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lunedì 3 settembre 2012

Pietro Pacciani - Lettera all'Associazione vittime dell'ingiustizia - Prima parte


Il 27 aprile 1995, Pietro Pacciani scrisse la lettera che segue all'Associazione vittime dell'ingiustizia. Il testo fu poi proposto dalla stessa Associazione in un libro in cui furono pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Appello di Firenze contro Pietro Pacciani ed alcuni articoli di quotidiani che si occuparono dell'attività dell'associazione.

 "Onorevole assoc. Vittime dell’ingiustizia All.mo Segretario Gen Nazionale Vitt dell’ingiustizia Giacomo Fassino 27.4.95 Oggi 21 apr 95 ho ricevuto la sua lettera scritta il 14 apr 95 e la ringrazio dal profondo del cuore, sia lei che tutta l’associazione, e tutti coloro che anno capito la mia innocenza, la cuale ho citato tutta la verità davanti, al nostro fratello cristo, che avete visto la quale giurai davanti alla corte mostrando il ritratto di Gesù che voi avete fotografato, e, piangendo, dicevo pure lui, lo crocifissero innocente che non aveva fatto nessun male e voleva bene a tutti considerandoci tutti fratelli, come ho, pure seguito i suoi consigli, dopo esperienza, da giovane che ho subito, nel 1951 quando mi dovevo sposare con Miranda Bugli, la quale dopo due anni di fidanzamento avevamo fissato il matrimonio, entro il mese, ci volevamo bene, e, eravamo orgogliosi, entrambi di questo tanto atteso giorno. Ma il destino crudele bloccò, i nostri sogni, l’andai a trovare un giorno casuale e la trovai in un bosco con le pecore in un fossato con un altro, in fragrante adulterio, mi tradì alla vigilia delle nozze, ma’ lei piangendo mi disse, io non volevo, mi a presa con forza, non no’ potuto difendermi, picchialo, picchialo, gli andai incontro per tirarli due pugni, ma era il doppio di me, e più forte, mi afferrò per la gola con ambedue le mani , mi ebbi a difendere non respiravo più, e successe la disgrazia, si venne arrestati ambedue, e scontai una lunga pena, lei in carcere mi scrisse, chiedendomi perdono, e voleva continuare, il fidanzamento, le scrissi una lunga lettera risentita, che non mi scrivesse più, è troncai, ogni corrispondenza, e finì, il nostro collegamento) mi misi a lavorare in diverse case penali per aiutare la mia povera famiglia di contadini e mio povero padre mor’, quando ero ancora in carcere e soffrii tanto dolore, di non poterlo rivedere, e tante atroce sofferenze pensando alla famiglia, dopo tanti anni di attroce soffenza tornai, a casa, troi la mia cara mamma sola, mia sorella si era sposata mi misi subito a lavorare presi moglie e mi riformai una famiglia mi nacquero due figlie, e un terzo morì, mia moglie rimase inferma di mente per il taglio cesario, pure le figlie, anno, ereditato le conseguenze della madre, gli toccò aiutarla a crescere le figlie, io mi misi subito a lavorare senza perdere un’ora di lavoro facendo 12 ore al giorno, senza sosta, lavoravo pure la domenica, ebbi due infarti sul lavoro, che ne risento tuttora., e vado avanti a forza di terapia, ora qui in carcere siè risvegliato questo male che mi blocca la circolazione, e sono stato il 20 marzo ricoverato à careggi, che mi operarono a una vena, che bloccava la circolazione al cuore, ma non è giovato niente, o patito le pene dell’inferno, e sono sempre col solito male, ho 70 anni, e la bile, e la depressione, pensando che mi anno portato qua senza aver fatto nessun male di quello che mi stanno accusando, fu nel 1957 che fui arrestato per aver dato qualche schiaffo a mia figlia Rosanna che si era innamorata di un vagabondo che era prossimo a sposarsi co un'altra, è, gli faceva credere che sposava lei, e ci credeva questa meschina, io lavoravo dalla mattina alla sera, per guadagnare qualche soldo per non far mancare niente alla famiglia, e gli, avevo aperto un librettino adogniuna, che oltre a quello che guadagnavano loro col suo lavoro, noi genitori, si gli aggiungeva qualcosa, e questo vagabondo in tre mesi gli tolse 3,800,000 lire ognmi tre giorni andava da lei, e, le diceva dammi 500 mila devo pagare un debito, cuando lavoro te gli rendo noi ci dobbiamo sposare quello che è mio, e anche tuo, e quello che e tuo e pure mio, quando io me ne accorsi la sgridai e la mandai a farsegli rendere, ma tornò senza. Mi disse glia già spesi, allora gli spiegai, tutto l’insegnamento e la ragione e di lasciarlo perdere, di non rivederlo più. Fino a che non ti a’ reso i soldi lo vedi, e un’imbroglione, e la fidanzata nea’ unaltra e presto si sposa” ma lei testarda, non voleva capire, la ragione, è continuò, a’ frequentarlo di nuovo, e nonostante i miei insegnamenti giutsi, si ribeccò e mi rispose male offendendomi, grullo io sono maggiorenne e, faccio quello che mi pare, allora buscò due ceffoni, allora prese la coriera, e andò a Firenze, dalla sua datora di lavoro, molgie dell’avvocato Giacchetti, che le badava la mamma anziana e un bambino e le raccontò che ne aveva buscate, questa signora, io ci avevo litigato per telefono, che dopo 3 anni che lavorava da loro le dava sempre la paga di apprendista e la faceva lavorare dalle ore 7 del mattino fino alle ore 9 di sera, perché abbergava da loro, e, tornava a casa la domenica, quando mi fece vedere il libretto di paga io gli telefonai dicendole che gli sia dato tutti i soldi mancanti come stabilito, dai sindacati e tutti gli straordinari, lei si arabiò dicendo che i vostri sindacati noi non gli conosciamo, e pure troppo quello che gli do perchè rompe tutto in cucina, e sbadata, e per ripicca la portò in caserma a denunziarmi, e oltre la verità lei, inventò la farsità che quando avevo bevuto, le davo noia, edè, una farsità, detta da questa signora carogna. Mi fece arrestare, e mi fece dare 4 anni e minacciava mia figlia dicendole, non cambiare le parole che ho detto io, perché ti mettono dentro te per falsa testimonianza e, lei si impaurì e firmò quello che aveva detto al signora, e tuttora lanno impaurita gli incurenti e dice le stesse parole, lanno imbeccate, di tante calugne, e lanno fatte dire tante falsità, le portarono in aula sotto scioc, come drogate, e in casa si gli trovò un tubetto di allucinogeni, non seppero dire chi glielaveva dati e fu ricoverata in piziatria 4 volte eda’ perso la testa ede’ ricoverata in una casa di cura a Firenze e quando ero ancora in carcere, per questa calugna, e percosse, incominciarono a venirmi a interrogare, dei fatti successi nella prov. Di Firenze, dicendomi lei lavorava in campagna a Vicchio nel 1964-65, conosce questo che ha fatto questo male che a ucciso, i ragazzi, questo viene di la’, ce lo dica, ci aiuti, poi dicevano questi) che giravano alla campagna, lei gli conosce) ma quando stavo io la’ ero contadino e lavoravo 18 ettari di terreno e piante e bestia ma iniziavo alle 7 del mattino fino alle 7 di sera. Tornavo la sera stanco che non vedevo lora di andare a riposare, e come posso conoscere, le persone che passano per la campagna, poi venni via di la’, sono mai allontanato dili, e sempre stato a lavorare nei campi e del fatto tutti i datori di lavoro e tengo tutti i libretti e se ho dovuto andare a trovare mia sorella sposata nel mugello che in 20 anni che portato gli amici che io non conosco le strade a partire di qua’. E gli o’ citati inoltre so’ poco guidare e ci vedo poco e un paio di volte per interessi sono stato a Firenze, mi portava un vecchio maresciallo in pensione Francesco Simonetti di Mercatale dei C.C. Lo citato in tutti i memoriali alla magistratura e interrogatori. Poi fui scarcerato per la figlia nel 1990-91 con sorveglianza e indagini preliminari e di continuo sempre la solita storia, Perugini veniva a casa mia ogni due giorni, dicendomi, noi lo sappiamo che lei non è quello che ha fatto questo male, ma, lei lo conosce, ce lo dica, ce lo dica, a questo punto gli risposi male, dicendole, la smetta di torturarmi, gli o giurato davanti a Dio che non conosco questo pazzo, altrimenti sarei stato orgolioso di potervi aiutare sono pure io un padre di famiglia come quei poveri genitori che anno perso quei poveri figli, e anno ragione a reclamare giustizia, tengo pure io due figlie, e lo so’ quanto ci costa allevare un figlio, e farlo venire grande, e avrei tanto piacere che paghi il colpevole, perché non avevano fatto niente di male a nessuno poveretti, allora perché questo odio?"

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