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mercoledì 28 ottobre 2009

Mario Spezi - Intervista su l'Unione Sarda - 14 ottobre 2007

Il giornalista Paolo Paolini raccolse l'intervista che segue per il quotidiano L'Unione Sarda.
Oggi è indagato per quali reati?
Non mi risulta di essere iscritto nel registro degli indagati
L'accusa un'agente di commercio cagliaritana.
Prima di lei Gabriella Carlizzi, condannata per diffamazione, calunnia, circonvenzione d'incapace. Anni fa sostenne che il mostro era lo scrittore Alberto Bevilacqua. Subito dopo l'11 settembre mando un fax ai giornali sostenendo che, dietro l'attaccò alle torri gemelle, c'era la setta della Rosa rossa, la stessa del mostro. Sbaglierò, ma dietro la denuncia partita da Cagliari riconosco lo stile della Carlizzi.
Conosce Simonetta Farci?
No e non so per quale motivo racconti quelle calunnie.
Dice di aver appreso le notizie dalla zia, Maria Porcu, prima che morisse. La conosceva?
Spesso in questa vicenda i testimoni sono morti oppure non possono confermare, magari per colpa di un certificato d'infermità mentale.
I suoi rapporti col clan Vinci?
Quando Francesco Vinci fu scarcerato - era sospettato di essere il mostro - andai a casa sua per intervistarlo, come tutti i cronisti. Secondo me era innocente, anche se non escludo che potesse sapere qualcosa. Mi colpì quando tracciò il profilo dell'assassino: una persona che sapeva muoversi bene in campagna, nella notte, e che da piccolo avere molto sofferto.
L'omicidio di Francesco Vinci è legato al mostro?
Penso che sia una vicenda molto sarda, nel senso che lui rubò non so quante pecore e altri attrezzi agricoli a un nuorese, e finì come finì.
L'accusano di avere una rete di protezione fatta di pezzi importanti dello Stato.
Si parla del mio grande rapporto col questore Corrias, ma non l'ho mai conosciuto. L'attuale capo della polizia, Manganelli, si, commissario a Firenze negli anni Ottanta.
Rapporti con i servizi segreti?
No. Trovo molto divertente che Douglas Preston, col quale ho scritto un libro a quattro mani, sia indicato da non meglio precisate persone di Villacidro come agente dei servizi segreti americani. Mi sorprende che un magistrato possa credere a certe ipotesi.
Conosceva il musicista Ferrara, indicato nelle denunce come il suo vero padre?
Scrissi un romanzo, Il violinista verde , nel quale raccontavo la storia di un uomo che in realtà non è figlio di quello che crede il padre. Pura invenzione. Gabriella Carlizzi sostenne che il racconto era un messaggio trasversale a non so chi, insomma la trasposizione romanzata della mia vita. Una tesi che ritrovo puntuale nella racconto della donna cagliaritana.
Perché le indagini offrono spesso protagonisti sardi?
Il primo delitto, quello di Barbara Locci, avvenne nel 1968 in quel mondo e la pistola usata in seguito fu sempre la stessa. Un'arma utilizzata per un duplice omicidio non si dà a nessuno, probabilmente è rimasta all'interno di quell'ambiente.
Delitti col marchio di fabbrica?
Qualora il mostro fosse sardo, la Sardegna non c'entrerebbe nulla. Non è mostro perché sardo, gli assassini si trovano ad ogni latitudine.
Che idea s'è fatto dell'omicida?
La stessa di Francesco Vinci, cioè di una persona che ha sofferto molto prima dell'età della ragione. Sono convinto che sia uno, non c'è traccia di una seconda mano. E poi una psicopatologia del genere non si delega, la vivi in prima persona.
Pacciani?
È morto innocente. "Non esiste neanche mezzo indizio contro di lui", disse il procuratore generale in Appello. Qualcuno tirando l'inchiesta alle lunghe ci ha guadagnato.
Chi?
Non so, ma certe indagini in Italia diventano rendite vitalizie.
Rif.1 - L'Unione Sarda - 14 ottobre 2007

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