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giovedì 10 febbraio 2011

Claudio Arpaia - Intervista su La Repubblica - 21 agosto 2004

Il 21 agosto 2004 il quotidiano La Repubblica pubblicò un'intervista al capo della squadra mobile di Lucca, Claudio Arpaia, che seguì le indagini sul duplice omicidio di Paolo Riggio e Graziella Benedetti.

Dottor Arpaia, l’indagine su questo duplice delitto è finita nel dimenticatoio? «Purtroppo, è finita nel nulla più assoluto». Avrete pensato ad un movente privilegiato per questo assassinio?
-Non è stata una rapina vera e propria, almeno non lo crediamo; non abbiamo trovato nulla che ci facesse pensare ad una vendetta per questioni di debiti non pagati; scartammo anche l’ipotesi di una o un amante geloso o tradito, pronto a vendicarsi.
Quindi, dopo qualche anno di inchiesta, la vicenda è stata archiviata. Secondo lei, non ci sono motivi per pensare che le indagini possano ricominciare?-Se non ci saranno delle novità tangibili, è sicuro che il caso non verrà più riaperto. Al momento non ci sono motivi per un supplemento d’indagini.
Eppure, avrete avuto qualche indizio nel corso di questi anni?
Sospetti, soltanto sospetti.
Si spieghi meglio. A distanza di vent’anni può essere più preciso senza timore di violare alcun segreto istruttorioD’accordo. Nutrivamo dei sospetti su un lucchese di mezza età. Fu oggetto di indagini, venne anche perquisito, ma nulla fu trovato contro di lui.
Pensaste anche al mostro di Firenze, almento nelle prima battute, non è vero?
Francamente io lo esclusi subito
Poi arrivò anche la conferma della perizia balistica...
Fu fatta una perizia apposta per comparare i bossoli trovati sul luogo del delitto lucchese con quelli rinvenuti sulle colline fiorentine. La perizia stabilì con certezza che non era stata la stessa pistola a sparare.
Che cosa la convinse subito che il mostro non c’entrava?
Per esempio, il luogo non aveva niente a che spartire con i delitti del maniaco di Firenze. E poi, così a fiuto, pensai subito a qualcos’altro...
Escluse anche che potesse essere un emulo del mostro?
Per carità, un fatto emulativo è possibile. Non si può escludere di imbattersi in qualcuno che segue le orme di un delinquente rimasto impunito per anni, divenuto ormai famoso come il maniaco delle colline firentine.
E i suoi sospetti su chi si appuntarono allora?
Su un guardone anzianotto.
E oggi, a vent’anni di distanza, confermerebbe quei sospetti o pensa a qualcosa di diverso?
-Oggi, penso che si sia trattato di un movente misto. Credo che tutto sia iniziato con un tentativo di rapina finito in maniera funesta; e sono convinto che l’assassino abbia poi tentato di camuffare la scena del delitto.
 Forse non pensava di uccidere? E allora perché aveva una pistola con sé?
-C’è chi si fa forza proprio nel possedere una pistola, ma non per questo è convinto di usarla.
A distanza di tanto tempo, pensa che siano stati commessi degli errori che vi allontanarono dalla possibile soluzione del caso?Non credo. Partimmo dallo zero assoluto. Non c’era un movente e anche la rapina convinceva poco. Credo che oggi seguiremmo la stessa strada percorsa allora.
Rif.1 - La Repubblica - 21 agosto 2004 pag.11

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