lunedì 23 aprile 2018

L'Uomo dietro il mostro 3 di E. Oltremari

Segue da LUdm2

Sabato 14 Settembre 1974 - Loc. Rabatta, Borgo San Lorenzo.

Prima di intraprendere la disamina del caso in questione è necessario premettere come le evidenze circa il duplice delitto del 1974 risultino manchevoli di precisione e chiarezza già in quegli atti  (In questo caso ci riferiamo ai referti autoptici, agli atti di sopralluogo ed alle successive perizie) che avrebbero dovuto, invero, avere fra i propri requisiti primi di queste due qualità.
Il corpo del vittima maschile, viene ritrovato all’interno della Fiat 127 del padre. È seduto sul sedile di guida, con la testa poggiata sul montante del finestrino ormai in frantumi. Indossa le sole mutande, vistosamente intrise di sangue, e calzini bianchi.
Nonostante alcune imprecisioni presenti in autopsia tra l’esame esterno e la sezione cadaverica, il ragazzo sembrerebbe essere stato attinto da sei colpi di pistola, tutti in regione toracica-addominale sinistra, dei quali, uno solo di questi, presenterebbe il foro di uscita al fianco destro (Dettaglio quest’ultimo non ben chiarito in sede autoptica). Sull’emitorace destro, invece, antero-lateralmente in zona media inferiore, due ferite da taglio sovrapposte tra loro e distanziate di qualche centimetro che non penetrano in profondità.
La ragazza viene ritrovata distesa supina con gambe e braccia divaricate con la testa quasi coperta dal tuo di scappamento della macchina del ragazzo. E’ completamente nuda, un brandello delle sue mutandine viene ritrovato poco distante dal suo corpo, a circa 8 metri dalla ruota anteriore destra. E’ stata attinta da 5 colpi d’arma da fuoco. Tre al fianco destro, una al ginocchio destro (in cui si rinviene anche il foro d’uscita), ed una a quello sinistro. Oltre alle ferite d’arma da fuoco se ne rinvengono altre 96 da punta e da taglio.
Precisamente:
-    una vasta ferita lacero contusa a forma di Y interessa la regione auricolare e temporale destra fino al piano osseo;
-     una, egualmente profonda, localizzata alla regione emimandibolare sinistra e si estende fino a quella mentoniera, interessando anche il labbro;
-    tre ferite a carico della regione latero-cervicale destra, di andamento obliquo, dall’alto verso il basso e da sinistra a destra, infiltrate e con margine inferiore ecchimotico;
-    sei, localizzate medialmente alla mammella destra, superficiali e poco infiltrate;
-    dodici, alla mammella sinistra, quasi tutte infiltrate e penetranti;
-    alcune (purtroppo dato impreciso) hanno interessato lo sterno, trapanando il tavolato osseo e disarticolato l’appendice tifoide, mentre altre sono penetrate nella cavità cardiache ed hanno attinto il parenchima polmonare;
-    alcune (purtroppo dato impreciso) ferite addominali, attingono le visceri (stomaco, fegato, intestino) ma sono meno infiltrate di quelle toraciche prima citate;
-    cinque ferite localizzate in regione sovrapubica e seguono l’inserzione dei peli, disegnando una curva a convessità superiore;
-    due, al margine destro del pube;
-    quindici ferite (sette a sinistra ed otto a destra) interessano le cosce, in corrispondenza della regione antero-mediale, al terzo superiore, sono vicine tra loro, poco profonde e poco infiltrate.
Troviamo poi opportuno segnalare la reputazione di ferite c.d. da difesa agli arti superiori ed alle mani con caratteristiche di vitalità.
Quello che rimarrà, infine, nell’immaginario collettivo di questo delitto, è il tralcio di vite lievemente infilato nella vagina della ragazza che si dipana, sul terreno, fra le sue gambe.

Dai verbali, risulta che sul luogo del delitto siano stati rinvenuti solo cinque bossoli Winchester cal. 22 con la H stampata sul fondello ritrovati a sinistra della vettura (NB: ad un primo sopralluogo i ragazzi vennero giudicati come uccisi da uno stiletto o colpi di cacciavite. Soltanto la sera arrivarono indicazioni dall’Istituto di Medicina Legale di Firenze sulla reale natura di alcune ferite, cioè colpi di pistola. Pertanto quando tornarono sul luogo del delitto per repertari i bossoli la macchina del Gentilcore era già stata spostata); i vetri del finestrino lato guidatore infranto al di fuori dello sportello lato guidatore; le scarpe dei ragazzi sul tappetino del sedile lato passeggero; sotto una pianta di vite distante poco più di tre metri dalla fiancata destra dell’auto, 3 paia di pantaloni (due da uomo ed uno da donna), un foglio di carta da confezione recante l’intestazione di una lavanderia, e la camicia della ragazza ripiegati, tutti, e senza macchie di sangue; un paio di mutande femminili blue strappate e macchiate di sangue (un brandello di queste verrà ritrovate a circa 8 metri dalla macchina); una camicia bianca da uomo tra la pianta di vite e la macchina; il giubbotto del ragazzo fuori dallo sportello del guidatore; un tovagliolo o pezzo di carta macchiato di sangue vicino al cadavere della ragazza; la borsetta della ragazza col suo pullover bianco (entrambi NON macchiati di sangue), a circa 300 mt dal luogo del delitto, gettati fra le sterpaglie di un campo, e rinvenuti a seguito di una segnalazione anonima; il reggiseno della ragazza, rinvenuto ad oltre 50 mt dal luogo in cui era stata ritrovata la borsetta.
Sempre dai verbali, si può notare che vennero individuati due fori sul sedile anteriore sinistro ed una lacerazione da taglio della stoffa; sul sedile destro, totalmente reclinato all’indietro, vengono rinvenute abbondanti tracce ematiche; a circa 20 cm dalla ruota posteriore destra ed esattamente in prossimità dell’apertura dello stesso sportello, una traccia di sangue raggrumato, da cui diparte una striscia di sangue che termina all’altezza della mano sinistra della ragazza.

Il delitto in questione risulta per il nostro lavoro di notevole interesse. Questo, sia per le modalità di esecuzione materiale che per le attività di overkilling sui corpi delle vittime tanto da rendersi utile per abbozzare qualche lineamento di profilazione e per meglio comprendere cosa è accaduto gli anni successivi. Tale importanza si scontra, però, con i dati in nostro possesso che risultano incompleti, poco chiari e, talvolta contraddittori. Pertanto sarà necessario procedere - nel corso del nostro lavoro - ad ipotesi supportate da minor dati empirici rispetto al delitto precedente o a quelli successivi.
Il rinvenimento, tardivo e non sappiamo quindi se veritiero, dei bossoli sul lato sinistro della vettura, farebbero propendere per un’azione di sparo intrapresa dallo sportello lato guidatore. Tale dinamica però mal si concilierebbe con i vetri del finestrino sinistro rinvenuti all’esterno della vettura, e non all’interno, indicando quindi una rottura di questo esercitata da una pressione dall’interno verso l’esterno. A meno che, i colpi non siano stati esplosi a portiera lato guidatore aperta - alquanto inverosimile - e richiusa poi dall’omicida al termine dell’azione delittuosa. Procedendo lungo questa ipotesi, vedremo il Gentilcore colpito da tre colpi in rapida successione al fianco sinistro, tanto che questi si presentano l’uno vicino all’altro e con lo stesso tramite, così da scongiurare una qualsiasi rotazione del corpo. Dunque, il ragazzo non si sarebbe mai mosso durante gli spari, e ciò farebbe propendere quindi per un attacco a sorpresa ad opera del killer. Così facendo il corpo del ragazzo sarebbe rimasto sul sedile dove era stato colpito dai proiettili, non dovendo poi giustificare alcun altro spostamento. Dinamica questa che però stride con le vistose tracce ematiche presenti sulla parte posteriore degli slip del ragazzo, che risultano difatti inzuppi di sangue, tanto da far presupporre che questo fosse stato spostato dal sedile, quello lato passeggero, che come si evince dalle foto, risulta maggiormente macchiato. Rimanendo però su questa linea di pensiero, troviamo sul sedile passeggero, reclinato per l’occasione, la giovane che impaurita dai colpi sparati verso il fidanzato, uno dei quali forse può averla colpita ad un ginocchio, tenta la via di fuga verso l’unica direzione possibile, ovvero il suo sportello. Qui l’omicida deve essere stato più veloce - e drammaticamente lucido - tanto da giungervi prima di lei e porsi da ostacolo tra la ragazza e la via di fuga. Le apre difatti lo sportello e riversa su di lei, tutto il caricatore. La povera ragazza, ancora sul proprio sedile, in un inutile e disperato tentativo di difesa inizia a dimenarsi con braccia e gambe tanto da essere colpita al ginocchio e al fianco destro (Diversamente da quanto descritto in autopsia realizzata dopo giorni dopo la morte della ragazza, al primo processo contro Pietro Pacciani, il Medico Legale, Prof. Maurri, affermerà che i colpi al fianco destro ricevuti dalla Pettini, fossero trapassati in precedenza dall’avambraccio destro della giovane.
Altre fonti, sia su blog che su alcune monografie, riferiscono dei colpi al fianco destro come ferite d’arma bianca. Tale ipotesi sarebbe però scongiurata dalle fotografie eseguite sul corpo della ragazza dove si può ben vedere la natura di queste per assicurarle come prodotte da colpo d’arma da fuoco). Nessuno di questi colpi risulta però idoneo a toglierle la vita o renderla priva di sensi. L’omicida, quindi, si trova di fronte per la prima volta alla condizione di aver finito i proiettili ed aver ancora un corpo da eliminare. Giunge qui alla necessità di dover utilizzare per la prima volta l’arma bianca. Risulta qui straordinaria la forza della ragazza che seppure attinta dai colpi di pistola deve aver dimostrato all’omicida una reazione tale da fargli ritenere necessario avventarsi con ferocia su di lei, tanto da colpirla al volto una volta alla regione temporale destra ed altra in regione mandibolare. La seconda risulta chiaramente una ferita da taglio, inferta alla giovane ancora in vita, dati i segni di vitalità. Probabile che la ragazza abbia iniziato a gridare e l’assassino abbia voluto tapparle la bocca con la propria mano sinistra e cercare di zittirla con la lama prima di affossarla sul sedile e colpirla con forza allo sterno tanto da provocarne la morte.
Resta il dubbio circa la profonda ferita lacero contusa presente sulla regione frontale ed auricolare che non sappiamo se causata, ma difficilmente potrebbe così essere, da un’arma da taglio. Sembrerebbe, invece, realizzate dall’urto con un oggetto contundente, forse l’impugnatura del pugnale, o ancora una parte della carrozzeria in cui può essere stata sbattuta la giovane per farle perdere conoscenza. Presumendo che l’assassino abbia agito frontalmente alla giovane o comunque lievemente dislocato alla destra di questa, risulta strano pensare ad un colpo inferto in quella zona  dalla lama del pugnale che lo avrebbe costretto a “scavallare” la sua stessa mano sinistra andando a colpire oltre il suo polso.

Altra dinamica, forse più corretta, ci permette di collocare l’omicida sempre e solo all’altezza del finestrino lato passeggero che sparando con lo sportello aperto riversa tutti i colpi del caricatore sui ragazzi posti, sul sedile reclinato, l’uno sopra l’altra. Deponendo in tal senso, allora, ipotizziamo così ora - seppur peculiare e piena di incertezze - la dinamica. I due ragazzi, inspiegabilmente data la sera settembrina ed il terreno umidiccio (aveva piovuto le sere precedenti), decidono di spogliarsi fuori dall’auto, ripiegando i vestiti sotto la vite posta a comunque 3 mt dalla vettura. Pasquale, si era già tolto il giubbotto e forse lo aveva poggiato sopra il tettuccio della vettura, altrimenti non si spiega perché gettarlo fuori dal finestrino quando poteva poggiarlo sui sedili posteriori. Come del resto, avrebbero potuto fare con i lori vestiti, senza doverli mettere all’esterno rischiando di bagnarli o rovinarli. Dato il rinvenimento di questi senza macchie di sangue, ci risulta difficile pensare che l’azione di ripiegamento di questi sia stata compiuta dall’omicida, il quale considerato i colpi inferti alla vittima femminile è possibile che si fosse quantomeno sporcato di sangue. È pertanto necessario ipotizzare la dinamica cercando di trovare una razionalità nell’azione dei giovani di uscire dall’abitacolo, spogliarsi a 3 mt dalla macchina (lei di camicia e pantaloni, lui solo dei pantaloni per poi lasciare la camicia a poca distanza da questi rientrando verso la vettura), e fare ritorno scalzi, o con le sole scarpe, dentro l’abitacolo. Riteniamo poi che vicino ai vestiti ci fosse già la borsetta della ragazza con il pullover dentro, entrambi trovati non sporchi di sangue, così anche come il reggiseno della ragazza.
Troviamo, così, i due ragazzi dentro la vettura con indosso solo i loro  indumenti intimi. Qui, reclinano il sedile passeggero, magari a portiera aperta per agevolare i movimenti (pensarla chiusa per coprirsi dal freddo stonerebbe con la loro azione precedente di spogliarsi fuori dall’abitacolo). La ragazza è sdraiata supina, mentre il ragazzo, è sopra di lei. Hanno entrambi le mutande indosso quindi la loro azione sessuale non è - anche qui - completa. Mentre i due giovani sono vicini, inizia l’assalto dell’omicida che spalanca la portiera - anche se dati i colpi al fianco sinistro del ragazzo è possibile che questa già lo fosse - e colpisce il ragazzo sparando in rapida successione tra i cinque ed i sei colpi, uno dei quali si infrange contro il finestrino lato guidatore infrangendolo. Il giovane non si accorge dell’attacco ed i colpi sparatogli in rapida successione lo ruotano sul fianco destro facendolo, presumibilmente, ricadere più vicino al sedile del guidatore in posizione fetale. Lo sparatore rivolge, quindi, l’arma contro la ragazza che, terrorizzata, inizia a dimenarsi e tenta la fuga verso l’unica direzione a lei possibile che, purtroppo, è quella dove provengono gli spari. È lì che forse l’assassino la colpisce al volto - magari col calcio della pistola (?) - provocandole la ferita nella zona temporale destra. La giovane viene così spinta sul sedile da cui aveva provato ad alzarsi e da lì, purtroppo, non si muoverà più perché l’assassino le spara tutti i colpi rimasti nel caricatore, ma è - anche qui - impacciato, impulsivo, distratto, frenetico. I colpi non la uccidono - presenta ancora indici di vitalità - allora l’omicida abbandona la pistola ed impugna il coltello che riverbera con forza sul corpo della giovane colpendola allo sterno e provocandone, lì, la morte (Elementi che fanno dedurre che i colpi d’arma bianca che ne hanno provocato la morte siano stati inferti mentre era sul sedile si riscontrano nelle evidenti e copiose macchie ematiche presenti sul sedile della giovane e la mancanza di ipostasi.)

Segue...

14 commenti:

Omar Quatar ha detto...

Non ho capito se l'articolo su rabatta è finito o ci sarà un seguito, come mi auguro. Comunque pongo già tre domande.
Possiamo azzardare una valutazione del numero dei colpi sparati?
Possiamo ipotizzare un'interazione tra assassino e vittime prima della soluzione violenta dell'agguato?
Il ritrovamento del reggipetto è attestato in atti ufficiali? in che direzione rispetto alla borsetta col maglione?

Grazie

Flanz ha detto...

Ciao Omar, alle tue domande risponderà il prof. Oltremari, colgo l'occasione per segnalare che ho corretto il post poichè la precedente versione conteneva un errore dovuto ad un incauto copia/incolla. Me ne scuso con l'autore ed i lettori.

Enea Oltremari ha detto...

Salve Omar,
In ordine:
- ci sarà un seguito. Per questa prima parte de "l'Uomo dietro il mostro" avremo un approfondimento per delitto diviso in due parti. La successiva rispetto alla presente, dove verrà detto anche circa anche le domande che poi hai posto, sarà pubblicata il 7 Maggio p.v.
Comunque, anticipandomi brevemente:
- se per interazione intende la possibilità, come suggerita da alcuni, che l'omicida abbia "giocato" con le vittime tenendole sotto tiro e magari facendole spogliare e facendoli porre i loro indumenti distanti dalla macchina, oserei dire che tale ricostruzione striderebbe con la linearità dei colpi poi inflitti alla vittima maschile. Nel senso, se ipotizziamo che abbia interagito con loro allora tale interazione si è spinta fino a farli porre uno sopra l'altro sul sedile passeggero in una sorta di mimica dell'atto sessuale. Difficile.
- per i colpi sparati la difficoltà nella ricostruzione di questi consta nel fatto che E.E. ed AUT. svolta sul ragazzo differiscono. In ogni caso, sommariamente (per il dettaglio rimandiamo alla seconda parte come accennavo), il ragazzo sembrerebbe essere stato attinto da 6 colpi d'arma da fuoco, mentre la ragazza da 5. Per complessivi 11 colpi. Se preferisce, mi scriva all'indirizzo mail e saprò indicarle con piacere il punto preciso di questi.
- circa invece il reggiseno, non ritrovato in sede di primo sopralluogo, il caso è forse ancor più spinoso, come vedremo. Altri autori hanno ipotizzato circa la posizione di questo, o meglio, la direzione non meglio specificata in atti ufficiali e pertanto valevole ora solo di supposizioni non utili al nostro lavoro.

Grazie ed a presto

E.O.


Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Salve. Complimenti per il lavoro. Da anni la questione dei vestiti è per me un rompicapo senza senso apparente. Espongo una idea ma vedo che è già stata presa in considerazione nei commenti.
I ragazzi sono fuori dall'auto e stanno parlando, forse Claudio mostra i pantaloni della tintoria alla ragazza, magari discutono di quano li indosserà o del colore o di qualche macchia. Sopraggiunge l'assassino che, armato, li minaccia e gli ordina di togliersi i vestiti (ma non le scarpe che verranno trovate dentro l'auto). Li fa tornare all'auto per mettere in scena una sua fantasia. Fa abbassare il seggiolino passeggero e li fa sdraiare sopra a mimare un rapporto. Per questo tiene lo sportello aperto, in modo da, oltre che guardarli, tenerli sotto tiro. Ricostruito il suo personale teatrino, l'assassino spara. Ecco il perché dei colpi sul lato sinistro di Claudio e il finestrino sfondato dall'interno. Perché "difficile"? Per la psicologia del killer? Ma abbiamo visto che ha dei cambiamenti. Qui "gioca" col corpo della ragazza mentre nei successivi si limita all'escissione.

Omar Quatar ha detto...

magari perde la calma perché i ragazzi si rifiutano di andare fino in fondo nella simulazione. naturalmente questa ricostruzione (altamente ipotetica) dipende anche dall'esattezza dell'ipotesi di Zuntini che i colpi fossero stati sparati dal lato dx dell'auto nonostante i bossoli si trovino a sn. Ma possibile che il perito balistico non abbia controllato i tramiti dei proiettili che colpirono i sedili? In tal caso sarebbe più che altro un perito ballistico (ehmmm). Però mi sovviene che (forse) scrisse Fiocchi anziché Winchester anni prima; e che altri periti si astennero, nel 1985, dal reperire i proiettili presumibilmente presenti nel piumone all'interno della tenda.
Ovviamente, quanto più i rilievi sono superficiali tanto più è difficile farsi un'idea precisa.
Comunque attendo con impazienza di conoscere la versione del Dott. Oltremari.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Eh, infatti, Omar... l'idea che perdesse la calma era proprio quella che mi ero fatto. Per il resto sottoscrivo tutto il tuo ragionamento. Grazie.

Enea Oltremari ha detto...

Salve Giuseppe e grazie sia per il commento che per i complimenti.
Anche a me la questione dei vestiti ha sempre portato dubbi ed incertezze perché davvero, non riesco a spiegarmi - se non in comportamenti che personalmente troverei scomodissimi - il perché della scelta di spogliarsi fuori dall'auto e poi rientrarvi per consumare il rapporto. Ritengo difficile la condizione per cui sia l'omicida ad inscenare il "teatrino" sia a livello pratico che criminologico avendo noi la (s)fortuna di poter dibattere conoscendo già gli avvenimenti futuri al 1974.
L'omicida mostra sì interessi a modificare la scena del crimine o comunque a ricomporla in base ad un suo disegno, ma ciò sempre e soltanto dopo l'uccisione dei ragazzi. L'evento morte si presenta come condizione per le attività successive che l'omicida vuole raggiungere nel minor tempo possibile. Basti pensare ai punti vitali a cui mira nei delitti successivi o alla freddezza ed ordini mostrati nel 1968 (sempre che la mano sia la stessa).
Il disordine, quindi, dell'azione del 1974 credo quindi sia più riconducibile (oltre ad una possibile conoscenza anche solo indiretta della coppia o di uno di essi) ad una errata percezione della scena e della distanza tra lui ed i giovani i quali, magari, avevano già loro lasciato aperto lo sportello per favorire il rapporto. Diversamente, questo poteva essere chiuso ed aperto "di sorpresa" prima di riversare i colpi sul ragazzo che si volta lievemente verso lo sparatore per poi ruotare su se stesso. Condizione poi che non si verificherà più nei delitti a venire.
Possibile che invece, i due ragazzi, avessero magari tipo una coperta (come venne poi ritrovata all'interno dell'auto nel delitto del Giugno dell'81), per stendersi fuori dall'auto e poi magari denudatosi pian piano decidono di rientrare nella vettura per compiere l'atto perché magari più riparati. Coperta poi, ovviamente, portata via dall'omicida. Ricordiamo che la macchina in questione non era del ragazzo ma del padre, e quindi Pasquale poteva essersi munito del necessario (venne rinvenuto anche un cuscino nell'auto se non erro) per poter stare sia dentro che fuori per ricreare una condizione di maggior serenità alla ragazza che come sappiamo era restia a concedersi.
Se fosse stato, come suggerisci, l'omicida ad obbligarli ad agire così mi chiedo perché abbia avuto l'accortezza di farli rimettere le scarpe per percorrere pochi metri.
Sempre per questa cosa delle scarpe - mi anticipo brevemente sulla prossima uscita - nel caso i ragazzi fossero stati fuori dall'auto, in quel terreno che - già dalle foto - non si presenta come un ameno pratino invitante alla distesa, perché spogliarsi del tutto, togliendosi le scarpe, per poggiarmi poi comunque sul terreno umido, per poi rimettermele e fare pochi metri. Ormai a piedi nudi c'erano stati. Se invece avessero avuto un qualcosa su cui poggiarsi, magari sedersi o sdraiarsi, allora sì che tornerebbe col rimettersi le scarpe ed andare in macchina in quanto prima avevano potuto denudarsi senza toccare il terreno.

In conclusione, non credo che qui giochi col corpo della giovane. Compie la stessa cosa che avrebbe poi fatto gli anni successivi, solo in una forma "embrionale". Ma per questo non mi anticipo su quello che saranno poi i futuri capitoli.

Ancora grazie per l'attenzione e spero di aver risposto ai tuoi quesiti.

E.O.

Enea Oltremari ha detto...

Ancora salve Omar,
Purtroppo qui nel 1974 ci scontriamo con la mancanza di certezza di quei dati che invece avrebbero dovuto averla come prima qualità.
La superficialità dei rilievi ci obbliga ad agire più per ipotesi rispetto al necessario e all'utile.

E.O.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Una ultima domanda per il prof. Oltremari. Nel testo si parla "di un foglio di carta da confezione recante l’intestazione di una lavanderia". Ma si intende che i pantaloni erano (o erano stati) impacchettati? Oppure si tratta di uno scontrino?
Grazie.

Enea Oltremari ha detto...

Sì Giuseppe, i pantaloni erano stati (perché ne vengono ritrovati fuori) impacchettati all'interno di una confezione non grande come una sacca ma comunque abbastanza da contenere più indumenti.

A presto,

E.O.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Grazie delle gentilissime ed esaustive precisazioni!

Daniela Rasera ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniela Rasera ha detto...

Gentile Prof.Oltremari non capisco il motivo per cui i pantaloni sono posti all'esterno sia nell'ipotesi che sia stato fatto da parte delle vittime sia da parte dell'assassino . Inizialmente ho pensato che per motivi di spazio e praticità fossero stati appoggiati dal ragazzo magari sopra la carta della lavanderia per non bagnarli. Fuori l'erba infatti era ancora umida e Stefania non mi sembra il tipo da mettere indumenti per terra, una ragazza curata , bella e penso ordinata .Da parte dell'omicida direi non ipotizzabile la questione, e l'inscenare una qualche coreografia con le vittime ancora vive mi sembra a mia modesta opinione fuori dai suoi schemi .
E qui le faccio la domanda : è una persona che non sa rapportarsi con i vivi?

Enea Oltremari ha detto...

Buonasera Daniela,
Anche io ritengo difficilmente plausibili la condizione dell'omicida che "diriga" i giovani prima dell'atto omicidiario in comportamenti come spogliarli, farli avvicinare, inscenare un atto sessuale ecc.

Non ritengo che l'omicida sia una persona che non sappia rapportarsi coi vivi. Anzi, credo che fra questi riesca a viverci quotidianamente con facilità senza destare sospetti.
Da quel che la dinamica suggerisce, non credo che all'omicida interessi proprio rapportarsi con le vittime. L'atto omicidiario è freddo, preciso, necessario. La sua non è una relazione con le persone, ma si sostanzia ed esaurisce nella condizione in cui si trova quando uccide.
Sembrano quasi un mezzo verso un fine. Corpi necessari ad uno scopo.

E.O.