Social Icons

.

giovedì 28 marzo 2013

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 23 giugno 1997 - Settima parte

Segue dalla sesta parte.

M.G.: Questa è l'attività da me espletata, prima di esame, di lettura, di analisi, poi di sviluppo investigativo per la ricostruzione dei fatti di questi delitti. Parallelamente, come dicevo prima, abbiamo anche una attività di intercettazione sulle utenze di Vanni e della Nicoletti e di assunzione di informazione testimoniale sempre su delega del P.M. di personaggi che risultavano in collegamento, in rapporti di amicizia, di frequentazione con Pacciani. E quindi personaggi che ritenevo opportuno sentire per acquisire notizie utili. Fra questi personaggi c’era il Lotti. E arriviamo così al 15 dicembre '95. Il Lotti risultava già dagli atti che era stato sentito nel ‘90. Il 19 luglio, esattamente, del 1990. Era stato sentito sul suo rapporto di conoscenza con Pacciani, aveva riferito delle notizie molto vaghe, ricche di ‘non ricordo’: non ricordava quando l’aveva conosciuto, non ricordava chi glielo aveva presentato, riferiva soltanto che talvolta era stato con Pacciani a fare merende alla Sambuca o in altri locali lì nella zona di San Casciano. Era stato poi sentito informalmente dalla Polizia il 21 luglio ‘94, quindi mentre era in corso il processo a carico di Pacciani, sulle auto che aveva posseduto nel tempo il Lotti. Questo perché? Perché si era ipotizzato all’epoca che Pacciani avesse potuto avere in prestito un'autovettura da qualche suo amico. Quindi, siccome Lotti era uno dei suoi frequentatori, conoscenti, amici, ecco la SAM aveva informalmente chiesto notizie al Lotti sulle auto possedute e se qualche volta aveva avuto modo di prestare su richiesta la propria autovettura al Pacciani. Era stato poi sentito a verbale sempre sulle stesse circostanza il 26 luglio del '94, aveva negato di aver prestato autovetture a nessuno, né tantomeno a Pacciani e in quella occasione, del 26 luglio '94, aveva riferito dei suoi rapporti con la Filippa Nicoletti e aveva detto che da questa Filippa era andato anche, almeno una volta, il Vanni. Ecco perché anche per me era importante, anche se non indagata la Filippa, avere l'intercettazione telefonica, perché comunque mi risultava già dalla pregressa attività che era un soggetto in collegamento, in contatto con questo ambiente e quindi da quell'ascolto avrei potuto acquisire notizie utili. Sento io il Lotti il 15 dicembre quindi '95. Gli leggevo le dichiarazioni rese precedentemente nel '90, me le confermava. Gli chiedevo notizie sulla Filippa Nicoletti, per vedere un po' e capire meglio anche i suoi rapporti con il Vanni. Mi raccontava come aveva conosciuto questa donna. L'aveva conosciuta nell'81 a San Casciano, nel piazzone di San Casciano, aveva iniziato... le aveva dato un passaggio in macchina - la donna abitava in via di Faltìgnano, all'epoca - le aveva dato un passaggio in macchina, l'aveva accompagnata a casa, da lì poi aveva avviato un rapporto di frequentazione prima e poi di amicizia. Era una donna che si prostituiva e con cui aveva avuto anche rapporti. Aveva frequentato in maniera più assidua nel periodo in cui l'uomo di questa donna era detenuto. L'uomo, Salvatore Indovino, detenuto proprio nell'81, dal maggio, luglio '81 fino al 5 dicembre '81. Quindi in quest'arco di tempo, nel primo periodo in cui lui aveva conosciuto questa Filippa, aveva avuto modo di potere avere un rapporto di frequentazione abbastanza assiduo. Riferiva poi che era stato chiamato proprio giorni prima dalla Filippa al bar di San Casciano, al bar Centrale di San Casciano, che lui frequentava, e nell'occasione la Filippa gli aveva comunicato che era stata invitata in Questura per essere interrogata e quindi gli aveva chiesto la cortesia di poterla accompagnare a Firenze. Lui aveva addotto motivi di lavoro, dice: 'no, non ti posso accompagnare' e quindi aveva dato una risposta negativa. Qualche giorno dopo però - aggiungeva sempre il Lotti - si trovava a casa di un'altra sua amica, qui a Firenze, una certa Gabriella - ecco che viene per la prima volta fuori questo nome di Gabriella, sconosciuto prima nell'inchiesta, ed è la Gabriella Ghiribelli, teste importantissimo - dice : 'mi trovavo da questa Gabriella, una mia amica e anche amica della Filippa, abita in via Tripoli qui a Firenze, le raccontai che la Filippa era stata convocata in Questura per la vicenda del Pacciani, le dissi anche che io non l'avrei potuta accompagnare in Questura e al che la Gabriella chiamò la Filippa, senza dire che io fossi qua, e parlarono insieme e si dichiarò disponibile eventualmente ad accompagnarla in Questura la Gabriella. Dice Lotti: 'io poi non so se effettivamente l’ha accompagnata oppure no, però parlarono al telefono. È chiaro che questo nome, per me della Gabriella nuovo, era un nome che andava identificato, che andava sentito, che andava approfondito. Quindi da questa attività io tutto quello che potevo rilevare di nuovo, di utile lo focalizzavo per poterlo sviluppare, e Gabriella è uno di questi soggetti nuovi che non era mai emerso, come poi viene fuori anche il nome di Fernando Pucci che non era mai emerso. In quella sede, sempre del 15 dicembre '95, il Lotti, continuando nel suo discorso, dice che, parlava del Vanni e che il Vanni era andato, almeno una volta da quello che lui sapeva, da questa Filippa quando la donna abitava in via di Faltignano,dice: 'però io non so se la Filippa poi ha fatto qualcosa perché il Vanni ha delle preferenze fuori dalla norma, alle quali non sempre anche una prostituta aderisce'. Quindi ecco, il Lotti già di sua iniziativa dà questo flash sulla personalità del Vanni. Riferiva poi i sui rapporti, sempre a proposito del Vanni, i suoi rapporti di amicizia e di frequentazione, le sue specificità nei rapporti sessuali, lo definiva un tipo particolare, facente sovente uso fall... anche uso di fa... eccetera. Diceva poi che negli ultimi tempi il Vanni gli era sembrato molto preoccupato e cagionevole di salute. Lui aveva avuto modo di constatare questo stato d'animo di preoccupazione direttamente perché era stato vicino al Vanni anche andando a cene, andando nei locali là di San Casciano, a fare merende o a cenare. E sui rapporti tra Vanni e Pacciani, che era quello che sostanzialmente a me interessava in maniera specifica, riferiva che i rapporti erano buoni o meglio, erano stati buoni fino ad una certa epoca. Perché poi il Vanni aveva ricevuto una lettera dal Pacciani, che si trovava detenuto per la questione delle figlie, una lettera che il Lotti definisce dal contenuto minaccioso, per come gli aveva detto il Vanni. Quindi, da una certa data in poi il Vanni aveva paura del Pacciani. Aveva ricevuto questa lettera di cui aveva parlato al Lotti, aveva ricevuto delle telefonate da parte del Pacciani quando era stato scarcerato, il Pacciani, e sempre di queste telefonate era stato il Vanni stesso a parlarne con il Lotti. Aveva riferito poi, il Lotti, un episodio specifico da cui aveva rilevato questo stato di paura e di preoccupazione del Vanni. Raccontava che, trovandosi a passeggio con il Vanni a San Casciano, ad un certo punto notano seduto sul bordo di un'aiuola il Pacciani. Il Vanni, alla vista del Pacciani dice al Lotti: 'torniamo indietro che non lo voglio incontrare'. Episodio specifico che trova riscontro in un'annotazione di servizio del personale della SAM, che all'epoca - siamo nel '92 - faceva discreti servizi di osservazione e di pedinamento nei confronti del Pacciani. C'è questa annotazione del 22 febbraio '92 in cui appunto il personale nota questa circostanza riferita dal Lotti: la presenza del Pacciani su questo bordo dell'aiuola, il Vanni e il Lotti che sono lì nella piazza e poi fanno marcia indietro. Questo è il primo verbale del Lotti, del 15 dicembre, che mi forniva delle notizie più o meno note sul Vanni, ma mi dava degli spunti nuovi perché mi parlava della Gabriella e mi consentiva di potere avere dei ritorni investigativi dall'attività di intercettazione telefonica, che era già in corso perché richiesta il 4 dicembre '95. Il 16 dicembre, infatti, quindi il giorno dopo che Lotti era stato da me sentito, il 16 dicembre telefona subito alla Nicoletti, alla Filippa, alle 11.49 e racconta alla donna di essere stato in Questura, di essere stato interrogato, racconta sostanzialmente quello che gli era stato chiesto e dice poi, ad un certo punto: 'questo Pietro io l'ho conosciuto, sono stato anche a casa sua'. E alla domanda della donna poi sulle domande che gli erano state fatte, riferisce... Alla spiegazione della donna sulle domande che le erano state fatte - perché il Lotti è curioso di conoscere dalla Filippa le domande che la Polizia aveva fatto alla Filippa - la Filippa dice: 'mah, mi hanno chiesto se ti conoscevo, che tipo di macchina avevi, se quella macchina sportiva rossa ce l'avevi'. E il Lotti risponde: 'si, io tanti anni fa avevo la l28 coupé di colore rosso’. Quindi da questa attività, ecco, io da questa prima telefonata ricavavo questi dati investigativi: che lui era stato a casa di Pietro, quindi un rapporto sicuramente di buona amicizia, buona frequentazione e che molti anni prima aveva avuto una macchina di colore rosso, un 128 coupé di colore rosso, di cui già vi era traccia nelle numerose testimonianze che io ho citato. L'ulteriore passaggio dello sviluppo investigativo mi ha portato quindi a sentire la Gabriella: Gabriella Ghiribelii. La Gabriella Ghiribelli viene sentita in un primo tempo dai miei collaboratori il 21 dicembre ' 95. Riferiva del suo rapporto di frequentazione con Lotti, del suo rapporto, della conoscenza con Vanni che abitava in Borgo Sarchiani, vicino alla casa della stessa Gabriella. La Gabriella all'epoca, negli anni '80, dall'82 all'86 si prostituiva a Firenze, ma abitava a San Casciano. Quindi veniva da San Casciano qui a Firenze per lavoro e qui tra i suoi clienti aveva tante persone di San Casciano che venivano anche con la Sita. Quindi parla della sua conoscenza con Vanni, dice: 'sì, lo conosco perché abitava a Borgo Sarchiani, là dove abitavo io, però ho avuto rapporto con tutti i clienti che venivano da San Casciano tranne che con Vanni perché non mi piaceva la sua volgarità. I clienti me li scelgo io quindi... non ho mai avuto rapporti con il Vanni. Col Lotti sì, anche attualmente, saltuariamente ho rapporti'.Riferiva che il Vanni era un cliente però della Filippi, in via di Faltignano per come la Filippa stesso le aveva raccontato. In questo verbale del 21 dicembre '95, la Ghiribelli poi, parlando della Filippa, parlando dell'uomo della Filippa, questo Salvatore Indovino, pregiudicato, introduce un argomento completamente nuovo, sconosciuto prima: cioè la frequentazione di questa casa di via di Faltignano - dove abitava l'Indovino e la Filippa - che lei frequentava perché amica di Indovino Salvatore, dove si facevano all'epoca delle sedute di magia nera, sedute spiritiche le chiama. Cita delle persone che partecipavano a queste sedute e dice che lei aveva avuto modo di notare i resti di questi sedute proprio andando, soprattutto la domenica mattina, a trovare l'indovino in questa abitazione. Questo è il primo verbale della Ghiribelli del 21 dicembre '95 fatto dai miei collaboratori. Il 21 dicembre ' 95, sempre lo stesso giorno che è stata sentita, una volta tornata a casa, telefona alla Filippa. Quindi noi abbiamo Lotti che viene sentito, va fuori e il giorno dopo chiama la Filippa. La Ghiribelli viene sentita e lo stesso giorno chiama la Filippa. E commenta l'interrogatorio, le domande che le erano state fatte in Questura e a un certo punto delle telefonata dice: 'io l'unica cosa che posso dire è che una macchina arancione l'ho vista sotto le luci piccole, piccole di strada. Sai, è una strada piccola, potrebbe essere stata arancione, potrebbe essere stata rossa, scodata di dietro'. Quindi ammette, in questa telefonata fatta con la Filippa in cui commentava l'interrogatorio in Questura, che aveva visto, senza specificare però in quale circostanza di tempo e di luogo, una macchina arancione o di colore rosso. Il 23 dicembre '95, quindi dopo due giorni, la Gabriella ritelefona alla Filippa. Commentano sempre gli interrogatori e a un certo punto la Gabriella si dichiara meravigliata che Lotti ancora non aveva messo di mezzo il Fernando. Fernando, un nome completamente sconosciuto prima. Però si meraviglia. Ho citato queste telefonate anche per dimostrare come anche l'intuito della intercettazione telefonica di mettere sotto controllo quelle telefonate, quei telefoni, si è rivelato investigativamente proficuo perché ha portato ad acquisire notizie prima sconosciute e che poi chiaramente sono state utili nel momento in cui si andavano a fare le assunzioni di informazioni testimoniali di questi soggetti. Il 27 dicembre '95 quindi riconvoco la Ghiribelli. Quindi era stata sentita il 21 dicembre con quelle notizie, poi ci sono le due telefonate del 21/12 e del 23/12 che mi davano questi spunti investigativi. Il 27 dicembre la convoco per sentirla. Mi parla dei clienti di San Casciano e un po' chiedo chi erano questi clienti che venivano con la Sita, di cui aveva fatto cenno e me li indica uno per uno. Mi indica anche il Lotti, dice che veniva però non con la Sita ma con la macchina, con un suo intimo amico, Fernando. Ecco il Fernando della telefonata. 'Tutti prendevano la Sita ad eccezione di Lotti che veniva con la sua macchina, insieme a Fernando. Facevano coppia fissa. Con tutti questi clienti di San Casciano ho avuto rapporti tranne che con Vanni'. E ripeteva le stesse cose. Ad un certo punto della deposizione, in maniera del tutto spontanea, la Ghiribelli raccontava quello che aveva avuto modo di notare la sera dell'omicidio degli Scopeti nel mentre stava rientrando a casa da Firenze dopo aver effettuato la propria giornata lavorativa. E allora raccontava che stava tornando in macchina con il suo protettore dell'epoca, Norberto Galli, e erano verso le 23.30 perché di solito si intratteneva a Firenze la domenica sino alle 23.00 circa, 22.00, 22.30, 23.00. Si accingeva a far ritorno a San Casciano - perché la donna abitava a San Casciano - con la Polo del protettore. Giunta agli Scopeti, proprio sotto, in corrispondenza della piazzola ove si trovava la tenda che la donna aveva visto anche nei giorni precedenti e dice che era di colore grigio, transitando da quel posto aveva notato ferma, al margine della strada, che copriva una parte della... una specie di manto erboso, ecco, di fuori strada della carreggiata, aveva notato ferma una macchina di colore rosso, del tipo sportivo e con la coda tronca, aveva le luci spente. Dice: 'quando ho saputo il giorno dopo dell'omicidio che si era verificato proprio quella notte in quel posto, ho ricollegato la presenza di quella macchina al delitto, però il mio protettore mi invitò e mi disse espressamente di non riferire niente a nessuno perché lui non avrebbe voluto avere noie con gli investigatori per la vita che faceva. Quindi io non raccontai niente a nessuno'. È chiaro che questa testimonianza per me è andata anche, sul momento, al di là delle aspettative, quindi come prima cosa, per vedere anche la genuinità della teste, mentre la teste era ancora nel mio ufficio, feci cercare il Galli Norberto, il protettore e lo feci invitare in ufficio per non consentire loro poi di potersi vedere dopo che la donna sarebbe andata via. Quindi il Galli poi io lo sento subito dopo senza nessun contatto con la donna, proprio per la genuinità delle dichiarazioni. Quindi, dice: 'ho collegato, ma non ho raccontato nulla. Avevo paura del mio protettore, il mio protettore m'ha detto in questo modo, io ho fatto come ha detto lui'. Ho chiesto notizie sul protettore, dice: 'sì, no, con lui adesso ho litigato, non abbiamo più nessunissimo rapporto'. Quindi non era più un rapporto attuale. Mi riferisce poi un particolare che riguardava il Lotti perché dice: 'io, circa tre mesi fa, comunque alcuni mesi fa, ebbi modo di vedere una macchina del Lotti che aveva una portiera diversa, di colore diverso dal resto della macchina. Mi diede l'impressione un po' del colore della macchina che io avevo notato la notte del delitto lì agli Scopeti e dissi, così per scherzo al Lotti, vuoi vedere che sei tu il mostro? E Lotti, ma no, ma che vai dicendo che dici' . Però ecco la donna, nella sua spontaneità mi riferisce questo particolare. Parlava quindi di un'auto di colore rosso, sportiva, con la coda tronca. Si dichiarava disponibile a sottoporsi a vedere delle foto. Gli veniva fatta vedere la foto del 128 coupé e trovava una forte somiglianza con la macchina sportiva da lei notata, gli sembrava proprio uguale. Quindi la Ghiribelli mi dava questo spaccato specifico sul delitto degli Scopeti, sulla presenza di questa macchina.

Nessun commento:

 
Blogger Templates