Visualizzazione post con etichetta P.i.f. Pista esoterica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta P.i.f. Pista esoterica. Mostra tutti i post

sabato 28 febbraio 2009

Mariella Ciulli

Ex moglie del farmacista di San Casciano Francesco Calamandrei. La coppia si separò nel 1985. Nella primavera del 1988, Mariella Ciulli, si recò alla Stazione dei Carabinieri di San Casciano dove riferì di aver visto, anni addietro, l'ex marito con una pistola Beretta e di aver rinvenuto nel frigorifero di casa i feticci strappati alle vittime dei duplici omicidi. Furono effettuati controlli e perquisizioni da cui non emerse niente di significativo. Nel 1991 scrisse un memoriale in cui raccontava che l'ex-marito era "un soggetto malato rovinato dalla frequentazione di un certo gruppo di persone" e di aver notato ferite al volto e agli arti sull'ex marito il giorno successivo l'omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili. Fornì inoltre alcuni dettagli in merito al primo omicidio attribuito al "mostro di Firenze": "Nel 1968, a fine estate, mi trovavo in auto con mio marito, credo la mia Cinquecento, ferma in un viottolo nelle vicinanze di Castelletti di Signa, così mi sembra, anzi ne sono certa. Guidava lui in quanto io non sono molto pratica della zona e presumo che anche lui non lo fosse. Mi sembra che eravamo stati a cena da una nostra amica di Signa che mi aveva dato una pozione di polvere bianca contro il malocchio. Non ricordo come si chiami né dove abiti esattamente. Mentre eravamo in auto abbiamo udito alcuni spari e dopo pochi istanti abbiamo sentito e visto un bambino che piangeva accanto alla nostra auto. Il bambino ci notificò che la sua mamma era morta e ci indicò di andare verso un'altra auto che noi non vedevamo in quanto coperta da una siepe. In effetti notavamo che c'era un'altra macchina parcheggiata dove aveva indicato il bambino, un'auto grossa. Mio marito scese dalla Cinquecento, andò verso questa seconda auto e tornò indietro dicendo che non vi era nessuno a bordo. Con una bicicletta che stava appoggiata a un cespuglio prese il bambino e, fattolo salire in canna, si avviò dicendo che l'avrebbe accompagnato a casa facendosi indicare la strada dal ragazzo stesso. Mentre attendevo in macchina il ritorno di mio marito, vidi transitare un altro uomo in bicicletta: costui indossava una mantella scura e un cappello..."
Nel 2000, in seguito ad una perizia psichiatrica, fu interdetta.
Rif.1 - Dolci colline di sangue pag.
Rif.2 - Corriere della Sera - 23 gennaio 2008 pag.

giovedì 26 febbraio 2009

Gian Eugenio Jacchia

Fu primario del Centro traumatologico ortopedico di Firenze e professore universitario. Il 15 ottobre 1997 finì agli arresti domiciliari con l'accusa di aver molestato alcuni suoi giovani pazienti. Per questa vicenda patteggiò una pena di due anni per molestie sessuali. Il 15 novembre 2002 il capo della squadra mobile, Michele Giuttari, fece perquisire le sue abitazioni a Firenze, a Fiesole, a Monte Argentario e a Cortina d' Ampezzo e fece sequestrare alcuni documenti in quanto indagato per favoreggiamento dei mandanti dei delitti del "mostro di Firenze". Il 18 novembre 2002 in un'intervista a La Repubblica dichiarò: "Mai conosciuto Narducci, al ritorno dall' interrogatorio mia moglie mi ha detto che quel medico aveva sposato la figlia di una mia amica di infanzia, che ho incontrato di nuovo per caso due-tre anni fa. In casa mia trovate azioni per 35 miliardi? Magari. Ne avrò al massimo per 60-70 milioni di vecchie lire. Con la liquidazione ho comprato azioni per poco più di 100 milioni, in due anni ho perso il 58 per cento, mi saranno rimasti titoli per 60-70 milioni di lire. Non capisco. Nei giorni scorsi mi ha chiamato la squadra mobile come persona informata sui fatti. Pensavo a qualche strascico di vecchie storie, lamentele di pazienti, ma mi sono trovato davanti al capo della mobile Michele Giuttari e ho capito che doveva essere una cosa importante. Mi ha chiesto a bruciapelo cosa pensassi dell' indagine sul mostro. Ho risposto: «E' iniziata come una tragedia, sta finendo in buffonata». Lui si è offeso. E nei giorni successivi mi hanno perquisito e indagato per favoreggiamento dei mandanti del mostro. E' una cosa fuori dal mondo».

martedì 24 febbraio 2009

Gaetano Zucconi

Fu ministro consigliere a Mosca negli Anni Ottanta, e ambasciatore a New Delhi negli Anni Novanta. Dopo le rivelazioni di un investigatore privato francese, venuto in Italia per scoprire la verità sul duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili, ed i dossier di Francesco Bruno per il Sisde, fu sospettato, insieme al fratello Giulio, di aver partecipato alle messe nere organizzate dalla setta esoterica che ordinava feticci al "mostro di Firenze". Il 22 giugno 2002 rilasciò l'intervista che segue a Giuseppe D'Avanzo, giornalista di Repubblica.
Gaetano Zucconi: "In Italia non esiste la pena di morte, ma la morte civile sì e io mi sento condannato a una morte civile. È una condanna che uccide lentamente, che ti porta via quanto hai di più caro, un buon nome costruito dal lavoro e dalla vita di più generazioni, gli amici che hai amato o ami; è una Gehenna che isola la tua famiglia precipitandola nel disonore; è un fantasma che, alla fine, ti divora come un' ossessione. (...) Mi è sembrato naturale e doveroso attendermi giustizia da chi è deputato ad amministrarla. Sono stato per tutta la mia vita un funzionario dello Stato e a quella regola di discrezione personale e di rispetto istituzionale ho ritenuto di tener fede anche in questa penosa circostanza, anche quando c' era chi mi consigliava di reagire, di protestare. No, replicavo, è un lavoro che la legge assegna ai giudici. Prima o poi, mi dicevo, queste «voci di questura» assumeranno la forma di accuse, di contestazioni formali e allora mi difenderò davanti alla magistratura. O, se nessuna contestazione si materializzerà, sarà un giudice a punire la diffamazione del mio nome. Purtroppo, mi sono illuso: non vanno così le cose in Italia... (...) Il mio avvocato continua far la spola con la Procura per sentirsi ripetere dal procuratore aggiunto Paolo Canessa che non c' è niente sul mio conto. Non so come e dove è nata la calunnia che travolge la memoria di mio fratello. So soltanto che per tirare il suo nome dentro questa storia hanno dovuto coinvolgerne la moglie, mia cognata, (Maria Ines Pietrasanta ndr) che da quattro anni risulta indagata, senza seguito alcuno, per aver rapinato la moglie di Pacciani di 200 mila lire. (...) «Comincia qui la mia condanna alla morte civile. Né la polizia né la procura di Firenze mi contestano alcuna accusa. L' assalto, se così si può dire, comincia altrove. Un giorno, un quotidiano pubblica nei dettagli accuse infamanti contro mio fratello. Il tono è vago nel descrivere il sospetto: «Un ginecologo che viveva nelle campagne intorno a Firenze». Passa qualche tempo, altro articolo, stesso quotidiano, ripreso poi da altri e dalla tv in una staffetta diffamatoria. Il tono è ancora vago, ma ci sono sufficienti elementi per identificarmi: «Tra le posizioni all' esame degli inquirenti c' è quella di un ambasciatore ora in pensione legato da rapporti di parentela al ginecologo di San Casciano, amico di Pacciani». Giulio non ha mai conosciuto Pacciani, ma la circostanza non sembra inquietare i cronisti. A quel punto - due fratelli, uno ginecologo, l' altro ambasciatore - è pronta per me la gogna. Sono identificabile da chi mi conosce, nel mio ambiente professionale, nell' ambito dei miei amici. Vedo crescere intorno a me un muro che mi isola dal mondo. Quell' amico non si fa più vivo. Quell' altro tace da tempo. Certo, può dipendere da molte circostanze. Le amicizie non sono eterne. Ma quando il silenzio prende a circondarti come una condanna, cominci a sapere che cos' è la morte civile. Rientrato in Italia, avrei desiderato riprendere contatto, ad esempio, con persone di cui ho amato in passato la compagnia. Mi costringo a non farlo per non creare reciproci imbarazzi. Come posso reagire? Posso dare querela? No, mi dicono gli avvocati, il mio nome non è stato mai fatto. Attendo tra le proteste dei miei familiari e dei miei figli, che vorrebbero una reazione. Scrivo ai giornali che hanno pubblicato quelle cronache. Le mie smentite non vengono mai pubblicate. Mi rivolgo alla Procura di Firenze. Mi rassicurano che non sono indagato, che «sul mio conto non c' è nulla». Un giorno, il telegiornale di un network nazionale dà per certa «la partecipazione di un noto ginecologo e del fratello ambasciatore a messe sataniche». Mi sembra di aver trovato il bandolo della matassa. Querelo. Finalmente potrò liberarmi dal sospetto. Ne ricavo il proscioglimento del direttore del telegiornale con questo argomento: «La frase non appare di per sé offensiva della reputazione di terze persone e, comunque, appariva riportare correttamente un episodio sul quale all' epoca la magistratura stava indagando». Ma come si può sostenere questo? Mi riesce difficile immaginare un' accusa più infamante anche se soltanto si vuole tener conto del fatto che, insinuando che una persona ha partecipato a delle messe nere, gli si conferisce, per lo meno, la patente del cretino. Non basta. C' è quel riferimento alle indagini della magistratura. La Procura sostiene che non sono indagato. Ma ipotizziamo per un attimo che quelle indagini ci fossero, è possibile che io ne sia stato tenuto completamente all' oscuro, mentre i media ne sono stati informati con dovizia di particolari? Mi amareggio quando leggo che il procuratore di Firenze ha emesso un comunicato ufficiale per scagionare il suo collega Piero Luigi Vigna dall' accusa, diffusa da un settimanale, di aver depistato le indagini sul mostro. Mi chiedo perché la Procura non ha emanato un comunicato anche nel mio caso per scagionarmi dalle accuse che mi colpiscono? Ci sono forse due categorie di cittadini: quelli che vengono difesi d' ufficio e quelli che possono essere distrutti? Perché è quello che è accaduto: il mio nome è stato dato dalle «voci di questura» in pasto alla stampa senza una prova, senza un brandello di indizio, senza alcun coinvolgimento. Ora io sento l' obbligo di reagire. Ma come posso riscattare la memoria di mio fratello? Come posso difendere la mia reputazione? Come posso difendermi dalle ombre?"

sabato 21 febbraio 2009

Giulio Zucconi

Professore di ginecologia alla clinica universitaria di Careggi, riceveva una volta la settimana a San Casciano, presso un ambulatorio messo a disposizione dal farmacista del paese. Dopo le rivelazioni di un investigatore privato francese, venuto in Italia per scoprire la verità sul duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili, ed i dossier di Francesco Bruno per il Sisde, fu sospettato di far parte della setta esoterica che ordinava feticci al "mostro di Firenze".
Giulio Zucconi, nel 1989, morì di crepacuore a 54 anni.
Nell'indagine fu coinvolto anche il fratello Gaetano.
Rif.1 - Corriere della Sera - 23 gennaio 2002 pag.16

giovedì 29 gennaio 2009

Mario Robert Parker

Nacque nel 1954 nel New Jersey da madre italiana e padre americano. Fu stilista per Gucci e Prada. Abitò a Villa La Sfacciata e fu interrogato dai carabinieri nel 1983 dopo la morte di Rusch Uwe Jens e Horst Meyer poichè una Fiat 126 di colore bianco, come la sua, fu vista, il 10 settembre, da un testimone, Giancarlo Menichetti, accanto al furgone dei due ragazzi tedeschi. Mario Robert Parker disse che era andato ad abitare "nella via di Giogoli 2/6, il 19 ottobre di quell'anno e che aveva in disponibilità l'autovettura Fiat 126, personal 4, di colore bianco, targata LI 22....., appartenente alla madre, dalla prima decade del mese di ottobre 1983, per cui l'auto notata non poteva essere la sua".
Fu introdotto nuovamente nelle indagini sul "mostro di Firenze" da Mario Vanni quando il 30 giugno 2003, in un colloquio nel carcere di Pisa con Lorenzo Nesi disse:
Mario Vanni:"Pacciani gli era nel bosco con le pistole... ma i morti gli ha fatti il nero"
Lorenzo Nesi:"Il nero chi?"
Mario Vanni:" Uli, Ulisse, (...) è stato questo Ulisse a ammazzà questa gente. Sedici persone, mica discorsi, eh? Questa bestia feroce..."
Il 10 luglio 2003 fu chiesto a Gabriella Ghiribelli se Giancarlo Lotti avesse frequentato un uomo di colore americano: "Certo, era Ulisse. Giancarlo lo chiamava Uli non era di colore ma aveva un orecchino al lobo sinistro ed era considerato un po' strano".
Mario Robert Parker è morto di AIDS l'11 agosto 1996.
Rif.1 - La Repubblica - 19 dicembre 2004 pag.5
Rif.2 - Corriere della Sera - 17 dicembre 2004 pag.15

giovedì 22 gennaio 2009

Domenico Agnello

Originario di Catania. Pluripregiudicato. Venditore ambulante di frutta e verdura a Mercatale. Abitava con la moglie a Prato. Il 4 agosto 1994, uscì di casa dicendo di recarsi al bar, non fece mai ritorno. La sua Alfa 164 fu trovata bruciata in un bosco del Mugello. Amico del mago Salvatore Indovino, negli anni '80 aveva frequentato la casa di Via di Faltignano dove Gabriella Ghiribelli rivelò avessero luogo riti magici ed esoterici.
Rif.1 - La Repubblica - 20 febbraio 1996 pag.18

martedì 20 gennaio 2009

Salvatore Indovino

Originario di Catania si era trasferito ad Alessandria dove, nel 1976, lavorava come operaio presso una azienda di bibite, qui aveva conosciuto Filippa Nicoletti, insieme erano andati a stare per un breve periodo in Sicilia dopodichè nel 1978 avevano traslocato a Prato e quindi a San Casciano in Via di Faltignano. Aveva quindi persuaso la Nicoletti a prostituirsi nelle strade attigue alla stazione ferroviaria di Firenze ed era stato arrestato per sfruttamento della prostituzione ed altri reati minori e quindi detenuto presso il carcere Le Murate dal 26 luglio 1981 al 4 dicembre dello stesso anno. Uscito di carcere era andato a stare per alcuni giorni a Prato presso l'abitazione dell'amica, Gabriella Ghiribelli, era quindi tornato a San Casciano in via di Faltignano assieme alla Nicoletti. Durante la detenzione si era convinto d'avere doti profetiche: «la mia sorte è nel mio nome», aveva scritto in una lettera alla Nicoletti ed uscito di carcere aveva iniziato a preparare filtri d'amore tanto da diventare noto come il "mago di San Casciano". Secondo le dichiarazioni di Gabriella Ghiribelli dal 1984 al 1985 la casa del Mago Indovino era divenuta il teatro di sedute spiritiche che grazie all'alcool si trasformavano in orge di sesso tra i partecipanti. Riferì la Ghiribelli: "Ogni domenica mattina, nell' appartamento dei due c' erano i resti di messe nere, vedevo cose strane, c'erano inequivocabili tracce di cosa era successo il sabato sera e la notte. Nella stanza appena si entrava, c' erano ceri spenti, una stella a cinque punte disegnata in terra con il carbone, una indicibile sporcizia e confusione dappertutto, preservativi, bottiglie di liquori vari vuote, nonchè un cartellone appoggiato sul tavolo contenente tutte le lettere dell'alfabeto e numeri con all'estremità di questo cartellone, che era di forma ovale, due cerchi con scritte in uno SI e nell'altro NO. Nel mezzo di questo cartellone c'era un piattino da caffè sporco di nero"(Un cartellone simile era stato rinvenuto presso l'abitazione di Pietro Pacciani). Sulle lenzuola del letto grande c' erano tracce di sangue. Erano macchie larghe quanto un foglio di carta da lettera". Filippa Nicoletti, al capo della squadra mobile, Michele Giuttari, riferì che in quegli anni la casa era frequentata da Milva Malatesta, il suo convivente Vincenzo Limongi, Domenico Agnello ed il mago Manuelito che Salvatore Indovino aveva conosciuto in carcere. Gabriella Ghiribelli aggiunse ai partecipanti dei festini a luci rosse anche Mario Vanni e Pietro Pacciani.
Il 28 agosto 1985, pochi giorni prima il duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili, Salvatore Indovino denunciò ai carabinieri di San Casciano il furto con effrazione presso la sua abitazione di un coltello da cucina ed una lente di ingrandimento.
Salvatore Indovino morì di cancro il 15 agosto 1986.
Rif.1 - La Repubblica - 18 febbraio 1996 pag. 9
Rif.2 - Compagni di sangue pag. 47

sabato 17 gennaio 2009

Andrea Ceri

Guardiacaccia. Collega di lavoro di Gianni Zoppi. Il primo ottobre 2001, davanti al capo della squadra mobile, Michele Giuttari, raccontò d'aver notato a Sesto Fiorentino, nei pressi della piazzola che aveva ospitato Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili prima che si spostassero a Scopeti, dei cerchi di pietra. Aveva spiegato che: "Tali specie di frangifuoco erano così fatti: costruzioni circolari, tutte di diametro di 90 cm perfetti (così come ebbi modo di accertare personalmente utilizzando una ruota metrica in mio possesso), tutte aperte nel senso che la circonferenza era in tutte interrotta per un tratto di 10/15 cm. La costruzione appariva accurata nel senso che le pietre utilizzate per la loro costruzione erano tutte di medie/piccole dimensioni incastrate tra loro come se fosse un vero e proprio mosaico".
Rimasto incuriosito da simili costruzioni le aveva fotografate e mostrate ad una esperta di esoterismo di nome Rosetta. Il primo ottobre 1985, intorno alle ore 15,00 si era nuovamente recato alla piazzola dove aveva trovato una cartuccia calibro 22 serie H che aveva consegnato al commissariato di Polizia di Sesto Fiorentino. Il 17 luglio 1992 aveva inviato un fax al dottor Perugini, direttore della SAM, rendendosi "disponibile a riferire circa alcuni particolari per l'omicidio della coppia dei francesi" ma non era mai stato ricontattato.
Rif.1 - Il mostro pag.290

giovedì 15 gennaio 2009

Francesco Cellai

Guardiacaccia. Collega di lavoro di Gianni Zoppi. Interrogato nell'ottobre del 2001, dal capo della squadra mobile, Michele Giuttari, confermò le dichiarazioni del compagno di lavoro ed aggiunse che la zona da cui avevano allontanato i due giovani francesi era nota per essere frequentata da guardoni.
Rif.1 - Il mostro pag.289

martedì 13 gennaio 2009

Gianni Zoppi

Guardiacaccia. Il 10 settembre 1985, dopo che i giornali si erano occupati del duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kravechvili, fece verbalizzare le seguenti dichiarazioni: "Avendo appreso dai quotidiani la notizia dell'omicidio commesso a San Casciano V. di P., in merito desidero far presente che i volti delle persone pubblicati oggi da La Nazione li ho visti a Sesto Fiorentino in via di Carmignanello e per l'esattezza alle ore 7:15 del 4 settembre mentre mi trovavo in servizio di vigilanza venatoria all'altezza di una villa molto all'interno della campagna. Su di uno spiazzo frequentato da coppie ho visto la tenda canadese e una Golf bianca con targa francese, mi sono avvicinato e con educazione ho chiesto agli occupanti di uscire e di mostrarmi i documenti perchè in quella zona vige il divieto di campeggio. Senza esitazione mi esibivano i loro documenti dei quali non veniva annotato alcun dato perchè era solo per il riconoscimento, dopo di che gli stessi sono stati invitati ad allontanarsi. Dopo 15 minuti sono tornato sui miei passi e ho notato che si erano allontanati. Questa mattina dai giornali ho riconosciuto i loro volti apprendendo anche che sono stati uccisi. Al momento del controllo l' uomo era in costume mentre la donna aveva solo le mutandine. Nei giorni precedenti nella stessa zona ho notato una moto di grossa cilindrata di colore bianco, presumibilmente Bmw o Moto Guzzi, alla cui guida c' era un uomo alto circa un metro e 75 di robusta costituzione, capelli corti scuri e stempiato, viso tondo, carnagione scura. Vestiva una camicia bianca aperta sul davanti, mi pare avesse una catenina al collo, peli sul petto, indossava pantaloni scuri credo jeans e scarpe sportive. La moto era equipaggiata con due borse laterali. Devo precisare che l'ho visto mentre saliva sulla moto proveniente dal vicino bosco. La moto era sicuramente targata Firenze. Desidero ulteriormente precisare che i turisti parlavano in lingua francese e il colloquio con loro è avvenuto in questa lingua perchè la conosco abbastanza bene. In mia compagnia e per lo stesso servizio si trovava la guardia venatoria Francesco Cellai".

mercoledì 7 gennaio 2009

sabato 6 dicembre 2008

giovedì 27 novembre 2008

Rolf Reinecke

Imprenditore tedesco, nacque in Germania nel 1937. Il 29 novembre 1958 costituì a Vaiano (PO) una società avente ad oggetto "la lavorazione di carbonizzatura lana e altre lavorazioni tessili". Il 15 giugno 1963 sposò Bartolini Lucia, sorella della moglie del socio con cui intratteneva affari. Dall'unione dei due nacquero tre figli, ...omissis..., nata il 30 settembre 1964, ...omissis..., nata il 29 dicembre 1971 e Marco, nato il 24 luglio 1966. Nei primi anni '80 si era separato dalla moglie ed alloggiava, assieme alla compagna Francoise Walther, in un appartamento a Villa La Sfacciata in Via di Giogoli, 4/6. L'abitazione si trovava vicinissima al luogo in cui persero la vita Rusch Uwe Jens e Horst Meyer. "La sera del sabato 10 settembre 1983, giorno successivo alla commissione del delitto, mentre passava di lì in auto, si era fermato avvicinandosi al furgone: si era allora accorto che vi era un finestrino forato da una pallottola ed all'interno aveva scorto il corpo del ragazzo biondo macchiato di sangue. Il Rolf aveva raccontato che la sera prima, passando dallo stesso luogo, verso le 19/19,30, non aveva visto il furgone, la cui presenza aveva notato invece la mattina dopo: era anche sceso per parlare con i connazionali, anche perchè dalla targa del mezzo gli erano sembrati della sua città, ma mentre si avvicinava, e stava per rivolgersi al ragazzo biondo che aveva visto appoggiato all'interno del furgone nella parte posteriore sinistra, era stato richiamato dal clacson dell'auto di un vicino che aveva trovato la stretta strada di Giogoli ostruita dalla sua auto lasciata in sosta: aveva dovuto quindi tornare indietro e si era allontanato senza accorgersi che gli occupanti del mezzo erano già morti."
La sera stessa del duplice omicidio, fu trattenuto dai carabinieri ed interrogato dai P.M. Vigna e Della Monica, essendo stata effettuata presso la sua abitazione una perquisizione con rinvenimento di armi, tra cui alcune pistole, venne inoltre processato e condannato, il 28 giugno 1985, per omessa denuncia di un fucile e perchè non in possesso di licenza per la collezione di armi. Martelli Martino, proprietario di Villa La Sfacciata con atto del 7 marzo 1984 convenne in giudizio il Reinecke per ottenere il pagamento dei canoni di locazione arretrati non pagati, relativi all'appartamento di via di Giogoli 4/6. Il tribunale civile di Firenze - Sezione II - con sentenza del 19 ottobre 1987 condannò il Reinecke al pagamento della somma di lire 40.000.000 più accessori. Dall'atto di citazione si evince che il Reinecke aveva preso in locazione l'immobile di quattro vani più servizi il 15 marzo 1978. Nel ricorso per sequestro conservativo, depositato dal Martelli il 5 dicembre 1984 si legge: "...sta di fatto che il ricorrente è venuto a sapere che il Reinecke, ospite di tale ...omissis..., è proprietario solo di un'autovettura, intende entro pochi giorni lasciare l'Italia, sottraendosi così all'eventuale soccombenza della causa."
Il 29 giugno 1987 Rolf Reinecke presentò ricorso al Tribunale di Firenze per ottenere lo scioglimento del matrimonio; il Tribunale, con sentenza del 16 novembre 1987 dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Nel 1996 è morto a Bamberg in Germania stroncato da un ictus.
Rif.2 - Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani (testo in corsivo)