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lunedì 3 ottobre 2011

Lorenzo Nesi - Deposizione dell' 8 giugno 1994 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: Ora facciamo domande specifiche.
P.M.: Era una Ford Fiesta?
L.N.: Si.
P.M.: Menomale.
Presidente: Era una Ford Fiesta.
L.N.: Si.
P.M.: Senta una cosa e l’orario lei come lo può ricostruire? Voi tornavate… perché eravate più persone no? Tornavate da una gita in montagna?
L.N.: L’orario glielo ricostruisco un po’ male.
P.M.: Proviamo, cosa avevate fatto? E tornavate a casa?
L.N.: Noi si stette tutto il giorno in montagna in questa casa, la sera… la sera diciamo al tramonto, all’imbrunire si venne via, dunque questa è una casa che si esce dall’autostrada a Roncobilaccio, si fa un pezzo di statale, non mi ricordo come si chiama il posto, si fa un pezzo di statale e la sera si venne via all’imbrunire.
P.M.: Andaste subito a casa?
L.N.: No ci si fermò a mangiare una pizza. Ci si fermò a mangiare una pizza… eravamo due macchine e tre amici
P.M.: Su due macchine, eravate tre amici o tre nuclei familiari?
L.N.: Tre nuclei familiari.
P.M.: Nella sua macchina c’era anche qualchedun’altro? Un altro nucleo familiare?
L.N.: Si, si, si. Si tornò, si mangiò questa pizza, si riprese la…
P.M.: La pizza dove la mangiaste? Ci serve per l’ora.
L.N.: L’ora io non gliela so quantificare…
P.M.: No, la pizza l’ha mangiata?
L.N.: …di preciso, ora bisognerebbe fare un discorso.
Presidente: Dove mangiaste la pizza? Voleva sapere il Pubblico Ministero.
L.N.: Eh no, non me lo ricordo.
P.M.: Sulla strada…
L.N.: Si in un paese vicino a questa casa che…
P.M.: Ah, prima di entrare in autostrada?
L.N.: Si, si, si, si.
P.M.: Poi uscite a Certosa? Dove uscite?
L.N.: A Certosa.
P.M.: E fate la via normale, via Scopeti…
L.N.: Noi per tornare a San Casciano si fa la superstrada, nel momento c’era la superstrada chiusa dalla Certosa all’uscita di San Casciano.
P.M.: Quindi foste costretti a pigliare via degli Scopeti?
L.N.: Va bene, si può fare…
P.M.: Va be’ prendeste via degli Scopeti.
L.N.: Noi che si va a San Casciano… io ho sempre fatto gli Scopeti.
P.M.: Quindi che orario, così ricostruito approssimativo, poteva essere stato?
L.N.: Diciamo dalle nove e mezzo alle dieci e mezzo.
P.M.: Un orario di questo genere.
L.N.: Però questo non glielo so dire.
P.M.: Di sera, dopocena.
L.N.: Voglio che vu capisca bene, cioè mi ricordo…
A.B.: Eh s’è capito!
Presidente: Guardi, guardi noi.
L.N.: Voglio vu capisca bene la tennica e come gli è stato fatto… come è avvenuta, cioè a questo bivio, se lo conoscete vu vedete benissimo…
P.M.: Noi andremo, porteremo la Corte se necessario e faremo una…
L.N.: Vu vedete benissimo.
A.F.: La difesa lo conosce benissimo.
P.M.: Noi lo vogliamo far conoscere alla Corte avvocato…
Presidente: Se necessario ci andremo, comunque…
L.N.: Io se non c’è altre domande…
P.M.: Magari è questo, lei dice…
L.N.: E’ un ripensamento su quello che Pacciani non mi conosce, ecco.
P.M.: A lei è rimasto in pres… le è venuto in mente per questo. Senta una cosa…
L.N.: Non mi conosce perché, per vista mia personale, non mi conosce perché come ho visto lui, lui ha visto me.
P.M.: Perché vi siete guardati negli occhi?
L.N.: E’ chiaro quello gli è un… gli è un…
A.B.: Palle degli occhi.
P.M.: Un bivio. C’è un po’ di luce…
L.N.: Oh avvocato guardi, mi perdoni io ho tutta la stima che… ma io non voglio mica lei la mi pigli pe’ i’ culo eh!!
Presidente: Nesi, Nesi, Nesi, no, no, no, guardi lei non…
A.F.: Ma chi è lei?
A.B.: Cos’ha detto lei?
L.N.: La mi fa così… Eh no è! Abbia pazienza!
Presidente: Lei non guardi l’avvocato. Per favore, per favore signori
A.F.: Il teste sta offendendo la difesa.
A.B.: Cos’ha detto questo?
L.N.: Ma scusi lei mi faccia tutte le domande che vuole, non mi faccia gesti, le ripeto con tutta la stima di lei.
Presidente: Nesi, Nesi non parli, non parli con nessuno, lasci stare le battute, parli con noi e basta.
L.N.: Sennò l’è…
P.M.: Senta una cosa signor Nesi, lei se non ho capito male, ha detto eravate due nuclei familiari, tre nuclei familiari su due macchine…
L.N.: Si.
P.M.: Lei era davanti o era dietro? Erano due macchine in fila?
L.N.: No una macchina alla Certosa… un nucleo abitava a Firenze sicchè…
P.M.: Andò a Firenze per conto suo.
L.N.: A Firenze.
P.M.: E un nucleo invece abitava a San Casciano?
L.N.: Un nucleo abitava a San Casciano.
P.M.: L’accompagnò lei?
L.N.: Si.
P.M.: Quindi a quest’incrocio anche questi signori videro questa macchina o no?
L.N.: No, no, non lo conoscevano.
P.M.: Non conoscevano…
L.N.: No perché non conoscan i’ Pacciani. Capisca i’ discorso dottor Canessa, fu un coso…
P.M.: Fu un coso mio.
L.N.: Un coso mio, Pietro è andato dalla…
Presidente: Dalla Sperduto.
P.M.: Lei pensò.
L.N.: La chiamavano Trilla, Pizzilla o…
P.M.: Abitava lì lei fece…
L.N.: Abitava lì, gli è andato lì, basta.
P.M.: Fece due più due. Un’altra cosa ma con questi signori ch erano con lei in macchina, quest’altro nucleo familiare, quando il giorno dopo lei si accorse che era avvenuto questo fatto, per caso, ebbe modo di dire: Mah, ieri sera mi sembra d’averci visto Pietro!
L.N.: No, no, no.
P.M.: Non ne ha mai parlato?
L.N.: No perché nel 1985…
P.M.: Nessuno parlava di Pacciani.
L.N.: Figuri se si pensi che noi Pietro… è inquisito…
P.M.: Giusto ha perfettamente ragione, questi signori hanno una casa a Roncobilaccio?
L.N.: Ce l’avevano allora.
P.M.: Ce l’avevano allora.
L.N.: A Roncobilaccio… è un paese… non mi ricordo come si chiama.
Presidente: Da quelle parti.
P.M.: Per vedere se questi signori ricordano della gita ci vuole dire chi sono questi signori?
L.N.: Qui la mi mette in imbarazzo.
P.M.: Come mai?
L.N.: La mi mette in imbarazzo in questo senso…
P.M.: E’ una gita…
L.N.: Si, si, in questo senso, che non voglio… uno gli escì alla Certosa sicchè quello…
P.M.: Anche se è uscito alla Certosa…
L.N.: Non voglio, non voglio mettere in imbarazzo persone…
P.M.: Che imbarazzo è? Si tratta di chiedergli se avete fatto una gita a Roncobilaccio.
L.N.: Si, si per l’amor di Dio! Per l’amor di Dio!
P.M.: Il resto ce l’ha detto lei.
Presidente: Capisco che non è piacevole venire davanti ai giudici…
P.M.: Però dovranno solo dire…
L.N.: Loro mi possan dire domani… io i nomi… mi possan di’ domani: Oh Nesi ma a te chi te l’ha data l’autorizzazione a far questo?
P.M.: Ma andaste a Roncobilaccio o no?
Presidente: Lei capisce, lei lo capisce bene no? L’importanza di quello che si fa in quest’aula, no?
L.N.: Si.
Presidente: Quindi ha capito…
L.N.: Sennò unn’ero qui.
Presidente: E allora ci dica i nomi, anche perché lei è tenuto a dirli quindi… Comunque ce li dica…
L.N.: Senta una cosa Presidente, è possibile fare… Tanto questi hanno da dire… E’ possibile far verbalizzare questi signori per esempio in una caserma dei Carabinieri?
Presidente: No, no, non è possibile. Guardi, al limite… lei ce li deve dire poi dopo quello che sarà… Non si può fare una trattativa privata capito?
L.N.: Si, va bene.
A.B.: Troppo abituato a dare… (incomprensibile)
Presidente: Non commentiamo, non commentiamo, avvocato…
L.N.: Come? Come l’ha detto?
Presidente: Non stia a sentire quello che si dice in giro. Allora per favore ci dica chi sono questi nomi, lei è tenuto a dirli.
L.N.: La mi mette… la mi mette in imbarazzo… va bene, io guardi… Io glieli scrivo su un foglio di carta, gliene consegno a lei…
A.B.: No, no lei non scrive…
Presidente: Ce li dica via su tanto, come si chiamano?
L.N.: Non glielo posso dare a lei e lei…
Presidente: Io la do al cancelliere e lo leggo poi alla Corte, se si vuol togliere…
P.M.: Signor Nesi guardi che lei diventa poco credibile se non lo dice, se ne rende conto?
Presidente: Capisce?
L.N.: Onestamente di esse’ credibile o non credibile… insomma… e mi importa perché io quello che ho detto…
Presidente: Appunto.
P.M.: Lo capisce da se.
Presidente: Quindi allora, come si chiamano via…
L.N.: Una è mia moglie Nannicini Paola Lolita, era in macchina con me. Un altro signore è Nesi Rolando abitante a San Casciano, ora non so se ha cambiato indirizzo perché…
Presidente: Suo parente?
L.N.: No, no, no.
Presidente: E’ un omonimo. E poi?
L.N.: E sua moglie.
Presidente: E sua moglie.
L.N.: E suo figliolo ma insomma… i’ su’ figliolo l’aveva 5 o 6 anni…
Presidente: Era piccolino.
L.N.: L’altro, l’altro andò a Firenze sicchè quello…
Presidente: Sua moglie…
A.B.: L’altro vorrei sapere io, quello di Firenze.
Presidente: Diciamo anche gli altri, via.
A.B.: Eh…
L.N.: Avvocato…
Presidente: No lei non può parlare con l’avvocato. Lei parla solo con me che rappresento la Corte.
L.N.: Va be’...
Presidente: Basta. Quindi allora… Non importa se sono andati a Firenze…
L.N.: Massoli Pasquale…
Presidente: Quindi l’altra auto c’era Massoli Pasquale…
L.N.: E sua moglie che un so come…
Presidente: E sua moglie di cui… sconosciuta.
A.B.: Residente in?
Presidente: Questi signori dove stanno?
L.N.: Eh Massoli ora… Io mi sono spostato da San Casciano a Tavarnelle sicchè gli ho un po’ persi di vista.
Presidente: All’epoca dove stava questo signore?
L.N.: Prima? Chie?
Presidente: Massoli Pasquale.
L.N.: Gli stava a Firenze, però io mi sono spostato e lavoravo a San Casciano, mi sono spostato da San Casciano a Firenze e di conseguenza… a Tavarnelle, scusi, e di conseguenza li ho un po’ persi di vista, sicchè…
Presidente: Va be’ comunque il nome è questo qui: Massoli Pasquale, lavorava a San Casciano…
L.N.: Lavorava a San Casciano, gli aveva un negozio a San Casciano o ce l’ha ancora, non lo so.
Presidente: Un negozio di che cosa?
L.N.: Di tappezzeria.
Presidente: Tappezzeria a San Casciano, bene, credo che non sarà difficile… penso… di trovarli eventualmente ce ne fosse bisogno. Vogliamo andare avanti con le domande?
P.M.: Si, che sono veramente poche, lei ha aggiunto, mi sembra, quando diceva queste cose che oggi ha riferito, anche che si era… su quell’episodio, a questo punto marginale dei fagiani, che lui sparava con una pistola ai fagiani, ha aggiunto qualcosa, di aver visto qualcosa, qualche fagiano lei? Che aveva qualche…
L.N.: Una volta ma con il beneficio dell’inventario, un fagiano che era sotto una fascina, che era sotto una fascina morto. Con un buco qui, questo.
P.M.: E era un buco di arma?
L.N.: Eh io…
P.M.: Come mai l’ha raccontato dopo? Cosa le è sembrato questo? L’ha raccontato per questo motivo? Come se avesse nella sua mente una qualche attinenza con il racconto…
A.B.: La domanda per cortesia.
P.M.: E’ così?
A.B.: Pubblico Ministero la domanda, mi perdoni
P.M.: Le sembrò che era un colpo?
L.N.: Io non ho mai visto un colpo di pistola.
P.M.: Su un animale?
L.N.: No, di fucile tanti ma di pistola…
P.M.: Era un colpo di fucile?
Presidente: Non lo sa?
L.N.: Non glielo posso…
A.B.: O un colpo di cannone? Che sono le famose calunnie Presidente.
Presidente: Va bene.
P.M.: Non ho altre domande grazie.

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