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giovedì 30 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 3 marzo 1998 - Sesta parte

Segue dalla quinta parte

Avvocato Mazzeo: Ora, come fate voi, a dire che non esista la possibilità di una diversa soluzione, di fronte ad un giudizio espresso dieci anni dopo da dei testimoni che dicono: 'io ho visto delle macchine girare e le ho collegate all'omicidio'. E che c'entra Vanni, rispondo io. Deve essere esclusa la possibilità di una diversa soluzione; deve essere esclusa la possibilità di una diversa soluzione. Deve essere certo l'indizio, deve portare verso una direzione unica. E allora, tanto per fare un esempio di indizio serio, invece, di indizio vero non serio: questi non sono neanche indizi, questi sono sospetti. E il sospetto deve essere il costume dell'inquirente. Il sospetto è una cosa nobilissima. Deve essere il costume di vita dell'inquirente il sospetto. Ciò che meraviglia, in questa vicenda, è che di questo costume si siano completamente spogliati, ignudati gli inquirenti, a proposito di un reo confesso come è il Lotti. Nei suoi confronti il sospetto non è stato usato. Tutta la fatica è stata impiegata, impegnata nel cercare disperatamente riscontri a ciò che lui dichiarava. Mah, questo è un atteggiamento mentale che in partenza è sbagliato, Signori. Se, da me inquirente, non so se ricorderete quando io facevo delle domande al dottor Giuttari, in proposito, dico: 'ma è venuto da lei, il Lotti?' Dice: "No". Comincia subito a mettere le mani avanti, già questo è antipatico. Dice: "No, ma, non è venuto da me, è venuto dal Pubblico Ministero, io mi sono...". "No, no, lei è il Capo della Squadra Mobile, perbacco! È sui giornali tutti i giorni, no? Allora, risponda alle domande". "È venuto da lei, il Lotti", che dice: io, io, mi minacciava, mi voleva svergognare in paese. Sono stato costretto, facevo il palo, io ho visto, io ho visto." Benissimo. La prima regola per l'inquirente è fare esercizio di sano sospetto proprio nei confronti di un colpevole, tra l'altro, voglio dire, neanche di un testimone. E, allora, quando viene il Lotti e ti dice: andiamo a vedere i sopralluoghi, guarda sì, questa è la piazzola. Dice cose che sanno tutti, pure io, voi, tutti. Le abbiamo lette per dieci, dodici anni sui giornali; non ha detto niente. La via di fuga: ha detto cose che non sapeva nessuno; ma scusate, se uno vuol dire una bugia bisognerà pure che se l'inventi una via di fuga. Anzi, quei sopralluoghi sono la prova provata che lui non c'era mai stato. E perché? Perché uno che di notte, seguendo un'altra macchina e come dichiara lui stesso: "C'era un tale polverone". Lo dice, lo dice, voi ve lo ricordate. "La macchina guidata dal Pacciani» - dice "sollevava un tale polverone, perché andava su strade secondarie e di corsa" - sto parlando di Vicchio, in particolare - "tale che io ci vedevo proprio il giusto, guardate, pochissimo appena i fari davanti." Eccetera. E poi, dopo undici anni - qui si sta superando un'altra volta la soglia del ridicolo, non so se ve ne siete accorti - dopo undici anni vi viene a raccontare, viene a raccontare prima che a voi, agli inquirenti - perché non è colpa vostra - agli inquirenti, ma questo: la fonte, il torrente; prima scorreva meno acqua, la casa. Sapete cosa sarebbe stato un indizio? Se lui, dopo aver portato gli inquirenti in una casa qualunque - perché uno che racconta una storia, benedetto il Signore, anche con i limiti di fantasia intuibili in Lotti, va beh, se poi la devo raccontare con i pochissimi particolari che ha dato; una casa, una via di fuga dovrà pure indicarla. Perché la prima domanda che gli fanno: ma insomma da dove siete scappati via? - e indica una casa, una casa abbandonata; evidentemente. Tra l'altro, anche qui lui dice che era un rustico in costruzione e poi viene fuori che era una colonica di duecento anni prima. Insomma, lasciamo perdere; può darsi che non abbia grandi nozioni di architettura. Dico, quale sarebbe stato l'indizio? L'indizio sarebbe stato se, entrati in questa casa, quando lui ha messo la manina nella buca, ce l'avessero trovata davvero la pistola. Allora sì. Quello sì che sarebbe stato, avrebbe dato, avrebbe illuminato, finalmente, di luce questa vicenda. O riscontro oggettivo: io vi sto raccontando delle cose, io sono arrivato - apprezzo molto il sorriso del Pubblico ministero, mi auguro che potrà sfogarsi nella sua replica - dico, vi sto dicendo la verità, non vi sto dicendo una cosa che vi potrebbe dire chiunque, anche uno che inventa. Tanto è vero che lì qualcosa c'è; invece non c'è nulla, ci racconta di buche, eccetera. Allora, qual è la differenza tra indizio e sospetto con riferimento alle macchine, per esempio? Caroselli di macchine. Vanni. E beh, Vanni doveva essere lì, e sennò come si fa a dire che è credibile il Lotti, no? Ecco, dalla sentenza vi leggo, della Corte di Cassazione, eh. Voi, ricorderete tutti il caso di quella disgraziatissima ragazza, Milena Sutter, rapita e uccisa dal Bozano. Fu un processo sommamente indiziario, perché si arrivò proprio attraverso proprio un'analisi puntuale di una serie di indizi, numerosi, precisi, concordanti, univoci e certi ad arrivare alla condanna di questo individuo. Il quale naturalmente ha negato fino in fondo, difendendosi abilissimamente. Tanto è vero che in Assise di I grado fu assolto con una sentenza della Corte di Assise di Genova che fu censurata dalla Suprema Corte, perché aveva valutato i vari indizi in modo sconnesso, separato l'uno dall'altro. Cioè, invece di avere... perché dice che devono essere gravi, precisi e concordanti. Tutti, valutati complessivamente, devono portare verso un'unica direzione. Invece, la Corte di Assise, commettendo un errore logico - di I grado - li aveva valutati uno ad uno; e uno a uno si spogliavano, insomma, deperivano questi indizi, no? E alla fine dice: "non esiste la prova certa". All'epoca si diceva: "insufficienza di prove". Con riferimento al discorso presenza dell'imputato sul luogo del delitto, macchine, contromacchine, guardate che differenza che c'è tra un indizio, un indizio vero, e le cose che ci ha raccontato il Pubblico Ministero, in questa vicenda. Dalla sentenza della Corte di Cassazione 25 marzo '76, Bozano: "In ordine alla presenza del Bozano sul luogo del rapimento, nello stesso momento in cui questo era stato commesso, ha rilevato la Corte di Assise d'Appello - che lo aveva condannato - "che tale presenza risultava in modo certo dalle convergenti e non sospette deposizioni dei testi: Moraldi, Collatuzza e Muller, i primi due abitanti uno di fronte e l'altro a fianco della scuola svizzera frequentata dalla povera ragazza, dalle quali era emerso che anche alle ore 17.00 del 6 maggio '71, il Bozano" - si dovrebbe dire il Vanni, e chi lo dice il Vanni ? Nessuno lo dice - "il Bozano era appostato con la macchina davanti alla suddetta scuola, per cui" - conclude la Corte - "il collegamento logico tra tale fatto ed il rapimento di Milena Sutter doveva considerarsi automatico". Questo è l'indizio certo, la cui interpretazione porta verso un'unica direzione, che non è suscettibile di molteplici interpretazioni, ma di una sola, al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma lì, nel caso di Bozano, c'erano: tre persone che lo avevano visto all'ora del rapimento nella sua macchina - la famosa Spider rossa, ve lo ricorderete, facilmente riconoscibile proprio perché era una Spider - lui, lui persona fisica, Bozano "il biondino" davanti alla scuola svizzera. Provate a confrontare, a paragonare questo, che è un indizio, per davvero. Qui, sarebbe il caso di dire che già questo da solo bastava a incastrarlo, non ad ingannarlo, a incastrarlo; poi ci arriviamo. Dico, e quello che vi è stato raccontato di queste assurde girandole. Dice: ma, sì ma io ho riconosciuto... Questi testimoni che, dopo dieci anni, soffrono tutti di mania di protagonismo. A me non mi avete tenuto in considerazione prima. Noi abbiamo un debito di riconoscenza, anzi gli chiediamo scusa al testimone che non l'abbiamo cercato prima". E che hanno visto, questi? Dunque. Intanto i luoghi del delitto, nel caso nostro, erano - parlando di Scopeti e di Vicchio - delle piazzole e dei luoghi ben precisi. Le macchine non sono state viste in prossimità o davanti ai luoghi del delitto. Sono stati visti in movimento delle macchine con delle persone dentro. "Una" - dice la Ghiribelli - "mi è sembrata, per il colore un po' sbiadito quella del Lotti. Quando l'ho detto c'è rimasto male." Beh, vorrei vedere che ci rimanesse bene. Che è sintomatico di un qualche cosa, questo? Che ci rimane male. Dice: ma non sarà mica è lui il mostro di Firenze? Come si reagirebbe? Eh, ma riuscite ad avvertirla, no, dico, la differenza di peso tra questi lampi e queste certezze? Il Bozano, visto e riconosciuto, lì davanti nel momento del rapimento. Paragonatelo con lui, perché io assisto lui. A me del Pacciani non mi interessa, io assisto lui. Qualcuno dice che ha visto Pacciani. E che vuol dire? Io assisto Vanni, di Vanni non parla nessuno. Chiederei una sospensione, Presidente.
PRESIDENTE: Va bene. 

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