lunedì 4 giugno 2018

L'Uomo dietro il mostro 6 di E. Oltremari

Sabato 22 Ottobre 1981 - Loc. Travalle, Calenzano.
Una piccola premessa.
Le ultime novità mi farebbero venir voglia di deviare dal percorso prefissato e scrivere una propria considerazione a riguardo, così da accodarmi alle tante parole susseguitesi in questi giorni. Si preferisce, però, anche e soprattutto per onestà intellettuale e per il rispetto verso chi si scrive (e soprattutto di chi si scrive), rimanere sul selciato e rinviare opinioni sul tema - e ce ne sarebbero tante credetemi - a quando ci saranno, magari, riscontri concreti.
Anche perché, magari partirò prevenuto, ma l’ultimo reo confesso sulla vicenda di cui mi ricordo, ecco, insomma, non mi è mai rimasto molto simpatico.
E. Oltremari


A circa 60 mt dalla via principale, immersa nel verde in località Travalle, si trova una VolksWagen 17 CK1 Golf di colore nero col senso di marcia rivolto verso un casolare abbandonato poco distante.
Gli sportelli sono accostati (sic), quello di destra presenta il piolino di sicurezza abbassato, mentre quello di sinistra sollevato. Il vetro del finestrino anteriore destro presenta la propria metà sinistra infranta - con frammenti di vetro all’interno della vettura - mentre l’altra metà del tutto scheggiata. Le chiavi sono inserite nell’apposita bocchetta.
I sedili anteriori sono ribaltati e poggianti su quello posteriore. Sul tappetino lato guidatore si rinviene, in equilibrio, uno stivale da uomo in cuoio di colore marrone.
All’interno del cruscotto si rinvengono: un paio di occhiali RayBan con la montatura gialla; un orologio da uomo in metallo giallo e bianco di marca “Baume e Mercier” ancora funzionante; un pacchetto di sigarette MS aperto, un accendino BIC giallo; tre monete da L. 100 ed una da L. 50; una agenda del MPS; carteggio vario; una carta di circolazione ed una polizza assicurativa intestata al proprietario della vettura, cioè la vittima maschile.
Sul sedile posteriore si rinvengono: una busta di carta con la scritta pubblicitaria “Linea Elle” vuota ed una borsa da donna in fibra color marocchino e bordature in pelle marrone, con cinghia a spalla, contenente: un borsello in pelle color nero privo di contenuto, un profumo di marca BABE, un fazzoletto di cotone usato, una forcina, un pettina da donna, una penna stilografica ed un pacchetto di sigarette marca Multifilter aperto.
Sulla parte interna dello sportello di sinistra, sul relativo vetro e sul lungarone di base dell’autovettura, si rinvengono alcune macchie di sostanza ematica.
Sul piancito anteriore destro si rinviene un bossolo per proiettile cal. 22.
All’esterno della vettura si rinvengono rispettivamente: un bossolo a cm. 20 dalla ruota anteriore destra un bossolo; uno a cm 30 dalla stessa ruota altro bossolo;  uno a cm 60 dalla stessa altro bossolo; altro a cm 55 altro bossolo; a cm. 80 altro bossolo; ed ultimo a cm 90 dalla stessa.
Sul lato sinistro della vettura, a cm 70 dalla ruota anteriore sinistra ci si imbatte in una foglia macchiata di sangue con l’erba intorno calpestata e pressata. A cm. 85 dalla stessa ruota, si ritrova un orologio da polso da donna philips watch ancora funzionante.
A mt. 5 e 30 dall’autovettura, con le punte rivolte verso il casolare, si rinvengono poi due orme lasciate da scarpa con suola di gomma simile a quelle che si adoperando per la caccia o la pesca che, ritenendosi ancora fresche e chiare, verranno rilevate con calco di gesso.

Oltrepassata la vettura, sulla destra del viottolo in leggero declivio si trova il corpo della vittima femminile. Giace in posizione supina, con la testa rivolta in direzione del filare di viti ed i piedi verso il fondo del canaletto.
Ha la testa ruotata a destra e poggia sul terreno con la regione occipitale parietale destra. Gli occhi sono aperti mentre la bocca semiaperta.
L’avambraccio destro poggia dietro la testa con la regione ulnare. La mano ha le dita unite e flesse. Il braccio sinistro è lievemente staccato dal corpo e l’avambraccio, disteso verso il corpo, posa con la regione radiale sul terreno. La mano ha le dite leggermente unite e flesse.
Il tronco aderisce completamente sul terreno.
Gli arti inferiori sono divaricati, la gamba destra è distesa e poggia sul terreno con il tallone, mentre la gamba sinistra è leggermente flessa e con la punta del piede in direzione del filare di vite.
Il cadavere indossa reggiseno e maglietta di colore bianco che si sono sollevati fino a sopra il seno; due maglioni di lana di colore grigio e verde sfilati dal braccio destro e dal collo, slip di colore bianco, gonna di velluto a coste di colore marrone (del tutto strappata da un lato) stivaletti in pelle di color marrone e calzini di lana. Orecchini di metallo in oro giallo.
È stata attinta da cinque colpi d’arma da fuoco, uno dei quali, verosimilmente quello al pollice, colpirà anche il fidanzato sedutole accanto.
Uno all’emitorace destro, con tramite orizzontale interessante il polmone destro, il cuore, il polmone sinistro, con proiettile ritenuto all’altezza dell’intercostale sinistro.
Uno al fianco destro, con tramite obliquo verso l’alto e medialmente, con proiettile ritenuto a livello della parete toracica.
Uno in regione dorsale destra, con tramite obliquo in senso latero-mediale, interessante l’aorta e con proiettile ritenuto a livello mediastinico.
Uno al braccio sinistro, al terzo medio della faccia laterale, con tramite obliquo dall’alto verso il basso in senso latero-mediale con proiettile ritenuto sulla faccia mediale del braccio.
Uno, appunto, al pollice destro, sulla faccia mediale, con foro d’uscita sulla faccia laterale.
Qui, oltre all’azione escissoria, sono presenti ferite da punta e da taglio: una poco profonda e scarsamente infiltrata in regione sottomammaria sinistra, altra in regione scapolare sinistra. Si segnalano piccole escoriazioni allo zigomo destro, all’angolo labiale sinistro, alla faccia laterale dell’emitorace destro ed al fianco sinistro. Alla coscia sinistra ed al ginocchio escoriazioni coperte da terriccio. La regione pubica si osserva completamente asportata mediante dei tagli che dipartendosi dall’inguine terminano nella regione anale. Detta area, irregolarmente quadrangolare, presenta un margine curvo a convessità superiore di circa 13 cm in regione sovrapubica, che con andamento curvilineo continua verso il basso fino alla regione mediale delle cosce fino a raggiungere il perineo e la zona perianale. I margini sono netti e non infiltrati. Sul margine laterale destro, alle ore 10, si rileva una intaccatura superficiale a margini netti e non infiltrati simili a quelli caratterizzanti il caso del Giugno ’81.
Le predette ferite avrebbero determinato la lacerazione dei tessuti cutanei, sottocutanei e pareti muscolari, evidenziando parte dell’intestino.


Sul lato sinistro della vettura, si ritrova invece il cadavere del ragazzo, con la testa rivolta verso di questa ed i piedi in direzione dei filari di vite. La testa, rotata a destra, poggia sul terreno con la regione pario frontale destra. Gli occhi sono chiusi e la bocca semiaperta.
Il braccio destro è indotto e l’avambraccio, disteso, poggia sul terreno con la regione ulnare. Le dita della mano sono unite e flesse. Il braccio sinistro è indotto e l’avambraccio è disteso verso il corpo con le dita della mano che poggiano sul terreno. Il tronco del corpo è rotato verso destra e poggia su quel fianco.
Gli arti inferiori sono divaricati. La gamba destra è flessa verso il corpo e con la punta del piede rivolta verso l’autovettura, mentre la gamba sinistra è distesa con la punta del piede rivolta verso il filare di viti.
Indossa una camicia celeste con righine vistosamente coperta di sangue, il pullover di lana celeste sotto il corpo, mentre i pantaloni di velluto grigio sorretti da cinghia in pelle nero si rinvengono calzati ed impigliati al solo stivaletto sinistro e sfilati da questo come fossero stati ribaltati. Nelle tasche, si trova un portafoglio di pelle color marrone contenente: patente di guida, cf, libretto d’assegni e carteggio vario.
Un colpo d’arma da fuoco ha attinto l’ala sinistra del naso ed è stato ritenuto al di sotto della branca ascendente dell’emimandibola sinistra, con tramite obliquo verso il basso e verso sinistra.
Due colpi d’arma da fuoco all’emitorace destro: uno in regione mammaria con tramite che attraversa il polmone destro, il cuore, il polmone sinistro e fiorisce in corrispondenza del pilastro anteriore dell’ascella sinistra. Uno in regione dorsale, con tramite interessante il lobo destro del fegato, il diaframma ed il polmone sinistro e ritenzione del proiettile sulla linea ascellare anteriore sinistra a livello sottocutaneo.
Altro colpo d’arma da fuoco all’emitorace sinistro in ragione mammaria con tramite obliquo dall’alto verso il basso ed in senso medio-laterale, interessante il polmone sinistro e con foro d’uscita al fianco sinistro.
Oltre ai colpi d’arma da fuoco sono presenti quattro ferite inflitte con l’arma bianca, tutte, per nulla o scarsamente infiltrate: una alla regione latero-posteriore destra del collo, altra in regione dorsale destra a livello scapolare, altra in regione dorsale sinistra più in basso rispetto alla precedente e la quarta sempre in regione scapolare sinistra penetrante nel parenchima polmonare.
Al primo dito della mano destra si rinviene una piccola ferita trapassante con indici di vitalità riferibili verosimilmente ad una scheggia di vetro intesa come proiettile secondario.

******

Sarebbe sciocco trattare di questo duplice omicidio senza prendere in considerazione quello avvenuto solo alcuni mesi primi a Scandicci. I due delitti, come verrà poi detto più avanti, presentano notevolissime somiglianze utili per meglio definire il modus operandi dell’omicida e per tentare di dare spiegazioni a quesiti circa la sua personalità ed il suo interesse.


A fare da padrone in questa scena del crimine è il senso di brutalità - mai come adesso esasperato dall’assassino - che lascia, in ogni sua azione, trapelare una ferocia tale a cui dovremo necessariamente trovare una spiegazione.
La zona in cui colpisce è buia, isolata ma non distante da alcuni piccoli nuclei abitativi. Uno dei quali dista poche centinai di metri oltre a sporadiche case coloniche disposte lì nelle vicinanze ma non tutte, almeno all’epoca, abitate. Il viottolo in cui è parcheggiata la vettura, sfocia in quello che ora è il Parco di Travalle. L’automobile potrebbe essere raggiunta, tramite strada battuta, solo da tergo ma passando attraverso i campi e guadando un piccolo rigagnolo d’acqua anche dalla strada, asfaltata, di Via di Macia, quindi frontalmente.
La fiancata destra della vettura è seguita da una vegetazione utile a celare i propri movimenti ma al contempo nel renderli difficoltosi, anche se - e qui vengono in aiuto le foto di sopralluogo se ne vede una ritraente ben quattro uomini lungo la fiancata destra denotando quindi lo spazio per il passaggio e la presenza contemporanea perfino di più persone - non a renderne impossibile il movimento.
Stante quanto sopra scritto risulta difficile credere ad un omicida che si avvicini frontalmente alla vettura in quanto più facilmente visibile alla coppia, più corretto sarebbe credere che si avvicini dal retro dell’auto, costeggiando la fiancata e giungendo in prossimità del finestrino prima di esplodere i colpi. Anche se, a ben vedere, l’integrità parziale del vetro, infranto solo nella sua parte destra potrebbe far desumere per i colpi esplosi da una mano posta in senso notevolmente anteriormente rispetto ai corpi dei ragazzi e pertanto avvicinatasi magari attraversando la vegetazione, quindi lateralmente. Azione questa che avrebbe però provocato necessariamente del rumore di sterpaglie mosse tali forse da attirare l’attenzione verso il finestrino dei due giovani seduti sui propri sedili.
Il grado di svestizione dei due, propende anche qui per un momento precedente all’atto sessuale stesso. Il giovane si è tolto in parte i pantaloni e calato le mutande ma ad un solo gambale. La ragazza si è sfilata il maglione (anzi i due che indossa) ed ora li indossa al solo braccio sinistro. La maglietta chiara risulta ancora indosso come il reggiseno solamente slacciato.
È peculiare la condizione del maglione. In una visione di svestizione, questi potrebbero trovarsi in detta posizione o nell’ipotesi in cui la giovane se li sia sfilatai togliendo prima il braccio destro dal suo interno, poi facendolo fuoriuscire dalla testa; o - ma questa ipotesi risulta ancor più macchinosa della precedente - togliendoseli partendo dalla testa e sfilandoseli fino a coprire con questi però entrambe le braccia, facendo fuoriuscire poi il braccio destro. La condizione per quale, avesse usato altro modo di denudarsi ovvero partendo dai base di questo sfilandoselo da sopra, i maglioni si sarebbero dovuti ritrovare ribaltati, diversamente quindi da come sono stato riscontrati in sede di sopralluogo.
 In altra ipotesi, come avanzata da altro apprezzabilissimo Autore, che la ragazza si stesse rivestendo, si vedrebbe questa infilarli prima ad un braccio ma interrotta dai colpi prima di poterlo infilare nell’altro. Dinamica, questa, che meglio si concilierebbe con la posizione di rinvenimento dei maglioni ma presenterebbe una diacronia con il fatto che questi siano due e che questi siano perfettamente aderenti al braccio “calzato”. Difatti, basti pensare, che per indossare due maglioni (uno più leggero ed uno più pesante) risulterebbe più agevole farlo uno alla volta e non sovrapponendoli. Come azione, sarebbe risultato, quindi, più semplice indossare prima l’uno e poi l’altro.
Difficilmente si potrebbe allora pensare che la ragazza, quando è stata colpita, si stesse rivestendo ma più probabile una sua svestizione per favorire il rapporto e rimanere in maglietta e non con i due maglioni che seppur Ottobre, in macchina coi finestrini e portiere chiuse, potevano portare più caldo del necessario.
I giovani escono di casa della madre del ragazzo e prima di tornare a Firenze deviano per Le Bartoline parcheggiando in un luogo dove già erano stati più volte. Probabile che volessero fare in fretta quindi dopo le prime effusioni iniziano subito a predisporre l’abitacolo per il rapporto reclinando entrambi i sedili, la ragazza - afferrandoli entrambi - si toglie i maglioni mentre il ragazzo, toltosi gli occhiali da vista, si scalza uno stivale (il destro) e si inizia a calare i pantaloni e le mutande facendo però in tempo a sfilarli dal solo gambale destro perché poi è probabile che qualcosa abbia attirato la sua attenzione verso la fidanzata, ruotando quindi il busto verso di lei.
Il finestrino esplode. Una pioggia di vetro.
Il ragazzo viene colpito al naso e poi all’emitorace sinistro protesi verso il finestrino con un tramite dall’alto verso il basso. Il corpo del ragazzo ruota sull’asse sinistro verso il proprio sportello lasciando allo sparatore libero il proprio fianco destro che verrà attinto una volta in zona emitoracica destra ed altra in zona dorsale, quando ormai il corpo aveva quasi dato la schiena allo sparatore. Uno di questi colpi è probabilmente lo stesso che aveva oltrepassato il dito pollice della ragazza che si era protesa con le mani sul volto probabilmente per pararsi, inutilmente, dai proiettili. Come, difatti, è il colpo al braccio sinistro, da considerarsi come c.d. da difesa. La ragazza non ha alcuna via di fuga perché il corpo del proprio fidanzato le para ogni via d’uscita. Lo sparatore se la trova a pochi decine di centimetri di distanza e le esplode altri tre corpi che la colgono al fianco, ormai rannicchiato, destro. Inerme.
La speranza, come sempre, è che l’azione sia avvenuta talmente veloce da non permettere alla ragazza di figurarsi quello che le sarebbe capitato.

Una volta esplosi tutti i colpi l’omicida rinfodera la pistola e, dal punto di sparo, gira attorno al cofano e si posiziona di fronte allo sportello lato guidatore da dove estrarrà i corpi dei ragazzi.
Sul tema, si sostiene che l’assassino non abbia estratto il cadavere della ragazza dallo sportello passeggero in quanto questo è stato ritrovato chiuso (anche se da verbale di sopralluogo viene dichiarato accostato) e con il piolino della sicura abbassato. Difficile, difatti, che questo sia stato premuto dall’omicida stesso una volta estratto il corpo, in quanto risulta poco plausibile e difficilmente spiegabile l’azione di richiudere lo sportello e inserire una mano all’interno del vetro (infranto solo in parte) per abbassare il piolino.
Questo episodio è sempre stato oggetto di dibattito in quanto non si comprende come mai l’omicida non abbia estratto il corpo della giovane dallo sportello più vicino a dove si trovava il corpo, ovvero quello passeggero. L’ipotesi più suffragata, ovvero che non avesse spazio a causa della vegetazione retrostante, a nostro avviso viene sconfessato dalle foto della scena del crimine che ritraggano addirittura più persone sostanti contemporaneamente su quel lato senza difficoltà alcuna.
È più plausibile che l’assassino sia stato attratto da qualcosa accaduto sull’altro sedile e qui, forse, potrebbe aiutarci quella dicitura di sportelli come accostati. In uno di questi, quello lato guidatore, si rinvengono tracce ematiche sul vetro, sulla parte interna dello sportello e sul lungarno dell’auto. Sarebbe quindi possibile lecito ipotizzare che il corpo del ragazzo, ormai di terga all’omicida e proiettato verso il suo sportello fosse terminato tra questo ed il sedile e magari in un ultimo spasmo fosse riuscito ad aprire lo sportello cadendovi fuori (dove si rinvengono la foglia macchiata e l’erba calpestata 70 cm dallo sportello).
L’omicida potrebbe forse aver pensato ad un rantolo di vita del ragazzo dirigendosi verso di lui temendone una fuga. Qui, accortosi dell’avvenuta morte di questo, lo colpisce col pugnale alla schiena ed al collo, esposti verso l’omicida. Questa volta, davvero a causa dell’impedimento del corpo e del canaletto di scolo poco dietro, vi butta il corpo del giovane e sempre da dove si trova - visto che ormai è lì - estrae il corpo della ragazza fino a portarla nel declivio dove verrà poi ritrovata. In tal senso sembrerebbe anche deporre l’orologio da donna ritrovato, appunto, lato guidatore e vicino alle foglie macchiate di sangue.
Una volta trovatosi di fronte al corpo della ragazza - il cui posizionamento, ed a tratti trascinamento, del corpo le avevamo fatto sollevare all’altezza del collo la maglietta ed il reggiseno, scoprendo quindi una più ampia zona di pelle rispetto alla vittima femminile del Giugno ’81 - l’omicida le taglierà con la lama la gonna scoprendo le gambe e la zona pubica.
In questo delitto l’omicida torna ad utilizzare l’arma bianca sul corpo della donna, oltre che per l’escissione, anche per infliggerle due ferite, una a livello scapolare e l’altra sotto il seno sinistro. La prima di queste è presumibile che le sia stata inflitta, come per il fidanzato, quando questa era ancora vicina alla vettura. Difficilmente difatti si potrebbe credere che l’omicida abbia girato la giovane - o addirittura che l’abbia sollevata - per poterla colpire dietro la schiena e poi riposizionarla supina in un’azione inutile quanto incomprensibile. Più logico sarebbe credere che l’assassino abbia colpito la ragazza la prima volta in prossimità della vettura quando magari questa, come il fidanzato, si trovava appena sfilata dalla vettura, e poi, una volta portata sul luogo prestabilito, l’abbia colpita altra volta sotto il seno sinistro e, una volta tagliata la gonna, abbia eseguito l’escissione.
Circa il perché del taglio della gonna - così da poter fugare ancora preconcetti come “l’omicida non vuole toccare il corpo femminile” - possono farsi le stesse considerazioni circa i jeans della vittima femminile del Giugno dell’81 ed a cui si rimanda per praticità.
L’escissione della zona pubica questa volta si concentra, però, per una zona molto più ampia rispetto a quella dell’anno precedente. Seppur presentando le stesse analogie di taglio ed angolazione, l’omicida questa volta, aumentando il diametro superiore, giunge fino alla zona perianale scempiando oscenamente il corpo della sventurata ragazza.
Ora alcune considerazioni in merito a questo duplice delitto.
L’assassino si conferma uno sparatore nella media, preferendo diminuire la distanza fra sé ed i bersagli piuttosto che colpire da più lontano. Come per il delitto precedente mira ad ottenere la morte pressochè istantanea dei giovani, sparando verso zone vitali quantomeno la prima volta - il volto del ragazzo che diversamente dal suo coetaneo di qualche mese prima presenterà il viso allo sparatore e non la nuca - mentre verso la ragazza, che ha una manciata di secondi per comprendere cosa stava accadendo e tentando di pararsi rannicchiandosi verso il fidanzato, è costretto a sparare alla zona più prossima rispetto alla sua fonte di tiro, cioè la parte destra del corpo.
Vero che l’omicida esplode tra gli 8 ed i 9 colpi, comunque ancora non pochi, ma resta il fatto che la pistola con cui spara non ha un grandissimo potere di arresto e che - a conferma di quanto da noi supposto - l’assassino non è uno sparatore professionista né esperto tanto da volere utilizzare tutti i colpi - anche oltre il necessario - al raggiungimento del suo scopo.
Ancora una volta quindi l’azione si mostra preordinata ad una agire meticoloso verso la morte dei soggetti riscontrati in macchina.
L’aspetto fantasioso e personalistico del delitto sboccia quindi col silenzio della pistola e si perfeziona con le attività  post mortem compiute dall’assassino. Si pensi, a riguardo, tali attività inizino a modificarsi di pari passo con la scena che si presenta agli occhi dell’assassino. In questo caso, la brutalità si accompagna ai corpi semi-nudi dei due giovani andando ad amplificare la maniacalità dell’assassino che utilizza maggiormente l’arma bianca sui cadaveri. Si pensi alla zona pubica escissa, più ampia rispetto a quella dell’anno precedente. Vedremo poi che negli anni a seguire l’omicida perfezionerà tale pratica circoscrivendo l’area alla sola zona pilifera. Correggerà quindi quell’errore dell’Ottobre ’81 eludendo le difficoltà che magari il mantenimento o anche solo il trasporto di una zona così ampia poteva aver portato. Potremo quindi ora presumere - ma tale tesi verrà esplicata nei prossimi capitoli e qui ora abbozziamo solo a livello ipotetico - che vi sia una corrispondenza tra nudità dei corpi e attività post mortem su questi. Ipotesi ben evincibile da una semplice occhiata della scena del crimine e per cui ci saranno di estremo aiuto i disegni - inediti - che corredano i presenti approfondimenti e che verranno poi comparati successivamente.

Sempre in ordine al delitto in questione, è necessario soffermarsi - ai fini della nostra indagine - sulla peculiarità principale di questo delitto che rappresenta, nello spettro degli 8 da noi analizzati, un unicum: la data.
 Sarebbe sciocco non considerare l’eccezionalità delle condizioni temporali in cui avviene questo delitto come un mezzo per argomentare circa una profilazione dell’autore del crimine. Sono difatti proprio le deviazioni dai percorsi battuti che dovrebbe aiutarci nella definizione del cammino perché tante volte le prime hanno, diversamente dalle seconde, impronte macroscopiche perché, appunto, lasciate su un sentiero dove risaltano maggiormente.
Il duplice delitto dell’Ottobre 1981 non avviene durante il periodo estivo (Ottobre), né durante il fine settimana (Giovedì) e senza approfittare della mancanza di luna (ultimo quarto in questo caso).
Cosa ci suggerisce questo dato. Una condizione semplice ed a tratti, a nostro avviso, fondamentale: il legame tra i delitti dell’omicida delle coppiette ed il periodo estivo, il fine settimana e la l’assenza di luna, è puramente utilitaristica con buona pace - alleluia - degli amanti del ritualismo spicciolo.
La necessità, dettata magari dalla presenza di E.S. in carcere, va' quindi oltre il disegno primario ed esonda gli argini di ritualità (nel senso qui di ripetizione sistematica) del modus operandi dell’omicida, sviscerandola quindi da ogni qualsivoglia idea di proiezione nel periodo estivo e delle notti senza luna di un significato particolare per l’assassino che, come vediamo, riesce a tradire quando serve.
Sarà quindi da ricercare una spiegazione a questa comunanza di circostanze temporali (periodo, data e luna), che - beninteso - viene sovvertita in questo delitto ed in quello del 1968, dove benché in un periodo estivo, l’omicidio avverrà di Mercoledì.
Ed allora, cosa potrebbe desumersi da tale scelta.
Lo sciopero generale previsto per il Venerdì 23 Ottobre 1981, rendeva quel Giovedì una sorta di pre-festivo per tutta una serie di lavoratori, ma non per tutti. Azzardare quindi la conclusione “l’omicida il giorno dopo non lavorava” sarebbe pretenzioso e soprattutto non corretto. Anche perché, su tale scia, potremo obiettare: perché non ha colpito il giorno dopo allora, che sarebbe stato un venerdì e quindi il sabato non avrebbe lavorato.
La risposta a questa domanda potrebbe essere: l’urgenza. La necessità di colpire al fine di far uscire dal carcere una persona scomoda che potrebbe aver visto qualcosa. O, ancora, il fatto che le condizioni di favore di quel Giovedì sera fossero le medesime degli altri giorni in cui era solito colpire.
Come dicevamo il pre-festivo non tiene a casa il giorno dopo tutti i lavoratori, ma sicuramente permette di dormire fino a tardi ad altre categorie di soggetti che sicuramente quel venerdì 23 non si sarebbero alzati presto come loro solito: gli studenti. Lungi da voler etichettare l’omicida come uno studente, è però facile che questo condizione di scolare potesse essere rivestita da un soggetto convivente con l’omicida, un figlio.
Ipotizzando una tal relazione troveremo un soggetto (l’omicida) che durante i giorni infrasettimanali non può uscire di casa la sera perchè, appunto, ha il proprio figlio in casa, di un’età incompatibile con la possibilità di rimanere appunto da solo la sera e la mattina successiva (massimo 10/11 anni?).
Lo sciopero generale viene in aiuto all’omicida perché ricrea quella situazione propria dei weekend forieri di un suo agire libero da condizionamenti ed impicci derivanti dallo stato familiare, ovvero la possibilità di lasciare il figlio dai nonni/zii così da agire indisturbato, che gli faccia dire: “tenetemelo stasera e domani sta con voi perché io appunto non posso starci perché lavoro”.
Ecco allora un altro punto: è ipotizzabile che l’omicida svolga una mansione senza orari da ufficio che gli permetta quindi di poter addurre motivazioni lavorative anche durante il weekend e che non gli consenta di essere sempre disponibile per stare col bambino quando lui non va o non può andare a scuola.
Ecco allora che si spiegherebbe, come già ipotizzato da altri Autori, l’evenienza per cui l’omicida approfitti di condizioni di favore in cui sia possibile muoversi la sera e la notte senza destare problematicità in casa.
Certo, tale ipotesi comporterebbe però un fatto: la moglie e madre del bambino non c’è o forse, non c’è più.

7 commenti:

Omar Quatar ha detto...

In sostanza, in che momento a Suo parere si situa l'attacco del MdF in questi due casi del 1981? Sembrerebbe il momento iniziale della svestizione; ma la bustina vuota di profilattico lascia perplessi (Scandicci). O no? Forse un residuo di un rapporto precedente?

Enea Oltremari ha detto...

Salve Omar,

Per quanto riguarda la bustina di profilattico (Giugno '81), il fatto che poi non sia stato ritrovato il profilattico stesso, può indurci a credere con estrema probabilità che l'assalto sia avvenuto in un primo momento di svestizione. Altrimenti dovremo iniziare ad ipotizzare che l'omicida prelevi dalla scena il profilattico.
Di più: in questo caso, il grado di vestizione della vittima femminile è tale da far presupporre che il ragazzo stesse ricevendo un atto sessuale da parte della ragazza e che questa ancora non avesse iniziato la sua opera di denudamento.

Diversamente, nell'omicidio di Travalle, la fase copulativa tra i due giovani ritengo fosse ad uno step successivo rispetto ad i coetanei del giugno dello stesso anno, ma ancora non completa. Ritengo anche qui quindi - seppur muovendomi con maggior cautela - che si sia di fronte ad un'azione di svestizione. Credo che potrebbe deporre in tal senso anche gli occhiali appoggiati sul cruscotto.

E.O.



Omar Quatar ha detto...

per un attimo, (ri)leggendo della bustina vuota del preservativo, avevo immaginato un rapporto fuori dell'auto. Ma ne avrebbero trovato le tracce, mi auguro.

Enea Oltremari ha detto...

Spererei.
Però posso dirle che - avendo avuto la fortuna di parlare per anni con amici della coppia - non è una eventualità da escludere in quanto pratica da loro talvolta usata (ma difficilmente ipotizzabile trattandosi non di un mese caldo).

Edgar A. Doe ha detto...

Comunque se non sbaglio uno dei personaggi indagati nel 1981 abitava con il proprio figlio,il piu giovane.Penso che all'epoca avesse 10-11 anni.Anche se il personaggio in questione secondo gli atti abitava con una nuova compagna e non da solo.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Complimenti, come al solito :)
Curiosità: possiamo escludere che il finestrino sia stato infranto con la famosa "breccia africana" trovata a 20-50 mt dall'auto? Possibile che una cal 22 si riesca a infrangere il vetro? Possibile abbia sparato il primo colpo e poi abbia abbattuto il vetro con il sasso magari infilato in un sacchetto?
E ancora... nelle indagini sarebbe emerso (già dal 1985) che una persona attenzionata aveva la moglie che prestava servizio da infermiera in casa degli anzianio a fare "le nottate" saltuariamente nei periodi estivi. La stessa situazione poteva essersi verificata alla vigilia di uno sciopero, con relativo fine settimana lungo della famiglia del vecchietto.
Grazie!

Enea Oltremari ha detto...

Giuseppe salve,
Non credo lo si possa escludere con certezza. Ora, magari non proprio con la breccia africana, basterebbe anche un primo colpo e poi il calcio della pistola stessa, o il gomito. Credo di ricordare di aver letto su internet un saggio sul tema. Io chiesi solo ad esperto balistico sul tema e questo mi disse che la cal22 pur avendo un bassissimo potere d'arresto, poteva, da breve distanza infrangere il vetro di un auto. Magari ecco non farlo esplodere in mille pezzi, ma lasciarne porzione - come effettivamente avviene - sì, possibile.
Circa la persona attenzionata sì, potrebbe benissimo essere compatibile. Anche se, ritengo più probabile una libertà "attiva" dell'omicida, cioè che sia lui a crearsela e non a profittare della mancanza altrui (magari aleatoria). Però possibile, certo.

A presto e grazie ancora,
E.O.