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mercoledì 25 maggio 2011

Elena Betti - Deposizione del 31 maggio 1994

Elena Betti fu ascoltata il 31 maggio 1994 nel processo a Pietro Pacciani. Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni.


P.M.: Sentiamo Betti Elena.
Presidente: Buonasera signora.
E.B.: Buonasera.
Presidente: Si accomodi prego. Consente o no, signora, la ripresa…
E.B.: Mi sembra di sentire
Presidente: La consente.
E.B.: Si.
Presidente: Bene, vuol leggere quella formula?
E.B.: La verità, tutta la verità…
Presidente: Allora scusate…
E.B.: Ah tutto devo leggere?
Presidente: Legga quella formula non riprendete al signora perché lei…
E.B.: Devo leggere tutto?
Presidente: No, forse non abbiamo capito bene, consente la ripresa televisiva o no?
E.B.: Ah no mi scusi, no.
Presidente: No, allora niente
E.B.: Non avevo capito.
Presidente: Contrordine
E.B.: Non avevo capito.
Presidente: Benissimo signora, legga pure.
E.B.: A voce alta?
Presidente: Certo signora.
E.B.: Consapevole della responsabilità morale, giuridiche che assumo con la mia responsabilità mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è nella mia conoscenza, coscienza.
Presidente: Le generalità signora per cortesia…
E.B.: Cioè…
Presidente: Come si chiama e dove sta.
E.B.: Elena Betti
Presidente: Nata a?
E.B.: Nata il xx.xx.19xx a Firenze.
Presidente: Residente?
E.B.: A B. a R. in via xx Xxxxxx, xx.
Presidente: Risponda alle domande del Pubblico Ministero per cortesia.
E.B.: Si.
P.M.: Signora lei conosce il signor Pacciani Pietro?
E.B.: Eh.. si.
P.M.: Come mai? Vuole spiegarlo alla Corte?
E.B.: Si, subito. Ho abitato per un periodo in casa Pacciani.
P.M.: In uno degli appartamenti che le aveva dato in affitto il Pacciani?
E.B.: Si.
P.M.: Un appartamento vicino a dove abitava lui o la famiglia…
E.B.: L’altro.
P.M.: Erano vicino comunque a lei?
E.B.: Si, in pratica si.
P.M.: Senta una cosa, è mai stata nella casa dove abitavano i Pacciani?
E.B.: No, non più di tanto, ecco.
P.M.: Qualche volta c’è entrata? Non so, a pagare l’affitto?
E.B.: A porgere l’affitto.
P.M.: Senta, in queste occasioni in cui è entrata ha mai avuto la possibilità di vedere se c’erano dei fucili in casa?
E.B.: Si io l’ho già detto, ne ho visti due.
P.M.: Ne ha visti due. Erano… non so, attaccati alle pareti, appoggiati da qualche…
E.B.: Attaccati praticamente ad una sala, non dove si entrava, l’altra sala accanto.
P.M.: Questi fucili ricorda come erano? Se uno era a doppia canna ad esempio?
E.B.: Sii uno a doppia canna e uno di modello più vecchio.
P.M.: Senta una cosa
Presidente: Ma sempre a doppia canna?
E.B.: Questo non me lo ricordo, mi sembra di no.
P.M.: C’era degli oggetti da caccia? Una cartucciera?
E.B.: Sii, c’erano un sacco di confusione, insomma…
P.M.: No, aldilà della confusione signora io le chiedo se c’era una cartucciera.
E.B.: No, non la ricordo.
P.M.: Animali imbalsamati? Ne ha visti?
E.B.: No.
P.M.: Non li ha visti?
E.B.: No.
P.M.: Ha mai sentito il Pacciani che minacciava le figlie o la moglie?
E.B.: No.
P.M.: Lei è sicura di ricordare bene?
E.B.: Sii su questo si. Su tante cose purtroppo…
P.M.: Signora lei… le faccio presente e glielo contesto che ha dichiarato: ho visto fucili da caccia vecchi alle pareti, animali imbalsamati fra cui una civetta, poi dice una cartucciera…
E.B.: Forse si.
P.M.: Ecco.
E.B.: Se l’ho detto.
P.M.: Ecco. Io le ho chiesto poi se ha mai sentito o visto Pacciani minacciare qualcuno o dire: se qualcuno mi fa qualcosa…
E.B.: Ah be’ quello lo diceva spesso.
P.M.: E cosa diceva signora?
E.B.: Eh quello lo ammazzo! Era il suo modo di fare…
P.M.: Magari sempre in questo modo di fare accennava anche con quale mezzo ammazzava la gente?
E.B.: Noo
P.M.: Ma lei signora dice: “In effetti” glielo contesto “a volte il Pacciani faceva delle minacce e diceva che se qualcuno gli rompeva i coglioni lui aveva la pistola e la tirava fuori” l’ha detto lei questo?
E.B.: Si, si.
P.M.: O se l’è inventato chi verbalizzava?
E.B.: No, no, no.
P.M.: Ecco!
E.B.: Lo diceva.
P.M.: per capire…
E.B.: Lo diceva.
P.M.: Lo diceva, va bene. L’importante è dire questo. Senta, di un quadro a una parete… ricorda, anzi, se c’erano quadri?
E.B.: Si, due.
P.M.: Mhm, su questi quadri ne ricorda qualcuno?
E.B.: Si.
P.M.: Diceva qualcosa dei quadri? Lei gliel’ha mai chiesto? Se li faceva lui? Se li comprava?
E.B.: Si, anzi è stato lui a dirmi che li aveva fatti lui e avevano un significato…
P.M.: Diceva lui?
E.B.: Diceva lui.
P.M.: E cioè? Che significato avevano?
E.B.: La nascita, la morte e la vita che io, per me, non capivo, me lo spiegava lui.
P.M.: Come mai venne sull’argomento di spiegare che aveva fatto lui questo quadro? Da solo? O lei glielo chiese?
E.B.: No, no, lui così eravamo in casa un attimo e lui mi spiegò perché forse mi vide a me che non riuscivo a capire questo quadro.
P.M.: Lui gli disse: L’ho fatto io! Comunque, disse?
E.B.: Si.
P.M.: Così si capisce come mai è venuto il dubbio del quadro. Lui diceva così?
E.B.: Si.
P.M.: Le spiegò questa nascita, vita, morte e lei lasciò perdere o stette lì a sentire?
E.B.: Stetti lì a sentire perché non è che ci capissi… Non ci capivo niente
P.M.: Era quel quadro che poi si è visto sui giornali?
E.B.: Si.
P.M.: Senta signora, è mai per caso, Pacciani, venuto in casa sua, magari ha cercato di entrare?
E.B.: I primi tempi lui doveva finire dei lavori di conseguenza ci doveva venire, io lo lasciavo entrare…
P.M.: Certo. Questo le prime volte, poi ha continuato…
E.B.: No, no, no poi basta.
P.M.: Si ma a volte è mai capitato che venisse… che l’abbia visto lei un po’ briaco?
E.B.: Sii.
P.M.: L’ha visto per strada o l’ha visto che è venuto da lei?
E.B.: Veniva anche da me.
P.M.: Ubriaco?
E.B.: Sii, poi io chiudevo e non lo facevo entrare.
P.M.: Perché era ubrico?
E.B.: Si.
P.M.: Ma lui magari gli sarebbe piaciuto entrare? Lei chiudeva perché lui insisteva di entrare?
E.B.: Si, si.
Avvocato Fioravanti: Questa non è una domanda.
P.M.: No è scritto.
A.F.: Ma perché?
A.B.: Glielo domandiamo a lei!
P.M.: Allora domandiamoglielo.
A.B.: Domandiamoglielo.
P.M.: Signora ora lo ricorda meglio questo episodio? Vuole che glielo contesto o lo ricorda lei? Così facciamo… allunghiamo…
E.B.: No deve…
P.M.: Prego lo racconti lei signora.
E.B.: Lui veniva quando era ubriaco e voleva entrare, questo succedeva spesso la sera, io chiudevo le mie persiane, le mie di Pacciani, lui cominciava a dare calci perchè voleva che gli aprissi, che gli aprissi.
P.M.: Ma doveva portarle qualcosa? Come mai voleva entrare?
E.B.: Niente perché lui voleva parlare con me e a voce alta diceva il mio nome.
P.M.: Questo è capitato più volte?
E.B.: Si.
P.M.: Lei non ha mai capito perché voleva entrare?
E.B.: Eh bhe.. Penso di si.
P.M.: E allora ci spieghi che cosa ha capito lei ovviamente.
E.B.: Mha voleva venire a darmi noia a me o in un modo o in un altro.
P.M.: Come persona?
E.B.: Come persona.
P.M.: Non ho altre domande, grazie.
E.B.: Bene.
Presidente: Signori avvocati di parte civile? Prego avvocato Fioravanti allora.
A.F.: Senta signora, lei riceveva uomini in casa?
E.B.: No, amici va be’ come poteva capitare.
A.F.: Lei faceva l’infermiera?
E.B.: No io sono terapista
A.F.: Terapista, quindi fa massaggi?
E.B.: Bravo!
A.F.: Ma venivano uomini in casa a farsi massaggi?
E.B.: I miei clienti si, si,si,
A.F.: Parecchi uomini venivano a farsi i massaggi?
E.B.: Più di tanti non ne potevo mica fare…
A.F.: Più di tanti no.
E.B.: Anche le donne.
A.F.: Anche le donne.
E.B.: Anche le donne.
A.F.: Senta signora lei dice che quando Pacciani era ubriaco, girava intorno a casa sua e voleva entrare…
E.B.: Si.
A.F.: Lei si era accorta che Pacciani aveva un po’ di tenero per lei?
E.B.: Bah quando mi faceva confermare un attimino si.
A.F.: Ecco ma gliel’ha detto mai apertamente?
E.B.: No, no, supposizioni.
A.F.: Supposizioni.
E.B.: Supposizioni.
A.F.: Senta signora, lei ha detto che in casa Pacciani non c’è mai stata, in casa di Pacciani…
E.B.: Non ci sono stata ma si ci sono stata in pratica ma per pura combinazione per dargli appunto il…
A.F.: Quante volte pressappoco c’è stata?
E.B.: Facciamo due.
A.F.: Due volte.
E.B.: Due volte non…
A.F.: Lei appena entrata ha visto due fucili?
E.B.: Si, cioè mi ha fatto vedere…
A.F.: Uno con doppia canna, una doppietta, e un altro invece?
E.B.: Un altro mi sembrava di no.
A.F.: Aveva la canna? Sembrava di no.
E.B.: Si aveva la canna ma una.
A.F.: Ma più antico?
E.B.: Più antico, più vecchio.
A.F.: Riguardo alla pistola lei ha parlato che se mi fanno questo io gli sparo, li ammazzo, ma riguardo alla pistola, lei ha mai visto una pistola?
E.B.: No.
A.F.: Nessun’altra domanda
Presidente: Altre domande signori?
Avvocato Bevacqua: Senta signora, mi scusi, lei è stata molto intrattenuta, molto, molto da i verbalizzanti, da quei signori che son venuti prima da lei sul quadro del Pacciani…
E.B.: Mhmm.
A.B.: Gliel’hanno descritto, del serpente… cercava la vagina… faceva il generale… aveva le scarpe lunghe… eccetera, se la ricorda questa circostanza?
E.B.: Siii
A.B.: Come sono arrivati a lei i signori poliziotti?
E.B.: Cioè i vostri…
A.B.: Miei no.
E.B.: Pardon, l’espressione…
A.B.: Per carità!
E.B.: Insomma i Carabinieri
A.B.: Quelli si.
E.B.: Non so come sono arrivati da me, lo domandai anche io a loro come erano arrivati a me.
A.B.: Ecco.
E.B.: Non sono mica arrivata io da loro…
A.B.: Ecco, ecco. Cosa le dissero?
E.B.: Mi dissero di questo quadro, se io l’avevo avuto in casa mia, cioè in casa del Pacciani io ho risposto di si.
A.B.: Ecco ha risposto che l’aveva avuto in casa sua.
E.B.: Si è, certo!
A.B.: E lo teneva là, stava tranquilla… no?
E.B.: No, anzi per dire la verità…
A.B.: Le dava fastidio?
E.B.: Si.
A.B.: Le dava fastidio, va be’… son cose che…
E.B.: Lo rinvoltai per benino e l’ho messo dietro l’armadio, tutto qui.
A.B.: Benissimo. Senta signora, ecco, lei ha detto poc’anzi che il signor Pacciani era uso, la sera quando tornava dal lavoro, penso quando tornava dal lavoro, bere, abbastanza, era piuttosto…
(…) E poi che cosa faceva lui se ne andava a casa?
E.B.: Ah beh a quel punto lì le mie vicine sentivano il tutto, avevano imparato, lo chiamavano e lui andava via.
A.B.: E se ne andava a casa?
E.B.: Si.
A.B.: Grazie signora.
E.B.: Prego
Presidente: Altre domande alla teste? Può andare signora buonasera.
E.B.: Grazie.

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