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sabato 7 marzo 2009

Pietro Pacciani – Memoriale del 7 marzo 1993 – Sesta parte

Segue dalla quinta parte.
E adesso parliamo della cartuccia trovata interrata nel mio orto e che sarebbe uguale a quelle sparate dal Mostro con la Beretta 22. Se è vero quello che dice la perizia degli esperti, e cioè che l’interramento risalirebbe a non più di 5 anni fa, allora io certamente non posso avercela messa, perché dal 1987 al 1991 sono stato in carcere.Inoltre se avessi trovato o avuto questa cartuccia, sarei stato così fesso da metterla lì, visto che era tanto che si parlava di questi brutti fatti? Sarebbe stato come uccidermi con le mie mani. Faccio presente che prima di uscire dal carcere nel 1991, in quella casa e nell’orto dove hanno trovato la cartuccia, fu fatta una perquisizione e dei saggi nel terreno con gli stessi strumenti. Perché non fu trovata allora? Quando io mi trovavo in carcere andava mia moglie a controllare la casa e qualche volta l’ha lasciata aperta e quindi penso che qualcuno di notte mi ha fatto la vigliaccheria della cartuccia.Il giudice che mi ha arrestato ha scritto inoltre nell’ordine di custodia che io sarei colpevole anche perché avrei la passione per le armi e per il disegno . Preciso subito che non so disegnare ma spesso ho copiato e ricalcato dalle riviste e dai giornali aerei e carri armati e mortai e ogni sorta di animali e immagini sacre e tra queste l’immagine di Gesù e della Madonna e la colonna della pace. Per quanto riguarda le armi, devo dire che è vero, nella guerra di liberazione sapevo usare il mitra Thompson da partigiano, ma nessuno può pensare che i tedeschi si potevano combattere col bastone! C’è poi un testimone che racconta che io gli avrei detto che andavo di notte con una pistola a tirare ai fagiani sugli alberi. Io non ho in mente chi sia questo tizio, né dove abita ma tutta la storia è sicuramente una grossa bestialità. Per prima cosa il fagiano dorme in terra, nelle macchie, mimetizzandosi con il colore delle foglie e, se sta fermo, non si vede neppure di giorno figuriamoci la notte! Inoltre su una quercia ramicola e fogliosa è ancora peggio e al buio della notte ancor di più, tanto che per coglierlo con una pistola bisognerebbe fosse grande come un somaro! Ma come si possono inventare queste cose?Nel mandato di cattura si parla anche di una lettera anonima che fu spedita al maresciallo dei carabinieri Minoliti il 25 maggio del 1992 da San Casciano e dentro alla busta vi era un’asta portamolla della Beretta avvolta in un pezzo di stoffa. Chi la spediva sosteneva che quel pezzo apparteneva alla pistola del Mostro e che l’aveva trovata a CrespelloLuiano dove io andavo a lavorare. Ma io lì sono anni che non ci sono più tornato e lo dimostrano i miei libretti di lavoro e poi si tratta di due zone diverse: Luiano si trova a 3 chilometri circa da Crespello e lì mia moglie e le mie figliole passeggio, come sostiene quello della lettera anonima, non ci sono mai andate, perche si trattava di una strada morta che porta in un bosco. Io lì, uscito dal carcere, ci sono stato una volta sola con mia moglie a cercare il radicchio selvatico e al ritorno incontrammo la solita ragazza che mi seguiva sempre spacciandosi per studentessa mentre era una poliziotta. Quando mi chiessero chi avessi incontrato quel giorno al ritorno dal bosco mi sfuggi un particolare che adesso voglio raccontare: a sinistra delle case abita una famiglia di meridionali e c’è una donna che segna il fuoco di Sant’Antonio che ho nel collo da tanti anni c’ero già stato alcune mesi prima a farmelo segnare. Così al ritorno dal bosco quel giorno decisi di fermarmi e quando giunsi al portone vidi una persona ferma che mi chiese chi cercassi e quando seppe che chiedevo di questa donna lui mi disse che era gravemente malata e che non riceveva più nessuno. Allora raggiunsi mia moglie per tornarmene a casa e nel voltarmi indietro vidi quest’uomo che mi guardava con insistenza, e la cosa mi sembrò un po’ strana. Ricordo che era una persona alta con la faccia da intellettuale con grossi occhiali e lunghi piedi, capelli bianchi, sui 60 anni o più. Ma non so chi sia, se abita vicino a questa donna anche se non mi viene in mente di averlo incontrato prima di allora. Mi rimase impresso il modo insistente di osservarmi e i suoi lunghi piedi che la notte ora ricordo sognai che mi seguivano. Ma voglio tornare all’asta portamolla avvolta nello straccetto: io vi chiedo se è possibile credere che se avessi avuto la necessità di nascondere qualcosa l’avrei nascosta lì, che a 100 metri da casa mia ci sono decine di campi in parte lavorati che facilitano lo scavo addirittura con le mani. Rimane, lo so, il mistero dello straccetto del quale si dice che fu trovato un pezzo simile nella casa dove abitano le mie figlie. In casa mia ci sono molti stracci: se l’anonimo che ha scritto la lettera con il portamolla dice che oltre a quello che avvolgeva il pezzo della pistola avrebbero trovato la rimanenza in casa mia è segno che ce li ha messi lui, altrimenti come faceva a sapere? Chi ha fatto questo è uno che ha frequentato la casa e il garage quando ancora ero in carcere. A quell’epoca le mie figlie chiamarono degli imbianchini e degli idraulici. E se ci sono state altre persone io questo non lo posso sapere, ma una cosa è chiara, che per i lavori di imbiancatura occorrono straccetti. C’è poi infine la storia del blocco da disegno che il giudice dice che io avrei rubato nel camper dei due poveri tedeschi ammazzati a Scandicci nell’83 e mi sarei portato a casa insieme ad un portasapone. Intanto devo dire che quando l’hanno sequestrato mi chiesero dove l’avevo acquistato. Io risposi che sicuramente si trattava di un blocco delle mie figliole. Io però non ricordo di aver mai visto in casa mia un album simile. Quando l’hanno sequestrato era la seconda perquisizione che subivo e l’album era lì perché io lo ritenevo una cosa lecita senza ombra di dubbio, né rubata né sottratta ad alcuno, altrimenti non l’avrei certo tenuta in casa in bella vista, l’avrei nascosta, ne avrei avuto il tempo tra una perquisizione e l’altra. E poi l’accusa sostiene che una commessa tedesca avrebbe quasi riconosciuto la sua calligrafia sull’album. Io dico che il quasi non esiste, o sì o no, e poi voglio dire, un album di quelli costa tre soldi, non l’avrei certo sottratto e tenuto in casa per crearmi un indizio da solo.

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