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martedì 3 novembre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 5 marzo 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte

Avvocato Filastò: Interrogatorio di Mario Vanni, reso ai Carabinieri, sì, alla Legione Territoriale dei Carabinieri di San Casciano Val di Pesa: "Immediatamente dopo il ritorno dal viaggio di nozze" - dice Mario - "fra me e mia moglie di manifestò una forte incompatibilità di carattere." Figuriamoci se lui dice "incompatibilità di carattere", ma insomma, voleva dire tutt'altra cosa, ma poi venne fuori cosa voleva dire. "Peraltro la donna è poco dedita al lavoro e non si applica nelle faccende domestiche." Verissimo, lo sappiamo, ce l'ha detto un testimone qui: che è lui che fa le faccende in casa e da mangiare. "A nulla sono valsi i richiami che più volte le ho fatto, anzi, reagiva offendendo me e mia madre" Perché? Perché questi due stanno in casa insieme alla mamma di Vanni. Vero?
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Che poi è morta.
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Ma stavano insieme. E questo non facilita le cose, ovviamente. I dissapori si acuiscono, quando in casa c'è anche la suocera. "In questi ultimi giorni è divenuta insopportabile, per cui talvolta sono stato costretto a cercare di emendarla dandole qualche schiaffo." E lo ammette lui di avergli rifilato un paio di ceffoni, o quattro anche. "Non è vero che minacciai di colpirla con un coltello", dice. E poi chiarisce: "È notorio che il suo stato psichico è anormale." Dice Mario Vanni. "Per questo motivo, circa un mese addietro, avevo preso accordo con medico curante, dottor Zerini Ferdinando, per sottoporla a una visita specialistica" - nove mesi dopo siamo, a nove mesi dal matrimonio - "ma tanto lei che i suoi familiari si rifiutarono. " E poi dice: "Sono disposto a qualsiasi sacrificio pur di tornare a essere solo con mia madre." Poi c'è il mandato di cattura, lo mettono dentro. La Landozzi viene interrogata il 9 di dicembre e dice: "Mio marito m'ha percosso." Percosso come? Perché poi, vedete, il processo: c'è i maltrattamenti, ma non c'è mica le lesioni; il Presidente si rammenta. Anche se fossero state lesioni a querela di parte, la connessione, all'epoca, con il reato perseguibile di ufficio portava anche quella contestazione. Lesioni non ce n'è. Non c'è nessuna lesione. "Purtroppo è andata sempre di male in peggio. Mi percuote, mi ha cacciata fuori di casa. Mi sono dovuta ricoverare, come vede, presso la famiglia Zecchi, perché lui mi ha minacciato con un coltello. Tutti sulle mie scale possono testimoniare quali e quanti maltrattamenti continui io subisca...", eccetera. Va bene. Si arriva al giorno 17 del mese di settembre. Il processo è fissato per il giorno 6 ottobre 1964. E il giorno 6 ottobre 1964 si fa il processo. Che tempi felici, Presidente, ma che bei tempi, eh. Nel '64, il rapporto dei Carabinieri è del marzo del '64, il giorno 6 ottobre '64 si fa il processo; e si fa il processo subito e c'è subito la sentenza. Voglio dire, pensate a quel che sta succedendo ora al Tribunale di Firenze, sembra di sognare, sembra. Si fa il processo. Però qui siamo un po' prima, siamo a settembre, siamo a meno di un mese dopo. Il carabiniere chiama - il Niccolai - chiama il Vanni e lo interroga e gli dice: "Si può sapere perché sua moglie, che è uscita da poco dalla maternità, si trova fuori casa?" Il 30 aprile '64 era nata la bambina, quella spastica, chiamata Maria Annunziata. "Sa dirmi chi e perché sua moglie venne ricoverata a Villa Speranza?" Che è una specie di clinica, non so cos'era Villa Speranza.
Mario Vanni: Come?
Avvocato Filastò: Va be', Vanni, sua moglie venne ricoverata a Villa Speranza dopo il parto, non tornò a casa.
Mario Vanni: No.
Avvocato Filastò: "Tale ricovero" - dice Vanni - "avvenne su mia richiesta, per evitare che mia moglie, Landozzi Luisa, tornasse in casa mia prima della celebrazione del processo a mio carico fissato per il 6 ottobre 1964." Guardate guest'uomo com'è rispettoso anche della legge. Lui sa che, a un certo punto, c'è del malanimo fra, insomma: 'a un tratto, voglio dire, mi hai mandato anche sotto processo, mi riprendesse cinque minuti.... Meglio che stia lontano'. Paga. E la tiene alla larga da casa. "In merito al ricovero tengo a fare presente che ora mia moglie si trova presso la Pia Casa di Lavoro in via Malcontenti di Firenze, per il cui soggiorno ho pagato circa mille lire al giorno, come posso dimostrare da documenti in mio possesso." "Poiché risulta a questo Comando" - dice il Comando dei Carabinieri - "che sua moglie vuole tornare a casa e che lei non ce la vuole, si invita a precisarne i motivi." Risponde lui: "Non intendo riprendere in casa mia la Landozzi Maria, mia moglie, perché non è normale." Domanda: "E se, ciò nonostante," - gli chiede il carabiniere - "sua moglie tornasse ugualmente a casa, cosa intenderebbe fare lei?" Risposta di Mario Vanni: "Lei è padrona di tornare quando come vuole. Ma è certo che io non le consentirò mai di avvicinarsi a me, sebbene sia disposto a non molestarla ed a procurarle il necessario per vivere." Ma in che consistevano... E, va be', cosi dice lui e così fa. Per 30 anni almeno, 34...
Mario Vanni: 34.
Avvocato Filastò: ...mai più niente. In casa la moglie, lui c'ha da fare, fa le faccende, la tira su di terra quando ha le crisi epilettiche, la cura, fa venire il medico quando è necessario, si attacca al muro della cucina - gli ho detto di portarmelo - la foto della bambina, morta dopo cinque anni, la va a trovare al cimitero, la Nunziatina morta, e né Carabinieri, né vicini di casa, né nessuno sentono più parlare di questi coniugi. Non gli fa mancare nulla alla Landozzi.
Mario Vanni: No.
Avvocato Filastò: E fra i due c'è un rapporto umano. Sono stato in questa casa fra di loro, li ho visti insieme. Oddio, l'è un po' uggiosa la su' moglie, Vanni.
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Diciamo la verità. Non fa che parlare in continuazione, affabulatrice. Però, insomma, meglio lì che in un ospedale psichiatrico, vero Vanni?
Mario Vanni: Eh.
Avvocato Filastò: Eh?
Mario Vanni: Sì, la dice bene.
Avvocato Filastò: Meglio lì, vero?
Mario Vanni: Eh.
Avvocato Filastò: Eh, va be'. E la sentenza. La sentenza chiarisce. Perché vengono sentiti anche dei testimoni. E chiarisce qual è il motivo del dissente dissapore, diciamo così. Siamo nei mesi immediatamente successivi al viaggio di nozze. Durante il viaggio di nozze avete concepito questa bambina, che nasce nove mesi dopo.
Mario Vanni: Sì.
Avvocato Filastò: Da quel momento questa donna: la saracinesca. Non lo fa mica apposta? Poera donna, è malata, l'è di fori. È di fuori come un terrazzo, per usare un'espressione volgare. È epilettica, non gli va. E lui che ne sa?
Mario Vanni: Io un ne sapevo nulla.
Avvocato Filastò: O bravo Mario. Lei non ne sapeva nulla.
Mario Vanni: Nulla. Rimasi così, ingannato.
Avvocato Filastò: È rimasto ingannato, è rimasto. E c'è rimasto male, poveruomo, perché l'ha presa come disprezzo nei suoi riguardi, come rifiuto. È per questo che reagisce e lo dice al dibattimento del processo, riportato nella sentenza. "La Landozzi non soltanto opponeva costantemente il rifiuto" - a che cosa? Al coito, ovviamente -"ma spesso reagiva con parole e atteggiamenti che egli credeva ingiuriosi, fino a che la discussione degenerava e più spesso in violenze verbali e materiali e il Vanni ammetteva anche di aver trasceso talvolta nella eccitazione del momento." E si capisce. Insomma, si capisce... Voglio dire, non siamo mica negli alti quartieri, siamo in una casetta di San Casciano Val di Pesa, questo fa il postino, questa donna... E siamo tornati da due giorni dal viaggio di nozze. E insomma, lui quanti anni aveva? 34 anni. E perbacco! E insomma, e lui vuole, desidera, e questa: no. "Tali affermazioni dell'imputato" - dice il Tribunale, Presidente Caccavaie, Bagnoli Luigi Giudice, Menna Alessandro altro Giudice - "hanno trovato riscontro nelle deposizioni dei testi Maggini Mario e Sodini Roberto", che erano due vicini di casa mi immagino, no?
Mario Vanni: Sì. . .
Avvocato Filastò: "Del resto anche il maresciallo" - il denunciante - "ha ricordato come il Vanni si fosse lamentato con lui del comportamento della moglie...", eccetera, eccetera. E così via. E l'assolvono con la motivazione che, per insufficienza di prove; motivazione che si accentra sul dolo ma non solo. Perché a un certo punto dice: "Come minimo, l'elemento psicologico si sostanzia...", eccetera. Però, rileggendola, si vede che l'elemento di mancanza di prova riguarda in particolare tutta, tutta, tutta la situazione. E questo cos'è diventato in questo processo? Il lancio dalle scale della moglie, al punto da provocare quella situazione per cui la bambina nasce spastica. Ma come mai non è venuto stamani?
 (voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Peccato, peccato. Non solo non c'è il lancio dalle scale, ma non c'è nemmeno nessuna lesione. E questo lancio dalle scale, probabilmente, è un'invenzione nata dalla lettura, così, non diligente della carta processuale in cui si dice: "Quando si finisce, sulle mie scale?" Uno legge rapidamente, il giovane avvocato c'ha questa sua sicurezza di tratto, legge: "finisce sulle scale", eccola là, l'ha buttata giù dalle scale. E il Pubblico Ministero poi viene qui e dice anche lui che la bambina, probabilmente, è nata in quel modo per via dei maltrattamenti e delle lesioni. E poi mi pare anche lui ne ha parlato di questo lancio dalle scale. Io non sono riuscito a ritrovarlo e tutto, però ne ha parlato anche lui, mi pare. 

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