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lunedì 6 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 23 febbraio 1998 - Decima parte

Segue dalla nona parte

P.M.: Aveva una paura tale che il Nesi ce l'ha raccontata così, in estrema sintesi: 'Un giorno, non so dire quando, Vanni mi disse: 'portami dall'Angiolina Pacciani, ho ricevuto una lettera da Pietro'. Dissi: 'vacci domani, quando fai il giro posta'. Ma volle andarci subito la sera, aveva una gran fretta. Ce lo portai, lo lasciai lì. Non so nemmeno come fece poi a tornare a San Casciano'. Anche questo è un mistero, però non serve ora pensare a un mistero. Serve capire la grande fretta, l'importanza che aveva per Vanni questa lettera. Ne sappiamo qualcosa di più? Sappiamo qualcosa di questo suo contenuto? Ce l'ha spiegato sia il Nesi, ma lo stesso Vanni. Il contenuto era questo: "Mi disse che la doveva portare subito all'Angiolina perché c'erano cose grosse, fatti brutti, cose di sangue". È un po' lo stesso discorso che Nesi ha riferito avere appreso da Vanni: "Con Pacciani si fa cose brutte, cose che non vanno bene". Lo stesso identico discorso proviene da Nesi e, come vedremo, dallo stesso Vanni. Vanni ha sempre ammesso di aver ricevuto la lettera, prima che Pacciani fosse scarcerato. È scarcerato il 6 dicembre del '91. Bisogna che siate così cortesi di porre attenzione sulle date, perché le date servono per capire se il Corsi ha detto o meno la verità, o se abbiamo tutto il motivo di non crederlo. Doveva essere scarcerato per via delle figlie. Nei vari interrogatori questo lo dice. E addirittura, è talmente puntuale che il suo tentativo di essere evasivo sul contenuto di questa lettera, dato che è una lettera che non riguarda sé Vanni, è fallito. Perché il racconto che fa invece è molto puntuale. Nell'interrogatorio del 19/02/96 dirà: "L'Angiolina rimase male quando gli lessi la lettera. Non pensava mai che lui, Pietro, facesse queste cose. Non portai la lettera ai Carabinieri perché non volevo che mi facessero domande". Eh, mi sembrano risposte più che significative, sul quale fosse il probabile, possibile, ma direi a questo punto sicuro, contenuto di questa lettera, in termini di ansia per Vanni. Di questa lettera però non ne ha parlato solo a Nesi. Non ne ha parlato a lui stesso. Ne ha parlato un po' a tutti il Vanni. Tant'è che ha lasciato tracce di questa sua paura in tutti i familiari. La Mazzei Laura, la cugina, vi ha riferito: "Venne a casa mia. Mi disse che Pacciani gli aveva scritto una lettera, minacciandolo di morte: 'quando esco ti sistemo io', gli aveva scritto. 'Io ho paura perché è un uomo forte', aveva detto alla cugina. E ancora il Ricci Walter. Il quale, stranamente, è quel cugino che pian piano dimostra di saperne tante. È il marito della Mazzei. Cosa vi racconta dettagliatamente sulla lettera? Dice: "Mi disse che aveva ricevuto una lettera da Pacciani, che era in carcere, quando era in carcere per la storia delle figlie, mi disse" - a me Ricci - "ora la prendo e vo dall'avvocato" -aveva detto Vanni a Ricci - 'gliela fo vedere all'avvocato'. Non disse da quale avvocato. "Penso sia stato l'avvocato Corsi. Perché tutte le cose che aveva Vanni, andava dall'avvocato Corsi." È una deduzione, è logica. È un parente, sa come si comporta il proprio parente. "Gli dissi" - io Ricci - "fammela vedere. 'Non la fo vedere a nessuno, vo dall'avvocato, la fo vedere a lui'". Questo è Vanni nei confronti del Ricci. Guardiamo quando. Perché cosa ci ha riferito Ricci sul punto? "Ho visto parlare insieme Vanni e l'avvocato Corsi nella piazza dell'orologio". Ricordate il racconto di Lotti e il racconto di Vanni? Di quando è stata vista questa lettera e quando è stata... "Quando se ne è parlato con Corsi?" "Nella piazza dell'orologio. Li ho visti parlare due volte da soli quando a me mi disse di questa lettera. Cioè Ricci colloca nel tempo la lettera e il colloquio dell'avvocato Corsi, in piazza dell'orologio, con Vanni come coeve, nello stesso momento. "Era due giorni dopo. Mi sembra fosse il giorno dopo. Era pomeriggio, non ricordo se c'era Lotti." Cioè, il Ricci ci colloca la lettera esattamente nello stesso momento in cui la collocano Vanni, nel racconto in cui la colloca Lotti, in cui la collocano i parenti. Quindi il periodo è semplice. Ricci: "Si tratta di una lettera, forse due, ma io non ricordo bene se una sia pervenuta prima..." "Io ne ricordo bene una" - chiedo scusa -"pervenuta prima della scarcerazione di Pacciani, del dicembre '91." La stessa cosa che dice Vanni. Cioè, siamo nel momento in cui Pacciani doveva essere scarcerato, nel momento in cui Vanni è al massimo della tensione. Poi arriverà quella telefonata, per cui prima di Natale - ci dirà - del '91 andrà a cercare la pistola. Cioè, siamo esattamente in quella fase. Nella fase in cui Vanni colloca la lettera nell'imminenza della scarcerazione di Pacciani, che lo minacciava. È chiaro, perché il Pacciani in quel periodo, se voi riguardate gli atti, era indagato da un po' e perquisito, ma in quel '91. Ma ancora Ricci, come mai è così puntuale? Perché è Ricci che di più non dice perché questa è la realtà del paese di San Casciano, ma colloca l'incontro con Corsi nello stesso esatto periodo di tempo dell'arrivo della lettera. Capite che, nel momento in cui si dice: il giorno dopo, o il pomeriggio, o due giorni dopo, è chiaro che Ricci ne sa di più, e più non vuole, o può dire. Comunque è un periodo che è quello lì, signori. Non possiamo assolutamente pensare che sia in periodo diverso, perché è quello il periodo in cui Pacciani scalpitava e Vanni aveva paura. Ce l'hanno detto questi protagonisti. La Bartalesi Francesca vi ha detto anche lei qualcosa: "Un giorno mio zio mi disse: 'sai, quello lì di Mercatale sta per uscire'" - sta per uscire quello lì di Mercatale - "'e mi ha mandato una lettera e io ho paura'". Questa è la Bartalesi Francesca, che è la sorella di Alessandra, nipote, la quale spontaneamente fa questo discorso. Anche lei sa della lettera. Guardate quanti familiari. La Alessandra Bartalesi, questa ragazza che volendo o non volendo, questo non abbiamo capito, dà degli spunti di oggettività molto forti, sul punto lettera, cos'è che dice? Rileggiamolo insieme, rileggete voi i verbali: "Un giorno in piazza sentii mio zio Vanni e Lotti che parlavano dell'avvocato Corsi. Io ero andata a prendere la macchina. Quando arrivai ebbi l'impressione che abbassassero il tono della voce". Cioè, la Bartalesi, per qualche motivo che noi non sappiamo, colloca anche lei questo atteggiamento, quasi "carbonaro", non si capisce perché, fra Vanni e Corsi. Ma guardate che strano. Ne sa qualcosa anche la Bartalesi e con quella sua ottica di scrittrice di libri, ve la racconta così. Stessa raqazza, la quale ha tutto il suo interesse a dire quello che crede, come nipote del Vanni. Però mi sembra che, quando tutti questi familiari dicono dell'esistenza della lettera, ci parlano del contenuto e la collocano nel tempo, cominciano a essere un po' tanti gli elementi che sono a prova e del contenuto e del momento storico in cui la lettera è arrivata. Ci aggiunge la Bartalesi, a domanda di un difensore - e la quale Bartalesi non l'aveva mai detto - un altro argomento molto significativo. Dice: "Mi sembra che una volta mia zia Luisa" - moglie di Vanni - "mi disse che l'avvocato Corsi era stato a casa loro a pranzo o a cena. Fu prima che arrestassero Mario." Anche qui, guardate buffo. Siamo in una situazione in cui la Bartalesi ci dimostra - credibile o non credibile, vero o non vero, tutto da valutare -una situazione in cui l'avvocato Corsi, il quale ci ha raccontato che andava a San Casciano una volta ogni tanto per motivi di lavoro, qualche volta andava al bar, la Bartalesi ce lo colloca addirittura a casa di Mario, a pranzo o a cena, invitato dalla Luisa. Eh, la Luisa nessuna l'ha portata qui per chiede... nonostante grandi impegni, 'sarà portata, glielo chiederemo', anche il difensore di Corsi mi sembra che abbia lasciato perdere. Questo che era uno dei motivi per i quali, quando sentì questa dichiarazione della Bartalesi: 'lo chiederemo alla Luisa e lo verificheremo'. Lettera morta. Nessuno ha fatto questa verifica. Si vede che nessuno ne aveva interessa. Non spetta a me verificare. Io ho il dato, in questo processo, di una Bartalesi che non vedo perché non la devo credere. Quindi, attenzione. C'è questo rapporto Vanni-Corsi, che questi parenti Ricci e Bartalesi ce lo dipingono come un rapporto stretto. Eh, non è il rapporto che ci ha voluto dipingere Corsi: 'era un rapporto sì e no, signor avvocato '. Era un signor avvocato che si portava a casa del cliente a mangiare. Quindi che fosse un amico, oltre che un rapporto cliente-difensore è un elemento fortemente acquisito al dibattimento. Quindi, nessun dubbio sulla sussistenza della lettera col contenuto che sappiamo. Nessun dubbio sulla esistenza del periodo. Vogliamo levarci ancora un attimo di curiosità, per ricordare cosa diceva Lotti su questa lettera? Lo ricordate bene? Ricordatevelo. Perché Lotti dice due cose: Guardate che di questa lettera, in piazza, ne parlarono Vanni e Corsi, c'ero anch'io. Voglio dire che Vanni mi ha spiegato poi che Pacciani voleva che Vanni facesse un omicidio per farlo uscire e che lo minacciava che altrimenti prima o poi l'avrebbe ammazzato. Guardate questa minaccia quale riscontro ha nelle dichiarazioni di tutti gli altri. Compreso nel fatto che lui voleva comprarsi una pistola. "Vanni era preoccupato soprattutto di questa minaccia e voglio dire che, per questa paura di essere ammazzato" - dice Lotti - "è andato più di una volta dall'avvocato Corsi. Per la verità ho visto che si incontravano spesso in piazza, a San Casciano, sotto l'orologio". Convergenze. Questo orologio, Corsi e Vanni sotto l'orologio li hanno visti in troppi per dire che Lotti non dice la verità. "Io ero distante e li ho visti parlare insieme". Ma non è lo stesso racconto che fa la Bartalesi? 'Io ero distante e loro due parlavano, confabulavano. Io Bartalesi ho capito che non volevano che sentissi cosa dicevano'. Che strano questo rapporto che ci è stato dipinto dal Corsi come due che si salutavano. Andavano a pranzo insieme, però si salutavano sotto 1'orologio. "Ero distante e dopo questi colloqui Vanni mi riferiva che Corsi gli diceva sempre di stare calmo, che non gli sarebbe successo nulla. Vanni però mostrava di non essere per niente tranquillo, nonostante le rassicurazioni del Corsi. Voglio aggiungere ancora che un giorno, mentre Corsi e Vanni erano in piazza a San Casciano a parlare tra loro, Corsi chiamò me" - Lotti - "e disse davanti a me che non c'era da preoccuparsi delle minacce di Pacciani dal carcere. Vanni e Corsi erano, per quel che ho capito, intimi amici e Vanni aveva fiducia di lui". Quindi, allora, noi abbiamo una situazione in cui: la lettera esiste, il contenuto lo conosciamo, il Lotti dice una certa cosa, tutti riscontrano ciò che dice Lotti, Vanni, sulla esistenza, sul contenuto e sul momento storico in cui questa lettera è stata fatta vedere, o forse il contenuto è stato letto. Su questo l'importanza è relativa. Ma che non ci sia dubbi sul fatto dell'esistenza e che in una situazione simile il Corsi sia stato invitato a dare un consiglio su questi fatti, oramai mi sembra che, in virtù o di una amicizia o del fatto che era l'unico avvocato noto a San Casciano, è un fatto inequivocabile. È il consiglio che si chiede a persona competente. Io Vanni, che non voglio andare dai Carabinieri, perché ho paura che qualcuno mi chieda qualcosa a me, che abbia paura di essere coinvolto. Guardate come toma tutto. Ma non perché lo vogliamo far tornare, è perché il dibattimento ci ha consentito di valutare questi fatti. Quindi, persona competente che viene invitata a dare un consiglio. Persona che sicuramente - e questa è la verità per cui il Corsi poi ha negato la circostanza - è stata resa edotta di fatti che è bene non sapere, oppure che si possono sapere come difensore nominato e che può ammantarsi, nascondersi dietro il segreto. Non essendo nominato il Corsi si è visto chiamato dentro come amico e quindi non ha fatto altro che prendere le distanze. Non si è sentito legato come difensore. Tant'è che non era difensore e non ha potuto, né voluto, né ritenuto opportuno nascondersi dietro questo angolo visuale. Ma le ammissioni di Vanni, sul punto lettera, sono sì inutilizzabile nei confronti dell'avvocato Corsi. Però sono ammissioni fortissime - e voi le conoscete - circa l'esistenza di questa lettera e del fatto che Lotti ha ragione quando dice che Corsi disse che la lettera andava distrutta. Ma il riscontro forte che avete nei confronti di Corsi sono le dichiarazioni di Lotti, poi riscontrati indirettamente dalle ammissioni di Vanni. Come si difende, in una situazione del genere, l'avvocato Corsi? Direi che il modo in cui lui vi ha spiegato il suo coinvolgimento è la prova indiretta e certa che le cose stanno come io vi ho descritto finora. Perché l'unica cosa che è stato capace di portare alla vostra attenzione è: 'si, è vero, me ne ha parlato. Ma mi ha parlato di cose ben diverse, non certo di quello che si dice era scritto nella lettera, nell'estate del '90'. Ecco qua la prova che il Corsi ha tirato fuori: un argomento inopponibile a voi. Perché cosa vi ha detto? E con dovizia di particolari e con dovizia di prove? 'Guardate, mi ha parlato di qualcosa' - e ci ha detto anche cosa - 'nell'estate del '90. Era fra...' - ha fatto tutta una lunga dimostrazione probatoria di cui gli diamo atto - 'fra il 10 e il 20 luglio del '90, ci fu una certa festa' - ha portato le fotografie - 'e io ricordo che evidentemente era il 19 luglio '90, perché in quella festa non venne perché era stato portato in Questura'. Verissimo. C'è la prova, voi avete tutti i verbali di Vanni: 19 luglio '90 Vanni viene portato in Questura a Firenze e viene sentito insieme a Lotti - se guardate è la stessa data - a entrambi gli viene chiesto se conoscono Pacciani. Allora, il punto fondamentale da cui emerge chiaramente che Corsi sbaglia, o comunque mente dicendo che era quella volta lì, perché vi dice in più, Corsi: 'in quella occasione che venne, mi diceva: un'altra volta, avvocato, mi hanno di nuovo perquisito; mi hanno di nuovo sentito, mi dicono mi perseguitano '. Signori, il 19 luglio '90 era la prima, unica volta all'epoca nel '90, che Vanni veniva sentito. Se voi prendete e leggete il verbale, vedrete che non si parla di lettere, non si parla di nulla. Non si sono mai fatte perquisizione. E la prima unica volta viene sentito mezzora. E nessuno ha, a quel punto, fatto perquisizioni o lo ha sentito. Non è possibile che quella sia l'occasione che riferisce il Corsi in cui Vanni si lamentava di questa lunghissima attività di attenzione della Polizia nei suoi confronti. Perché questa attività di attenzione nei confronti del Vanni, che sicuramente ha indotto Vanni a lamentarsi, è esattamente dell'anno successivo. 

1 commento:

Samuele burlamacchi ha detto...

Siamo alle solite: Prove zero ! La lettera non c'era più e il suo contenuto qual era ? Lo si evince solamente ( tanto per cambiare ) dalla testimonianza, de relato, ( anche qui nulla di nuovo ) , del solito Giancarlo Lotti. Per il resto abbiamo i soliti sillogismi ed elucubrazioni canessiane, non supportate da alcun elemento concreto; il tutto è tipico del classico processo indiziario, che si fonda sulla. Sul "nulla eterno" direbbe il Foscolo. E ti credo, poi, che in Appello il PG Piero Tony ( anche se qui mi riferisco al processo Pacciani, di primo grado ) smontò tutto l'impianto accusatorio , con estrema facilità, provocando la reazione stizzita di Vigna, il quale già subodorato l'epilogo del suddetto appello, si preparò altri testimoni ed il ricorso in Cassazione.

 
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