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mercoledì 14 ottobre 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 4 marzo 1998 - Quindicesima parte

Segue dalla quattrodicesima parte.

Avvocato Mazzeo: Se voi andate a guardare, acquisiti agli atti, Signori, il verbale del 9 febbraio, dice: "No, io ho visto sparare, ho visto; io ho visto tutto." Quante volte lo ha detto e rideva anche. Qualcuno lo ha richiamato dice: 'Guardi, non c'è niente da dire, lo sa?' Dice: "Scappano quando vedono Pacciani inseguire sparando il ragazzo e Vanni entrare nella tenda." Versione numero 3, 9 febbraio 7 96: "Scappò via insieme al Lotti.” Poi dice: "No, Lotti rimase a guardare e lui lo aspettò davanti all'auto, vicino alla strada, per una mezz 'ora.” E insiste, glielo hanno chiesto diverse volte: "Ma è sicuro?" "Sì, sì, una mezz'ora.” Volume II, pagina 48-49 dell'esame dibattimentale. Poi: "Sentì sparare due colpi” - attenzione al due, eh, noi sappiamo ne furono sparati nove, tutto il caricatore - "sentì, sentì" - udire -"sparare due colpi." Volume II, pagina 47. E qui, una riflessione ci vuole. Siccome lui, poi vi dirà - e ve lo dico io — che sentì distintamente, molto distintamente il sinistro rumore che faceva lo strappo della tenda, con il coltello. Lo descrive in due modi diversi, ma insomma, lui c'ha un udito molto raffinato. Perché insomma, che è a una certa distanza, ha sempre detto, lui, che era a una certa distanza, come minimo, se non addirittura vicino alla macchina per una mezz'ora; però ha sentito questo sinistro rumore. E perché sente questo sinistro rumore? E poi sente solo due colpi di pistola, e non nove? Cosa è più forte? Il sinistro rumore del coltello che strappa la tenda, oppure i colpi di pistola? Colpi di pistola ne ha sentiti sparare due. Volume II, pagina 47. Poi dice: "Sentii grida di donna provenire da dentro la tenda." Questo lo dichiara nel verbale del 9 febbraio del '96. Però qui, nel Volume II, a pagina 41 dice, nella stessa pagina: "No, non sentii nulla." Poi dice: "Non ne sono sicuro." Quindi ha detto tutte e tre le cose: "Sentii", "Non sentii", "Non sono sicuro". Poi: vidi Vanni entrare nella tenda dall'apertura che vi aveva praticato. Verbale 9 febbraio '96: "Non lo vidi entrare." Volume II, pagina 38: non sa se Vanni andò nella tenda o dietro la tenda. Volume IV, pagina 21, qui. Poi dice, insiste: "Si sentì due spari appena ci fermammo per fare pipì." Volume II, pagina 63. Poi dice: "Vide il coltello?" "No, non vidi il coltello, ma sentii il rumore che faceva brrr." È trascritto così: b-r-r-r, così. Volume II, pagina 37. Però nel volume II a pagina 56, dice: "E poi si sentì fare zumm! come strappo, no, la tenda!" Vabbè, lasciamo perdere: brrr, zumm. Però, perché mai sente due colpi di pistola, se è così preciso e attento nel sentire lo strappo nella tenda? Oh, Signori della Corte! Poi: "Si guardò la coppia nella tenda fare all'amore anche all'andata, nel pomeriggio di quella domenica." Volume IV, pagina 7. Però, il 18 aprile del '96, aveva dichiarato: "Della domenica prima dell'omicidio, che eravamo stati e avevamo visto la coppia fare all'amore." Che, poi, le circostanze, spazio-temporali di questo vedere la coppia fare all'amore, io rimando alla lettura del verbale di questa udienza. Anche questo è assolutamente inverosimile: "Noi ci avvicinammo vicino all'apertura principale della tenda e stemmo lì a guardare questi due disgraziati.” Qualcuno gli fa notare: "Ma scusi, ma come è di pomeriggio, sole... non vi hanno visto." "No, no, eh", risposta proprio. Dice: "Ma loro erano impegnati a fare l'amore, figurati se guardavano noi!" Vanni gli disse che Pacciani aveva una pistola. No, non glielo disse. Volume IV, pagina 14. Poi parla di Vicchio e dice: "A Vicchio ci andò con il Lotti, prima", poi dice: "No, dopo l'omicidio," Volume III, pagina 54. Qui mi ero segnato "leggere", non lo leggo; leggetelo voi. Sul movente, però, è interessante. Volume I, pagina 62 e 69, testuale: "L'avrebbero ammazzati, perché la ragazza..." Ah, sta parlando di Vicchio. Questo è l'unico caso, forse, in cui Pucci dice la stessa cosa che dice il Lotti. Cioè, dice una cosa di una assoluta inverosimiglianza, ma addirittura è una cosa che offende anche le vittime. Ecco, sì. Oltre ad offendere l'intelligenza, la sensibilità ed il cuore di chi deve ascoltarlo. Ed io non voglio fare più ironie, come ieri, i commenti giornalistici, una volta tanto appropriati sui "Casanova con la panza rasoterra." Sapete che dice? "L'avrebbero ammazzata, perché la ragazza non voleva fare l'amore con loro." Mah, cosa ci tocca sentire? "Andavano a Vicchio a trovarla, ma lei non cedeva alle loro proposte e per questo la volevano ammazzare." Qualche amenità, invece va... amenità si fa per dire, eh. Qualche tragica precisazione, per così dire, di questo cosiddetto testimone. "Lui è venuto, si è presentato, si è sottoposto alla fila incrociata delle domande." E che vuol dire che sia venuto e che si sia presentato? Bisogna vedere cosa ha detto. E dice, ad un certo punto, il Pucci - anzi è ricorrente questa cosa - proprio durante l'esame, continuamente fa riferimento, ma dice: "Ma nel foglio icché c'è scritto?” Nel foglio sarebbe - si capisce - le precedenti dichiarazioni rese alla Polizia Giudiziaria o al Pubblico Ministero prima del dibattimento, e lui è un continuo dire: "Ma nel foglio, ma che c'è mica scritto così?” "No", dice il Pubblico Ministero. "No, no", dice Pucci. Pagina 52, fascicolo 31, udienza 6 ottobre '97. Sapete che dice? "No, lo voglio sapere icchè c'è scritto nel foglio. Lo voglio sapere, perché voi scrivete un monte di robe ; io non me lo ricordo." Ed insiste. Giustamente il Pubblico Ministero gli fa notare: "No, ma lei non si deve ricordare cosa c'è scritto qui, capito signor Pucci? Lei si deve ricordare se questi discorsi li ha fatti e se sono veri?" "Ma io non me lo ricordo." Poi ci torniamo eh, su questo 'non me lo ricordo'. "Però vede se non se lo ricorda ora, è un fatto" -dice il Pubblico Ministero - "se non se lo ricordava nemmeno prima, è un altro." E sapete che risponde il Pucci? "Non me ne ricordavo nemmeno prima, sicché..." "Non me ne ricordavo nemmeno prima" - pagina 53 -"sicché..." 'Ora che vuole? È da tanto tempo, chi se ne ricorda? Bah!' "Non me ne ricordavo nemmeno prima." E, nel frattempo, interviene il callido assassino che dice: "Sono innocente, io non ho fatto nulla, non sono stati boni di trovare il 'mostro'." Ed insiste il Pucci, lo dice Vanni che non sono stati buoni di trovare il "mostro", Signor Giudice a latere. "Ma allora la mi legga”- insiste il Pucci anche con il Presidente - "la mi legga, perché io non me ne ricordo, mica." "Presidente" - interviene il Pubblico Ministero -"parli piano, per cortesia. Abbia pazienza, sennò." Dice: "Con lui va parlato piano." Il Presidente se n'è accorto. "Non me lo posso ricordare." Il Presidente: "Vede che ha difficoltà, poi, a rendersi conto di tutto." No ed insiste, insiste il Pucci. "No, vu mi fate dire le cose che un le stanno bene, eh, abbia pazienza. Va bene, ma io non mi ricordo nemmeno icchè mangiai ieri sera. La si figuri se mi ricordo dell'anno scorso!" E può bastare. Ma quello che non basta è un'altra cosa. Sapete Signori della Corte - ve li do se volete risparmiarvi la fatica - quanti "non mi ricordo" ho rilevato nella deposizione, cosiddetta testimoniale, del Pucci? Quanti "non ricordo", sapete quanti? 123. 123, non uno, due, tre, tredici o ventitré: 123. Lo dico per i Signori Giudici popolari, esiste un reato che si chiama testimonianza falsa o reticente. Chi è reticente? È chi risponde, ma molto meno di 123 volte "non mi ricordo". In un unico contesto: 123, Signori della Corte. Ed il pubblico Ministero, sapete come lo definisce questo testimone nella sua esposizione conclusiva? Testuale: "Lucido, lucidissimo, attentissimo nel controesame; noi abbiamo nei suoi confronti un debito totale di credibilità." Qui cascano le bra. . . ma cosa ci può essere di enorme, di altrettanto enorme? L'invocazione di Marco Antonio davanti alla bara di Giulio Cesare? "oh, giudizio, ti sei rifugiato presso bestie brute e gli uomini hanno perso la ragione." 123 "non ricordo." Non mi risulta che si stia procedendo per testimonianza reticente contro quest'uomo. "Abbiamo nei suoi confronti un debito totale di credibilità." "Debito totale di credibilità", uè, ma non siamo mica al mercato, eh. Qui, non si tratta di presentare col dolus bonus, come bella una merce che è scadente. Qui si ragiona sulla carne viva delle persone. 123 "non ricordo", 123. Debito totale di credibilità. A voi, il giudizio. E, adesso, mi avvio alla conclusione con qualche breve notazione essenziale, fondata sugli atti, che si riferisce al movente. Come ha illustrato il Pubblico Ministero e come illustravo brevemente prima, la Giurisprudenza, ritiene che il movente non debba essere necessariamente un elemento decisivo, da prendere in considerazione ai fini del giudizio. Perché il Diritto si occupa dei comportamenti esteriori delle persone; per cui se si raggiunge altrimenti la prova che Tizio ha fatto questo, che questo è un reato, io posso arrivare a condannare Tizio senza lambiccarmi il cervello sul movente. Però, dice anche la Giurisprudenza costante: "La causale o movente" - va bene - "assume rilievo anche decisivo ai fini della individuazione dell'autore del reato; allorché si tratti di un processo indiziario, potendo essa, in tal caso, costituire oltre che di per sé un grave indizio" -di per sé, un momento, un grave indizio -"l'elemento catalizzatore e il filo logico per il coordinamento degli altri elementi positivi di responsabilità, o di colpevolezza emersi a carico dell'imputato; così da attribuire al complesso degli stessi, la necessaria" - la necessaria -"sicura univocità." Guardate che bel linguaggio anche quello giuridico, a volte. Somiglia un po' alla matematica. Il tentativo sofferto, doloroso, doloroso, del Giudice di fronte a gualche cosa che è immensamente più grande di lui: la giustizia; di cui la legge è solo l'ombra. Ma noi sappiamo che dobbiamo stare sotto l'ombra della giustizia, dobbiamo stare dentro la legge. Almeno questo possiamo farlo. E questa è Cassazione 17 maggio dell'83, Pardea: "Che comunque trova una serie di conferme, in ordine cioè, alla necessità del movente che diventa, a volte di per sé, specie nei processi indiziari, elemento necessario, indiziante." Cassazione 7 febbraio '96 - '96, questa è recente - numero 1428, Riggio: "In relazione all'affermata necessità di accertamento della causale." In guesto stesso senso, Cassazione 21 aprile del '94, numero 4589. Quindi, il movente. Si è illustrato prima come la pensa il Pubblico... come la pensa l'inquirente, ecco, in ordine al movente in questa vicenda. Non c'è la mano unica, non si tratta del serial-killer del "mostro", che poi non ha spiegato che cosa sarebbe questo "mostro", però dal tono e dal linguaggio che ha adoperato sembrerebbe che, chissà perché, nel linguaggio comune il "mostro" dovrebbe essere una specie di super io, super... di extra-terrestre. No, no. Cioè, è una figura disgraziatamente presente, presentissima nella nostra vita civile, nelle società civili è studiatissima - tra l'altro - perché ha delle costanti anche di comportamento. Comunque, dice: "No, non sono 'mostri', sono campagnoli, uomini normali con delle perversioni." Già questo ci fa addentrare ulteriormente in questa cosa. Perché nella memoria - per esempio scritta - del Pubblico Ministero del 23 dicembre del '97, quando egli insisteva perché fossero negati gli arresti domiciliari a Vanni, egli lo ha continuato a definire "personalità sadica". Ma, qui si dice delle cose. . . "Le parole sono frecce", dice la Bibbia, no? Le parole sono pistole cariche nei processi. Dico "personalità sadica" è una cosa ben precisa; non è che uno può dire "perverso, personalità sadica", e si rimane sempre, così, nel vaqo. No, eh. "Delitti" - li definisce nella sua esposizione finale - "delitti a sfondo sessuale." E siamo sempre nel vago. Però "personalità sadica" è un concetto molto preciso, molto preciso. Anche se non viene sviluppato dal Pubblico Ministero è un concetto scientifico, addirittura eh. "Personalità sadica", in questo caso - con riferimento agli esiti delle perizie medico-legali - è personalità sadica feticistica. E, però, siccome si diffonde, il Pubblico Ministero - sempre a proposito del movente - ha parlare degli indizi, secondo lui - ancora una volta quest'uso così improprio, così contro la legge della parola indizio - della personalità sadica del Vanni, io li ho elencati. Gli indizi, che secondo il Pubblico Ministero, sarebbero sintomatici di un concetto - come quello che poi illustrerò - di personalità sadica del Vanni, tale da renderlo verosimilmente capace di compiere le cose che vediamo, che abbiamo visto, che sono agli atti, sono: il possesso di falli di plastica, la preferenza per il rapporto anale, l'aver percosso la moglie in una circostanza, la frequentazione abituale di prostitute. Poi, ho sentito parlare di una stanza, di uno che apre una porta, un mago con un mantello rosso, non mi ricordo, non lo dico. C'è nella requisitoria del Pubblico Ministero, c'è però quest'altra. Ma, io, ancora una volta vi dico: Signori, questi non sono indizi. Queste sono suggestioni. La suggestione che fece vedere, nei Giudici di Milano della peste del 16 30, in quei signori intravisti da qualcuno - falsamente - a spalmare qualcosa di non meglio identificato sui muri, li ha fatti vedere come i propagatori della peste. E poi, non sapevano ancora che la peste, comunque sia, non si propaga così. Queste sono suggestioni. Si vuole, si vuole trovare, si vuole far entrare un quadro in una cornice prefabbricata e il quadro è o troppo corto o è troppo grosso; dei pezzi devono rimanere fuori: dei pezzi di verità devono rimanere fuori. Ma, insomma, che cos'è un assassino sadicosessuale? Perché - secondo la mia modestissima opinione - il Pubblico Ministero è come se avesse voluto paragonare con questi elementi raccolti, con questo frugare impudico nella vita privata di un essere umano - il processo è dolore, eh, si diceva; il processo è già la pena. Te sei, comunque, fregato quando ti fanno un processo - questo frugare impudico, questo immergere le mani in questi particolari e poi, come in uno specchio deformante allargarli o restringerli, secondo le proprie necessità investigative, è come se avesse voluto paragonare un topolino ad un elefante. Perché, Signori, sapete cosa dice il professor Fornari, che voi conoscete benissimo, perché è stato testimone in questo processo. Personalità nel campo della psichiatria forense di assoluta statura, e nel suo testo - che tra l'altro è del 1997 - "Trattato di psichiatria forense", sapete finalmente... la vogliamo fare una descrizione scientifica del "sadico-sessuale", "della personalità sadica-sessuale?" Ecco. Rimettiamoci ad un nostro testimone, il quale dice: "Il sadismo sessuale. Più complessi nella loro dinamica anche se rari" - più rari di questi omicidi - "rispetto al numero complessivo dei delitti commessi contro la moralità pubblica ed il buon costume, sono quegli atti di sadismo sessuale." Il Pubblico Ministero è partito da questo concetto, anche se poi non lo ha precisato, chiama Lotti perso... Vanni: personalità sadica. Quindi - "sono gli atti di sadismo sessuali, in cui il comportamento sadico è di per se stesso fonte di intenso piacere. Il fine, apparentemente dominante nel delitto che si compie, è quello di raggiungere un'intensa eccitazione sessuale; che non sempre, non necessariamente, culmina nell'orgasmo. Il piacere sadico è contemporaneo e accompagna in piena coscienza una serie di atti violenti, che si svolgono con manifestazioni crudeli quali: ferimenti, morsi, mutilazioni corporee, introduzione nelle cavità anale o vaginale di oggetti che feriscono, contundono."
Segue... 

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