lunedì 2 luglio 2018

Al di là di ogni ragionevole buon senso - Otto

Con questa puntata congediamo la rubrica "Al di là di ogni ragionevole buon senso", che tornerà a settembre con la cronologia degli eventi. Ringrazio l'autore, Francesco Cappelletti e vi auguro buone vacanze.
Flanz.

15 gennaio 2002
Il giudice Vincenzo Tricomi rilasciò la dichiarazione scritta che segue al giornalista Mario Spezi:
“15.01.02 In ordine all'episodio di cui mi si chiede, premesso il notevole lasso di tempo sbiadito ed incerto ogni ricordo, posso dire di ricordare che presumibilmente nell'inverno 1982, venne il Maresciallo Fiore con un ritaglio di giornale di cui ignoro di come e con quale modalità erano venuti in possesso i carabinieri che riferiva della conferma della condanna in sede definitiva avvenuta a Perugia. Mi chiese se era possibile acquisire il processo e io lo ritenni del tutto possibile.
Vincenzo Tricomi”

25 gennaio
Il PM, dr Giuliano Mignini, ascoltò l’ex capo della squadra mobile di Perugia: Luigi Napoleoni. Questi riferì: “La notte tra l’8 e il 9 ottobre 1985, venni informato dal questore Trio di recarmi subito nei pressi del lago Trasimeno in quanto era scomparso il dr. Narducci Francesco. Rimasi sorpreso da questa chiamata perché il questore avrebbe dovuto, a mio avviso, avvisare prima il dirigente dr. Speroni. Mi recai sul posto, mi pare a San Feliciano ed iniziammo le ricerche a bordo di un imbarcazione della Polizia Provinciale o dei Vigili, non ricordo bene, allo scopo di rinvenire la barca con la quale il Narducci, la sera prima, era partito dal molo. Le ricerche si protrassero per tre giorni senza esito, in quanto la barca non si trovava; ricordo che prima di iniziare le ricerche andammo alla darsena di San Feliciano e parlammo con un certo Trovati Giuseppe che ci raccontò della scomparsa del Narducci e non ricordo se ci parlò del ritrovamento della barca. Nel corso delle ricerche abbiamo fatto dei sopralluoghi all'Isola Polvese in quanto si era ipotizzato anche un sequestro di persona. Durante i tre giorni in cui rimasi sempre al lago, chiesi al questore di poter interrogare la moglie e i familiari, e comunque di effettuare gli accertamenti approfonditi ma il questore mi ripeteva che non erano necessari perché tanto si trattava di una disgrazia. Ciò avvenne prima ancora che fosse rinvenuto il cadavere. Il giorno del ritrovamento, che era di domenica, fui avvertito dalla sala operativa che era stato rinvenuto un cadavere nel lago Trasimeno; immaginando che si trattasse del Narducci, insieme all’agente Antonio Tardioli andai sul posto, ossia a Sant'Arcangelo di Magione, dove il cadavere fu rinvenuto tra le canne, non molto lontano dal molo. Quando arrivai, il cadavere era già stato deposto sul molo e vi era un dottoressa a me sconosciuta intenta ad effettuare la visita esterna; ricordo che il cadavere era gonfio e di colore marrone scuro, un po' saponato. Comunque non mi avvicinai mai al cadavere che era attorniato dai Carabinieri in divisa. (…)
Ricordo anche che, dopo il ritrovamento del cadavere, non ricordo con precisione quando, andai a Firenze nell’abitazione che poteva essere stata utilizzata dal dr. Francesco Narducci per ricercare parti di corpo femminili sotto alcool e sotto formalina; non ricordo l’ubicazione dell’appartamento, ricordo solo che si trattava di una costruzione non recente a più piani, non ricordo se relativa ad un condominio. Non ricordo neppure la zona dove si trovava l'abitazione; a me sembra, ma non ne sono sicuro, che siamo entrati dentro Firenze. Di quella casa ho un solo ricordo, di un corridoio, ma non ricordo chi mi ci mandò né con chi fossi, probabilmente con un collaboratore della squadra mobile. Le ricerche dettero esito negativo".

31 gennaio
Si presentò spontaneamente presso la Procura di Perugia la signora Antonietta Vetriani, Negli anni ’90 aveva conosciuto e frequentato la signora Anna Maria Bevilacqua, moglie del Presidente del Tribunale di Perugia, Dr. Mario Alessandro. Fece verbalizzare: “Nel corso della conoscenza con Anna la stessa mi parlò, circa nove dieci anni fa, della morte di questo medico e mi disse che il Narducci faceva parte di un gruppo di persone che si erano rese responsabili dell'uccisione delle coppie del territorio fiorentino attribuite al cosiddetto ‘mostro di Firenze’ (…) a dire della Sig.ra Anna, era un gruppo composto da professionisti, nel quale il Narducci, insieme ad altri aveva compiuto i delitti del cosiddetto ‘mostro di Firenze’…. Addirittura il Narducci era elemento di spicco dell'organizzazione ed il responsabile materiale dei delitti. Secondo la signora avrebbe goduto di forti coperture istituzionali. La signora, che era di origine trevigiana, esclamò in mia presenza, anche, che era protetto da quel ‘mona’ del dr. Canessa, che si accaniva contro quel povero contadino, che era Pacciani, così lei si esprimeva, perché il magistrato aveva un suo parente o amico, molto importante, medico all'ospedale di Orvieto, che era anche amico di Narducci. (..) Mi fece capire che queste cose le aveva sapute dal marito, dr. Alessandro”.  Nessun riscontro, circa tali dichiarazioni, fu possibile essendo deceduti, nel frattempo, sia la signora Bevilacqua che il dr Alessandro.

08 febbraio
La moglie di Francesco Narducci, Francesca Spagnoli, si recò presso gli uffici della Procura di Perugia per rilasciare le dichiarazioni che seguono: “Ci siamo sposati nell’81, avevo vent'anni e Francesco ne aveva 31. (…) Mio marito rimase ininterrottamente negli Stati Uniti, all’università di Philadelphia nel corso di settembre al dicembre ‘81. Finché è stato vivo non ho mai avuto modo di supporre che mio marito avesse rapporti con Firenze. (…) Leggeva il quotidiano ‘La Nazione’ e forse qualche volta ne avremo anche parlato dei delitti attribuiti al ‘mostro di Firenze’ ma non ricordo nulla di preciso. (…) Quando arrivammo al lago, a San Feliciano io o mia madre chiedemmo se Francesco fosse arrivato da solo al lago; a quella domanda Pierluca (il fratello di Francesco, ndr) reagì in modo assolutamente anomalo esclamando: ‘Non cominciate ad infangare la memoria di Francesco!’ Era circa la mezzanotte fra l’otto ed il nove ottobre 1985. (…) Ricordo che Francesco era un bravissimo nuotatore e praticava lo sci d’acqua ed il windsurf. Non ha mai avuto problemi in acqua”.

13 febbraio
Il Sostituto Procuratore di Firenze, dr Paolo Canessa, convocò Emilia Maria A.J. Questa riferì: “G.J. mi disse che anche lui aveva un amico medico. Anche questi si chiamava Francesco ed era un gastroenterologo di Perugia ed aggiunse che era bravissimo e bellissimo. (...) Ricordo che aggiunse che questo Francesco era stato allievo del Professor Morelli, che mi sembra disse era di Bologna. (...)  Relativamente al Francesco di Perugia che conosceva lui, mi disse anche che insegnava ad Harvard.  (...) G.J. non mi fece mai il cognome di questo Francesco né io mai glielo chiesi perché la cosa non mi interessava. (...) Come ho già detto questo discorso con G.J. su questo amico di Perugia lo colloco tra gli anni 81/82. Aggiungo ancora che all'epoca G.J. era spesso a Perugia, ma non ne conosco esattamente il motivo. Ricordo anche che una volta lo vidi con un’auto targata Perugia, era di colore verdolino chiaro, tipo mono-volume e lo vidi dalla finestra. Gli chiesi come l'avesse avuta e lui mi rispose che era di un amico.”

Segue...

2 commenti:

omar quatar ha detto...

fai due mesi di ferie come i magistrati?

Flanz ha detto...

Francesco lavora fino ai primi di agosto. Io se riesco faccio ferie fino a settembre! Ciao :-)