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lunedì 26 luglio 2010

Francesco De Fazio - Intervista su La Nazione - 11 settembre 1985

L'11 settembre 1985 il quotidiano La Nazione pubblicò l'intervista che segue al criminologo Francesco De Fazio.
Francesco De Fazio :(Relativamente all'impronta trovata a Scopeti) E' un'orma profonda lasciata probabilmente da qualcuno che sta facendo uno sforzo o trascinando un peso. Il tacco della scarpa che potrebbe essere quella dell'assassino, misura nove centimetri e probabilmente corrisponde a un numero 44, una misura grande per un uomo alto almeno un metro e 85. (...) Voi gionalisti dovete fare attenzione a quello che scrivete. Ricorderete che una volta un sessuologo descrisse il mostro come un mammone, uno che asporta il pube ma non il petto, simbolo materno. Ebbene, lui staccò subito il seno alla ragazza di Vicchio e la cosa si è ripetuta con la francese. Adegua anche la tecnica dei delitti alle circostanze ma lascia la sua firma perchè vuole essere riconosciuto. Abbiamo creato lo stereotipo del mostro e lui ci tiene. Del resto è normale: anche un ladro di galline, dopo 18 anni di galera dice di aver rapinato una banca.
Ma non c'è contraddizione fra questo esibizionismo e il comportamento di un uomo che a differenza di altri famosi criminali non si fa mai vivo e non manda messaggi ai giornali o alla polizia?
E' la sua singolarità. Proprio per questo potrebbe diventare un caso unico nella storia criminale.
E' vero che può non essere un gran tiratore?
Non sa sparare? Non dategli questa frustrazione. Del resto, da quando ha cominciato ad uccidere, ha migliorato la sua capacità di sparo. Non credo nemmeno che abbia avuto una pila. Lunedì sera mi sono reso conto che qui, al buio, ci si può vedere bene fino a due metri.
Il mostro sceglie le sue vittime?
No questo delitto lo dimostra in modo inequivocabile. Direi, invece, che sceglie il luogo, la situazione. Stavolta, poi, ha anche cercato di ritardare la scoperta dei corpi e lo ha fatto con freddezza e razionalità
Ha avuto problemi a uccidere?
Non è proibitivo ammazzare due persone, direi anzi che è facilissimo e semplicissimo.
Avrà avuto paura di essere scoperto quando ha visto il ragazzo uscire dalla tenda?
Non credo. E' facile inseguire un uomo nudo e scalzo.
Diceva che sceglie accuratamente il luogo dei delitti. Perchè?
Uno sprovveduto ucciderebbe in un anfratto, in un luogo chiuso. Lui no, vuole trovarsi sempre in una situazione dominante e soprattutto all'aperto, in modo da potersi dileguare, svanire nel nulla subito dopo aver colpito. Anche la decisione di nascondere i corpi è razionale: la piazzola è vicina alla strada e forse temeva che venissero scoperti troppo presto.
Rif. 1 - La Nazione - 11 settembre 1985 pag.1

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