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lunedì 21 giugno 2010

Piero Luigi Vigna - Intervista su La Città - 15 settembre 1985

Il 15 settembre 1985, il quotidiano La Città, pubblicò l'intervista che segue al magistrato Piero Luigi Vigna.
Piero Luigi Vigna: La taglia è stata un'idea mia ma non si tratta di una taglia, solo di una ricompensa per chi potrà dare un aiuto agli investigatori. La mia proposta parte da una constatazione: ci sono ragionevoli motivi per pensare che esista qualcuno che sa e non parla. Se tutto parte dal primo delitto, quello del '68, questa ipotesi è credibile. I motivi che inducono chi sa a non parlare sono di tre ordini, c'è chi ha paura di eventuali ritorsioni. Un problema che non dovrebbe esistere, perchè non ci troviamo di fronte ad un tipo di criminalità organizzata ma la paura, si sa, è irrazionale. C'è poi chi è tenuto a non violare il segreto professionale o il suo ministero. La terza categoria è quella dei familiari, amici, conoscenti, tutti coloro insomma che sono legati da un vincolo affettivo a questa persona.
L'essere costretti a mettere una taglia sul maniaco non può essere interpretato come una confessione di impotenza degli inquirenti?
No,è semmai un modo per frenare il dilagare dell'anonimato. Un filtro che può servire a stanare chi sa e non parla. Sono oltre trecento i nomi di eventuali mostri che ci sono stati forniti da anonimi. Queste persone da noi vengono trattate come parti offese, come gente calunniata. La taglia può anche avere un termine. Non vedo quali siano le controindicazioni. In altri paesi questo è un metodo usato largamente. Perchè non provare?
Rif.1 - La Città - 15 settembre 1985 pag.4

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