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lunedì 20 luglio 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 25 febbraio 1998 - Settima parte

Segue dalla sesta parte.  

Avvocato Curandai: Per me è un teste importante in questo processo, signor Presidente e Signori della Corte anche il Perugini, eh. Il Perugini è un teste importantissimo. Perché ci fa un po', a parte tutto l'iter storico di tutte queste inchieste che il Pubblico Ministero ha diviso in tre parti - autore ignoto, processo indiziario, processo a prova diretta - ma ci dice, per esempio, una cosa importante: i ritagli di giornale. Lui aveva detto che il "mostro" - allora si parlava veramente di "il mostro di Firenze" - che il "mostro di Firenze" è solito conservare dei ritagli di giornale. Ora, io non voglio ovviamente apparire come colui che porta qui prove nuove o il cosiddetto coniglio dal cappello, ma io credo di fare una discussione proprio a livello cartaceo, quindi scientifico. E non posso non ricordare in questo momento il famoso giornale che è stato sequestrato a Vanni. Cioè io ho chiesto... Vanni purtroppo non si è sottoposto a esame, però ho dovuto, sono stato costretto a fare questa domanda un po' riservata alla sorella di Vanni: 'il Vanni era solito... che tipo di giornali era solito leggere? Leggeva anche giornali extra cittadini, non so, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Messaggero?'. Non ha saputo rispondere, ma evidentemente il Vanni, se leggeva gualche giornale, penso che leggesse i giornali locali. E nella sua abitazione è stato trovato, è stato sequestrato II Messaggero di Roma del 7 maggio '95. È un verbale di perquisizione personale, quindi è in atti, lo posso leggere: "Quotidiano, questo, conservato in un mobile del salotto e recante un articolo sui 'compagni di merende'. Si precisa che tutti gli altri giornali del Vanni erano conservati in uno stanzino adibito a ripostiglio." Quindi, è strano che compri un giornale non cittadino, Il Messaggero; ma vi immaginate il Vanni che va a comprare II Messaggero di Roma? Mah, non lo compro nemmeno io II Messaggero di Roma, e qui è stato trovato II Messaggero di Roma e conservato in salotto. E il Perugini ci dice che probabilmente gli autori di questi delitti conservano, tendono a conservare i ritagli. Sarà, anche questo, un ritaglio, un particolare, ma ho il dovere di riferirlo perché a me personalmente ha impressionato. E poi il Perugini è importante perché ci parla dello scopo di queste escissioni, di questa avversione; ci parla di possibili chiavi di lettura che anche allora emergevano. Ha detto: "Noi non escludevamo altre possibilità", anche perché loro si chiedevano : ma è possibile che non ci sia mai un testimone? Ora si capisce perché non c'è mai stato un testimone, perché il Lotti ha svolto la funzione di palo. Si diceva: possibile un serial-killer... vengono commessi otto delitti da una sola persona e non c'è mai un testimone? Perché c'era il palo, e il palo è il Lotti. Ecco che gli interrogativi che si poneva il Perugini hanno trovato risposta in questo processo. E poi si chiedeva, il Perugini: sopralluogo; ma è possibile che non sia mai stato fatto il sopralluogo? Forse è stato fatto con una donna, ipotizzava. La Nicoletti. O forse è stato fatto con altre persone, è stato fatto da persone diverse dal "mostro". Ecco che fin da allora si ipotizzavano anche versioni alternative. Il Perugini ha poi aggiunto che avevano indagato anche sul Vanni e sul Lotti e ha poi aggiunto che la sua metodologia di indagine è diversa da quella del dottor Giuttari. Sono due metodologie diverse. Quella di Perugini è oggettiva, che si va avanti se si trovano elementi oggettivi. E siamo andati avanti contro Pacciani perché si è trovato il proiettile, sennò forse non si andava avanti nemmeno contro Pacciani. Il Giuttari, invece, ha una metodologia soggettiva. È chiaro che Perugini ha riconosciuto che bisogna anche avere fortuna, ovviamente, evidentemente; ecco, perché vi ho spiegato all'inizio come vengono fuori tutti quegli elementi: la Nicoletti che chiama Lotti, Lotti che chiama Ghiribelli, Ghiribelli che chiama Pucci. Il Perugini ci ha parlato di un episodio riferito dalla Sperduto, cioè la rabbia di Pacciani nel vedere le coppie lì, felici, lì a Scopeti. Dimostrava una grande rabbia, dice la Sperduto. Il Perugini ci ha parlato che, durante le intercettazioni telefon... ambientali, pardon, in casa di Pacciani, il Vanni e il Pacciani si sono visti almeno una volta fuori, perché già erano iniziate le perquisizioni; già si sospettavano le intercettazioni e non si vedono mai in casa: si vedono fuori. E poi, fra l'altro, ci ha parlato che alla base, una costante di questi autori, potrebbe essere il vandalismo, l'incendio. E ci ha detto che anche il Lotti, lo sappiamo, il Lotti si è reso responsabile, fra l'altro, di un incendio. Ora, questi possono essere anche tutti particolari, però erano particolari insignificanti allora; ma oggi, alla luce delle nuove conquiste di indagini, alla luce della nuova ricostruzione sulla base di prova diretta, noi diciamo che queste ipotesi di Perugini non erano delle fantasie. Altro testimone - l'ultimo che cito, poi non ne cito più - è Ricci Walter. Ricci Walter ci parla di un Vanni che aveva paura di Pacciani perché il Pacciani, dice, aveva, teneva in macchina quel pistolone. E state attenti, che il Ricci Walter è l'unica persona dell'ambiente omertoso di San Casciano che ci parla di guardoni. Cioè, dice: 'Lotti, Vanni e Pacciani eran dei guardoni'. È l'unico che ce ne parla, è l'unico che lo dice a chiarissime note. Altro teste importante, ovviamente, è anche il nostro Pucci. Anche qui stesso concetto. Il Pucci, sul nocciolo duro dice... le cose essenziali, le dice, ve l'ha piegato il Pubblico Ministero: il Vanni col coltello; poteva dire il Pacciani col coltello. Ha detto: il Vanni col coltello, il Pacciani con la pistola, il taglio dal basso verso... e poi un altro particolare, che ancora non è emerso e che voglio sottoporre alla vostra attenzione. Il Pucci ci parla anche di un motorino, il giorno del delitto degli Scopeti, quella domenica. Ci parla di un motorino, appoggiato a un albero o a un muro; in questo momento sinceramente non ricordo. E sapete chi parla di un motorino? Un'altra persona che era andata lì quel giorno: la Carmignani Sabrina. Parla di guesto motorino. Quindi, il Pucci trova riscontro in Carmignani Sabrina, sul motorino, sulla presenza di questo motorino. C'è una sola differenza, che secondo me forse non ha poi un gran rilievo: la Carmignani o il Pucci, non ricordo, parla di un motorino appoggiato al muro, al muretto, a un muretto; e l'altro parla appoggiato a un albero. Insomma, non credo che sia una divergenza estremamente importante. Di un Pucci, vi ha già parlato il Pubblico Ministero, di un Pucci terrorizzato da Vanni e da Pacciani; di un Pucci il quale dice: "Un mio amico mi invitò al processo Pacciani e io non ci volli andare perché ero terrorizzato." E a me, in particolare, mi ha sconvolto la sicurezza con cui il Pucci, offeso dal Vanni in aula - che giustamente ha reagito, dal suo punto di vista, verso queste accuse e su questo punto vi parleranno ad abundantiam gli avvocati di Vanni e sentirete le loro campane - però il Pucci io vi dico che ha reagito bene, perché a un certo momento, con estrema sicurezza gli ha detto: "E tu c'eri, e tu c'eri, vai, te lo dico io. Tu c'eri." Mi ricordo ancora l'espressione del viso: "E tu c'eri, ti c'eri te, stai tranquillo, te lo dico io. E io dico la verità." E che lui dica la verità, no dica mai bugie - e su questo non possiamo ovviamente mettere una mano sul fuoco come Muzio Scevola - però c'è la testimonianza dei parenti su questo punto. E' un tipo chiuso, quando parla non è capace di dire le bugie o di dire grosse bugie. Il professor Fornari di Pucci ci dice che è una persona sana di mente, che è una persona che non ha particolari infermità mentali, che è una persona non mitomane, certo è un sempliciotto e che non ha neppure un grave ritardo mentale. È una persona compos sui, lucida, capace di... e soprattutto non è un mitomane, è il contrario del mitomane. Perché in questi processi il pericolo è la mitomania. Ma ci sono dei consulenti psichiatrici che vi dicono: 'questi due personaggi sono tutto fuorché mitomani'. Ma cosa vogliamo più di così? Che cosa ci ha detto su questo punto la difesa, oltre ad arrabbiarsi, a scagliarsi contro tutti e contro tutto in questo processo. Ma, Signori, vogliamo trascurare le testimonianze dei parenti di Pucci? Ma insomma, ci sono tre persone, tre galantuomini, Fanfani, Pucci Valdemaro, Pucci Marisa, i quali hanno detto: il nostro fratello ci ha detto 'io ho visto tutto; io ho visto tutto'. E la Fanfani ci dice anche in che frangente: TG1 del 13 febbraio, giorno in cui viene annunciata l'assoluzione di Pacciani. E allora c'è da porsi una sola domanda in questo: forse sapevano già, forse aveva già parlato, il Pucci; forse questi parenti sapevano già qualcosa. E un sospetto ci può essere, vero? perché se voi andate a esaminare cortesemente la consulenza su Pucci, allora esaminerete le dichiarazioni di Pucci Marisa, di Pucci Marisa, la sorella. Dice: "Il signor Vanni sarebbe da tempo conosciuto dall'intera famiglia Pucci come postino del paese ed era un collega del marito di Pucci Marisa e un amico di famiglia...". Il Vanni era un amico di famiglia dei Pucci. "E la signora afferma più volte la volontà" - ecco qui, ecco qui l'omertà familiare - "afferma più volte la volontà del nucleo di non arrecare danno a persone che da tempo si conoscono". È il timore della donnina di paese che ha paura, che spera sempre nell'innocenza di tutti. O che preferisce la strada del silenzio, perché è la strada più comoda, più tranquillizzante, soprattutto nei paesi, o nei paesoni, o nei paesini del nostro entroterra toscano. Quindi, niente di più probabile che forse sapessero già fin da prima. Io non lo voglio pensare, non lo voglio dire, ma purtroppo il sospetto c'è, perché queste confidenze sono state fatte da Pucci Marisa al professor Fornari. Oppure c'è un'altra versione, che forse non è meno infondata ed è di natura psicologica. E cioè il Pucci ha sempre avuto, lo ha detto lui, il terrore di Pacciani. Il Pacciani finché è stato in galera, nessun problema. È in galera dall'87. Al TG1 viene a sapere che il Pacciani è stato assolto, il Pacciani deve esser scarcerato. Io credo che questa persona, fragile, debole, abbia avuto un'esplosione dì terrore in quel momento e gli sia scappato detto: ho visto tutto. Ho visto, so. Dio buono, il Pacciani torna fuori, so'. Ecco il fatto emotivo. Perché finché il Pacciani... il Pacciani è stato dentro fin dall'87. E quindi il Pacciani fuori lo può terrorizzare. Io dico, concludo con questa considerazione: erano amici di famiglia di Vanni - l'hanno coperto, non l'hanno coperto, non lo so - però, proprio perché erano amici di Vanni, nel momento in cui fanno, questi familiari di Pucci, dichiarazioni contro Vanni sono a maggior ragione credibili. Eh, se hanno coperto tutto o se non hanno detto tutto perché erano amici di Vanni, o per il solo fatto di essere amici di Vanni, se accusano il Vanni sono credibili, a quel punto. Quindi il Pucci va esaminato, e vi prego di esaminarlo, anche e sopratutto alla luce delle testimonianze dei parenti. Questo è già stato detto, va bene... Allora, io a proposito di Vanni, che è il mio quarto argomento, ho già parlato del giornale II Messaggero, del coltello ne ha già parlato il Pubblico Ministero. Io vorrei accennare a quella tesi dei periti di Modena sulla famosa altezza dell'uomo che praticamente ha lasciato alcune impronte sullo sportello di destra della macchina di Vicchio, dei due ragazzi. Si parla di un uomo alto fra l'l,80, l'l,85. E cosa ci dice il Lotti? Che, a estrarre il corpo da quello sportello, è stato il Vanni. E il Vanni è alto 1,80-1,85. E questo è stato ipotizzato già da questi periti di Modena fin dal 1985. Poi, signor Presidente, Signori della Corte, voi esaminerete gli interrogatori di Vanni. E mi ricordo che il maestro del dottor Canessa - perché anche il dottor Canessa credo abbia avuto un maestro, è il dottor Fleury. Bravissima e intelligentissima persona - mi ricordo, durante un'udienza disse: guardate, signori - rivolgendosi alla Corte di Assise - che le prove più gravi, gli indizi più gravi spesso provengono proprio dall'interno dell'imputato, anziché dall'esterno, dai dati oggettivi. Se voi andate ad esaminare le dichiarazioni di Lotti Vanni – (ndt), ma Lotti (Vanni - ndt) ha detto una caterva di menzogne spudorate da fare, da impressionare veramente. Io ora capisco per quale motivo non si è fatto esaminare, perché sicuramente avrebbe aggravato la propria posizione. Ma insomma, inizia già male l'interrogatorio dicendo: 'io, "Torsolo"? E chi...' 'No, lei, il suo soprannome è "Torsolo”.' 'No, no' - dice - 'a me mi chiamano "Cambroni".' Si vada a leggere le dichiarazioni di Sabrina, di Carmignani Sabrina, che è ima giovane ragazza di San Casciano e ci dice che il cognome di lui è "Torsolo". Perché lui dice: '"Torsolo" mi chiamavano da piccolo'. No, "Torsolo" ti chiamano anche ora, perché lo dice una ragazza di 18 anni che ti chiami, che a San Casciano tutti ti chiamano "Torsolo". Quindi si incomincia già male, si incomincia già male. E quindi... E poi si va avanti. E poi la cosa... Per esempio, lui dice di non essere mai stato a Scopeti. E viene smentito dalla Carmignani, perché ce lo ha visto a Scopeti. Lui dice, per esempio, in un altro interrogatorio, più avanti, sempre nell'interrogatorio davanti al Gip, dice di essere andato una sola volta davanti alla Ghiribelli, dalla Ghiribelli. E poi si smentisce. Successivamente, vista la malaparata, dice: 'no, no, non ci sono andato dalla Ghiribelli'. Prima dice di sì e poi dice di no. E poi, a proposito del Lotti - e qui è lo sgomento: "Lei lo conosce il Lotti?" "Lo conosco appena." Ma come, si conoscono da 25 anni, hanno abitato più di 10 anni nella strada, dice: "Lo conosco appena." Perché mentire? Perché mentire? E poi altre cose. Dice di non aver frequentato Faltignano. E invece ci sono tanti testimoni che lo dicono. E poi, addirittura, sempre su questi argomenti, ci sono le testimonianze, viene contestata la testimonianza di Ricci Walter sulle sue frequentazioni di Pacciani e di Vanni. 

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