo saputo poi del delitto, avendo visto questo movimento che era come di una persona che non voleva farsi notare che stava uscendo da questo luogo, vengo e ve lo riferisco'. Sostanzialmente la donna il 10 settembre ha detto questo. Dice: 'ne parlai anche col mio amico'. L'amico è un gallerista, il Raspollini Valeriano, che non risultava all'epoca essere stato sentito, è stato sentito solo successivamente, nel settembre del '95, ed aveva confermato il racconto della donna. Anzi dice: 'me lo disse subito la mia amica di questo incontro strano, curioso. Eravamo a casa mia perché l'avevo invitata a cena, sentito questo racconto le dissi, andiamo subito dai Carabinieri, e riferiamolo perché può essere utile per gli inquirenti. Ebbi l'impressione però' - dice questo Raspollini - 'che il racconto della mia amica non fosse stato valutato nella giusta considerazione'. Quindi, abbiamo questa prima dichiarazione. Abbiamo poi la dichiarazione di una ragazza, Sabrina Carmignani, che il 9 settembre dell'85, cioè lo stesso giorno in cui sono stati scoperti i cadaveri dei due francesi uccisi, era stata sentita dai Carabinieri. E aveva raccontato che il pomeriggio di quella domenica si trovava col fidanzato, Galli Mauro, nella piazzola del delitto, proprio là dove c'era la tenda. Erano andati lì a mangiarsi un panino, a stare un po' insieme. In un successivo interrogatorio poi spiegherà che era il giorno del suo compleanno quindi avevano portato un po' di torta, avevano inteso festeggiare così, stando in quel posto una mezzoretta. Erano verso le 17.30, quindi c'era la tenda dei due francesi, c'era la macchina, la Golf dei due francesi lì accanto alla tenda. Ad un certo punto vedono sopraggiungere una macchina che, provenendo da San Casciano, si immette nella piazzola, percorre per un tratto questa stradina che portava proprio alla tenda dei francesi. Ad un certo punto però notano che questa macchina, 'forse' - spiega la donna - 'perché aveva visto che c'eravamo noi', l'autista fa marcia indietro, quindi non procede, fa marcia indietro e si ferma al margine della strada, all'inizio della piazzola, con la parte frontale rivolta verso Firenze. Poi noi siamo andati via'.'Che macchina era?' 'Una macchina tipo Regata' - dice - 'ma non era Regata'. Sul colore della macchina non c'è nessuna traccia nel verbale dell'85, quindi presumo che non sia stato chiesto il colore della macchina. Che sicuramente la ragazza avrebbe potuto riferire con maggiore certezza all'epoca, essendo stata sentita il giorno dopo l'omicidio. Comunque non c'era, ecco, traccia del colore della macchina. Sulla testimonianza della Carmignani, quella che vi ho riferito adesso, e così come l'ho trovata, torneremo poi nello sviluppo investigativo. Il fidanzato non risultava essere stato sentito, il Galli Mauro. 

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