Social Icons

.

martedì 17 gennaio 2012

De Marco, Contessini, Lotti - Deposizioni del 29 giugno 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.
A.B.: Mi scusi signor pro..allora sulla base di quello che ha detto il professore, posso fargli una domanda su questo punto?
Presidente: Ma certo.
A.B.: Sul piano strettamente tecnico: se una perizia E.S.D.A., così viene detto, scusi la terminologia, effettuata dalla Polizia, da qualcuno, dal Gabinetto di Polizia scientifica, che un esame che deve in qualche modo provare la compatibilità di un grafema rispetto ad un altro, giusto? O no?
D.M.: No, mi perdoni…
A.B.: Allora mi dica.
D.M.: L’E.S.D.A. è un esame che tende semplicemente ad evidenziare su una pellicola trasparente…
A.B.: Si.
D.M.: …tutti quei solchi latenti, cioè quelle parti affossate nel foglio…
A.B.: Certamente.
D.M.: E su questa pellicola appaiono le scritte nero su… proprio come se fossero scritte.
A.B.: Oh, esattamente.
Presidente: In negativo.
A.B.: Una volta… grazie, questo volevo sapere come dato di partenza.
D.M.: Come dato di partenza.
A.B.: Dopodichè una volta evidenziata questa scrittura, questo scritto, questo grafema, si può fare una comparazione o no?
D.M.: Ecco, il discorso è questo, tutto è possibile fare, anche una comparazione, solo che il risultato può essere inattendibile per un motivo semplice, perché non è che dal risultato E.S.D.A., e quindi da questa pellicola che noi possiamo ottenere, abbiamo una totalità di tracciati sicuri nel punto di partenza, di avvio eccetera e né il percorso reale…
A.B.: Ohoo…
D.M.: Per cui secondo il mio punto di vista è inidoneo il reperto E.S.D.A., non il documento, il reperto E.S.D.A., per indicare sicuramente una paternità di quella dizione però sicuramente ci sarà la possibilità di vedere se una dizione è scritta in italiano oppure oppure se è scritta in…
A.B.: Ohooo… Ammettiamo che sia scritta in tedesco, pur essendo inidoneo, va bene?
D.M.:  Si.
A.B.: Però si può fare una sorta di comparazione a vista? Chiedo scusa per la terminologia, cioè magari poi con un'indagine più approfondita, con una tecnica più… non so…
D.M.: Lei avvocato parla di esame comparativo?
A.B.: Comparativo, esattamente.
D.M.: Certo, ripeto, si può fare un esame comparativo ma...
A.B.: Allora si può fare!
D.M.: ...non è molto attendibile il risultato.
A.B.: Certo, non è molto attendibile, ecco scusi, però se per esempio questo esame comparativo di primo oggetto - scusi la terminologia assolutamente non ortodossa -  è un esame che da una soluzione del tutto negativa è da escludere ormai no? Cioè se dice questo non può appartenere, questa "W" non può essere di questo signore perché
D.M.: Bah, se si riferisce ad una “W”, che io conosco avvocato, le posso assicurare...
A.B.: Ma io glielo dico io che è o una “W” o una “S”.
D.M.: Ma se si riferisce ad un singolo elemento isolato e in più fra l'altro prodotto E.S.D.A. se è difficile già una dizione sapere chi l'ha scritta, in buona sostanza, trovare degli elementi incoercibili che individuano quella personalità, si figuri se in un segno qualunque, cioè su una “W”, c'è la possibilità di dire: “ appartiene al tale individuo”.
A.B.: Ecco, addirittura la “W”, le chiedo scusa, no, no, io non vorrei che lei vada avanti, vorrei che mi spiegasse… perché io sono un po' tardo nel ragionare, mi perdoni, se la “W” che sarebbe stata trovata… la “W”, un’altra “W”, un’altra “M” eccetera, sarebbero state evidenziate da questa attività di recupero del grafema, diciamo così, e una volta evidenziato proprio fisicamente, nel senso visivamente, questo grafema, e si fa una comparazione, giusto?
D.M.: Si.
A.B.: …con il grafema che noi conosciamo, cioè noi sappiamo che questo grafema appartiene a Rosario Bevacqua, giusto? Va bene? Anche se non ci ha “W”, se da comparazione del grafema evidenziato dal sistema E.S.D.A. e quell'altro grafema viene subito ictu oculi, come prima diceva, evidenziato che l'uno non può appartenere all'altro allora?
D.M.: Vede avvocato, l'apparenza della perfetta identità come l'apparenza della perfetta diversità nelle scritture è ingannevole.
A.B.: E’ ingannevole.
D.M.: Perché attesa da insufficienza repertuale, che in quel caso avremmo, noi potremmo – è vero – azzeccare la verità può cadere in errore con la stessa probabilità che si ha quando si alza…
A.B.: Ohooo, io questo volevo, “azzeccare la verità”. Quindi praticamente questo metodo è assolutamente inidoneo a trovare la verità?
D.M.: Io infatti ho parlato…
A.B.: Grazie, solo questo volevo capire. Grazie.
D.M.: E solo questo io intendevo dire.
A.B.: Grazie per l’”azzecca” grazie.
A.P: Posso chiedere al professore se è stato accertato il numero delle pagine che quel blocco normalmente a quando è completo, rispetto a quelle trovate nel reperto?
D.M.: No signore. No avvocato. No perché non avevamo un reperto nuovo in comparazione per poter dire “questo aveva tot pagine” però, di sicuro, essendoci dei solchi latenti possiamo dire che un'altra pagina perlomeno c'era, che questa sia poi…
A.P: Si, si, ho capito perfettamente, lei anche ha capito che se si conoscesse il numero delle pagine originarie si saprebbe se è stata tolta una, due, tre, quattro pagine e quindi sarebbe importante accertarlo.
P.M.: Lo dirà la Polizia giudiziaria.
A.P: Certo.
P.M.: Non ha altre domande il P.M., ovviamente.
Presidente: Avvocato Fioravanti, prego.
A.F.: Io non so chi mi possa rispondere,comunque ho le conclusioni di tutti e tre i periti qui, sottomano, ma alle mie domande sono più terra, terra, più semplice. Cioè, se avete avuto sottomano le due precedenti perizie, o meglio l'unica perizia dell'avvocato Altamura e le conclusioni disgiunte dell'avvocato Altamura e Calleri prima di iniziare la vostra e durante lo svolgimento della vostra perizia.
D.M.: No, noi conoscevamo o comunque intuivamo quale poteva essere il risultato della perizia collegiale precedente in quanto nell'ordinanza di nomina veniva specificato il motivo per questo rinnovo e quindi per l'esistenza di un'ordinanza dell'ammissione dell'incidente probatorio e questo è in atti e il tribunale lo può esaminare. La nostra indipendenza di giudizio anzi è stata in questo senso favorita dalla sconoscenza, non solo della consulenza d'ufficio precedente, della perizia d'ufficio precedente, ma anche di quelle di parte. Solo alla fine ovviamente abbiamo avuto modo di sapere anche i risultati…
A.F.: Che in pratica erano alquanto discordanti dalle vostre, le conclusioni dell'avvocato Altamura e dell'avvocato Calleri - e poi ce le spiegheranno loro perché sono chiamati a testimoniare -. Ecco, io volevo sapere un'altra cosa professore, iniziando le scritture di comparazione, quando vi sono stati affidati gli incarichi vi sono state date, consegnate, delle scritture originali dell'epoca in cui vennero vergate? Oppure vi sono state date delle scritture attuali, che in base alla rogatoria avvenuta nel ’92, erano quelle di circa 10/11 anni dopo, come età, delle due esaminate?
D.M.: Guardi, per quanto riguarda la manoscrittura comparativa della Klenner Lohman Mariane avevamo un unico saggio formato da due fogli separati, ma un unico saggio che era quello che è stato acquisito dalla rogatoria, mi pare, che hanno fatto in Germania. Per quanto riguardava invece la manoscrittura autografa di Stellmacher Annegrette Magda avevamo oltre al saggio acquisito sempre alla stessa data del precedente, cioè mi pare 22.6.92 come vedo qui nella fotocopia, avevamo anche scritture del 1979 autografe di Stellmacher, ripeto, e dell’81/’82, comunque sono in atti. Evidentemente, sì come prima ho parlato, ho accennato ad una parità di termini conflittuali che per noi consulenti è molto importante, cioè se si scrive con una biro è opportuno che sia sta… fatto scrivere di saggio con una biro… se si dispone di un reperto a matita è meglio farlo scrivere a matita e così via, fosse un pennarello, un pennarello… Se per modo di dire dovessimo valutare la riferibilità di un murales, di una scrittura murales, cosa difficilissima, ma il saggio dovrebbe essere acquisito con la stessa… cioè facendo scrivere l'indagato, l'indiziato con un pennarello, quindi in piedi, eccetera… questo per realizzare condizioni prossime. Pertanto i saggi di epoca precedente o comunque scritture di epoca precedente riconducibili alla mano della Stellmacher, pur importanti perché non hanno fatto altro che confermare che gli elementi che abbiamo trovato anche nella manoscrittura comparativa erano perfettamente coerenti, tuttavia avevano meno valore, dal punto di vista tecnico, rispetto agli saggi redatti con una matita. Questo solo per una precisazione, insomma, però c'è una conferma nelle stesse identiche…
A.F.: Ecco e la sicurezza con cui avete concluso, almeno i due periti - la dottoressa Contessini e lei - la sicurezza con cui avete concluso, contrariamente alla probabilità di un perito precedente e alla certezza della non uguaglianza o non similitudine della precedente perizia, qual è stato? Cioè il fondamento di questa vostra sicurezza?
D.M.: Vede avvocato, se noi avessimo avuto a disposizione la perizia precedente e avessimo dovuto fare una disamina dell’elaborato peritale e aver quindi rilevato eventuali elementi che magari potevano non essere condivisi, noi potremmo fare una determinata discussione, un ragionamento evidenziante determinati caratteri di non convergenza dal punto di vista tecnico a prescindere dal fatto che non lo so se sia capitato ma ciò che mi ha messo in crisi, l'ho detto prima, dopo aver fatto la mia indagine, è che su quel documento, com'è stato detto dall'avvocato in udienza, c'è una scritta addirittura del 1981, il fatto risale all'83… cioè, questo scrupolo, anche, di riguardare il tutto per… pertanto, avvocato, l'attendibilità del nostro giudizio deriva, in primo luogo, dal fatto che le scritture sono spontanee, parlo dell'una e dell'altra persona perché siamo nelle stesse identiche condizioni…
A.F.: Epoche diverse…
A.B.: Anche quelle del Pacciani sono spontanee…
A.F.: Epoche diverse…
A.B.: Anche le scritture scritte nell’81?
D.M.: Non sono ancora stato interrogato, se lo vuole io esprimo il mio giudizio anche in ordine…
A.B.: Anche in ordine dell’altra persona… scusi, scusi…
Presidente: Scusate, no, no, no.
D.M.: Della Stellmacher e della Lohman
A.B.: Ah ecco, no!
Presidente: Noi parliamo di quelle scritture per le quali è stato affidato l'incarico.
D.M.: Si, si quelle, per carità! Per carità. Io non vorrei, ripeto, per tornare… non conosco la consulenza dei colleghi che hanno preceduto la nostra, insomma, però io dico, a volte i più grossi errori nelle perizie calligrafiche derivano dal fatto che agli periti vengono forniti elementi che vanno al di là della questione grafica e spesso conducono, pur in buona fede, a aprioristicamente accettare una diagnosi. Io non so se sia capitato questo, né mi permetto, però se l'avvocato mi fa una domanda del genere l'unica possibilità che ho è quella… non ho materialmente la possibilità di esaminare l'elaborato e di discutere i vari punti, certo è che attraverso la nostra indagine, separatamente, abbiamo trovato tali convergenze, e sono state documentate, noi siamo subito immediatamente qui per visualizzarle se le persone credono, insomma, talmente tali e tante, quindi ci sono condizioni quantitative e qualitative ma soprattutto c'è un'altra condizione che è estremamente importante nella valutazione ed è quella che non esiste nessun elemento contrario. Cioè se ci fosse un elemento contrario che può destare dubbio, perplessità e prudenza, fare affermazioni di possibilità o di probabilità elevata. Nella mia relazione - e ho visto stranamente, dico stranamente perché le relazioni ce le siamo passate al momento, in presenza del dottor Lotti - ho citato una parte di un intervento del dottor Tullio De Rose, ottimo collega, meraviglioso collega, un intervento che si trova in un supplemento della rivista del Consiglio Superiore della magistratura e ho fatto cenno a questo nella perizia, si Presidente, “il giudizio conclusivo della perizia deve scaturire dalle valutazioni, descrizioni, comparazioni fatte che in sostanza ne costituiscono la motivazione logica e tecnica. Il giudizio è di certezza solo se le corrispondenze grafo-dinamiche generali e di dettaglio sono tante” condizione quantitativa “e tali” condizioni qualitative “da consentire un'indiscutibile risposta di assoluta certezza”. Non mi dilungo a leggere il resto ma in sostanza il resto dice: in tutti gli altri casi il perito coscienzioso deve fornire…
Presidente: Era un’incontro di studi, era un incontro di studi.
D.M.: Incontro di studi sissignore.
A.F.: Ecco professore io volevo chiedere ancora un'altra cosa, se e nella sua perizia se ne parla a pagina 65 e a pagina 66, sono le due pagine conclusive, si parla di “indici di identità gestuale” e “giudizio di identità geografica”, ecco questi due elementi…
D.M.: Vado alle pagine 65 e 66.
A.F.: Pagina 65 e 66, pagina 65 penultimo capoverso finale…
D.M.: Si.
A.F.: “Meccanismi di tracciamento”, “Indici di identità gestuale”;
D.M.: Di identità gestuale, si.
A.F.: E pagina 66, primo capoverso fine: “Giudizio di identità genografica”, sono due espressioni che vanno di pari passo con quella certezza che voi avete rilevato conclusivamente oppure ci può essere un indice di identità genografica che è insita nella scrittura - mi limito a fare questo giudizio proprio ignorantemente - mentre l'identità gestuale non è insita nella scrittura ma nella persona? Da quanto posso rilevare, però questo giudizio non lo voglio dare, è lei che mi dovrebbe dire se sono… in questo esame - perché noi esaminiamo una scrittura con altre scritture di comparazione - se questo esame da lei fatto fa rilevare che i due caratteri, gestuale e genografica, sono uniti nella certezza delle conclusioni, sempre. Perché lo capisco nella Stellmacker, non lo capisco nella Lohmann. Perché per la Stellmacker sono state esaminate scritture, comparate, dell'epoca dei fatti o prima, mentre per la Lohmann no. Ecco, non capivo questa conclusione generica per tutte e due le persone.
D.M.: Bene, allora gli indici, come lei ovviamente rileva, di identità gestuale non sono altro che peculiarità di identificazione dinamo grafica, in buona sostanza sono tracciamenti personali che consentono di identificare una mano scrivente ma sono anche elementi - nella loro sommatoria evidentemente, perché ogni elemento unico isolato potrebbe essere indiziario per… di gestualità per due mani differenti, ecco, se lo vogliamo dire – ma vede, noi dobbiamo avere la convergenza di tutti questi meccanismi personali, due persone, in buona sostanza, possono avere il naso aquilino, le orecchie piccole, la bocca con le labbra strette ma un particolare solo è diverso: occhi neri in una ed occhi azzurri nell'altro, ebbene, nessuno può dire che si tratti della stessa persona, o forse solo chi osserva, tutto tranne gli occhi, cioè l'elemento che conduce ad un giudizio opposto. Nella scrittura questi indici di identità gestuale sono tutti quei meccanismi di tracciamento che personalizzano, per quanto attiene ovviamente le dizioni in accertamento, la personalità scrittoria di una e dell'altra mano scrivente a cui, ovviamente, alle quali appartengono le due dizioni in verifica. Dire identità gestuale e motivare il giudizio di identità genografica, cioè di identità di origine grafica di quell'elemento è la stessa identica cosa, tanto è vero che noi poi nella valutazione riassumiamo il tutto dicendo che la dizione numerica tot – tot – tot appartiene senza ombra di dubbio alla mano di… quindi proprio lo diciamo chiaramente, però come tecnici utilizziamo anche queste espressioni cioè identità genografica, unicità genografica, unicità di mano, identità segnica o altro.
A.F.: Io vorrei una risposta dalla dottoressa o professoressa Contessini. Ecco, era sul punto, forse è temeraria questa domanda professoressa, sul terzo punto già trattato insieme all'avvocato mio collega, avvocato Bevacqua, le tracce grafiche invisibili. L’ipotesi nell'album, in quella pagina, c'erano delle scritte, o nella pagina precedente, delle scritte in italiano: "Ho acquistato uno sportello del gas… 5 luglio 81 dal signor Brugi… pagato lire 18.000…" ecco, vi è venuta in mente a voi di esaminare anche quella scrittura? Perché voi avete esaminato dai segni quasi invisibili, o meglio senza che il GIP ve lo chiedesse, ve lo mettesse nei quesiti, voi avete tentato un esame di quei ricalchi - li chiamo così, è impropria la parola - avete tentato di esaminare, sarebbe una perizia merceologica, chimica penso, sull'inchiostro, sulla scrittura, sull'anzianità di quella scrittura, ma di dare un giudizio anche mentale che gli è rimasto fuori del foglio, vi è rimasto sulla penna?
S.C.: Beh, dunque avvocato ovviamente quando ci viene affidato un incarico che abbiamo a disposizione un reperto, per fortuna in originale, è evidente che fa parte del nostro compito di periti, proprio tenuti quindi rigorosamente a compiere un'indagine che possa mettere in luce tutto quanto è evidenziabile attraverso il reperto stesso, di analizzare effettivamente tutto ciò che comporta e appare nell'ambito di questo reperto. Quindi chiaramente sono state osservate appunto attraverso la strumentazione di ingrandimento, attraverso anche un'osservazione diretta, attraverso l'utilizzazione di luce radente anche queste pagine del block-notes, il quesito però era molto specifico, il quesito non lasciava ombra di dubbio su quale dovesse essere comunque la nostra risposta, negativa oppositiva che potesse poi risultare, quindi noi eravamo tenuti a rispondere solo ed esclusivamente appunto a quello che era stata la domanda, il quesito hanno posto, però è evidente che noi abbiamo avuto a disposizione questo reperto e quindi lo abbiamo analizzato con tutti chi gli scrupoli del caso.
A.F.: Si lo so ma neanche l'altro quesito vi era stato posto, cioè quello di analizzare…
S.C.: Noi infatti… non è stato riportato nell'ambito delle nostre narrative nessun elemento in relazione a questo perché esulava ma dato che appunto sono elementi che un perito grafico che si mette ad analizzare, - ad ispezionare con la rigorosità, appunto, richiesta dal caso - un determinato reperto, nel caso specifico il block notes - peraltro abbiamo analizzato con lo stesso scrupolo anche gli altri reperti comparativi, perché comunque se ci fossero stati degli elementi da osservare li avremo comunque osservati ed eventualmente se c'erano osservazioni da muovere in un secondo tempo si potevano comunque evidenziare – quindi è chiaro che avendo in mano questo originale era nostro dovere analizzarlo con grande scrupolo.
A.F.: Ecco, non è l'oggetto della vostra perizia ma lo stato di questo blocco, quando lo avete avuto in mano, l'originale, come era? Ammuffito? Sgualcito?
S.C.: No, non si presentava né ammuffito, né sgualcito, né con macchie evidenti, né appunto con segni di, non so, stropicciamento, cose di questo tipo, quindi apparentemente, diciamo così, tra virgolette in buono stato.
A.F.: Io lo vorrei chiedere al professor Marchi, se non erro…
S.C.: Professor Lotti.
A.F.: Lotti, scusi, al professor Lotti, perché deve aver esaminato queste pagine…
F.L.: Certo.
A.F.: Ecco, c'erano macchie in queste pagine? Macchie di varia natura.
F.L.: La domanda me la pongo in questo momento, perché sì ricordo di aver osservato il blocco, ovviamente con l'attenzione e lo scrupolo posto nella parte posteriore, cioè nel cartoncino…
A.F.: nell’ultimo... cartoncino…
F.L.: Quello che era oggetto di quesito, il blocco appariva in condizioni… insomma appariva un blocco vecchio, diciamo, maneggiato non malridotto, ecco, è difficile ora operare dei giudizi qualitativi e quantitativi, direi, c'era forse qualche traccia di umidità ma non a forma di macchia o di muffa; credo di ricordare, sì ricordo che è costituito da fogli staccabili, una volta staccati i quali resta una specie di, diciamo così, di matrice nella parte superiore. Non ho controllato a che punto di ordine di pagine si trovasse quella che appare la prima dopo la copertina, sicuramente non era la prima del blocco, ricordo… ma comunque può essere esaminato e confermato quindi non occorre andare per ipotesi o per ricordi, si può vedere qual’è l'ordine dei fogli e per quanto riguarda le matrici rimaste in piedi, nessuno può dire se sono state tolte le matrici, cioè anche le strisciole che di solito rimangono dopo lo strappo. Ho il dubbio, però è solo un dubbio, non so se è il caso di dirlo che in una qualche parte della copertina ci sia scritto il numero totale di fogli in originale…
P.M.: Mi sembra proprio di sì.
F.L.: Mi sembra 34, se non sbaglio, 31… una cifra del genere. Quindi quelle obiezioni fatte prima potrebbero avere una risposta da un esame semplicissimo e diretto.
P.M.: C’è scritto quanti fogli sono: 50.
F.L.: Ecco 50, allora mi sbagliavo.
P.M.: Sulla copertina del blocco.
F.L.: E’ scritto sulla copertina, almeno in originale erano 50. Quindi si può controllare se nella matrice ci sono ancora 50 fogli, in tal caso è possibile riconoscere l'ordine…
Presidente: Comunque il blocco è a vostra disposizione… se lo volete vedere…
A.F.: L’abbiamo visto più volte.
A.F.: Io ho finito, io ho finito.
A.B.: Signor Presidente io mi pongo un quesito e lo pongo anche al signor Pubblico Ministero, si tratta di questo: la relazione tecnica che io ho in atti, è quella del signor Pubblico Ministero, è relativa all’accertamento di questi grafemi, cioè della compatibilità di questi numeri - trovati questi a matita - sullo schizzo, con queste persone… con le persone che le avrebbero eventualmente fatte. Questa relazione però va un po' oltre perché addirittura fa un'indagine E.S.D.A. ed allora il problema è questo: io pensavo che oggi ci fosse anche il consulente tecnico del P.M. il quale avrebbe dovuto eventualmente dire la sua, o le sue cose, in ordine sia all'accertamento peritale, sia eventualmente…
P.M.: Lo giudicherà il P.M. se è opportuno o meno.
A.B.: Scusi, ancora non ho finito…
Presidente: Comunque, prego.
A.B.: Ho finito? Eh? E quindi in ordine anche a questo accertamento E.S.D.A.. Che cosa succede se i signori periti se ne vanno e mi viene il dottor Donato? Il dottor Donato mi discuterà di un qualche cosa che i signori periti non hanno neppure…
P.M.: Avuto come incarico.
A.B.: Avuto come incarico. Ne hanno accennato oggi a loro e quindi io mi oppongo comunque a sentire il consulente tecnico, oggi non è avvenuto, fatti suoi. Non può essere sentito.
P.M.: Come no!
A.B.: Io lo dico subito, mi oppongo a che venga sentito…
P.M.: Si opponga.
A.B.: Io mi oppongo poi lei fa quello che crede…
P.M.: Non vedo come un consulente tecnico…
A.B.: Perché il consulente tecnico avrebbe dovuto essere presente oggi.
P.M.: Il consulente tecnico, bisogna vedere il P.M. su cosa lo vuole sentire, se non lo vuole sentire su quelli che sono l'oggetto della consulenza dei periti non vedo come dovevano essere presenti a domande diverse che io vorrò, se potrò, se riterrò e se la Corte li autorizzerà, fare al consulente tecnico. Io queste domande che abbiamo fatto ai periti nominati dal GIP ovviamente al consulente tecnico non gliele faccio perché è ovvio che concordo, quindi non vedo come io debba portare il consulente tecnico del P.M. su fatti che sono oggetto di perizia sulla quale io non ho niente da far dire al consulente tecnico.
A.B.: No ma siccome la perizia si è allargata – fra virgolette -…
P.M.: Lo abbiamo appreso.
A.B.: Lo abbiamo appreso ora e lei vorrebbe, almeno da quel che ho capito…
P.M.: No, no io non voglio nulla.
A.B.: Lei farà venire il consulente tecnico, ha detto prima, il quale discuterà…
Presidente: La perizia non si è affatto allargata, la perizia è quello che è e tale resta. Ci sono delle linee di indagine che, se riterrete di prospettare alla Corte, potete però in ipotesi di fare oggetto di… ma in ipotesi…
P.M.: E’ questo!
Presidente: Un altro accertamento peritale.
P.M.: Questo era il motivo per cui il P.M. ha ritenuto opportuno che il professor De Marco, avendo detto delle cose al solo P.M., lo dicesse pubblicamente perché se la Corte, o le altre parti, ritengono… il professor De Marco ci ha detto un tipo di indagine diversa, che non è stata ancora fatta perché ce l'hanno solo a Wiesbaden si può fare… Tutte le parti hanno tutti...
Presidente: Questo è tutto da vedere!
A.B.: Certo Presidente! Ora, siccome il signor Pubblico Ministero ha introdotto questo discorso, anzi lo ha introdotto il perito d’ufficio…
P.M.: Menomale.
A.B.: Ma il Pubblico Ministero si riservava poi insistere su questo punto, almeno così ho capito io, forse sbaglio, sbaglio sempre, sulla relazione tecnica in tema di accertamenti gravi…
Presidente: Lei sbaglia raramente avvocato.
A.B.: No, no sbaglio, io ho un po' di naso, lungo, quasi alla Cirano De Bergerac, non come quello ma insomma...
Presidente (fuori microfono): Figuriamoci io…

Nessun commento:

 
Blogger Templates