venerdì 8 maggio 2020

I soldi di Pietro Pacciani



“Sul livello intellettivo Pacciani era fortissimo, lo dimostrano anche la sua condotta processuale e questi messaggi più o meno criptici che lui in momenti topici delle indagini a suo carico e del processo lanciava, gli altri erano gli esecutori materiali, lui era ad un livello leggermente superiore, tant’è che a lui trovammo tutti quei beni immobiliari e finanziari che nel ’97 da una ricostruzione fatta da un avvocato di parte civile avevano il valore come potere di acquisto, se non ricordo male, di 900.000.000 di lire." Michele Giuttari ex dirigente della squadra mobile.


Gli accertamenti sul patrimonio di Pietro Pacciani hanno inizio il 20 maggio 1996, quando il dirigente della Squadra Mobile scrive alla Procura della Repubblica di Firenze poichè: “...si ha motivo di ritenere che le diponibilità finanziarie di Pacciani possano ragionevolmente provenire dall’attività delittuosa in ordine alla quale è indagato”.
Nel suo ultimo libro, il dr Giuttari, indica l’intuizione che lo spinse a verificare la provenienza di quanto in disponibilità del contadino di Mercatale: “Mi torna in mente la dichiarazione di Lotti secondo cui un “dottore” pagava Pacciani per ottenere i feticci delle povere vittime. E infatti cominciano ad affiorare elementi per stabilire che i delitti sono stati compiuti su commissione.”
Vediamo allora come si è evoluto e da cosa era costituito il patrimonio del contadino di Mercatale.
Durante la sua detenzione per omicidio ai danni di Severino Bonini, avvenuta dal 16 aprile 1951 al 04 luglio 1964, Pacciani richiese, al Ministero di Grazia e giustizia, il rimborso delle spese di viaggio per i propri familiari ogniqualvolta questi andarono a trovarlo in carcere.
Lo stesso richiese all’Ente comunale di Vicchio e al patronato, sussidi ed aiuti finanziari per la sua famiglia “in quanto poveri”.
Lo stesso sindaco del Comune di Vicchio il 14 novembre 1963 certificò che Pietro Pacciani “è nullatenente e povero ai sensi di legge”.
Da un estratto della pratica di liberazione di Pietro Pacciani, redatta dalla Casa circondariale di Padova il 4 luglio 1964, si evince, che al momento della scarcerazione, Pacciani disponeva di Lire 350,000, circa 4 mesi di stipendio di un operaio dell’epoca.
Della sua attività in carcere si legge in uno dei suoi tanti memoriali, da cui si percepisce senza alcun dubbio un’esuberante operosità.
“Appena finito il processo e appello chiesi di essere trasferito al penale a lavorare o in colonia e così feci. Girai diverse case penale, sempre lavorando e riportando sempre la buona condotta e inoltre dopo il lavoro della impresa della amministrazione, la sera dopo cena, lavoravo due ore in proprio, facevo dei cofanetti per soprammobili in celluloide decorati e imbottiti in velluto seta, col carillon e ballerina. I primi furono messi in mostra fuori dal carcere alla porta, poi una ditta di mobili mi appaltò il lavoro e si fissò il prezzo fisso. Non facevo a tempo a farli che venivano richiesti. Ne feci molti e altra roba di bigiotteria e tutto quello che guadagnavo lo mettevo da parte, mangiavo solo la sboba che mi passava il carcere.. In questi 13 anni feci molti mestieri, rivestivo le damigiane, S.Gimignano, ad ancona, a scuola di falegnameria riportando i massimi voti, 10 e lode. Pianosa il panettiere, poi a Torino il tessitore, poi all’Asinara richiesto come panettiere, poi fui richiesto a Padova come meccanico a fare le bicilette, impiegato alla sardatrice e ci persi metà della vista poi venni in libertà per il condono e l’amnistia.”
Sempre dai suoi memoriali apprendiamo che, uscito di carcere, trovò lavoro presso la calzoleria del signor Marmugi, a Vicchio per poi venire assunto dal Comune come stradino. Di questo impiego accenna anche Giampiero Vigilanti, odierno indagato, in un’intervista rilasciata al “Gazzettino del chianti” il 30 luglio 2017: “All’epoca il Comune faceva fare dei lavori ai residenti per guadagnare qualcosa, rimettevano le strade, spaccavano le pietre. Pacciani dopo aver fatto il suo turno, volle fare anche quello che spettava al mio babbo mandandolo via, tanto che il babbo si arrabbiò molto.”
Dal 1965 al 1968 Pacciani lavorò, presso il podere “Casino Particchi”, sito in località Badia a Bovino, nel Mugello; gli fu concesso l’uso di un’abitazione a titolo gratuito e divise il raccolto e gli importi derivanti la vendita del bestiame con il proprietario del fondo.
La moglie del titolare, Gabriella P., sentita il 14 agosto 1996, riferì: “il reddito del podere era appena sufficiente a mantenere una famiglia”.
Verso la fine degli anni ’60, inizio ’70, Pacciani lavorò per circa tre anni, sempre come mezzadro, presso un podere in località Casini di Rufina, da cui, a dire di una delle figlie del titolare, Leda L., Pacciani poté ricavare “l’indispensabile per il fabbisogno di una famiglia”.
Dal 28 aprile 1972 al primo febbraio 1973 Pacciani acquista buoni fruttiferi presso l’ufficio postale di Contea, frazione di Rufina, per un importo complessivo di 5.100.000 lire. Probabilmente parte di questi denari appartenevano alla madre che morì nel 1971, si spiegherebbe la facoltà a riscuoterli attribuita anche alla sorella Rina Pacciani Caminati. L’importo per i tempi è tutt’altro che irrisorio considerato che una Fiat 500, nel 1972, costava 660.000 lire.
Dal 2 aprile 1973 al 31 dicembre 1981, Pacciani lavorò presso l’azienda agricola “Rosselli Del Turco”. Fu inquadrato come operaio agricolo specializzato a 40 ore settimanali e gli fu concesso un alloggio in comodato gratuito.
Niente risulta circa quanto riscosso da Pacciani dal momento in cui fu assunto (aprile 1973) fino al 1976, ma dal 1977 al 1981 percepisce 26.217.912 lire:
1978 (relativo al 1977) – Lire 5.913.270
1979 (relativo al 1978) – Lire 4.293.383
1980 (relativo al 1979) – Lire 5.583.115
1981 (relativo al 1980) – Lire 5.007.741
1982 (relativo al 1981) – Lire 5.420.403
Giampaolo Rosselli Del Turco, in un verbale del 25 giugno 1996, riferisce: “Il rapporto di lavoro con il Pacciani si risolse su esplicita richiesta di questi, che, il 7 novembre 1981, fece pervenire ai miei genitori una lettera con cui manifestava la volontà di concludere tale collaborazione adducendo di essere affetto da artrosi. Il rapporto così cessò il 31 dicembre 1981 ed il Pacciani ebbe la buonuscita che gli competeva.” Buonuscita pari a lire 9.465.000.
Il 30 settembre 1979 acquista un’abitazione in piazza del popolo a Mercatale per 26.000.000 di lire, costituita da un vano ad uso garage al piano terra e tre vani al primo piano compresa cucina oltre accessori.
Il prezzo pattuito fu saldato: "2.000.000 in contanti al compromesso che ebbe luogo il 24 gennaio 1979, 8.000.000 con assegno e 16.000.000 in contanti il 30 settembre 1979, quando firmò il contratto di acquisto.
L’abitazione fu intestata alle figlie Rosanna e Graziella.
Le vittime degli omicidi dell’agosto del 1968 e del settembre ‘74 non hanno subito escissioni pertanto occorre escludere che la casa sia stata acquistata con i proventi derivanti dalla vendita di feticci.
Nel 1981, ed esattamente il 15 giugno, Pietro Pacciani acquista altri buoni fruttiferi, questa volta presso l’ufficio postale di Montefiridolfi per un importo di 2.800.000 lire. Una settimana prima è avvenuto l’omicidio di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi a Mosciano di Scandicci. Alla vittima femminile è stato escisso il pube. La medesima sorte la subisce Susanna Cambi nell’omicidio del 22 ottobre 1981.
Nella notte del 19 giugno 1982 vengono uccisi a Baccaiano Antonella Migliorini e Paolo Mainardi. Non vengono effettuate escissioni ma Pacciani, dal marzo 1982 al novembre 1982, acquista comunque buoni fruttiferi, questa volta presso l’ufficio postale di Mercatale per un importo complessivo di lire 10.550.000.
A dicembre 1982, Pietro Pacciani dette indietro una Fiat 600 comprata usata alla fine negli anni ’60 ed acquistò in contanti per Lire 6.000.000 una Ford Fiesta. Disponeva anche di un motorino Cimatti 48 che gli fu dato da un fabbro di Montefiridolfi per avergli dissodato l’orto.
Nello stesso mese inizia a lavorare e fino alla prima metà del 1984, come operaio avventizio agricolo presso la famiglia Gazziero. Paola C., moglie del Gazziero, riferì che le prestazioni lavorative erano state saltuarie e con una retribuzione di 5/6000 lire l’ora. Niente è dato sapere su quanto percepito complessivamente da Pacciani che indica il tenore del suo lavoro in uno dei suoi memoriali: “Arrivavo lì alle 7 di ogni mattina e tornavo a casa alle 6 di sera. Ero l’unico operaio, lavoravo 10 ore al giorno con lo straordinario, gli lavoravo la vigna, gli facevo il vino, l’olio, l’orto, il giardino, tenendogli l’azienda in perfetto ordine. Mi volevano bene e mi facevano pure dei regali oltre la paga.”
Il 9 settembre 1983, il cosiddetto mostro di Firenze uccide a Giogoli: Uwe Jens Rusch e Horst Meyer. Non vengono effettuate escissioni ma Pacciani, da febbraio a settembre 1983, acquista comunque buoni fruttiferi per un importo di Lire 6.200.000.
Il 22 marzo 1984, Pietro Pacciani acquistò: “porzione di vecchissimo fabbricato di abitazione che le parti dichiarano in pessime condizioni di conservazione e manutenzione, costituita da un piccolo quartiere al piano terreno, privo di impianto di riscaldamento e scadente nelle finiture, composto di tre vani utili (compresa la cucina) e WC e con annessi due piccoli locali ad uso sgombro e ripostiglio, in separato corpo, con latrina, non comunicanti tra loro e disimpegnati da un corridoio-passaggio coperto nonché piccolo resede di terreno coperto.”
Si tratta di proprietà ubicata a Mercatale Val di Pesa, in Via Sonnino, per la quale versa tramite assegni postali Lire 35.000.000: “5.000.000 al compromesso, 7.000.000 il 26 marzo 1984, 23.000.000 al rogito notarile che fu stipulato il 30 giugno 1984.”
L’architetto Andrea P., che realizzò le planimetrie e presentò per Pacciani la domanda in Comune per effettuare opere di modifica e di risanamento, riferì non aver mai percepito il proprio compenso.
Per l’esecuzione dei lavori, Pacciani si avvalse della collaborazione di un suo amico, tale Giuliano P., per cui non risulta alcuna retribuzione versata.
Dopo i lavori di ristrutturazione l’abitato fu diviso in due appartamenti uno dei quali fu venduto il primo marzo 1986, al sig. Luciano M. Non è dato sapere l’importo versato dall’acquirente.
L’altro fu dato in affitto negli anni '85/'86 alla signora Elena B per un canone mensile di Lire 300.000 e poi ad un gruppo di ragazzi che lo usarono come sala prove per poco più di un anno (da novembre 1986 a dicembre 1987) corrispondendo 2.400.000 lire complessivi di canone di locazione.
Il 29 luglio 1984 il mostro di Firenze colpisce a Vicchio di Mugello uccidendo Pia Gilda Rontini e Claudio Stefanacci, nel settembre 1985 a Scopeti perdono la vita Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. In entrambi i casi alle vittime femminili vengono escissi pube e seno sinistro.
Pietro Pacciani nel 1984 acquista buoni postali per un importo di Lire 8.000.000. Nel 1985 per lire 5.800.000.
Dal 24 ottobre 1985 al 6 aprile 1987 Pacciani lavorò infine, come bracciante agricolo avventizio, in tre periodi di tempo, presso la Fattoria di Luiano, a Mercatale Val di Pesa, per una retribuzione complessiva di Lire 1.600.000. Contemporaneamente lavorò presso le tenute del sig.Francesco Forlano, del sig. Dante Mocarelli a Mercatale e a Villa Verde a San Casciano.
Nel 1986 acquista buoni per lire 24.000.000 e nel 1987 per lire 27.050.000.
Dal 30 luglio 1987 al 06 dicembre 1991, Pacciani si trova in carcere per le violenze alla moglie e alle figlie.
Durante la detenzione percepisce oltre alla pensione:
-593.000 lire nel 1988
-386.000 lire nel 1989
Come riporta l’archivio dell’anagrafe tributaria. Niente consta per gli anni 1990 e 1991.
Mentre si trova presso la casa circondariale di Sollicciano, apre un libretto presso un ufficio postale di Scandicci:
Dal 10 febbraio 1989 al dicembre 1991 vi versa 18.465.000 lire. Il 12 gennaio 1993 preleva 16.000.000 di lire che versa sul conto 1190 aperto a Mercatale lasciando su quel libretto una parte dei contanti che nel 1997, con gli interessi maturati raggiungono l’importo di Lire 3.622.990;
Le figlie contribuiscono all’economia familiare? In minima parte.
Graziella Pacciani risulta aver lavorato come domestica dal 1987 al 1988 per lire 800.000 mensili, vitto ed alloggio compresi.
Rosanna Pacciani risulta aver lavorato come domestica dall’ottobre 1985 al marzo 1991 percependo una retribuzione mensile che varia dalle iniziali 500.000 lire a 750.000 lire degli ultimi periodi, vitto e alloggio compresi.
Passiamo alle pensioni di Pietro Pacciani e della moglie Angiolina Manni. Quest’ultima riscuote una pensione minima di lire 122.000 fin dal gennaio 1974 che ogni anno viene rivalutata fino all’importo di lire 659.000 che le viene liquidato per tredici mensilità nel 1997.
Pacciani usufruisce invece di un trattamento minimo INPS dal febbraio 1979.
Nel solo 1996, i coniugi Pacciani, hanno percepito 17.134.000 lire di pensioni.
16.287.000 nel 1995
15.745.000 nel 1994. E così via.
“Fermiamoci un istante su quel fiume di denaro, un fiume di denaro in relazione alle loro possibilità economiche, tutto è relativo. Parlo a ragion veduta di un fiume di denaro, perché è un fiume di denaro di allora, di 15 anni fa grosso modo, accumulato nella prima metà degli anni '80.
Io che sono un civilista prestato al penale sono andato a fare i conti con le tabelle ISTAT alla mano. Sapete per quanto si moltiplica quel denaro per avere il controvalore a oggi? Per 4,2. Fatevi i vostri conti. Vedrete che quella casa comprata nel '79 da Pacciani e pagata 26 milioni oggi vuol dire che sarebbe pagata 110 milioni. Un contadino che è stato più in prigione che sui campi, che quando ha lavorato aveva un lavoro della terra che a malapena gli consentiva di sfamare sé e quelle disgraziate delle donne che aveva con sé. Come ha fatto a mettere da parte questi soldi? Voi ci riuscireste? Non credo, perché qualche spesa l'avrà avuta anche lui, poche, però intanto andava per trattorie, si comprava la macchina, si comprava il motorino, si comprava due case, metteva da parte 160 milioni in quell'epoca. Moltiplicate per 4, vedete oggi che cosa sono..”
Avvocato Patrizio Pellegrini.

Come si giunge ai 150/160.000.000 che diventano 900.000.000 grazie al coefficiente Pellegrini?

Faccio un breve riepilogo.
Nell’estate del 1997 Pacciani dispone:
di Lire 4.050.000 in buoni fruttiferi acquistati nell’ufficio postale di Cerbaia;
di lire 27.000.000 in buoni fruttiferi acquistati nell’ufficio postale di San Casciano;
di lire 11.300.000 in buoni fruttiferi acquistati nell’ufficio postale di Montefiridolfi;
di lire 5.100.000 in buoni fruttiferi acquistati nell’ufficio postale di Contea (fraz Rufina)
di lire 3.622.990 sul libretto di risparmio dell’ufficio postale di Scandicci.
di lire 13.500.000 in buoni fruttiferi acquistati nell’ufficio postale di Mercatale

Ma ha anche due libretti postali:
Sul libretto postale n.1190 sono confluiti i 16.000.000di lire prelevati dall’ufficio postale di Scandicci che con gli interessi hanno raggiunto un totale di Lire 18.966.350

Sul libretto 1189, in data 11 agosto 1992, sono stati versati gli importi derivanti da 4 buoni fruttiferi acquistati per 4.550.000 lire che hanno reso 10.617.915 lire

Nello stesso libretto sono confluiti importi di buoni acquistati per 23.500.000 lire che hanno reso lire 50.757.665, questi dal 1992 al 1996 hanno a loro volta maturato interessi che hanno portato il totale a Lire 75.301.040.

Totale dei totali: 158.870.380 lire
Se a questi importi aggiungiamo quanto versato per le due case, ovvero 26.000.000 e 35.000.000 di lire raggiungiamo lire 219.000.000 che moltiplicati per 4,2 (il coefficiente Pellegrini) ci conducono diretti ai 920.000.000 citati dall’avvocato di parte civile e ribaditi dal dr Giuttari.
Oggi con la rete e grazie ad Antonio Segnini, che prima di me ha fatto questi conti, possiamo avvalerci di strumenti che ci consentono una rivalutazione dei capitali decisamente più attendibile.
La casa in piazza del popolo acquistata nel settembre 1979 per 26 milioni, assume un valore di 105 milioni nel febbraio 1998;
La casa di via Sonnino, acquistata a giugno 1984 per 35 milioni, assume un valore di 69 milioni nel febbraio 1998; Qui però c’è da considerare che essendo stata frazionata ed in parte venduta il valore dovrebbe essere necessariamente rivisto.
Il patrimonio mobiliare di 158 milioni nel luglio 1996, (quando vengono sequestrati), assume un valore di 163 milioni nel febbraio 1998;
Totale 105+69+163 = 337 milioni di lire
Poco più di un terzo di quanto riportato poco fa.

“Pacciani ha poi investito la somma di lire 157.890.038 in buoni postali disseminandoli tra i vari uffici del circondario (Mercatale, Montefiridolfi, San Casciano, Cerbaia, Scandicci) chiaramente per tenere nascosta tanta provenienza di denaro non sicuramente di fonte lecita.”
Recita la sentenza del 24 marzo 1998 contro Mario Vanni, Giancarlo Lotti ed altri poi ritenuti estranei.
Pacciani in realtà non ha investito 157.000.000 di lire semmai meno della metà, e comunque acquistava buoni fruttiferi presso gli uffici postali del luogo ove abitava: nel 1972 a Contea poiché viveva nel Mugello, nell’81 a Montefiridolfi perché abitava a S.Anna di Montefiridolfi, nell’82 a Mercatale poiché lì aveva stabilito residenza con la sua famiglia, nell’89 a Scandicci poiché la casa circondariale di Sollicciano si trova per l’appunto proprio in tale Comune.
Se poi avesse voluto celare eventuali importi di cui era entrato in possesso in modo illegittimo, certamente non li avrebbe sbandierati ai quattro venti quando il 23 ottobre 1987 ribadiva all’amministrazione postale, dopo averlo comunicato a tutti gli uffici postali con cui aveva rapporti, la sua volontà ad impedire che le figlie, durante la sua detenzione, prelevassero i soldi senza che vi fosse la sua autorizzazione formale.

In conclusione, il patrimonio di Pacciani ci induce davvero a ritenerlo proveniente dalla vendita di feticci strappati alle vittime del cosiddetto mostro di Firenze? O è magari la diretta conseguenza di trent’anni di lavoro e di un’avidità patologica al limite dello squallore? Ricordate vero Graziella Pacciani che raccontò quando il padre le dette da mangiare cibo per cani?
Leggendo della vita del contadino di Mercatale sarei più propenso a credere che quanto sequestratogli fosse l’esito estremo della sua arte di arrangiarsi e dell’attitudine tipica dei contadini a non gettare niente e a riciclare anche il superfluo.
Come al solito, rimango disponibile a modificare o integrare quanto esposto qualora avessi involontariamente dimenticato qualcosa, per tutto il resto usate i commenti qui sotto.
Grazie per l’attenzione, buon proseguimento.

8 commenti:

ThorosOfMyr ha detto...

Sarebbe utile, o perlomeno comodo, attualizzare i valori monetari anche in Euro, per chi in quegli anni non c'era o era ancora troppo giovane per ricordarsi il potere d'acquisto della lira.

Flanz ha detto...

Non è una cattiva idea. A breve aggiungo gli importi in euro. Grazie!

Hazet ha detto...

complimenti per l'articolo,
che tanto, come sai già, non eviterà che domani o dopodomani si tornerà tranquillamente a leggere nei forum del PP come di Paperon Pacciani.

TIP:
dovresti anche aggiungere/indicare i valori(gli indici) di rivalutazione anno per anno (e il fatto che ogni anno successivo al primo, il successivo partiva incrementato dagli interessi precedenti. Su periodi lunghi, non è cosa completamente indifferente).


--- semi-ironic on ---
Ho sempre trovato che solerzia su i "fiume di soldi"[cit] a parte, gli accusatori mai si sono degnati di presentare un listino prezzi dei feticci.
E' importante, eh!
Se PP deposita 100 dopo un delitto, ma a prezzo di mercato un feticcio vale 1 o 10000, i conti non tornerebbero lo stesso.
Gli accusatori sono mancati anche nell'esporre il rapporto confezione/pagamento dei feticci, cioè: consegna da 'un pezzo' e consegna da 'due pezzi' non possono aver simile importo di pagamento... equivarrebbe a dover immaginare il taccagnissimo PP fare uno sconto del 50% in due casi o viceversa, i pagatori sganciare il doppio negli altri... ma quelli del resto 'pagavano' anche quando il PP li fregava e anzichè la richiestissima confezione pubica da un pezzo, gli portava la versione napoletana da zero pezzi col mattone dentro, stando alle date dei versamenti
:)
--- semi-ironic off ---

Flanz ha detto...

Grazie Hazet. È una buona idea appena ho un minuto aggiungo la rivalutazione. Ciao!

Unknown ha detto...

E posso chiederlo anche a Lei, Flanz, che idea si è fatto dell'autore dei delitti?

Hazet ha detto...

====RICHIESTA====

@Flanz,
tu mica 'per caso' avresti l'Allegato 18 del rapporto 311 [che contiene il riepilogo delle telefonate]?

se sì, mica che mi diresti gli orari delle molteplici telefonate del SV da fuori verso casa di quel venerdì 6 (l'ultima è nota [dal libro di Vieri]: "20.03" e basterebbe già già quella).

A me interessano (se ce ne sono) quelle che del pomeriggio [visto che i francesi arrivano in piazzola in torno alle 14/14:30 e visto che la notte stessa vengono ammazzati], e che per poterli andare a colpire (indipendentemente dall'orario, visto che una tenda significa stare tutta la notte) il mdf doveva essere passato lì davanti dopo il loro arrivo.
E immaginando a logica normale che il mdf non esca di casa ogni giorno ed ogni sera con la pistola in tasca, deve averli prima notati (pomeriggio/prima serata/ma anche verso le 20:03 va bene!?), poi essere andato recuperare il suo armmentario e poi essersi ripresentato per colpire.
tra l'altro, l'inutile ed aggirabilissimo servizio di sorveglianza 20-24, quel venerdì nemmeno venne espletato pare proprio di leggere nel 311 (nè nella numerazione degli allegati).


Grazie

hazet

Hazet ha detto...

oh, beh... visto che chiedevo....
magari anche quelle del mattino (ammesso che ce ne fossero). :) thx, thx.

Poi, ovvio, le indagini dell'epoca non si sprecarono anche ad identificare il luogo del numero chiamante, e quindi l'alone di aleatorietà non camibierà mai più di tanto, ma.... ma tutto fa sempre brodo lo stesso (del resto, tanto, qualsiasi roba fa più brodo di "sette" o "estremisti da strategie della tensione". pure gli alieni).

Hazet ha detto...

niente Allegato 18?
niente? niente?

sigh. che tristezza.

Vabbè, toccherà aspettare prima o poi un libro (da una ventina di eurini che il gratis mostrofilo non esiste) che giustificherà la sua pubblicazione (e costo) con la pubblicazione di quel documento.

Per 19 eurini, please, metteteci anche la lista, basta l'elenco, eh!, di quali documenti (o meglio, di quali documenti e verbali NON inviarono) i Perugini&Co mandarono a Quantico per far stilare il profilo del mdf

Hazet