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mercoledì 7 ottobre 2009

Michele Giuttari - Intervista su L'Unità - 23 ottobre 2006

La giornalista Silvia Gigli raccolse l'intervista che segue per il quotidiano L'Unità.
Dottor Giuttari, lei sta per chiudere l'inchiesta sulla morte di Narducci,ma il "caso mostro" regala ancora novità…
Ho concluso da tempo la collaborazione con la procura di Firenze e quindi le indagini sui mandanti. Negli ultimi tempi avevamo ottiche investigative diverse. Penso che la posizione del mandante non sia chiarita, c’è ancora da indagare.
Cosa c’è di nuovo?
Abbiamo rinvenuto in un faldone un fazzoletto intriso di sangue e contenente peli umani, trovato con un paio di guanti da chirurgo sul luogo dell delitto degli Scopeti. Era spillato al verbale, in una busta, e stava lì da 21 anni. Il sangue era risultato umano, del gruppo B, che non era quello delle vittime e di nessuno dei condannati e indagati. Lo stesso gruppo rilevato su capelli trovati nella mano di una donna uccisa a Firenze, collegata ai delitti del mostro. Erano castani, come il pelo sul fazzolettino degli Scopeti, e del gruppo B. L'omicidio è rimasto opera d'ignoti. Sarebbe stato utile fare un raffronto col fazzoletto.
C'è altro?
Sì. C'era da approfondire l'analisi su un reperto trovato a casa di uno dei sospettati la notte dell'omicidio di Vicchio dell'84: un fazzoletto con macchie. Analizzate nell'87 dai carabinieri, erano risultate di sangue umano del gruppo B. Il reperto fu portato dai carabinieri in Inghilterra per sottoporlo al dna, ma non abbiamo trovato traccia dell'esito di questo esame. Credo che un'inchiesta sul mandante che lascia aperti questi aspetti non sia completa. Il caso mostro sarà destinato a far parlaresempredi sé come una storia piena di misteri, su cui non si è voluto indagare in profondità.
Quando avete comunicato ai PM le novità che avevate trovato?
Nel marzo 2004, dopo la scoperta di questo fatto per noi nuovo.
Che cosa è accaduto allora?
Non lo so perché nel luglio 2004, su richiesta del PM Paolo Canessa, titolare dell'indagine, ho fatto consegnare il reperto. Non ho saputo nulla.
Nessun supplemento d'indagine?
Che io sappia, no.
I giornali parlarono anche di un paio di guanti da chirurgo...
Non li abbiamo trovati. Sappiamo che erano di taglia 7, troppo piccoli per Vanni o Pacciani. Erano stati indossati, lo rivelano coloro che li trovarono sotto un cespuglio sul viottolo in cui fu trovato il francese ucciso.
Sotto le unghie del ragazzo c'era materiale organico…
Sì, furono trovate tracce di pelle. Il francese era un atleta e forse aveva reagito. Forse graffiò uno degli aggressori. E questi può essersi tamponato la ferita col fazzolettino. Purtroppo quei reperti non furono analizzati.
Come avete scoperto il fazzoletto insanguinato dell'84?
Rileggendo tutte le carte. È un dato che all'epoca forse non diceva nulla. Non bisogna essere grandi investigatori per capirne l'importanza.
Nessuno ne era a conoscenza?
No, perlomeno non noi.
Il mostro di Firenze rimarrà uno dei tanti misteri italiani?
Come investigatore sono pessimista: tante cose non quadrano.
A cosa si riferisce?
Alle difficoltà che abbiamo incontrato negli ultimi tempi. L'inchiesta che mi vede accusato di falso a Genova, per esempio. L'aver voluto fare della mia persona un bersaglio giudiziario e mediatico.
Che idea si è fatto?
È una vicenda assurda, che fa riflettere su come certi OM conducono le indagini, con preconcetti e a senso unico.
Lei denuncia una cosa grave…
Gravissima. Penso a ciò che può capitare a inermi cittadini. Non è la giustizia cui ho dedicato 29 anni servendo lo Stato. Più volte ho pensato a un'inchiesta parlamentare e un'ispezione ministeriale sulla gestione di questa indagine da parte del pm di Genova.
Il suo è un appello a Mastella.
Nell'interesse sociale, sì. Non avrà difficoltà ad accertare i fatti.
I vertici della polizia di Stato come hanno seguito il caso?
Non ho più visto l'interesse dimostrato in altre attività investigative. Sono stati lontani anche sulla vicenda genovese. Il pm di Perugia li ha più volte cercati, pare non abbiano risposto. Hanno invece incontrato qualche indagato. Liberi,ma non rispondere a un PM non è bello.
L'indagine le fu affidata dall'allora procuratore Vigna…
Provo forte nostalgia del procuratore Vigna. Se fosse rimasto, tante cose non si
sarebbero verificate.
Rif.1 - L'Unità - 23 ottobre 2006 pag.6

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