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martedì 28 febbraio 2012

Nino Filastò - Intervista su L'Indipendente - 27 aprile 1994

Il giornalista Federico Fubi nell'aprile del 1994 raccolse l'intervista che segue.

Nino Filastò: Gli assassini sono due. Il contadino non c'entra. L'impressione almeno è questa. Nell'inchiesta, mi sembra che ci siano lacune notevoli. Per dimostrare che Pacciani è un deviato, si esibisce un disegno non suo. E poi non si può prescindere dalle circostanze in cui gli indizi sono stati acquisiti. Insomma, rischiamo di trovarci quest'estate con Pacciani condannato e un nuovo delitto del maniaco da dover spiegare. C'è un delitto a Lucca nell’84 con modalità molto simili a quello delle ‘68, anche se la pistola è un'altra. Con la sua ostinazione a non voler mettere di essere un guardone, Pacciani si tirerà la zappa sui piedi. Ma il maniaco, uno dei maniaci (probabilmente sono almeno due), è un uomo che ha da sempre informazioni di prima mano sulle indagini.
Andiamo con ordine, avvocato. Pacciani innocente, e gli indizi?
Debolissimi. Intanto le perquisizioni sono sempre avvenute grazie a segnalazioni anonime. C'è dunque chi lo vuole incastrare. Non si dimentichi l'episodio dell'asta guidamolla: arrivò ai carabinieri avvolta in uno straccio, un cui lembo fu trovato in casa di Pacciani in seguito a una segnalazione. Curioso, no? Ma nemmeno il blocco da disegno convince. Il delitto è dell'85, e Pacciani su quel blocco aveva segnato una data dell'81, per ricordarsi il giorno in cui doveva sbrigare una pratica. Si dirà che lo ha fatto per confondere le acque. Ma in tal caso, avrebbe buttato via tutto. Ed il blocco è di un tipo che si trova in qualunque cartoleria, non solo quella della vittima in Germania. Per non parlare del portasapone, che Pacciani avrebbe fabbricato in carcere.
E il proiettile della Beretta nel suo orto?
Trovato anche quello in un luogo - il foro in parte coperto di un paletto di cemento da vite - in cui è difficile pensare che possa essere finito da solo. Nè sarebbe la prima volta che il maniaco semina proiettili. Quando si sospettava di un chirurgo, ne lasciò nel parcheggio di un ospedale. Ma vorrei far notare soprattutto una cosa: l'anonimo del ’92 che lo accusa, gronda di inautenticità. Finte espressioni popolaresche, finti errori di ortografia.
Lei ha parlato anche di più colpevoli, uno dei quali dispone di canali negli ambienti investigativi...
Che i responsabili di una parte dei delitti commessi con quella Beretta siano almeno due è ragionevole pensarlo. Susanna Cambi e Stefano Baldi furono uccisi in macchina e portati ad alcuni metri di distanza; eppure i segni di trascinamento sono limitatissimi e fanno pensare a un arto caduto mentre le persone vengono sollevate da terra per essere portata di peso. È ovvio che una persona sola di avrebbe trascinati in terra, due persone insieme invece tendono a sollevare un peso. La pratica di spostare le vittime, poi, mi ricorda l'omicidio di quest'estate di uno dei vecchi sospettati, Francesco  Vinci. E se avesse saputo qualcosa?
Ma perché il maniaco sarebbe vicino alla polizia?
Lo dice lui stesso, in una lettera anonima dell'85: “Sono molto vicino a voi”. Non solo. Il delitto dell'85 è rivelatore: perché uccidere proprio due francesi e poi nasconderne i cadaveri? All'epoca c'era un piano di setacciamento della zona subito dopo un'eventuale delitto. E il maniaco colpisce proprio due turisti, la cui assenza sarebbe stata segnalata più tardi perché non dovevano fare ritorno a casa poi li nasconde per guadagnare tempo, e disinnescare il piano ma mi chiedo: come altrimenti poteva conoscerlo?
Rif.1 - L'indipendente - 27 aprile 1994

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