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giovedì 3 giugno 2010

Dichiarazioni di Francesca Spagnoli - Prima parte

"Le battute fra virgolette sono autentiche, si riferiscono a episodi privati realmente accaduti, così come mi sono stati raccontati da Francesca Spagnoli (vedova Narducci n.d.r.)." Diego Cugia nella postfazione a Un amore all'inferno.

"Ho sempre sospettato un suicidio, anche se i suoi ritenevano che fosse stato un incidente. Ma Francesco era un ottimo nuotatore e il motoscafo era stato ritrovato in un canneto, con il motore spento, le chiavi inserite nel quadro, il cambio in folle."

"Ho commesso un errore a fuggire da Perugia per evitare tutte le chiacchiere orrende, le bugie velenose, i sospetti nascosti nelle occhiate della gente. Dissero che si era ucciso perché aveva l'Aids. Perché era omosessuale. Perché avevamo debiti. Non era affatto vero. Ci amavamo ed eravamo felici. Questa è la notizia intollerabile per la gente: la felicità degli altri. Ma ormai Francesco era morto. Avevo solo venticinque anni e soffrivo in modo atroce. Oggi ho capito che non si può fuggire da un dolore così. E inutile, anzi è peggio. Perché il dolore ti spia, lavora nell'ombra, si irrobustisce nella polvere, si nasconde in una fotografia sbiadita del viaggio di nozze, in un paio di scarpe da tennis maschili gettate in un armadio, e quando credi di essertene liberata per sempre, nel preciso momento in cui sei più vulnerabile perché stai ricominciando a vivere, il dolore ti ricatta, ritorna, e ti schiaccia con la stessa forza del passato e tutta l'irruenza del presente. Questo ho provato quando è stata riaperta l'indagine: Francesco non era mai morto anche se non sarebbe mai tomato a casa. Per me è identico. Non sto più a Perugia e nemmeno a Milano. Sono sposata alla sua ombra. Vivo e non vivo. Fino al giorno in cui sarà scoperta la verità."

"Era un essere speciale."

"Riguardo ai fiori e al discorso esoterico, accadde un fatto assurdo nei giorni in cui al lago non si trovava il corpo di Francesco. Ero nel salotto dei suoceri con i miei genitori, a Perugia, quando
suonarono alla porta. Un uomo consegnò un cesto di vimini con un fascio di fiori secchi dai calici e le corolle decapitate; un mazzo di gambi senza testa, insomma, e uno scopetto del bagno spezzato in due. E scappò via. Appena mio padre vide questo omaggio orrendo, gli corse dietro. Era un tipo stralunato con l'accento di Foligno. Disse: "Mi hanno ordinato di consegnarlo''. "Chi?'' ''Non lo so, io non so niente.''

"Francesco lo conoscevo da sempre. Quando noi sorelle eravamo bambine papà ci diceva: "Voi dovete frequentare i fratelli Narducci perchè sono persone molto per bene".

Alla domanda "Francesco aveva una Pistola?"
-Sì, ne aveva una, nera, la custodiva in macchina nel vano portaoggetti. Adesso non pretendere che io sappia se si trattasse di una Beretta calibro 22 Long Rifle o come diavolo si chiarnava l'arma dei delitti. "Signora la pistola era col tamburo o senza?" In Procura ho sgranato gli occhi: "Che cos'è il tamburo?''. In tutti i casi, qualora il modello fosse lo stesso, sarebbe una pura coincidenza. Mio marito non c'entra con Firenze. Quante volte te lo devo ripetere? Andare in giro armati, in quegli anni, era una consuetudine per un professionista del nostro ambiente. La sua famiglia, come del resto la mia, stavano sulla bocca di tutti. Ti sei dimenticato la stagione dei sequestri? Chi aveva uno studio rinomato, una fabbrica o una villa con piscina, puoi giurarci
che avesse anche una pistola. Per dimostrarti la mia trasparenza devo aggiungere che tuttavia un risvolto strano c'è. Questa pistola, almeno che io sappia, non è stata mai ritrovata. La Citroèn CX di Francesco la mandò a ritirare suo padre, come la moto, e quasi tutte le sue robe, comprese lettere, fotografie, pubblicazioni. Mi è rimasto poco o niente."

"Questo non lo puoi scrivere perché me l'hanno raccontato in Procura. I suoi vendettero la villa di San Feliciano. I nuovi proprietari incaricarono una ditta di ripulire tutto. Sai come succede nei traslochi, rimangono sempre delle cianfrusaglie, la rete sfondata di un letto, pacchi di giornali, magari una lavastoviglie rotta. Mi raccontarono che venne ritrovata una collezione di libri gialli. Tutte le scene raccapriccianti, con i particolari più mostruosi e orrendi, erano state sottolineate a matita."
Segue...
Rif.1 - Un amore all'inferno

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